Province e le priorità del Governo

enti locali e province

L’emergenza Covid19 ha mostrato con chiarezza l’importanza della dimensione territoriale provinciale e di una istituzione come la Provincia, capace di amministrare i processi a questo livello di governo. Le Province italiane, infatti, sin dall’inizio della crisi, hanno assicurato ai territori, in particolare alle aree del Paese lontane dai grandi centri urbani, la piena fruizione dei servizi, intervenendo insieme a Regioni e Comuni in tutti i tavoli, nazionali e
locali, per contribuire alla gestione dell’emergenza sulle questioni di maggiore criticità e impatto sulla vita dei cittadini.


Le Province in questi anni, per fare fronte alle conseguenze della riforma e continuare nonostante le pesanti incertezze sia istituzionali che finanziarie, di assicurare alle comunità amministrate l’istituzione di riferimento necessaria, hanno compiuto un percorso di trasformazione che le ha portate ad assumere il ruolo di enti dello sviluppo locale con alta propensione alla spesa d’investimento, di semplificazione, di promozione, di coordinamento degli attori socioeconomici del territorio, di assistenza e sostegno ai Comuni.

Questo cambiamento sta avvenendo grazie a scelte strategiche di sistema, anche sotto la guida dell’Unione delle Province d’Italia, indirizzando i bilanci e la programmazione degli enti verso la specializzazione nella promozione degli investimenti locali e la conseguente valorizzazione del personale tecnico e specializzato, con l’introduzione di modelli unitari innovativi di gestione. Occorre ora sostenere questo percorso con norme che facciano chiarezza e interventi mirati per consolidare la costruzione di una Provincia nuova, istituzione della semplificazione e degli investimenti: l’obiettivo è di assicurare a tutte le Province strumenti e mezzi per garantire ai territori amministrati servizi eccellenti e in grado di sostenere la ripresa economica, occupazionale e sociale.


Per raggiungere questo obiettivo occorre il pieno sostegno del Governo e la condivisione del seguente decalogo di proposte e priorità, che devono trovare piena attuazione in questa legislatura. Un Disegno di Legge di modifica della Legge 56/14 (Legge Delrio).


E’ indispensabile e urgente un Disegno di Legge che dia una prospettiva di certezza alle Province sul piano istituzionale, attraverso modifiche alla legge 56/14 che garantisca:
✓ ampliamento e consolidamento delle funzioni fondamentali;
✓ revisione del sistema elettorale e degli organi di governo;
✓ una norma di indirizzo per il riordino della legislazione regionale.

Interventi per la stabilità dei bilanci delle Province e l’autonomia finanziaria nella Legge di Bilancio 2022. I bilanci delle Province devono potere sostenere la spinta agli investimenti, avviata dal 2018 e che ha portato in 3 anni ad una crescita di oltre il 37% della spesa in conto capitale. Per realizzare tale obiettivo nella prossima Legge di Bilancio 2022 occorre assicurare la stabilità dei bilanci per la parte corrente riducendo i pesanti tagli che gli enti ancora sostengono e rivedendo il sistema di finanziamento delle Province, valorizzando l’autonomia finanziaria e tributaria degli enti.

1.000 assunzioni per le Province nel Decreto legge di Riforma della PA


Le istituzioni sono efficienti se possono contare sui profili di personale necessari per svolgere il ruolo definito e per gestire il processo di innovazione della Pubblica Amministrazione. Il Decreto-legge di Riforma della PA che il Governo ha annunciato dovrà prevedere un piano di assunzioni per le Province di almeno 1.000 nuove figure per gli uffici di progettazione, per la gestione tecnica e amministrativa delle stazioni uniche appaltanti, per la gestione dei processi di digitalizzazione nelle Province e negli enti locali e per la transizione ecologica e ambientale.

La revisione del Codice dei Contratti e degli Appalti nel DL Semplificazioni.


