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Le ferie nel pubblico impiego: ccnl funzioni comparti centrali

Il dipendente ha diritto, in ogni anno di servizio, ad un periodo di ferie retribuito.

Durante tale periodo al dipendente spetta la normale retribuzione ivi compresa l’indennità di posizione organizzativa, esclusi i compensi per le prestazioni di lavoro straordinario, nonché le indennità che richiedano lo svolgimento della prestazione lavorativa e quelle che non siano corrisposte per dodici mensilità.

In caso di distribuzione dell’orario settimanale di lavoro su cinque giorni, la durata delle ferie è di 28 giorni lavorativi, comprensivi delle due giornate previste dall’ art. 1, comma 1, lettera “a”, della L. 23 dicembre 1977, n. 937. 3.

In caso di distribuzione dell’orario settimanale di lavoro su sei giorni, la durata del periodo di ferie è di 32 giorni, comprensivi delle due giornate previste dall’ art. 1, comma 1, lettera “a”, della L. 23 dicembre 1977, n. 937.

Per i dipendenti assunti per la prima volta in una pubblica amministrazione, a seconda che l’articolazione oraria sia su cinque o su sei giorni, la durata delle ferie è rispettivamente di 26 e di 30 giorni lavorativi, comprensivi delle due giornate previste dai commi 2 e 3.

A tutti i dipendenti sono altresì attribuite quattro giornate di riposo da fruire nell’anno solare ai sensi ed alle condizioni previste dalla menzionata legge n. 937/77. 7.

Nell’anno di assunzione o di cessazione dal servizio la durata delle ferie è determinata in proporzione dei dodicesimi di servizio prestato. La frazione di mese superiore a quindici giorni è considerata a tutti gli effetti come mese intero.

Il dipendente che ha usufruito dei permessi retribuiti per esempio per la partecipazione a concorsi pubblici o altri motivi previsti dall’ultima normativa sui dipendenti pubblici, conserva il diritto alle ferie.

Le ferie sono un diritto irrinunciabile, non sono monetizzabili. Esse sono fruite, previa autorizzazione, nel corso di ciascun anno solare, in periodi compatibili con le esigenze di servizio, tenuto conto delle richieste del dipendente.

Le ferie non possono essere fruite ad ore.

L’amministrazione pianifica le ferie dei dipendenti al fine di garantire la fruizione delle stesse nei termini previsti dalle disposizioni contrattuali vigenti.

Le ferie maturate e non godute per esigenze di servizio sono monetizzabili solo all’atto della cessazione del rapporto di lavoro, nei limiti delle vigenti norme di legge e delle relative disposizioni applicative.

Compatibilmente con le esigenze del servizio, il dipendente può frazionare le ferie in più periodi.

Esse sono fruite nel rispetto dei turni di ferie prestabiliti, assicurando comunque, al dipendente che ne abbia fatto richiesta, il godimento di almeno due settimane continuative nel periodo 1 giugno – 30 settembre.

Qualora le ferie già in godimento siano interrotte o sospese per motivi di servizio, il dipendente ha diritto al rimborso delle spese documentate per il viaggio di rientro in sede e per quello di ritorno al luogo di svolgimento delle ferie.

Il dipendente ha inoltre diritto al rimborso delle spese anticipate per il periodo di ferie non godute.

In caso di indifferibili esigenze di servizio che non abbiano reso possibile il godimento delle ferie nel corso dell’anno, le ferie dovranno essere fruite entro il primo semestre dell’anno successivo.

In caso di motivate esigenze di carattere personale e compatibilmente con le esigenze di servizio, il dipendente dovrà fruire delle ferie residue al 31 dicembre entro il mese di aprile dell’anno successivo a quello di spettanza.

Le ferie sono sospese da malattie adeguatamente e debitamente documentate che si siano protratte per più di tre giorni o abbiano dato luogo a ricovero ospedaliero.

E’ cura del dipendente informare tempestivamente l’amministrazione, ai fini di consentire alla stessa di compiere gli accertamenti dovuti.

