2020 e la dichiarazione IVA

La compensazione orizzontale del credito IVA, ovvero la compensazione tra imposte (e contributi) differenti, per importi superiori a 5.000 euro, necessita della preventiva presentazione della dichiarazione con visto di conformità, e la  trasmissione della dichiarazione, almeno dieci giorni prima dell’utilizzo del credito.

Per potere utilizzare il credito IVA in F24, con codice tributo 6099, per l’anno di imposta 2019, in compensazione orizzontale con altri tributi e contributi, entro il 17/02/2020 (il 16 febbraio cade di domenica) occorrerà quindi presentare la dichiarazione IVA entro domani, venerdì 07/02/2020.

La compensazione dovrà avvenire, ai sensi dell’art. 3 DL 50/2017, attraverso modalità telematiche (canali Entratel o Fisconline).

L’obbligo del canale Entratel per la presentazione del modello F24, è stato esteso dal Collegato alla Legge di Bilancio 2020  anche per compensazioni di crediti maturati dal sostituto d’imposta per il recupero delle eccedenze di versamento delle ritenute e dei rimborsi erogati ai dipendenti, come rimborsi 730 e bonus Renzi.

Si ricorda come la compensazione verticale (imposta da imposta) non sia soggetta a tali vincoli, essa potrà quindi essere effettuata anche per somme superiori ad euro 5.000 senza obbligo di preventiva presentazione della dichiarazione, del decorso dei 10 giorni e del vincolo del visto di conformità.

Il visto di conformità deve essere apposto dal professionista che trasmette la dichiarazione, o al più a soggetto a questi riferibile (associazione professionale o società di servizi).

Sempre il Collegato alla Legge di Bilancio 2020  ha esteso l’obbligo di presentazione della dichiarazione preventiva, già previsto per le dichiarazioni IVA e per il credito ad esse correlato, all’utilizzo dei crediti IRPEF/IRES/IRAP e imposte sostitutive e addizionali di importo superiore a 5mila euro.

Anche in questo caso occorrerà attendere il decorso di dieci giorni per potere compensare i crediti e apporre sulle dichiarazioni il visto di conformità.

Sono esonerati dall’apposizione del visto, i  soggetti che hanno un punteggio ISA superiore ad 8, per il periodo di imposta 2018, per la richiesta a rimborso:

  • di crediti IVA inferiori ad euro 50.000,00
  • di crediti relativi alle imposte dirette inferiori ai 20.000,00 ( per ciascuna imposta)

E’ opportuno però interrogarsi in merito alla correttezza degli ISA, in quanto una risultanza ricalcolata dai verificatori al ribasso, può anche inficiare la compensazione dei crediti.

In caso di esclusione dall’apposizione del visto di conformità, occorrerà barrare apposita casella denominata “ esonero dall’apposizione del visto di conformità”, nel frontespizio della dichiarazione IVA.

E’ invece pacifico che la compensazione orizzontale, per importi inferiori ad euro 5.000,00, sia nel caso dell’IVA, sia nel caso delle imposte sui redditi, possa essere effettuata a decorrere dal 01/01/2020, senza alcun vincolo di preventiva presentazione della relativa dichiarazione, senza attendere quindi il decorso dei dieci giorni e senza apposizione del visto di conformità.

@Tratto da www.fiscoetasse.com

ESENZIONE IMU – CHI PUO’ USUFRUIRNE?

L’esenzione imu è applicabile in presenza dei soggetti indicati all’art. 7, comma 1, lett. i), del D.Lgs. n. 504/1992. Pertanto il soggetto passivo deve appartenere ad un ente riconducibile a quelli disciplinati dal succitato art. 73 del T.U.I.R. (D.P.R. n. 917/1986) e, nel caso in cui non vi rientri, non sarà possibile concedere l’esimente in esame.

Ne discende che sono automaticamente esclusi dal privilegio tutti i soggetti costituiti sotto forma di società commerciali. Inoltre, le attività svolte devono essere incluse, in maniera tassativa, fra quelle istituzionali qui di seguito riportate: assistenziali, previdenziali, sanitarie, di ricerca scientifica, didattiche, ricettive, culturali, ricreative, sportive, di religione e culto di cui all’art. 16 lett. a) della L. 20.5.85 n. 222, “dirette all’esercizio del culto e alla cura delle anime, alla formazione del clero e dei religiosi a scopi missionari alla catechesi, all’educazione cristiana”.

Nell’ ambito di enti sportivi, rientrano nell’alveo dell’esenzione non solo le associazioni sportive, ma anche le società sportive dilettantistiche che, ovviamente, esercitano attività effettuate a fronte di corrispettivi simbolici.