La spinta alla promozione degli investimenti locali deve essere sostenuta da un’opera di grande semplificazione normativa e burocratica, anche per rispondere positivamente alla tempistica estremamente stringente imposta dal PNRR. A questo scopo è indispensabile operare la revisione del Codice dei Contratti, nel Decreto-legge di Semplificazione PA annunciato dal Governo.

Costituire nel PNRR i Centri di Competenza per l’innovazione in ogni Provincia


Per favorire la transizione digitale negli enti locali e nei territori, occorre prevedere in ogni Provincia la costituzione di Centri di Competenza per l’innovazione che supportino le Province e gli enti locali del territorio, in particolare i piccoli Comuni, singoli o associati in ottica di rete e interoperabilità non solo in termini di servizi resi ma anche di supporto alla programmazione territoriale condivisa.

La costituzione di strutture specializzate con adeguata capacità amministrativa a livello territoriale a supporto dei processi di trasformazione digitale degli enti locali consentirà di accelerare e rendere più diffusa l’attuazione delle strategie individuate dalla UE e dai Ministeri competenti, nella gestione dei servizi digitali, nella formazione delle competenze digitali nella PA, nella messa in rete di servizi trasversali comuni in ottica di economie di scala e di sinergie organizzative nell’alfabetizzazione digitale della cittadinanza.

La riserva di risorse per le scuole superiori nel PNRR e nella programmazione triennale


La messa in sicurezza, modernizzazione e costruzione di scuole secondarie superiori deve essere considerata una delle priorità del mandato del nuovo Governo. Occorre destinare a queste scuole almeno il 30% dei fondi della nuova programmazione triennale 2021-2023 e dedicare espressamente alle scuole secondarie superiori una quota delle risorse del PNRR che saranno indirizzate all’efficientamento energetico e transizione ecologica degli edifici pubblici, per costruire 100 scuole nuove – innovative, digitali e sostenibili dal punto di vista energetico – una per ogni Provincia e Città metropolitana e assicurare l’accesso alla banda larga a tutti gli edifici.

Destinare parte delle risorse per le infrastrutture del PNRR agli investimenti per le strade provinciali.


Il PNRR deve prevedere un Piano trategico per la modernizzazione della rete viaria secondaria gestita dalle Province e dalle Città metropolitane – 130 mila chilometri di strade, con oltre 30 mila ponti e viadotti – che negli anni ha subito un drastico taglio delle risorse, accumulando un deficit manutentorio che ha ripercussioni sui sistemi economici locali e nazionali. L’impossibilità della programmazione della manutenzione e degli investimenti sulla rete viaria provinciale, soprattutto nelle aree lontane dai grandi centri urbani che non possono essere gestite da strutture centrali, con effetti di dispersione di risorse ai danni delle comunità, è infatti una delle cause dell’aumento del divario non solo tra nord e sud, ma tra territori stessi.

Prevedere nel PNRR fondi per il monitoraggio dei 30.000 ponti delle Province.


Nel 2018 l’UPI, a seguito del crollo del ponte Morandi, operò una ricognizione tra le Province da cui emerse, oltre al fabbisogno di investimenti in sicurezza, la necessità di avviare un monitoraggio delle strutture in gestione, oltre 30.000 ponti. I fondi che il Governo intende destinare nel PNRR alla verifica dei ponti devono essere indirizzati anche a queste opere, anche attraverso l’utilizzo di nuove tecnologie e l’introduzione di sistemi digitali che
permettano un monitoraggio continuo.

Affidare nel PNRR la promozione delle Agende locali di sviluppo sostenibile alle Province.


Per dare sviluppare il processo strategico della strategia di Transizione ecologica promossa nel PNRR alle Province e alle Città metropolitane deve essere affidata la promozione di Agende locali di sviluppo sostenibile del territorio insieme ai Comuni e alle rappresentanze della società civile che operano a livello provinciale, per promuovere interventi coordinati sulle infrastrutture materiali e immateriali, sulla messa in sicurezza dei territori rispetto al cambiamento climatico, sulla gestione dei rifiuti, sulla promozione delle energie rinnovabili e dell’economia circolare e green economy.