Fatta salva l’ipotesi di malattia non retribuita di cui all’art. 37, comma 2, e cioè superato il periodo di prova al dipendente che ne faccia richiesta può essere concesso di assentarsi per un ulteriore periodo di 18 mesi in casi particolarmente gravi, il periodo di ferie non è riducibile per assenze dovute a malattia o infortunio, anche se tali assenze si siano protratte per l’intero anno solare.

In tal caso, il godimento delle ferie deve essere previamente autorizzato dal dirigente in relazione alle esigenze di servizio, anche oltre i termini di cui ai commi 14 e 15.

maneggio valori e retribuzione dello straordinario

Cosa è l’indennità di disagio?

L’indennità di disagio è stata introdotta nel 1999 dal CCNL con lo scopo di compensare l’esercizio di attività svolte in condizioni particolarmente gravose dai dipendenti pubblici di categoria A, B, C, D. Anche l’Aran afferma che l’indennità è intervenuta per remunerare specifiche modalità e condizioni non solo spaziali ma anche temporali della prestazione lavorativa.

In ogni caso deve trattarsi per parlare di indennità di disagio di modalità di prestazioni realmente ed effettivamente differenziate da quelle degli altri lavoratori e che non caratterizzano in modo tipico le mansioni di un determinato profilo professionale, considerate che queste sono già remunerate con il trattamento stipendiale previsto dal contratto di lavoro.

Poiché il disagio viene considerato meno gravoso del rischio nel pubblico impiego, appare razionale affermare che il valore mensile dell’indennità di disagio sia inferiore a quella di rischio. Solitamente ammonta a 30 euro.

Le due indennità, quella di rischio e quella di disagio non sono cumulabili, tuttavia in casi eccezionali, qualora risultano le condizioni e i requisiti per ottenere entrambe si potrà procedere con la retribuzione in cumulativa.

Cos’è l’indennità di maneggio valori?

Prevista nel 2000 dall’articolo 36 del CCNL, l’indennità di maneggio è riconosciuta per un valore compreso da €uro 0,52 e euro 1,55 giornalieri. L’indennità deve essere proporzionata al valore medio mensile maneggiato secondo un criterio oggettivo ma la cui fissazione è rimessa all’autonomia negoziale delle parti e più precisamente dal regolamento comunale.

Per valori si intendono compresi ogni titolo anche diverso dal denaro contante come gli assegni e buoni pasto e attualmente con Pago PA anche per la gestione del denaro elettronico. L’indennità di disagio spetta anche ai pubblici impiegati di categoria D non destinatario però di indennità di posizione organizzativa e solo per le giornate di effettivo svolgimento della prestazione.

Il lavoro straordinario e la sua retribuzione

Il compenso per lavoro è destinato a remunerare le prestazioni lavorative erogate dai dipendenti pubblici, proprie della qualifica di appartenenza e rese fuori dall’orario contrattuale.
Le prestazioni di lavoro straordinario sono rivolte a fronteggiare situazioni lavorative eccezionali e quindi non possono essere utilizzate come fattore ordinario di programmazione del tempo di lavoro e di copertura dell’orario di lavoro.

La prestazione deve essere autorizzata dal Dirigente del Servizio interessato sulla base delle esigenze organizzative e di servizio individuate dall’ente e rimanendo esclusa ogni forma di generalizzazione. La somma annua per il pagamento delle prestazioni straordinarie nel pubblico impiego è stanziata nel bilancio.

Come viene calcolato il compenso per lavoro straordinario?

In pratica la misura oraria del compenso per lavoro straordinario si ricava dividendo per 156 la retribuzione base mensile e applicando maggiorazioni a seconda della tipologia di prestazione straordinaria che ricorre.

Si precisa che non è retribuibile il lavoro straordinario senza la preventiva autorizzazione nei modi dovuti atteso che occorre verificare in concreto la sussistenza delle ragioni di pubblico interesse che rendono necessario il ricorso a dette prestazioni. In assenza di autorizzazione non si può pretendere il pagamento delle ore lavorate in eccesso a quelle ordinarie.