A tal fine si ricorda che la Circolare del MEF n. 2/DF del 26 gennaio 2009 specifica che l’applicazione dell’esenzione di legge è ammessa purché siano effettuate “attività sportive rientranti nelle discipline riconosciute dal CONI, a condizione che siano svolte dalle associazioni sportive e dalle relative sezioni non aventi scopo di lucro, affiliate alle federazioni sportive nazionali o agli enti nazionali di promozione sportiva riconosciuti ai sensi dell’art. 90 della legge n. 289 del 2002…”.

In questi casi, l’esenzione spetta esclusivamente per gli immobili nei quali si svolge concretamente l’attività sportiva agonistica, organizzata direttamente, quali partite di campionato, tornei, corsi. L’agevolazione fiscale non spetta per i locali messi a disposizione per l’esercizio dello sport da parte di soggetti terzi, ad esempio mediante affitto o comodato, o per la gestione degli stessi, come avviene per le piscine con ingresso a pagamento.

Analogamente, non potrà applicarsi l’esenzione se l’attività svolta riguarda corsi e l’utilizzo dei locali con pagamento da parte di coloro che li frequentano, con modalità diverse dal tesseramento, tipico onere a carico dei soci. Per quanto invece afferisce alla attività ricettive, l’esenzione spetta solo in presenza di attività istituzionali per le quali l’ente pratica un corrispettivo “simbolico”, se il servizio non è erogato gratuitamente.

Come affermato dalla Suprema Corte, nelle recenti pronunce n. 7415/2019 e 4066/2019, l’attività svolta con finalità sociali non basta da sola a escluderne la classificazione di attività economica, in quanto, per evitare la qualifica di natura lucrativa, l’attività deve essere svolta a titolo gratuito o, al massimo, dietro versamento di un importo simbolico.

Dunque, è irrilevante la finalità solidaristica che connota la specifica attività ricettiva, proprio perché non esercitata gratuitamente, bensì, come nei casi esaminati dagli Ermellini, praticando prezzi di fascia medio-bassa o applicando tariffe vantaggiose a particolari categorie di clientela. Con riferimento alle attività didattiche, si sottolinea che rientrano certamente nell’esenzione le scuole e le Università statali, ma anche gli Atenei legalmente riconosciuti, le scuole degli enti locali e quelle paritarie, nonché gli enti privati in regime di accreditamento, parificati a quelli statali, che organizzano corsi di Istruzione e Formazione Professionale (IeFP), purché si tratti di percorsi triennali e quadriennali.

Per riconoscere l’esenzione non è sufficiente che l’ente sia accreditato o convenzionato con la p.a. (come nel caso di scuole paritarie, case di cura o attività sanitaria in genere), perché ciò che rileva è il concreto svolgimento di attività con modalità non lucrativa.

Cabine per fototessera e postazioni per distribuzione automatica di cibi e bevande hanno l’esenzione sull’imposta della pubblicita’?

L’imposta comunale sulla pubblicità non è dovuta per le insegne di
esercizio che contraddistinguono la sede ove si svolge l’attività a cui queste si riferiscono, di superficie complessiva fino a 5 metri quadrati. Le società non non possono usufruire della esenzione sostenendo che le postazioni per la produzione fotografica devono essere considerate alla medesima stregua della sede in cui si esercita l’attività d’impresa, perché hanno lo scopo di indicare il luogo di esercizio dell’attività.

La Cassazione ha osservato che gli impianti pubblicitari presenti su cabine destinate alla riproduzione fotografica non possono essere paragonate alla sede sociale, né sussiste un “rapporto pertinenziale” con la medesima: questo porta a non riconoscere l’esenzione dall’ICP di cui all’art. 17, comma 1-bis, del D.Lgs. n. 507/1993. I giudici di piazza Cavour, infatti, hanno criticato la pronuncia della CTR, perché contraria al D.M. 7 gennaio 2003 del MEF che, nell’indicare le modalità operative per calcolare i trasferimenti compensativi ai Comuni, in occasione dell’introduzione dell’esenzione per le insegne d’esercizio, ha specificato che “rientrano nelle fattispecie esenti anche le insegne di esercizio che contengono indicazioni relative ai simboli e ai marchi dei prodotti venduti, ad eccezione del caso in cui questi ultimi siano contenuti in un distinto mezzo pubblicitario esposto, cioè in aggiunta ad una insegna di esercizio.

