Il diritto al benessere mentale dei dipendenti pubblici

Il diritto al benessere mentale mira anch’esso a tenere sotto controllo l’integrità psichica del lavoratore e della lavoratrice, evitando l’insorgere di patologie di natura psichica nate in sede lavorativa. La dimensione psichica, per come espressa sembra porre, a favore del destinatario della tutela, un qualcosa in più: il diritto a ottenere la promozione di una condizione mentale oltremodo positiva e comunque di grado superiore al semplice non ammalarsi psichicamente sul lavoro.

Tutto questo sembra irreale paragonato alla realtà, che si voglia dire ma è sempre un inizio, almeno c’è la norma da far valere, poi se gli enti pubblici non la rispettano saranno citati in giudizio dai coraggiosi dipendenti pubblici.

Infatti il diritto al benessere nella pubblica amministrazione presuppone nelle prevalenti prassi pubbliche attuali un complesso “salto di qualità” in cui il datore di lavoro dovrebbe impiegare competenze oggi, solitamente, non presenti e, spesso, neppure attivate in ambito lavorativo: ecco l’inadempimento delle pubbliche amministrazioni da far valere in giudizio.

Inoltre il vertice della sicurezza, il suo staffe i suoi delegati gestionali, nel rispetto dei diversi ruoli, dovrebbero impiegare leve e azioni organizzative, gestionali, tecniche e operative, poco o per nulla utilizzate attualmente; l’intera organizzazione (specie, i lavoratori-colleghi) dovrebbe collaborare, proficuamente, per promuovere tale dimensione del benessere.

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