Individuare nel PNRR le Province quali istituzioni di coordinamento degli interventi integrati locali per il Mezzogiorno.


Una strategia di rafforzamento delle azioni di coesione territoriale dovrebbe passare, oltre che per la previsione di risorse ulteriori, espressamente destinate agli investimenti nel Mezzogiorno, anche per la definizione di modalità di programmazione e di utilizzo delle risorse che favoriscano la collaborazione dei diversi soggetti istituzionali a livello Provinciale e la promozione di progetti di sviluppo.

Le Province si candidano a coordinare gli interventi di sviluppo locale integrato.

Come accedere al pubblico impiego e lavorare nella pubblica amministrazione per gli immigrati

La cittadinanza

Il requisito della cittadinanza per l’accesso alla funzione pubblica è sempre richiesto nell’ordinamento italiano, tanto è  vero che lo Statuto degli impiegati civili dello Stato del 1957 prevede tra i requisiti generali per accedere agli impieghi civili dello Stato il requisito della cittadinanza.
Sin dalla storia questo requisito ha l’obiettivo un obiettivo, cioè quello di consentire in condizioni di parità, a tutti gli appartenenti alla comunità di potervi accedere, al fine di superare le riserve ed i privilegi del passato.
Questo diritto infatti, affermato dalle carte settecentesche dei diritti ed in particolare dall’articolo 6 della Déclaraton des droits de l’homme et du citoyen del 1789, afferma l’opportunità per tutti i cittadini, essendo noi uguali di fronte alla legge, egualmente ammissibili per dignità, ai posti ed impieghi pubblici, secondo la capacità di ognuno di noi e senza altra distinzione che delle proprie virtù e talenti.
Fantastico no!
Anche la Costituzione italian ha implicitamente accettato la postazione che privilegia il legame tra cittadini e funzioni pubbliche configurando la posizione dell’impiegato come proiezione dello status di cittadinanza. In questo modo si pone in stretto collegamento l’affidamento di funzioni pubbliche con i rapporti politici.
Peraltro è stabilito che tutti i cittadini dell’uno e dell’altro sesso, possono accedere agli uffici pubblici e alle cariche elettive in condizioni di eguaglianza, secondo i principi e requisiti stabiliti dalla legge, d’altronde i pubblici impiegati-dipendenti pubblici sono al servizio esclusivo della Nazione e i cittadini a cui sono affidate funzioni pubbliche, hanno il dovere di adempiere con disciplina ed onore nei casi stabiliti dalla legge.
Nonostante tali affermazioni si ritiene che la Costituzione non contempli la riserva degli uffici pubblici a favore dei cittadini italiani. Ma per comprendere bene l’argomento è necessario approfondire la normativa sul pubblico impiego italiana con quella europea.
Infatti la normativa europea e gli sviluppi giurisprudenziali tengono conto del fatto che i cittadini stranieri non europei detti extracomunitari, possono accedere ai concorsi pubblici.
 

Motivi che limitano l’accesso al Pubblico Impiego per gli Extra-comunitari

La libera circolazione dei lavoratori pubblici e non, incontra limitazioni che sono:

  • giustificati motivi di ordine pubblico, pubblica sicurezza e sanità pubblica;

Ma attenzione la pubblic service exeception, esclude l’applicazione delle norme europee ne caso in cui si tratti di attività interessate dall’esercizio di pubblici poteri: in pratica questa è l’espressione della “riserva di sovranità degli ordinamenti nazionali“.
La Corte di Giustizia Europea ha chiarito che un complesso di posti che implicano la partecipazione, diretta o indiretta, all’esercizio dei pubblici poteri ed alle mansioni che hanno ad oggetto la tutela degli interessi generali dello Stato o delle altre collettività pubbliche, presuppone infatti da parte dei loro titolari, l’esistenza di un rapporto particolare di solidarietà nei confronti dello Stato nonchè la reciprocità di diritti e doveri che costituiscono il fondamento del vincolo di cittadinanza.