La Suprema Corte ha inoltre evidenziato che i giudici regionali hanno considerato le caratteristiche dell’insegna di esercizio, come indicate dall’art. 47 del d.P.R. n. 495/1992, e avrebbero impropriamente applicato tale definizione che si riferisce alla “sede dell’attività”, ma non alla “sede della società”. Sulla questione del concetto di “sede”, la Cassazione richiama i suoi precedenti, per mantenere la stessa direzione assunta in passato in relazione ai distributori automatici (Cassazione, n. 27497/2014).

I giudici di legittimità, infatti, hanno sostenuto che, in relazione alle persone giuridiche, categoria a cui la ricorrente appartiene, la sede ai fini civilistici è quella formale, ossia la sede legale, “risultante dall’atto costitutivo e dallo statuto, alla quale si aggiunge correntemente” la sede effettiva dove si svolge l’attività amministrativa e di direzione in cui si trovano gli organi amministrativi ed i dipendenti (si veda Cassazione n. 6021/2009, Cassazione n. 7037/2004).

Scadenze imu e tasi?

Il contribuente è obbligato per legge a presentare la dichiarazione entro un termine perentorio, che attualmente è fissato per l’Imu al 30 giugno dell’anno successivo rispetto a quello in cui è divenuto titolare del diritto di proprietà o di altro diritto reale sull’immobile. Per la Tasi invece lo stesso termine decorre dall’inizio della detenzione di locali e aree. Per le denunce c’è un termine unico. Con la modifica normativa le dichiarazioni dovranno essere presentate entro il 31 dicembre dell’anno successivo alla data di inizio del possesso o della detenzione di locali e aree.
Il decreto Crescita esonera i titolari degli immobili dall’obbligo di presentazione della dichiarazione e dall’attestazione dei requisiti di legge, al fine di fruire dell’agevolazione Imu per gli immobili concessi in comodato.

Dal 2022 i beni merci delle imprese destinati alla vendita, che già godono
dell’esenzione Imu, non saranno più soggetti neppure al pagamento della Tasi
L’agevolazione è condizionata dal fatto che gli immobili non siano locati. Se dati in affitto anche per un breve periodo perdono lo status imposto dalla norma di legge.

Il dl Crescita riconosce le agevolazioni Imu sui terreni anche alle società agricole, e non solo alle persone fisiche, e lo fa con una norma di interpretazione autentica, che per sua natura ha efficacia retroattiva. In realtà, più che di un riconoscimento si tratta di una conferma, poiché in vigenza dell’Imu nessuno ha mai dubitato del fatto che le società agricole avessero diritto a fruire di un trattamento agevolato.

L’articolo 13 del dl «Monti» (201/2011) ha riconosciuto i benefici a coloro che possiedono la qualifica di imprenditore agricolo professionale, di cui al decreto legislativo 99/2004. Nozione giuridica nella quale rientrano non solo le persone fisiche, ma anche le società, in qualsiasi forma costituite.

Esenzione imu per cooperativa

I soci e titolari di un fabbricato situato in una zona agricola, con relative pertinenze sempre adibite a tale scopo, possono chiedere l’esenzione IMU. In pratica si fa riferimento a tutti quegli immobili produttivi rurali, che chiedono il classamento catastale in D/10 consentendo l’automatica esenzione dal tributo IMU.

Tale classamento va autorizzato se gli immobili della cooperativa agricola sono strumentalmente destinati allo svolgimento di attività agricole contemplate dal Dpr 917/1986, art. 29 (ora 32), o anche di quelle aggiunte dal D.L. 557/1993, art. 9, comma 3-bis, e ciò a prescindere dal fatto che non coincida la titolarità del fabbricato e la titolarità dei terreni da cui provengono.

Le condizioni per l esenzione IMU di immobili classati D/10

Le condizioni per valutare la strumentalità di un immobile all attività agricola sussistono quando:

  • il fabbricato abbia una funzione produttiva connessa all’attività agricola dei soci;
  • tale funzione sia rivelata dalle caratteristiche proprie dell’immobile, delle pertinenze e degli impianti installati;
  • la tipologia del complesso sia tale da renderlo insuscettibile di destinazione diversa da quella originaria.

Marca da bollo virtuale: come verificare se legittima

La marca da bollo è quel valore bollato emesso dallo Stato che può essere di due tipi: la marca da bollo da 2 euro deve essere applicata su fatture e ricevute fiscali che superino l’importo precedentemente indicato. La marca da bollo da 16 euro si applica agli atti delle pubbliche amministrazioni, documenti societari o notarili.

Per eseguire l’interrogazione e quindi verificare se una marca da bollo apposta su un documento sia idonea ai fini del tributo dovuto all’Agenzia delle Entrate occorre inserire i quattordici numeri presenti appena sopra il codice a barre, nella parte bassa del contrassegno.

