Esenzione Imu per la Camera del Lavoro

Sapevi che i patronati, le camere di lavoro in genere non pagano l’IMU?
Trattasi di un esenzione prevista per gli enti che non hanno per oggetto esclusivo o principale l’esercizio di un’attività commerciale.
Gli istituti di patronato, dice la giurisprudenza, non svolgono propriamente attività sindacale o politica, ma assistono, senza scopo lucrativo, i lavoratori e i pensionati nelle pratiche amministrative e giudiziarie quindi, viste le funzioni svolte, non vi è dubbio che la Camera del lavoro è un ente che non ha per oggetto esclusivo o principale l’esercizio di attività commerciale.

Cosa sono le Camere del lavoro?

All’inizio degli anni Novanta fecero la loro comparsa le CAMERE DEL LAVORO, destinate a rappresentare organismi centrali e specifici del movimento sindacale. Le prime Camere del Lavoro nacquero nel 1891 a Milano, Torino e Piacenza. Nel capoluogo lombardo lo Statuto costitutivo redatto da Osvaldo Gnocchi-Viani, fine conoscitore dell’esperienza sindacale francese, divenne ben presto il modello di riferimento delle nascenti organizzazioni camerali. 

Gli scopi principali delle CdL erano : 

¨ IL COLLOCAMENTO;
¨ L’ISTRUZIONE;
¨ L’ASSISTENZA.

Il fine ultimo restava il miglioramento delle condizioni di vita e di lavoro della classe operaia, da raggiungersi senza il ricorso alla resistenza anticapitalistica. Durante le prime esperienze” sindacali” i dirigenti camerali ricorsero spesso all’arbitrato, soprattutto su materie quali il salario e l’orario di lavoro. Proprio nel 1891, anno di nascita delle prime Camere del Lavoro, Papa Leone XIII scrisse l’enciclica (lettera papale) intitolata Rerum Novarum, che è stata poi alla base di tutta la successiva dottrina sociale della Chiesa. 

Nel documento tutti i punti salienti ruotavano attorno al principio cristiano della difesa e della dignità del lavoro umano. Da questo ne discendeva anche il riconoscimento della proprietà privata, la condanna del marxismo ateo, ma anche del liberalismo (concezione politica che sosteneva le libertà personali del cittadino ed affidava allo Stato il compito di garantirle) che produceva, secondo la Chiesa, sfruttamento e generava un dissidio stridente fra ricchi e poveri. Negli anni Novanta, sotto la spinta dell’interessamento papale, i cattolici iniziarono un cammino di rinnovamento delle proprie strutture sindacali e costituirono, accanto alle società di Mutuo Soccorso, le Unioni professionali, costituite da datori di lavoro e operai. 

Tuttavia tali strutture, alla luce della radicalizzazione dello scontro di classe, non andarono avanti. Nel 1893 si riunì a Parma il 1° Congresso Nazionale delle Camere del Lavoro. 

Accanto alle già citate : Milano, Torino e Piacenza, parteciparono all’assise le strutture di altre nove città italiane: Bologna, Brescia, Cremona, Firenze, Parma, Pavia, Padova, Roma e Venezia. Da questo incontro nacque l’idea di dotarsi di un coordinamento permanente da realizzarsi attraverso la costituzione della Federazione Italiana delle Camere del Lavoro, che non ebbe vita facile fino al 1901, (IV Congresso camerale di Reggio Emilia), quando la Federazione incominciò a svolgere un efficace ruolo di coordinamento e unificazione delle strutture. 

Tra il 1893 e il 1901, si sviluppò un processo di graduale trasformazione dei compiti delle Camere del Lavoro. A poco a poco, la loro specificità di strutture organizzate su base territoriale e interprofessionale, fece sì che le funzioni originali del collocamento e dell’assistenza passassero ad una tutela più ampia e generale degli interessi del proletariato. Questo comportò un rapporto ambiguo col Partito Socialista. A Genova nel 1892, al Congresso costitutivo del Partito dei Lavoratori Italiani, (dal 1893 Partito Socialista dei Lavoratori e dal 1895 Partito Socialista Italiano), le Camere del Lavoro vennero riconosciute come strumenti di lotta sindacale. 

La crisi economica del 1887, culminata nel 1894 con il crollo del sistema bancario italiano, causò un evidente peggioramento delle condizioni di vita della classe lavoratrice , a cui fece seguito una radicalizzazione dello scontro sociale. I primi a muoversi furono gli edili a Roma nel 1887 e a Milano nel 1889. 

Ma il primo sciopero di una certa efficacia fu quello di Milano del 1891, promosso dai metallurgici contro gli arbitri padronali legati all’utilizzo indiscriminato del cottimo. Uno dei movimenti più intensi si verificò in Sicilia. I cosiddetti Fasci siciliani nacquero ufficialmente nel maggio 1891. 

Questi erano un’organizzazione unitaria che legava le grandi masse dei braccianti proletarizzati, con i pastori e i lavoratori delle miniere, ridotti alla fame da una violenta crisi economica. La causa principale delle difficoltà risiedeva nella guerra commerciale con la Francia. Era una guerra che paralizzava i tre prodotti principali dell’isola e cioè : zolfo, vino e agrumi. Una ulteriore mutazione dei Fasci fu rappresentata dal diffondersi delle idee socialista. 

Questa connotazione politica e l’asprezza delle lotte scatenarono una violentissima reazione statale. Il 20 gennaio del 1893 i militari spararono su centinaia di contadini che stavano occupando le terre di Caltavuturo. Fu una vera strage; 11 morti e decine di feriti. L’eccidio si ripeté qualche mese dopo a Serradifalco. Il Governo Giolitti, proibì manifestazioni e comizi. 

Il successore di Giolitti, Crispi colpì ancora più duramente ordinando lo scioglimento dei Fasci e l’occupazione militare, dallo stato d’assedio agli arresti di massa. Fu un crescendo di ferocia che culminò con le condanne nel processo di Palermo, comminate dal Tribunale militare. Le lotte comunque continuarono non solo in Sicilia, ma in tutta Italia. Nel 1896 i tipografi di Milano scesero in piazza per rivendicare le nove ore di lavoro giornaliere e minimi di salario ed un freno al cottimo. A Milano nel 1898 iniziarono i moti del pane. La lotta iniziò a seguito del forte aumento del prezzo del grano. 

Seguirono tumulti in molte regioni italiane. A maggio il moto assunse a Milano un carattere più ampio e popolare. Il Primo ministro di allora Rudini ( leader della Destra) mise in atto una reazione spropositata. I morti furono decine e moltissimi i feriti. Pesanti condanne colpirono tutti i capi politici e sindacali del movimento operaio. La locale Camera del Lavoro venne sciolta. 

Le lotte del decennio successivo legarono sempre di più le organizzazioni sindacali al movimento operaio. Questo fu un processo lungo e non sempre lineare che produsse una mutazione di rilievo. Le Camere del Lavoro andarono sempre più consolidandosi per diventare più proletarie (operaie) e più popolari rappresentando un punto fermo, una specie di argine di sicurezza del movimento operaio. 

Esse furono uno strumento di coordinamento e di direzione della resistenza, ma soprattutto diventarono il presidio più saldo a difesa dei diritti e della dignità della classe lavoratrice. Non a caso, infatti, che dal 1898 al fascismo, gli avversari e i nemici del sindacato pensarono di colpirlo proprio attaccando le Camere del Lavoro, attraverso gli scioglimenti, le condanne ed arrivando persino a bruciarle e a devastarle.
Tratto da https://www.cgil-nuoro.it

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