La pubblica amministrazione per i giudici europei

In linea di massima nella nozione di pubblica amministrazione tutti quei posti che hanno un rapporto con attività specifiche della pubblica amministrazione in quanto incaricata dall’esercizio dei pubblici poteri e responsabile della tutela degli interessi generali dello Stato, cui vanno equiparati gli interessi propri delle collettività pubbliche, come per esempio le amministrazioni comunali..
In pratica ciò che conta non è la natura o la qualità del datore di lavoro, la nomina in ruolo dell’impiegato o la qualifica, ma le funzioni effettivamente svolte.
I criteri generali elaborati dalla giurisprudenza son due:

  • l’impiego deve comportare l’esercizio, sia pure indiretto, di pubblici poteri;
  • l’impiego deve riguardare la tutela degli interessi generali dello Stato o delle pubbliche collettività.

D’altronde la Commissione europea ha ritenuto che i membri non possono in maniera generale, assoggettare la totalità dei posti rientranti nei settori considerati ad un requisito di cittadinanza senza oltrepassare limiti alla deroga.
 

Guida al pubblico impiego in Italia per gli Immigrati

Il legislatore italiano, per adeguarsi ai principi stabiliti dall’Unione Europea ha stabilito che i cittadini degli Stati membri della Comunità economica europea possono accedere ai posti di lavoro presso le amministrazioni pubbliche che non implicano esercizio diretto o indiretto di pubblici poteri ovvero non attengono alla tutela dell’interesse nazionale.
In attuazione subentra il D.P.C.M. del 1994 che definisce i posti e le tipologie di funzioni per il cui esercizio è richiesto il possesso della cittadinanza italiana.
I posti per i quali non si può prescindere dal possesso della cittadinanza italiana vengono individuati con riferimento al livello dirigenziale o di vertice nelle amministrazioni dello Stato, delle autonomie territoriali e degli altri enti pubblici non economici e con riferimento all’appartenenza a determinate carriere  o a determinate amministrazioni.
Le funzioni per le quali è richiesto il possesso della cittadinanza sono quelle che comportano l’elaborazione, l’esecuzione di provvedimenti autorizzativi e coercitivi, la decisione e il controllo di legittimità e di merito.
L’esclusione degli stranieri è automatica nel caso di concorsi pubblici, i cui posti, sono riservati ai cittadini italiani.
I giudici amministrativi tuttavia, hanno rilevato che non si può applicare la riserva di cittadinanza a tutti i posti dei livelli dirigenziali, occorrendo invece verificare caso per caso che lo specifico posto comporti l’esercizio di pubblici poteri.
E’ sempre l’interesse nazionale a far da perno e ad escludere gli stranieri dai concorsi pubblici riservati agli italiani.
 

Dichiarazione dei diritti dell'uomo e del cittadino del 1789 
Dichiarazione dei diritti dell’uomo e del cittadino del 1789

 

I rappresentanti del popolo francese, costituiti nell’Assemblea nazionale, considerando che l’ignoranza, l’oblio o il disprezzo per i diritti umani sono le uniche cause di sventure pubbliche e corruzione dei governi, hanno deciso di esporre, in una dichiarazione solenne, i diritti naturali, inalienabili e sacri dell’uomo, in modo che tale dichiarazione, costantemente presente a tutti i membri del corpo sociale, ricordi costantemente loro i loro diritti e i loro doveri; in modo che gli atti del potere legislativo e quelli del potere esecutivo, che possono essere costantemente confrontati con l’obiettivo di qualsiasi istituzione politica, siano più rispettati; così che le lamentele dei cittadini, ora basate su principi semplici e incontestabili, si rivolgono sempre al mantenimento della Costituzione e alla felicità di tutti.
Di conseguenza, l’Assemblea Nazionale riconosce e dichiara, in presenza e sotto gli auspici dell’Essere Supremo, i seguenti diritti dell’uomo e del cittadino.

Articolo 1

Gli uomini nascono e rimangono liberi e uguali nei diritti. Le distinzioni sociali possono basarsi solo su un’utilità comune.