Per i contrassegni emessi fino al 15/03/2006, occorre inserire solamente gli ultimi undici numeri, non digitando le prime tre cifre (010).

In tutti i casi di contraffazione, annullamento, furto o smarrimento, dovrà essere presentata denuncia agli Organi di Polizia.

Deve intendersi contraffatto anche il contrassegno stampato su etichette rubate o smarrite. Se il contrassegno risultasse annullato deve essere comunque considerato non valido in quanto il tabaccaio ha eseguito una procedura telematica di annullamento ed i contrassegni annullati non possono essere venduti.

Attenzione
I dati relativi ai contrassegni vengono acquisiti a partire dal giorno successivo a quello di emissione in un arco di tempo variabile in funzione dell’operatività della rivendita. Pertanto è possibile che nei giorni immediatamente successivi a quello di emissione l’interrogazione non dia nessun risultato; sarà necessario aspettare qualche giorno e ripetere l’operazione.

Per controllar una marca da bollo andare sul sito https://www1.agenziaentrate.gov.it/servizi/valoribollati/index.htm ed inserire nel campo “Inserimento numero scontrino” il numero della marca da bollo. Poi nel campo sottostante inserire il codice sicurezza a vista o ascoltato con l audio e cliccare su Procedi. Dopo qualche istante il programma informa se la marca da bollo risulta smarrita, rubata o non è valida.
Come?
Se il risultato della elaborazione dice che la marca è annullato vuol dire che non potrà essere utilizzata in circolazione sui documenti.


sollecito di pagamento prestazioni sanitarie

Ticket Pronto soccorso: in arrivo solleciti di pagamento

Hai avuto un problema di salute contingente e ti sei recato al più vicino presidio di pronto soccorso per le cure del caso.
Sorpresa, dopo 8 anni, quando ormai non ricordi più neanche cosa sia accaduto quel giorno di quell’anno, la pubblica amministrazione, nella fattispecie l’ASL di competenza può ancora inviarti un sollecito di pagamento per la prestazione erogata dal pronto soccorso.

Solitamente il sollecito oltre ad allegare il bollettino di c/c postale e la cifra da pagare comunica anche il numero del referto e la data dell’incidente. Il problema subentra nel momento in cui si parla di sollecito al pagamento: ciò vuol dire che l’utente ha già ricevuta una comunicazione di richiesta di pagamento ticket ovvero

La giurisprudenza distingue ai fini della prescrizione i ticket sanitari dalla quota di partecipazione al S.S.N. per le prestazioni sanitarie ricevute dal servizio di pronto soccorso.
Tuttavia nonostante la distinzione che si ricava dalla letture delle sentenze sembra che la pubblica amministrazione abbia 10 anni di tempo per recuperare tali crediti.

Che poi la somma richiesta nel sollecito comprenda eventuali sanzioni o interessi non è dovuto sapere dal contenuto delle lettere di sollecito.
Si vocifera che in alcune regioni sono arrivo richieste di sollecito di pagamento.

Definizione agevolata ingiunzioni

Multe stradali ma anche imposte sulla casa come Imu (o la ex Ici), Tasi e Tari. Per chi non ha pagato o per i contribuenti che hanno commesso errori di calcolo si profila una nuova opportunità di sanatoria. Il decreto crescita (Dl 34/2019) – ora in corso di conversione in prima lettura alla Camera – ha riaperto la possibilità della definizione agevolata delle ingiunzioni degli enti locali, a condizione che la delibera venga adottata entro il prossimo
1° luglio. Una misura che fa il paio con la rottamazione dei ruoli affidati ad agenti della riscossione, il cui termine di adesione è scaduto il 30 aprile scorso ma che ora il Parlamento con un emendamento leghista proprio al decreto crescita potrebbe riaprire.

Nel perimetro della (potenziale) sanatoria rientrano gli atti di ingiunzione notificati dal 2000 al 2017. Qualora l’ente locale dia il via libera, in caso di adesione il contribuente non pagherà le sanzioni, mentre gli interessi saranno dovuti. Il periodo di dilazione del pagamento inoltre può arrivare al massimo a settembre 2021, in luogo dei cinque anni previsti per i debiti erariali (come ad esempio l’Irpef/Ires o l’Iva). Non saranno ammessi ritardi, neppure minimi, nel pagamento delle singole rate. A differenza dei debitori dell’Ader, tuttavia, in questo caso la definizione non è sancita per legge ma dipende da una scelta del tutto autonoma dell’ente impositore, che ha per l’appunto 60 giorni di tempo dall’entrata in vigore del Dl 34/2019 avvenuta lo scorso 1° maggio.

