storia del parlamento italiano

IL PARLAMENTO

Negli ultimi giorni sentiamo parlare di Referendum, d’altronde siamo chiamati a votare per ridurre il numero attuale di parlamentari. C’è chi dice che trattasi di un’opportunità per ridurre i costi della politica e chi invece smentisce questo adducendo un semplice risparmio pubblico di una tazza di caffè al giorno e meno democrazia.

Il Parlamento è uno degli organi fondamentali dello Stato moderno, al quale compete uno dei tre poteri autonomi, quello legislativo. Si fonda sul principio della rappresentanza popolare e per questo i suoi membri vengono eletti a suffragio universale diretto.

Storia del Parlamento

Alla composizione e alle funzioni attuali del parlamento si è giunti attraverso varie fasi storiche. La sua più antica forma va forse ricercata nelle assemblee che, nel medioevo, i sovrani convocavano periodicamente.

In un primo tempo tali assemblee erano costituite dai vari componenti della nobiltà e dai più alti dignitari ecclesiastici; ma quando, specialmente nel corso dei secoli XIII e XIV, la borghesia mercantile, andò assumendo sempre maggior peso nella vita dello Stato, a queste assemblee furono ammessi anche i borghesi, introducendo per costoro, il sistema della rappresentanza.

La loro competenza era limitata a questioni imposte o a fatti eccezionali, in pratica spesso esprimevano un parere o un consiglio ma non avevano il potere di vincolare il sovrano.

Questi parlamenti furono nominati in Francia e in Piemonte per esempio Stati Generali, Parlamento in Sicilia e a Napoli, Stamenti in Sardegna, Cortes in Spagna. Accanto a questi parlamenti monarchici si sono sviluppati poi, soprattutto nelle città italiane, i parlamenti comunali, formati dall’assemblea dei cittadini e costituenti il vero e proprio organo sovrano dei Comuni.

Con l’affermarsi delle signorie in Italia e delle monarchie assolute nei vari Stati europei i Parlamenti scomparvero del tutto, infatti per esempio gli Stati Generali in Francia furono convocati fino al 1614, ma dopo e fino al 1789, quindi per più di un secolo, non furono più convocati.

Il Parlamento Italiano

Il Regno d’Italia, proclamato nel 1861, fece proprio lo statuto che Carlo Alberto aveva concesso al regno di Sardegna nel 1848 e, prevedeva un parlamento bicamerale con un Senato, i cui membri venivano nominati a vita dal re, e una camera dei Deputati eletta a suffragio ristretto, cioè solo determinate categorie di persone, per lo più stabilite in base al reddito.

Con la riforma introdotta da Giolitti nel 1913 il diritto di voto viene praticamente allargato a tutti i cittadini maschi: sotto il regime fascista viene conservato il senato, ma la camera perde la sua rappresentatività popolare, poiché l’elenco degli eleggibili viene preparato dal governo.

Alla fine della seconda guerra mondiale, nel 1945, i Comitati di Liberazione e i partiti antifascisti nominano loro rappresentanti per la formazione di una Consulta nazionale, che curò il referendum e le elezioni, cui per la prima volta partecipano anche le donne, di un’assemblea Costituente (2 giugno 1946).

Questa elaborò la Costituzione della Repubblica Italiana che entrò in vigore il 1° gennaio del 1948; il 18 aprile 1948 le elezioni portarono alla formazione del primo parlamento repubblicano.

Il Parlamento italiano è costituito dalla camera dei deputati e dal senato della repubblica, che hanno sede in Roma a palazzo Montecitorio e a palazzo Madama. Del senato possono far parte a vita membri di diritto e cinque cittadini nominati dal Presidente della Repubblica per meriti particolari.

Il Parlamento dura in carica cinque anni, salvo scioglimento anticipato da parte del Presidente della Repubblica.

Per essere eletti l’età minima è di 25 anni per la camera dei deputati, 40 per il senato.

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