Ferie arretrate dei dipendenti pubblici: cosa dice la normativa?

Il decreto legge 66/2003 all’articolo 10, comma 1, disciplina la fruizione delle ferie annuali nel pubblico impiego, prevedendo in capo al prestatore di lavoro, il diritto ad un periodo annuale di ferie non inferiore a quattro settimane. Questo periodo, salvo quanto previsto dalla contrattazione collettiva, va goduto per almeno due settimane consecutive in caso di richiesta del lavoratore, nel corso dell’anno di maturazione e per le restanti due settimane nei 18 mesi successivi all’anno di maturazione e per le restanti due settimane nei 18 mesi successivi all’anno di maturazione.

Il CCNL del 21/5/2018 prescrive che le ferie maturate sono fruite in corso d’anno, salvo i casi di indifferibili esigenze di servizio con conseguente differimento della fruizione entro il primo semestre (30 giugno) dell’anno successivo, o di motivate esigenze personali con conseguente differimento della fruizione entro il mese di aprile (30 aprile) dell’anno successivo a quello di spettanza, con la precisione che l’assegnazione delle ferie non può avvenire durante il periodo di preavviso ex articolo 39 CCNL 6.7.95 come sostituito dall’articolo 7 del CCNL 13.5.96, articoli che ai sensi dell’articolo 2 coma 8 del nuovo CCNL continuano a trovare applicazione.

Nel caso di violazione di questi precetti, è prevista una sanzione amministrativa pecuniaria variabile da un minimo di 100 euro ad un massimo di 4.500,00 euro, in funzione sia del reiterarsi della violazione sia del numero dei dipendenti interessati.

E’ facile desumere che questa sanzione lungi dall’essere applicata, peraltro non c’è nessuno che controlla se gli impiegati pubblici e i loro dirigenti fanno rispettare la normativa delle ferie. “Qui ognuno se la canta da solo”.

A dir il vero in molti Comuni e sottolineo, spesso accade nei Comuni, ci sono dipendenti pubblici che devono paradossalmente fruire ancora delle ferie anno 2018. Saranno stati oberati dal lavoro? Mah…..

La contrattazione collettiva di comparto ha previsto per i dipendenti degli Enti locali un termine massimo di fruizione del periodo di ferie minore (ecco perché prima ironicamente prima ho menzionati i dipendenti comunali con ferie maturate ma non fruite sin dal 2018) successivi all’anno di maturazione rispetto a quello fissato dalla legge. In pratica, 18 mesi successivi all’anno di maturazione, ferma restando la punibilità della sola violazione di legge.

Pertanto le ferie 2018 vanno prese entro aprile.

La spending review ha stabilito che le ferie dei dipendenti pubblici debbono essere fruite sulla base delle previsioni dettate dai contratti collettivi nazionali del lavoro e la mancata fruizione non dà luogo in nessun caso alla corresponsione di trattamenti economici sostitutivi. Questo principio è esteso anche alle cessazioni per mobilità, dimissioni, risoluzione, pensionamento e raggiungimento del limite di età.

Personale a tempo parziale nel pubbblico impiego

I dipendenti pubblici assunti a tempo parziale contribuiscono ad una ridotta durata della prestazione lavorativa in virtù del contratto part-time.
Gli impiegati a tempo parziale orizzontale hanno diritto ad numero di giorni di ferie pari a quello dei dipendenti assunti a tempo pieno.
Invece i lavoratori pubblici assunti con contratto a tempo parziale verticale hanno diritto ad un numero di giorni di ferie proporzionato alle giornate di lavoro prestate nell’anno.

Analogo discorso è applicato per le assenze dal servizio comprese quelle per malattia.

In ogni caso in presenza di tempo parziale verticale si ha diritto al congedo di maternità e paternità previsto dal decreto legislativo n. 151 del 2001 anche per la parte che cade in periodo non lavorativo.

Il trattamento economico spettante per il periodo di congedo di maternità o paternità (parentale) è commisurato alla durata prevista per la prestazione giornaliera.

Per quanto riguarda il congedo per matrimonio, i riposi giornalieri, i permessi per lutto, spettano per intero solo per i periodi che coincidono con quelli lavorativi, fermo restando che il trattamento economico è commisurato anche in questo caso alla durata prevista per la prestazione giornaliera.

Dipendenti pubblici a tempo determinato

Al personale assunto a tempo determinato si applica il trattamento economico e normativo previsto dalla contrattazione collettiva vigente per il personale assunto a tempo indeterminato, compatibilmente con la natura del contratto a termine con alcune precisazioni.
Infatti i dipendenti pubblici a tempo indeterminato fruiscono di diritti più ampli rispetto agli impiegati statali a tempo.

Le ferie maturano in proporzione alla durata del servizio prestato, entro il limite annuale stabilito per i lavoratori assunti per la prima volta nella pubblica amministrazione, ad eccezione del lavoratore che abbia prestato servizio per più di tre anni.

Assenze per malattia tra impiegati pubblici a tempo determinato

In caso di assenza per malattia i periodi nei quali spetta il trattamento economico intero e ridotto sono stabiliti in misura proporzionalmente rapportata al periodo in cui è corrisposto il trattamento economico, salvo che non si tratti di periodo di assenza inferiore a due mesi. In quest’ultimo caso il trattamento economico è corrisposto comunque in misura intera.

I permessi retribuiti e non, possono essere concessi nel pubblico impiego se si ha un contratto a tempo determinato?

Si, possono essere concessi permessi non retribuiti per motivate esigenze fino a un massimo di 15 giorni complessivi. Oltre a quelli non retribuiti possono essere concessi permessi retribuiti in occasione del matrimonio;

Eccezioni per i lavoratori pubblici che hanno un rapporto di lavoro di almeno 6 mesi continuativi.

Per i lavoratori pubblici che hanno un rapporto di lavoro di almeno 6 mesi continuativi, compreso eventuali proroghe sono previsti permessi retribuiti per lutto, per motivi personali o familiari, permessi per visite specialistiche, esami, prestazioni diagnostiche, permessi per esami e concorsi e permessi per diritto allo studio.

Il numero massimo annuale delle ultime quattro tipologie di permessi deve essere riproporzionato in relazione alla durata temporale nell’anno del contratto,salvo il caso dei permessi per lutto.

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Sono comunque fatte salve tutte le altre ipotesi di assenza dal lavoro stabilite da specifiche disposizioni di legge per i lavoratori dipendenti, compresa la legge n.53/2000, ivi compresi i permessi per lutto nei casi di rapporto di durata inferiore a sei mesi. Gli enti pubblici in ogni caso assicurano ai lavoratori assunti con contratto di lavoro a tempo determinato interventi informativi e formativi, con riferimento sia alla tutela della salute e della sicurezza nei luoghi di lavoro, secondo le previsioni del D. Lgs. n. 81/2008, sia alle prestazioni che gli stessi sono chiamati a rendere, adeguati all’esperienza lavorativa, alla tipologia dell’attività ed alla durata del contratto.

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