Nel caso dei Comuni, che costituiscono la platea più numerosa dei soggetti interessati, occorrerà un regolamento approvato con delibera consiliare. Entro 30 giorni dall’approvazione, gli enti devono darne notizia sul proprio sito istituzionale. Sotto il profilo oggettivo sono interessate le ingiunzioni notificate dal 1° gennaio 2000 al 31 dicembre 2017. La definizione agevolata riguarda le ingiunzioni relative sia a entrate tributarie che non tributarie. Ci sono però anche delle esclusioni che sono le stesse della rottamazione-ter:

  • le somme a titolo di recupero di aiuti di Stato illegittimi;
  • i crediti derivanti da pronunce di condanna della Corte dei conti;
  • le sanzioni propriamente penali;
  • le sanzioni diverse da quelle contributive e tributarie.

Quest’ultima è in realtà l’esclusione di maggiore rilevanza in ambito locale. Con particolare riguardo alle entrate comunali, non possono essere rottamate ad esempio le sanzioni in materia di Tia (la tariffa di igiene ambientale che ha preceduto la Tari) e Tari puntuale e di imposta di soggiorno, nei riguardi dei gestori delle strutture ricettive, perché in questo caso sono previste sono le sanzioni generiche per violazioni del regolamento comunale.

Con riferimento invece al Cosap (canone occupazione aree e suoli pubblici), l’entrata non tributaria che molti Comuni hanno istituito al posto della Tosap (tassa di occupazione aree e suoli pubblici), il ministero dell’Economia ha chiarito nel corso di Telefisco 2018 che le sanzioni possono essere rottamate, in quanto sanzioni strettamente collegate all’entrata in questione.

A tal proposito, va ricordato che gli interessi sono sempre dovuti, diversamente dalla rottamazione statale che invece azzera gli interessi di mora. Le delibere di adesione alla sanatoria delle ingiunzioni dovranno disciplinare anche gli aspetti applicativi, quali ad esempio:

il termine per la presentazione della domanda;

il numero delle rate, fermo restando che la scadenza finale non può superare settembre 2021;

Il termine entro il quale l’ente o il concessionario deve comunicare al debitore gli importi dovuti. Diversamente dalla norma statale, non è tollerato alcun ritardo nel pagamento delle rate. Sarà pertanto sufficiente un solo giorno per perdere tutti i benefici di legge. D’altro canto, non è disposto che in caso di decadenza non possa essere concessa una ulteriore dilazione del debito residuo.

Cosa è la fatturazione elettronica

logo fatturapa

La fatturazione elettronica è operativa dal 31 marzo 2015 per tutte le amministrazioni centrali e locali, la Fatturazione elettronica è un progetto dell’Agenda Digitale che riveste un ruolo significativo nel contesto del monitoraggio e del controllo della spesa pubblica, rappresentando un’importante innovazione nell’ambito della digitalizzazione della Pubblica Amministrazione.

La fatturazione elettronica consiste in un sistema informatizzato che permette la creazione, trasmissione e conservazione delle fatture che sostituisce definitivamente la gestione cartacea delle stesse abbattendo quasi del tutto i costi legati alle gestione documentale.

Come funziona

Il sistema svolge tre importanti funzioni:

  • riceve i file delle fatture a patto che questi rispettino requisiti e le caratteristiche determinate;
  • effettua i controlli necessari sui file ricevuti;
  • inoltra le fatture ai destinatari.

Con la Legge finanziaria 2008 (L. 244/2007), è stato infatti sancito l’obbligo per i fornitori delle Amministrazioni dello Stato di inviare le fatture esclusivamente in formato elettronico attraverso il Sistema di interscambio. Il formato unico “FatturaPA“, introdotto per tutte le amministrazioni, recepisce le informazioni tipiche della fattura e nel contempo consente di veicolare le informazioni logistico-gestionali che permettono di ottenere un dialogo diretto tra i sistemi informativi. 
Le fatture, trasmesse in diverse modalità (PEC – Posta Elettronica Certificata o canale FTP – File Transfer Protocol o WS – Web Service), vengono inviate al Sistema di Controllo di Gestione SICOGE della Ragioneria Generale dello Stato (RGS). Il Sistema di Interscambio si integra con le piattaforme informatiche preposte al controllo della spesa, in particolare con la banca dati delle amministrazioni pubbliche; con i sistemi gestionali delle Agenzie fiscali determinando le condizioni tecniche per una completa automazione del ciclo passivo e agevolando le operazioni di controllo.

