Giulia Bongiorno: «Sulla Reggia andrò a fondo, l’assenteismo colpa anche dei dirigenti»

«Assenteismo, colpiremo i dirigenti che tollerano». Il ministro della Pubblica amministrazione Giulia Bongiorno, in una intervista a “II Messaggero”, torna sul caso dei dipendenti della Reggia di Caserta licenziati per assenteismo. «Su quei casi chiederò gli atti al ministero dei Beni culturali. Non è possibile che chi ha la responsabilità non veda le violazioni».
Il governo non farà sconti, sarà inflessibile nella battaglia contro l’assenteismo, assicura Giulia Bongiorno, ministro della Pubblica amministrazione.

Ministro, come commenta la vicenda di Caserta?
«Intendo approfondire ogni profilo di quanto accaduto presso la Reggia di Caserta e chiederò gli atti al ministero competente. Su questa vicenda andrò fino in fondo. In generale, è indispensabile che nella lotta all’assenteismo si vada avanti senza se e senza ma colpendo non solo i dipendenti che si assentano ma anche chi avrebbe dovuto controllare e non lo ha fatto. L’assenteismo è un doppio tradimento: si tradisce la collettività e si tradiscono i dipendenti che con sacrificio, attenzione, correttezza, diligenza fanno il proprio dovere».

Vuol dire che da parte chi dovrebbe controllare, cioè i dirigenti, c’è quantomeno una scarsa attenzione?
«Bisogna distinguere tra l’assenteismo occasionale e quello cronico. Se l’assenteismo è cronico e dura mesi e anche anni, non è possibile che i responsabili non abbiano notato nulla. Se in alcuni uffici pubblici i dipendenti lavorano senza motivazione è anche perché talvolta devono lavorare per chi si assenta ingiustificatamente».

I dipendenti dovrebbero segnalare i casi di assenteismo dei loro colleghi?
«Ricevo, ogni giorno, decine di lettere di dipendenti che mi segnalano casi di assenteismo. Molti di loro si definiscono “servitori dello Stato” e si lamentano delle condizioni in cui lavorano. Ma si tratta di segnalazioni anonime e spesso generiche per le quali è difficile ricostruire le singole vicende. È per questo che vanno messe in campo misure per responsabilizzare innanzitutto i dirigenti che in certi casi non possono non sapere ciò che accade nei loro uffici».

Tra le misure proposte c’è quella dei controlli biometrici. Andrà avanti?
«L’assenteismo si colpisce sicuramente con le sanzioni. Ma credo anche nella necessità di creare deterrenti per prevenire il fenomeno. I controlli biometrici attraverso l’impronta digitale o l’iride non sono invasivi, sono compatibili con la legislazione sulla privacy e rappresentano il futuro, come già avviene in tantissimi istituti privati. E come già avviene alla Camera».

La reazione dei sindacati alla proposta di adottare i controlli biometrici non è stata positiva. Teme di dover affrontare una dura battaglia?
«Ho già incontrato tutte le sigle sindacali e sono stata chiara e diretta: essendo una penalista conosco il disvalore del trucco di chi timbra anche per altri colleghi che restano a casa o addirittura fanno altri lavori, è una vera truffa. Io voglio prevenire un reato e voglio proteggere chi ogni giorno va regolarmente in ufficio e deve difendersi dalla generalizzata accusa di essere un fannullone».

I sindacati cosa le hanno risposto?
«Tra i presenti all’incontro non ho registrato alcuna obiezione e spero che non ce ne siano. Se il sindacato vuole davvero tutelare i lavoratori deve innanzitutto tutelare i lavoratori perbene e non i truffatori».

Da Procida a Caserta, da Udine al Termini Imerese, i casi di assenteismo riguardano tutta l’Italia. Eppure i licenziamenti sono ancora pochi.
«Ciò che emerge è solo la punta dell’iceberg. Non sappiamo quanto il fenomeno sia ampio, vi sono tanti casi nascosti che non affiorano, che non vengono segnalati. Il fatto che i licenziamenti siano pochi significa che il fenomeno è occulto e quindi ancora più grave».

Ci sono limiti nella legge Madia?
«La legge Madia è sicuramente un passo avanti ma presenta evidenti limiti. Sui provvedimenti disciplinari, per esempio, servono tempi più stringenti. Qualche correzione sarà certamente fatta e gli interventi maggiori andranno realizzati sulla prevenzione e sulla responsabilizzazione dei dirigenti. L’obiettivo è duplice: intervenire prima che il reato sia stato consumato e creare un sistema in cui il servitore dello Stato sia valorizzato».