Articolo 2

Lo scopo di ogni associazione politica è la conservazione dei diritti umani naturali e imprescindibili. Questi diritti sono libertà, proprietà, sicurezza e resistenza all’oppressione.

Articolo 3

Il principio di tutta la sovranità risiede essenzialmente nella nazione. Nessun corpo, nessun individuo può esercitare un’autorità che non emana espressamente da essa.

Articolo 4

La libertà consiste nel poter fare tutto ciò che non nuoce agli altri: pertanto, l’esercizio dei diritti naturali di ogni uomo ha limiti solo quelli che assicurano agli altri membri della società il godimento di questi stessi diritti. Questi limiti possono essere determinati solo dalla legge.

Articolo 5

La legge ha il diritto di difendere solo le azioni dannose per la società. Tutto ciò che non è proibito dalla legge non può essere prevenuto e nessuno può essere costretto a fare ciò che non ordina.

Articolo 6

La legge è l’espressione della volontà generale. Tutti i cittadini hanno il diritto di partecipare personalmente o attraverso i loro rappresentanti alla sua formazione. Deve essere lo stesso per tutti, che protegga o punisca. Tutti i cittadini uguali ai suoi occhi possono anche beneficiare di tutte le dignità, i luoghi e i posti di lavoro pubblici, secondo le loro capacità e senza altra distinzione rispetto a quella delle loro virtù e talenti.

Articolo 7

Nessun uomo può essere accusato, arrestato o detenuto se non nei casi stabiliti dalla legge e nelle forme che ha prescritto. Coloro che sollecitano, spediscono, eseguono o hanno eseguito ordini arbitrari devono essere puniti; ma ogni cittadino chiamato o sequestrato secondo la legge deve obbedire immediatamente: è colpevole di resistenza.

Articolo 8

La legge dovrebbe stabilire solo sanzioni che siano strettamente e ovviamente necessarie e nessuno può essere punito se non in virtù di una legge stabilita e promulgata prima del reato e legalmente applicata.

Articolo 9

Ogni uomo che si presume innocente fino a quando non viene ritenuto colpevole, se ritenuto essenziale arrestarlo, qualsiasi rigore che non sarebbe necessario per garantire che la sua persona sia severamente punito dalla legge.

Articolo 10

Nessuno dovrebbe essere preoccupato per le sue opinioni, anche religiose, a condizione che la loro manifestazione non disturbi l’ordine pubblico stabilito dalla legge.

Articolo 11

La libera comunicazione di pensieri e opinioni è uno dei diritti umani più preziosi: ogni cittadino può quindi parlare, scrivere, stampare liberamente, tranne che per rispondere all’abuso di questa libertà nei casi determinati dalla legge.

Articolo 12

La garanzia dei diritti umani e civili richiede una forza pubblica: questa forza è quindi istituita a beneficio di tutti, e non a beneficio particolare di coloro a cui è affidata.

Articolo 13

Per il mantenimento della forza pubblica e per le spese di amministrazione, un contributo comune è essenziale: deve essere equamente distribuito tra tutti i cittadini, a causa delle loro facoltà.

Articolo 14

Tutti i cittadini hanno il diritto di osservare, da soli o tramite i loro rappresentanti, la necessità del contributo pubblico, di acconsentire liberamente ad esso, di monitorarne l’utilizzo e di determinare la quota, la base, recupero e durata.

Articolo 15

La società ha il diritto di richiedere un account a qualsiasi pubblico ufficiale nella sua amministrazione.

Articolo 16

Qualsiasi società in cui non è garantita la garanzia dei diritti, né la separazione dei poteri determinata, non ha una Costituzione.

Articolo 17

Essendo la proprietà un diritto inviolabile e sacro, nessuno può essere privato di essa, tranne quando il bisogno pubblico, legalmente stabilito, ovviamente lo richiede e sotto la condizione di un giusto e preliminare risarcimento.
error: I contenuti di questo sito sono protetti da copywrite !!