Il Sistema di Interscambio per la fatturazione elettronica è un sistema “multiservizi” che interagisce con il mondo degli operatori economici e delle PP.AA. tramite diversi canali di comunicazione, adattandosi alle esigenze sia di soggetti che emettono un numero limitato di fatture sia delle “utilities company” che emettono fatture in modalità massiva. L’architettura applicativa del Sistema di interscambio è costituita da un orchestratore di processi che possono essere attivati con parallelismi regolabili in tempo reale, inoltre il ricorso in maniera diffusa, a “web-services”, per l’accesso alla base dati e per le elaborazioni più complesse, permette una notevole flessibilità e scalabilità  per poter sempre gestire l’aumento dei carichi di lavoro attraverso l’utilizzo di componenti replicabili in grado di lavorare parallelamente.

Il sistema è disponibile 24 ore al giorno per 365 giorni l’anno e la peculiare architettura ne consente la manutenzione senza necessità di interruzioni del servizio; da quando è attivo ha gestito milioni di fatture trasmesse da circa 900.000 operatori economici e destinate a più di 55.000 uffici delle Amministrazioni.

Il Decreto Legislativo 127 del 2015 ha ampliato la possibilità dell’utilizzo del SdI comprendendo anche lo scambio di fatture tra privati a partire dal 1 gennaio 2017. La Fatturazione elettronica si colloca in un panorama progettuale europeo che vede coinvolti gli Stati membri nella realizzazione di una piattaforma di public-procurement volta ad agevolare gli scambi economici all’interno dell’Unione. Tramite il sito www.fatturapa.gov.it si possono acquisire le informazioni necessarie all’espletamento del processo di Fatturazione elettronica, accedere ai servizi e richiedere assistenza e supporto.

ricevute elettroniche

Eliminazione delle carta per ricevute e scontrini

Dal 1 luglio 2019 si contribuisce sempre più ad eliminare la carta dalla circolazione grazie all’introduzione della tecnologia e soprattutto dell’elettronica. Grazie all’avvio della fatturazione elettronica, novità che ha coinvolto per lo più i titolari di partita IVA, anche i piccoli e grandi consumatori sono interessati da questa novità.

I commercianti dovranno installare nuovi registratori telematici in sostituzione degli registratori di cassa che elaborano lo scontrino cartaceo.

Per commercianti e negozianti scatterà l’obbligo di memorizzare e trasmettere all’Agenzia delle Entrate i dati dei corrispettivi giornalieri. Un adempimento quotidiano da farsi con i nuovi Registratori Telematici (RT) o mediante i servizi gratuiti Sogei, partner tecnologico dell’Amministrazione Finanziaria.

Con l’abolizione dello scontrino cartaceo si legge su www.moeny.it, è necessario conservare il documento commerciale ai fini di eventuali resi o per far valere la garanzia. Le informazioni che lo scontrino elettronico-commerciale contiene sono:

  • data e ora di emissione;
  • numero progressivo;
  • ditta, denominazione o ragione sociale, nome e cognome, dell’emittente;
  • numero di partita IVA dell’emittente;
  • ubicazione dell’esercizio;
  • descrizione dei beni ceduti e dei servizi resi (per i medicinali può essere utilizzato il codice AIC);
  • ammontare del corrispettivo complessivo e di quello pagato.

Attenzione: il documento commerciale che sostituisce lo scontrino non ha valore fiscale. Se per un acquisto si intende accedere a detrazioni o deduzioni fiscali, sarà necessario richiedere esplicitamente all’esercente l’emissione del documento commerciale fiscale.

cosa-è-e-come-ricevere-la-pensione-di-cittadinanza

Pensione di cittadinanza

Sono partite il mese scorso le prime erogazioni della pensione di cittadinanza, alle persone di 67 anni che si trovano in determinate condizioni economiche. Il requisito anagrafico vale per gli anni 2019 e 2020 mentre dal 2021 gli incrementi dell’importo saranno adeguati all’aspettativa di vita.

Quale è la finalità della pensione di cittadinanza?

La finalità di questo strumento è sostenere i pensionati che vivono sotto la soglia di povertà e che hanno un indicatore della situazione economica (Isee) familiare inferiore a 9.360 euro, se si risiede in affitto, in caso contrario la soglia non deve superare i 7.560 euro.

Requisiti per la pensione di cittadinanza

Nel caso di nucleo composto da 1 sola persona la scala di equivalenza sarà pari a 1, incrementata di 0,40 punti per ogni ulteriore componente. Il patrimonio immobiliare diverso dalla prima casa, non deve essere superiore a 30.00 euro mentre quello finanziario dovrà risultare inferiore a 6 mila euro, elevati ad 8 mila nel caso di coppia.

Per una coppia, che vive in casa di proprietà, il reddito di riferimento deve essere inferiore a 10.584 euro per usufruire del trattamento pensionistico.

