la falsa attestazione della presenza in servizio

La falsa attestazione delle presenze in servizio hanno generato fatti di cronaca che hanno portato alla luce numerosi scandali dei c.d. furbetti del cartellino in Amministrazioni di diverse città italiane, ad ogni latitudine, da Sanremo a Pachino.

Naturalmente queste vicissitudini hanno comportato nei cittadini, un evidente disgusto generalizzato e per la stragrande maggioranza dei dipendenti onesti, delle diverse Amministrazioni pubbliche, un crescente disagio nell’essere accomunati ai colleghi inquisiti per il solo fatto di condividere l’appartenenza ad una Pubblica Amministrazione e null’altro, svolgendo al contrario nella maggioranza dei casi un pregevole lavoro con grande disponibilità e cortesia.

Come è possibile che nessuno si fosse accorto che gli Uffici erano deserti?

Inoltre a fronte di servizi, tutto sommato garantiti nonostante le continue assenze, il comune cittadino ritiene che il personale è in eccesso rispetto ai fabbisogni. L’opinione pubblica attribuisce la responsabilità non tanto al singolo furbetto quanto ai dirigenti che non vedono e non controllo, anche i titolari di posizioni organizzative.

L’accertamento mediante sistemi di videoregistrazione: assenteismo

Ipotesi prevista dal d.lgs. n. 116 e consente di applicare il procedimento speciale, consistente nell’aver verificato l’assenza del lavoratore dal luogo di lavoro, mentre dal sistema di rilevazione delle presenze lo stesso dovrebbe trovarsi negli uffici, dopo aver predisposto strumenti di sorveglianza o di registrazione degli accessi o delle presenze.

Questa ipotesi richiama indirettamente una terza forma di flagranza, introdotta nell’ambito delle manifestazioni sportive, con d.lgs. 24 aprile 2003, n. 88, reiterato nel 2007. Si tratta della cosiddetta flagranza differita che permette alle forze dell’ordine di effettuare arresti in flagranza di reato, anche fino a 36 ore di distanza (poi divenute 48 ore) dall’evento criminoso, ricorrendo all’identificazione dei colpevoli attraverso registrazioni video e fotografie.

La flagranza differita e dunque la possibilità di arresto, scatta inoltre anche qualora vengano acquisiti elementi dai quali emergono gravi, precisi e concordi indizi di colpevolezza. L’ipotesi della installazione di sistemi di registrazione era in passato regolamentata dall’art. 4 dello Statuto dei Lavoratori che richiedeva, nel caso in cui tali sistemi fossero necessari a fini organizzativi o produttivi, il perfezionamento di accordi tra datore di lavoro e organizzazioni sindacali o, in mancanza di accordo, l’autorizzazione dell’Ispettorato del lavoro, in ogni caso escludendo che potessero venire utilizzate le riprese a fini di controllo a distanza dei lavoratori.

L’art. 23 del d.lgs. n. 151 del 14 settembre 2015 ha modificato il previgente art. 4, legge n. 300/1970 ampliando la possibilità di stipulare accordi per l’installazione di sistemi di video sorveglianza anche ai casi in cui sia necessario a fini di sicurezza del lavoro e per la tutela del patrimonio aziendale. Inoltre ha stabilito che la necessità di accordi con le Organizzazioni sindacali o, in loro mancanza, l’autorizzazione della Direzione provinciale del lavoro “non si applica agli strumenti utilizzati dal lavoratore per rendere la prestazione lavorativa e agli strumenti di registrazione degli accessi e delle presenze”.

Di rilevante interesse infine la pronuncia della Suprema Corte (Cass. pen., sez. II, 1 agosto 2016, n. 33567), per la quale è lecito l’uso di videoriprese per controllare l’eventuale falsificazione degli orari di entrata e uscita dei lavoratori, infatti le garanzie dello Statuto dei lavoratori non si applicano, quando il datore di lavoro, mediante le apparecchiature, deve accertare l’esistenza.

Stipendi da capo giro nella Pubblica Amministrazione

Nel pubblico impiego continuano ad elargire stipendi da capogiro.

Gli anni passano, le riforme nella pubblica amministrazione vengono lentamente attuate, il rinnovo dei contratti pubblici tenta di decollare per pochissimi euro al mese in più per tutti i dipendenti pubblici. I pubblici impiegati restano immobili, d’altronde la loro inerzia è dettata da una politica autoritaria e schiacciante.



I nostri governi invece di rendere più equilibrati gli stipendi dei pubblici impiegati continuano a fissarsi sulle timbrature, sui cartellini: ma invece chi non ha l’obbligo di timbrare, nonostante riveste una figura pubblica continua a percepire stipendi e premi 10 volti superiori agli altri dipendenti pubblici. Di questa disuguaglianza non si sentite tanto parlare. Attualmente il Ministro Giulia Bongiorno, è molto concentrata alla cattura delle impronte digitale per debellare l’assenteismo. Tuttavia la Funzione Pubblica potrebbe mettere fine anche ai privilegi dei segretari e dei direttori generali del pubblico impiego i cui redditi pubblici toccano i 100.000 euri all’anno.

Chi sono i privilegiati nel pubblico impiego?

I veri privilegiati nel pubblico impiego sono loro, non ci sono dubbi:

  • Segretari comunali,
  • Direttori Generali,
  • Segretari Provinciali,
  • Segretari delle Città Metropolitane.

Queste figure pubbliche tra stipendi mensili, produttività, premi possono raggiungere e a volte superare un reddito di euro 100.000,00. Una sperequazione spaziale, stratosferica che non ha giustificazione e spiegazioni di sorta. Inoltre non si spiega l’ausilio di consulenti esterni alla pubblica amministrazione.

Nel contempo gli stipendi dei comuni e pubblici dipendenti distinti per profilo giuridico sono:

Impiegato cat B: euro 1100,00
Impiegato cat. C: euro 1300,00
Impiegato cat D: euro 1500-1600

Dopo il profilo giuridico identificato nel lavoro pubblico con la lettera “D” non ci sono altri soldati, figurano solo generali e colonnelli quali:

Dirigenti;
Responsabili di Posizione Organizzativa;
Segretari Comunali;
Direttori Generali.

Sul messaggeroveneto.gelocal.it veneto si legge che:

“Oscillano da 50 a 120 mila euro lordi l’anno. Il massimo dirigente di Udine sfiora i 154 mila euro annui. In realtà le cifre sopra riportate sono poco più che indicative. Nel concreto i compensi annui sono di gran lunga superiori, come si può riscontrare mettendo a confronto i dati “standard” del contratto base sotto riportati con le buste paga effettive dei segretari, di cui forniamo, per la provincia di Udine, alcuni esempi desunti dai siti di una decina di comuni presi a campione. I contratti di fatto sono di tipo individuale tra sindaco e segretario.”

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