lavorare nella pubblica amministrazione

Dal prossimo anno, ma in realtà dal 2023 per diventare un dipendente pubblico invece di espletare il famigerato concorso pubblico è sufficiente laurearsi al corso di laurea che il Ministro Bongiorno vuole istituire l’anno prossimo. In pratica si punta alla creazione di un percorso di studi specifico per formare il personale pubblico: con la riforma bisognerà avere almeno una laurea triennale per diventare dipendenti pubblici e per i posti da dirigenti ci vorrà la laurea specialistica.

Peccato che il Ministro ha dimenticato tutti quei dipendenti pubblici che sono laureati e lavorano nella pubblica amministrazione come diplomati. Se eventualmente tali dipendenti vorranno provare il corso di laurea per dirigenti dovranno avere due lauree rispetto al nuovo dirigente pubblico?

Attualmente di come sarà questa facoltà di studi per la p.a. non si sa ancora nulla. Sarebbe opportuno prevedere per i dipendenti pubblici già in servizio, con tanto di laurea, farli progredire, altrimenti il sentimento di frustazione raggiungerà le stelle.

Corso concorso universitario per entrare nella P.A.

Dopo le impronte digitalizzate al posto del badge per combattere l’assenteismo nel pubblico impiego, il Ministro Bongiorno ha un’altra idea: creare un corso universitario dopo il quale lo studente potrà accedere al mondo del lavoro dei dipendenti pubblici.

Da qui nasce l’idea di concerto con il ministro dell’Istruzione Bussetti – di – creare un corso di laurea che permetta al ragazzo, che studia all’università, di poter fare un concorso, alla fine del suo percorso, direttamente nella Pa, questo permette a chi si iscrive all’università di sapere che ha questa opportunità e permette alla P.A. di assumere ragazzi.

Oggi giorno d’altronde nella pubblica amministrazione non si entra se non hai meno di 30 anni oltre ad essere accarezzato da una ottima dose di fortuna e un po di raccomandazione.

Come riscattare la laurea anche se non si lavora?

Il riscatto degli studi universitari può essere esercitato anche da coloro che non sono iscritti a nessuna forma obbligatoria di previdenza che non abbiano iniziato l’attività lavorativa. In tutti questi casi il contributo è versato all’Inps e viene rivalutato secondo le regole del sistema contributivo, partendo come riferimento, dalla data della domanda.

Successivamente se lo studente, comincia a lavorare, il montante maturato sarà trasferito, a domanda, presso la gestione previdenziale nella quale l’interessato si iscriverà. Invece, in assenza di retribuzione o reddito di riferimento, l’onere di riscatto sarà costituito dal versamento di una somma pari, per ogni anno da riscattare, al livello minimo di reddito imponibile previsto per gli iscritti alla gestione commercianti (€ 15.878 nel 2019), moltiplicato per l’aliquota di computo delle prestazioni pensionistiche dell’assicurazione generale obbligatoria per i lavoratori dipendenti (attualmente pari al 33%).

Si ipotizzi per esempio un giovane di in attesa di occupazione che chiede il riscatto della laurea breve (tre anni). Nel 2019 l’imponibile contributivo minimo dei commercianti è pari a 15.878 euro. Per calcolare quanto gli costa il riscatto sarà sufficiente applicare il 33% a quell’importo (18.878) e moltiplicare il risultato per i tre anni di università. In totale dovrà spendere € 15.720.

L’onere di riscatto è deducibile?

L’onere per il riscatto della laurea è deducibile fiscalmente dall’imponibile Irpef direttamente dall’interessato oppure, se questi non è ancora titolare di reddito, è detraibile dall’imposta dovuta dai soggetti di cui l’interessato risulti fiscalmente a carico (il padre o la madre), nella misura del 19& dell’importo stesso..

https://mobilitanelpubblicoimpiego.it/riscatto-laurea-anche-per-gli-under-45/
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