Nessun componente del nucleo familiare dovrà risultare intestatario a qualunque titolo o avere la disponibilità di autoveicoli immatricolati per la prima volta nei sei mesi precedenti la richiesta, oppure autoveicoli di cilindrata superiore a 1.600 centimetri cubi o motoveicoli di cilindrata superiore a 250 metri cubi, immatricolati per la prima volta nei due anni antecedenti.

Sono esclusi i mezzi soggetti ad agevolazione fiscale in favore di persone con disabilità. Inoltre nessun componente deve risultare intestatario a qualunque titolo o avere la piena disponibilità di navi e imbarcazioni da diporto.

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Esenzione Ici e Imu

Non sono tassabili, ai fini Ici e quindi anche Imu, i fabbricati collabenti
censiti nella categoria F/2, in quanto il fabbricato è privo di rendita e il Comune non può nemmeno fare ricorso ad una base imponibile diversa, come quella attribuibile all’area di insistenza del fabbricato, giacché non si tratta di un’area edificabile, ma di un’area già edificata.

Gli immobili oggetto del seguente articolo sono definiti dall’art. 3 del dm 28/1998, che prevede che possono formare oggetto di iscrizione in catasto, senza attribuzione di rendita catastale, ma con descrizione dei caratteri specifici e della destinazione d’uso, i seguenti immobili:

  1. fabbricati o loro porzioni in corso di costruzione o di definizione
  2. costruzioni inidonee ad utilizzazioni produttive di reddito, a causa dell’accentuato livello di degrado
  3. lastrici solari
  4. aree urbane

Pertanto le unità collabenti, ossia le costruzioni caratterizzate da un notevole livello di degrado che ne determina una incapacità di produrre ordinariamente un reddito proprio possono essere iscritte in catasto.

Patto per il lavoro e Patto per l'inclusione sociale

Hai chiesto il Reddito di Cittadinanza?

Patto per il lavoro e Patto per l’inclusione sociale

Chi richiede il reddito di cittadinanza ha degli obblighi da rispettare. In primis è tenuto a fornire la dichiarazione di immediata disponibilità al lavoro anche da parte dei componenti del nucleo familiare che sono maggiorenni, nonché aderire ad un percorso personalizzato di accompagnamento all’inserimento lavorativo e all’inclusione sociale.
Per inclusione sociale si intendono attività di riqualificazione professionale, di completamento degli studi, svolgimento di attività utili alla collettività nonché di altri impegni individuati dai servizi competenti finalizzati all’inserimento nel mercato del lavoro.

Esonero dagli obblighi: reddito di cittadinanza

Sono esclusi dagli obblighi tutti i componenti del nucleo familiare che sono maggiorenni, non occupati e non frequentanti un regolare corso di studi o di formazione. Possono essere altre esclusi dagli obblighi connessi alla fruizione del reddito di cittadinanza i componenti del nucleo familiare con carichi di cura, valutati con riferimento alla presenza di soggetti minori di tre anni di età ovvero i componenti con disabilità grave o non autosufficienti. Infine sono altresì esclusi chi beneficia della pensione di cittadinanza ovvero i beneficiari del reddito di cittadinanza titolari di pensione diretta o comunque di età pari o superiore a 65 anni.

Obblighi per entrambi

Il richiedente e i componenti del nucleo familiare a cui è stato riconosciuto il beneficio del reddito di cittadinanza sono tenuti a rendere dichiarazione di immediata disponibilità al lavoro, entro trenta giorni, tramite l’apposita piattaforma digitale ovvero tramite gli istituti di patronato convenzionati, presso i centri per l’impiego.

Fisco: assegni ridotti per i contribuenti

Forse non si ricorda che i tagli partono dal lontano 1995 dove con la riforma Dini, il Governo ha ridotto proporzionalmente gli assegni all’entità dei redditi conseguiti per attività lavorativa sia essa autonoma che dipendente.
Poi, nel caso l’invalido continuasse a lavorare percependo una somma superiore a quattro volte il trattamento minimo Inps si vedrà decurtare la pensione del 25%. Se il suo reddito del diversamente abile supera cinque volte l’ammontare annuo del minimo, il taglio è della metà (50%).

Quando viene corrisposto l’assegno di invalidità?

In sostanza l’assegno di invalidità viene corrisposto:

  1. nella misura al75% del suo ammontare, nel caso in cui il titolare consegua redditi da lavoro d’importo annuo superiore ai 26.676.52 (anno 2019).
  2. nella misura ridotta al 50% del suo ammontare, nel caso in cui il titolare consegua redditi da lavoro superiori a 33.345,65 euro.

