Incompatibilità nel pubblico impiego

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Sempre annosa la situazione delle incompatibilità del dipendente pubblico che vuole svolgere seppure per una sola volta un’attività esterna alla propria amministrazione e che tuttavia non può per blocchi ed ostacoli normativi e regolamentari che a volte non trovano fondamento o giustifica nella seguente circostanza: il dipendente pubblico non può esercitare il commercio, l’industria, le professioni, assumere impieghi alle dipendenze di privati o accettare cariche in società costituite a fine di lucro, tranne che si tratti di cariche in società o enti per le quali la nomina è riservata allo Stato.

Consulenza giuridica richiesta

Buon pomeriggio, vi scrivo perché volevo un consiglio. Sto cercando di farmi autorizzare un’attività dal mio Ente, ma con esito negativo.
Vorrei fare una piccola attività autorizzativa con una pratica da presentare alla provincia di ….., che consiste nel redigere degli elaborati grafici e descrittivi per
la sistemazione di accesso al fondo di proprietà del committente, comprensivo della presentazione delle istanze autorizzative.

Il mio Ente non lo autorizza perché il Regolamento prevede che “Il personale dipendente della Città metropolitana a tempo pieno oppure parziale superiore al 50% non può esercitare la libera professione o attività lavorative libero – professionali, da intendersi come attività di lavoro autonomo ai sensi dell’articolo 2222 del codice civile, per le quali è prevista l’iscrizione in appositi albi o registri o l’appartenenza ad ordini professionali.

Non è consentita in particolare l’assunzione di incarichi di progettazione o direzione lavori o supporto tecnico-amministrativo o collaudo da parte di dipendenti della Città metropolitana a favore di soggetti terzi privati o pubblici, a meno che la prestazione sia riferita all’amministrazione di appartenenza e, dunque, resa nell’ordinario espletamento dei doveri d’ufficio”. 

Il comma 3 del medesimo articolo precisa che “le ipotesi d’incompatibilità assoluta previste nel presente articolo non sono autorizzabili in alcun caso da parte della Città metropolitana, anche se svolte a titolo gratuito. Sto cercando di studiare la questione e non mi pare che l’art. 53 del TUPI preveda che il dipendente pubblico non possa fare attività professionale qualora non ci siano dei conflitti di interesse, quindi trovo il regolamento troppo restrittivo.
Per questi motivi chiedo una consulenza online giuridica.

Risposta al quesito proposto

Gent.ma Sig…..,
alla luce delle considerazioni fatte telefonicamente purtroppo non posso confermare il contrario circa l’orientamento della Città Metropolitana di ….. suffragato dal Regolamento sull’Ordinamento degli Uffici e dei Servizi del medesimo ente.

Anche la Cassazione ribadisce che l’ordinamento delle professioni di ingegnere e d’architetto, consente ai predetti professionisti che siano impiegati dello Stato e di altre pubbliche amministrazioni, di iscriversi all’albo del loro Ordine ma che sia in ogni caso ad essi inibito l’esercizio della libera professione  – come peraltro dispone l’articolo 49 comma 3 del Regolamento sull’Ordinamento degli Uffici e dei Servizi  della Città Metropolitana di (omissis).

In ogni caso: l’eventuale diniego dell’autorizzazione deve essere formalizzato con apposita determinazione motivata del segretario generale o del coordinatore interarea competente, dopo valutazione:
a. delle esigenze di servizio;
b. di concrete ragioni di inammissibile interferenza o incompatibilità tra l’incarico e le funzioni che attengono all’impiego con l’ente pubblico ed ai compiti assegnati.

Cordialmente

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Assenza dal lavoro: scuola e docenti

I docenti, salvo legittimo impedimento, devono comunicare l’assenza e la continuazione di malattia (con un nuovo certificato) a scuola entro l’inizio del proprio orario di lavoro specificando anche quanti giorni di assenza si prevedono.

La comunicazione deve avvenire per lettera o telegramma, fax o altro mezzo riscontrabile e deve indicare il luogo di domicilio durante l’assenza, se diverso da quello conosciuto dalla scuola.

Il Dipartimento della Funzione Pubblica ha fornito informazioni e indicazioni operative in materia di trasmissione per via telematica dei certificati di malattia. Infatti il certificato medico attestante l’assenza per malattia del dipendete pubblico dovrà essere inviato per via telematica all’INPS direttamente dal medico o dalla struttura sanitaria che lo rilascia.

Una volta completata la procedura di compilazione e di invio del certificato di malattia all’INPS, il medico rilascia al lavoratore copia cartacea del certificato e dell’attestato di malattia ovvero, anche in alternativa inoltra alla casella di posta elettronica o di posta elettronica certificata del lavoratore una copia di tali documenti in formato pdf.

In caso di impossibilità da parte del medico di provvedere alla stampa di copia cartacea del certificato e dell’attestato di malattia ovvero di inoltro alla casella di posta elettronica o certificata del lavoratore di una copia di tali documenti, il medico provvede comunque a comunicare al lavoratore il numero di protocollo identificativo del certificato emesso.

L’invio telematico assolve il lavoratore dall’invio tramite raccomandata A/R del certificato alla propria amministrazione entro i due giorni successivi all’inizio del malattia, ma resta fermo il suo obbligo di segnalare tempestivamente la propria assenza e l’indirizzo di reperibilità, qualora diverso dalla residenza o dal domicilio abituale, per i successivi controlli medico fiscali.

Durante la malattia il docente è soggetto all’obbligo di reperibilità dalle 09:00 alle 13:00 e dalle 15:00 alle 18:00 e l’Amministrazione ha l’obbligo di procedere agli accertamenti fiscali anche per un solo giorno, salvo impedimenti organizzativi e funzionali.

Cosa fa l’ispezione del medico fiscale INPS in caso di malattia del docente?

Il medico che effettua la visita fiscale, una volta constata l’assenza del docente dal proprio domicilio, lascia una comunicazione con l’invito a sottoporsi a visita ambulatoriale per il giorno successivo, non festivo, e a giustificare l’assenza dal domicilio alla scuola di appartenenza entro quindici giorni.

Se il docente non giustifica o se la giustificazione fosse ritenuta inidonea, l’amministrazione deve procedere alla trattenuta dello stipendio.

L’assenza ingiustificata diminuisce la retribuzione di 1/30 per ogni giorno e non viene calcolata né per l’anzianità pensionistica e previdenziale, né per carriera, ferie o tredicesima. Un’assenza ingiustificata ed arbitraria dal servizio per un periodo superiore a dieci giorni conscutivi lavorativi prevede la sanzione disciplinare del licenziamento con preavviso ex articolo 95 del CCNL.

In ogni caso il docente potrà assentarsi per visite mediche, prestazioni o accertamenti specialistici o per altri giustificati motivi, previa comunicazione alla scuola della diversa fascia oraria di reperibilità da osservare.

Infine, per ogni singolo periodo di malattia nei primi dieci giorni di assenza sarà corrisposto solo il trattamento economico fondamentale con esclusione di ogni indennità o emolumento, comunque denominati, aventi carattere fisso e continuativo, nonché di ogni altro trattamento accessorio.

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