Il ministro Di Maio, a proposito della Rai, ha detto che sarà data la caccia a parassiti e raccomandati. Ma non si corre il rischio di far passare la Pubblica amministrazione come un rifugio di fannulloni?
«La Pubblica amministrazione non ha una bellissima fama ma far passare l’idea che tutti siano imboscati e fannulloni è offensivo per la stragrande maggioranza dei dipendenti che sono persone perbene. Le generalizzazioni sono sempre sbagliate. Tuttavia, il problema esiste e ci vorrebbe innanzitutto un cambiamento culturale profondo, cercando di attrarre i migliori attraverso selezioni sempre serie e trasparenti e suscitando il senso di appartenenza alla Pubblica amministrazione. La Pubblica amministrazione ha realtà molto eterogenee, ci sono alcune eccellenze che hanno modelli organizzativi che dobbiamo trasferire a quelle realtà che sono in affanno».

Oggi cambia tutto: dal Messaggero

Era stato il provvedimento bandiera del precedente ministro della Funzione Pubblica, Giulia Bongiorno. Adesso il suo successore, la grillina Fabiana Dadone, sarebbe pronta ad archiviarlo. La lotta ai furbetti del cartellino, i dipendenti pubblici che timbrano la loro presenza in ufficio ma poi marinano il lavoro, non passerà per la rilevazione delle impronte digitali. L’intenzione del neo ministro sarebbe quella di verificare l’effettiva presenza al lavoro utilizzando l’innovazione tecnologica, ma con strumenti meno criminalizzanti. Il decreto attuativo emanato dalla Bongiorno per attuare i controlli biometrici dei dipendenti statali sarà dunque modificato.

L’idea sarebbe comunque quella di attendere l’opinione del garante della Privacy al quale è stato inviato il decreto Bongiorno. Anche tenendo conto dei rilievi che arriveranno dagli uffici di Antonello Soro, si deciderà come procedere. Ieri il ministro Dadone ha affidato ad un lungo post su Facebook la sua prima uscita pubblica. Dadone ha garantito che con i furbetti sarà comunque «inflessibile», ma ha anche sottolineato che «non servono riforme draconiane, progetti palingenetici come quelli concepiti in passato – ha scritto il ministro – né atteggiamenti inutilmente punitivi che finiscono per frustrare anche chi lavora bene. È meglio promuovere buone pratiche e ragionare su interventi mirati».

LE VALUTAZIONI

Secondo Dadone, «serve una nuova narrazione, perché la Pa non è un ufficio sommerso di scartoffie o una sala d’attesa con un turno allo sportello che non arriva mai. Le scuole o le università in cui mandiamo i nostri figli, le forze dell’ordine che ci proteggono, molte delle strade su cui viaggiamo ogni giorno. La Pubblica amministrazione è sempre intorno a noi, -ha aggiunto ancora – è fatta di servizi e i servizi sono prima di tutto le persone che vi lavorano dentro e li erogano. Avrò l’onore e l’onere di valorizzare proprio le competenze e la passione che stanno dietro quel lavoro».
Nel suo primo intervento pubblico, Dadone ha dato anche altre indicazioni. Ha, per esempio, aperto alla proroga delle graduatorie degli idonei dei concorsi pubblici. «Faremo le dovute valutazioni in ordine alle proroghe dei termini delle graduatorie in essere. Questo Governo», ha spiegato, «avrà la massima attenzione per le aspettative degli idonei, nella consapevolezza di quanto sia necessario uscire dall’emergenza del pregresso per tornare via via ad un ritmo fisiologico di bandi e concorsi». Il tempo per prorogare le graduatorie, in realtà, è molto stretto. Come hanno ricordato i sindacati, il prossimo 30 settembre si esaurirà la possibilità di attingere alle liste di idonei che risalgono al periodo 2010-2014. Le liste del 2015 andranno a scadenza il 31 marzo del prossimo anno, quelle del 2016 il 30 settembre del 2020. Fino ad arrivare alla durata considerata standard: tre anni.
Sui concorsi, poi, Dadone ha confermato la linea sposata anche dalla Bongiorno. «Favoriremo», spiegato, i concorsi unici organizzati dalla Funzione pubblica, anche – ha sottolineato – per Regioni ed enti locali, così da garantire più trasparenza, agilità e snellezza all’accesso alla Pa». Sul tema del rinnovo del contratto, per adesso, il neo ministro si è limitato a ricordare le risorse triennali stanziate. Risorse ritenute del tutto insufficienti dai sindacati. Comunque Dadone ha lanciato segnali distensivi. «Da ministro della Pa», ha scritto, «il primo obiettivo sarà aprire il palazzo al confronto con gli stakeholder: solo così si potranno individuare i veri problemi, i nodi da sciogliere».
© RIPRODUZIONE di Andrea Bassi

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