Cosa succede se l’invalido non cessa il lavoro e riceve anche l’assegno?

Succede che la riduzione dell’assegno si cumula all’applicazione delle norme sul cumulo e, in conseguenza, l’invalido oltre a vedersi ridotta la pensione cui avrebbe diritto può restituire parte dell’assegno. Attenzione allora. Ovviamente l’incumulabilità opera sull’importo dell’assegno ridotto, sempre che sia di ammontare superiore al trattamento minimo.

a-chi-spetta-la-reversibilità

Pensioni di reveresibilità e indiretta

Grazie alle legislazioni europee, anche le pensioni italiane subiscono tagli soprattutto nel caso in cui il coniuge superstite vanta redditi propri superiori a tre volte il trattamento minimo Inps.

Pertanto sarà sempre più difficile ereditare la pensione di reversibilità perché tra i vari limiti c’è anche quello di vincolare il trattamento spettante al coniuge superstite alla situazione economica della stessa. Praticamente la soglia che fa scattare la riduzione della pensione di reversibilità è di euro 20.008 al lordo dell’Irpef nel 2019.

Come avere la pensione di reversibilità

Il nostro sistema prevede due tipi di trattamenti pensionistici:

  1. la pensione di reversibilità;
  2. la pensione indiretta.

La pensione di reversibilità spetta quando il familiare deceduto era già pensionato, cioè era titolare di una pensione di vecchiaia, di anzianità o di inabilità. La pensione indiretta invece, spetta al coniuge e ai figli di un lavoratore scomparso mentre era ancora in attività.

Quando scatta il diritto della pensione indiretta?

Per far si che scatti questo diritto il familiare scomparso deve aver maturato indipendentemente dall’età, 15 anni di contributi oppure un minimo di 5 anni, di cui almeno tre versati nel quinquennio precedente la data del decesso.

Quali sono i requisiti per la pensione di reversibilità?

I requisiti sono: se il familiare era già pensionato non sono richiesti particolari requisiti, se il familiare era ancora in attività deve invece avere un minimo di 15 anni di contributi oppure, 5 anni.

Quanto spetta?
Al coniuge spetta solo il 60% mentre con il figlio si sale all’80%, con due o più figli si arriva al 100%.
Solo al figlio spetta il 70%, a due figli l’80%, a tre il 100%.

A chi spetta la reversibilità o la pensione indiretta?

Le persone aventi diritto alla pensione di reversibilità e indiretta sono il coniuge e i figli ed i genitori e fratelli celibi, le sorelle nubili.
Chi appartiene a questa categoria subentra nel diritto non in mancanza del coniuge o dei figli, ma anche se è in possesso di requisiti piuttosto rigidi.

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Qual’è il minimo contributivo per avere la pensione di vecchiaia?

Il minimo contributivo che dà diritto alla pensione di vecchiaia è fissato a 20 anni. La legge Amato aveva stabilito delle eccezioni a favore di alcune categorie che hanno beneficiato del vecchio minimo di 15 anni, ossia coloro che alla data del 31 dicembre 1992 avevano maturato il vecchio requisito dei 15 anni. Inoltre beneficiavano di alcune eccezioni anche chi sempre in quella data, risultava autorizzata alla prosecuzione del lavoro.

Sono ancora in vigore le eccezioni per raggiungere il minimo contributivo?

Si! Tali eccezioni sono state prima negate da una interpretazione dell’INPS con la circolare numero 35 del 2012 sulla legge di riforma poi riconfermate con la circolare 16 del 2013.

La pensione di vecchiaia

La pensione di vecchiaia è sempre più lontana, l’innalzamento dei limiti di età, pari sino al 2011 a 60 anni per le donne, e a 65 per gli uomini, è iniziato nel 1993 con la riforma Amato. A quel tempo si poteva lasciare il lavoro a 55 anni e 60 anni. In pratica avevamo i limiti più bassi di Europa.

A partire dal 2012 è cambiato tutto: l’età di vecchiaia, per entrambi i sessi, è salita gradualmente sino a raggiungere gli attuali non comprensibili 67 anni.

Pensione di vecchiaia per i dipendenti pubblici

Pensione di vecchiaia più lontana anche per i lavoratori dipendenti del pubblico impiego. Gli effetti della riforma Monti-Fornero si possono definire soft, in quanto hanno innalzato solo di un anno il limite per entrambi i sessi.

Considerato però che è stata soppressa la cosiddetta “finestra mobile” che prevedeva l’attesa di un anno tra la maturazione del diritto e la riscossione, si può dire che per i pubblici impiegati, relativamente all’anno 2012 non è praticamente cambiato nulla.