Consulenze legali Online

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Sono un papà con figlio di 2 anni, posso chiedere l’assegnazione ad un ufficio più vicino a casa?
Trasferimento dei dipendenti pubblici, avvicinamento

L’art. 42 bis, comma 1, del d.lgs. 26 marzo 2001 n. 151 (T.U. delle disposizioni legislative in materia di tutela e sostegno della maternità e della paternità) prevede che “il genitore con figli minori fino a tre anni di età dipendente di amministrazioni pubbliche di cui all’art. 1, comma 2, del decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165, e successive modificazioni, può essere assegnato, a richiesta, anche in modo frazionato e per un periodo complessivamente non superiore a tre anni, ad una sede di servizio ubicata nella stessa provincia o regione nella quale l’altro genitore esercita la propria attività lavorativa ….”. Destinatario di tale beneficio è il solo personale civile dipendente dalle pubbliche amministrazioni disciplinate dal d.lgs. n. 165/2001.

Passaggio da un’amministrazione pubblica ad un altra e trattamento economico e anzianità pregresse

In materia di pubblico impiego privatizzato, l’assunzione da parte di un Comune, a seguito di pubblico concorso, di un soggetto precedentemente appartenente all’Amministrazione regionale comporta la costituzione di un nuovo rapporto di lavoro, e non può, pertanto, essere equiparata al trasferimento ai fini della conservazione dei diritti acquisiti, quali la qualifica ed il livello retributivo ad essa connesso. Né il dipendente, a seguito del passaggio alla nuova Amministrazione, ha diritto di percepire l’assegno “ad personam”, previsto dall’art. 202 del d.P.R. n. 3 del 1957, innovato dall’art.3, comma 57, della legge n. 537 del 1993 atteso che detta norma si riferisce esclusivamente ai casi di passaggio di carriera da parte dei dipendenti statali, compreso il caso dell’accesso per concorso, e non è applicabile alle altre categorie di dipendenti pubblici, non assumendo, a tal fine, rilievo il fatto che all’entrata in vigore della legge n. 537 del 1993 fosse già intervenuta la “privatizzazione” del pubblico impiego ad opera del d.lgs. n. 29 del 1993, posto che il mutamento della natura giuridica del rapporto di lavoro non ne ha certamente determinato l’unificazione della disciplina. (Rigetta, App. Messina, 29/12/2005) Sez. lavoro, Sentenza n. 17645 del 29-07-2009 (ud. del 10-06-2009), G.G. c. Comune di Santo Stefano di Camastra (rv. 609945) .

Che cosa si intende per Amministrazione pubblica?

Ai fini dell’applicazione della disciplina di cui al d.lgs. 30 marzo 2001, n. 165, recante norme generali in materia di rapporto di lavoro alle dipendenze di amministrazioni pubbliche, non rientrano nella nozione di amministrazione pubblica gli enti pubblici economici, non ricompresi nell’elencazione contenuta nell’art. 1, comma 2, del citato decreto (che si riferisce a “tutti gli enti pubblici non economici nazionali, regionali e locali”).

Trasferimento ad altra sede del dipendente pubblico.

L’art. 42 bis, comma 1, del d.lgs. 26 marzo 2001 n. 151 (T.U. delle disposizioni legislative in materia di tutela e sostegno della maternità e della paternità) prevede che “il genitore con figli minori fino a tre anni di età dipendente di amministrazioni pubbliche di cui all’art. 1, comma 2, del decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165, e successive modificazioni, può essere assegnato, a richiesta, anche in modo frazionato e per un periodo complessivamente non superiore a tre anni, ad una sede di servizio ubicata nella stessa provincia o regione nella quale l’altro genitore esercita la propria attività lavorativa ….”. Destinatario di tale beneficio è il solo personale civile dipendente dalle pubbliche amministrazioni disciplinate dal d.lgs. n. 165/2001 (Annulla la sentenza del T.a.r. Lazio, sez. I ter, 8 novembre 2009, n. 10884). Sez. VI, Sentenza n. 7506 del 14-10-2010 (ud. del 15-06-2010), Ministero dell’Interno c. A.A.

Sono un impiegato pubblico a chi devo rivolgermi per problemi con il mio datore di lavoro? Al TAR?

All’art. 63, comma 1, il D.Lgs. n. 165/2001 (recante norme generali sull’ordinamento del lavoro alle dipendenze delle Amministrazioni pubbliche), dispone che sono devolute al Giudice ordinario, in funzione di Giudice del lavoro, le controversie relative ai rapporti di lavoro alle dipendenze delle pubbliche amministrazioni di cui all’art. 1, comma 2, eccetto quelle relative ai rapporti di lavoro di cui al comma 4, incluse le controversie concernenti l’assunzione al lavoro, il conferimento e la revoca degli incarichi dirigenziali e la responsabilità dirigenziale, nonché quelle concernenti le indennità di fine rapporto, comunque denominate e corrisposte, ancorché vengano in questione atti amministrativi presupposti.

Licenziamento dei dipendenti pubblici

In tema di licenziamento disciplinare dei pubblici dipendenti a seguito di sentenza penale di patteggiamento, non si applica la disciplina del procedimento disciplinare prevista, in particolare, quanto ai termini per l’instaurazione e la conclusione del procedimento, dall’art. 9, comma 2, della legge n. 19 del 1990, sia per la particolare connotazione del procedimento penale che si conclude con sentenza di applicazione della pena su richiesta delle parti (cfr. Corte cost., sent. n. 197 del 1999), sia per l’inapplicabilità, a far data dalla stipulazione del primo contratto collettivo, della disciplina generale e speciale del procedimento disciplinare nei confronti dei pubblici dipendenti (artt. da 100 a 123 del d.P.R. n. 3 del 1957 e disposizioni ad esso collegate) in seguito all’entrata in vigore degli artt. 72 e 74 del d.lgs. n. 29 del 1993 (di attuazione della legge n. 421 del 1992, di privatizzazione del pubblico impiego), e all’abrogazione di tutte le disposizioni in materia di sanzioni disciplinari incompatibili con il nuovo regime giuridico del lavoro pubblico.

Personale UNEP è personale speciale?

Il personale addetto agli uffici notificazioni, esecuzioni e protesti (c.d. UNEP), rientra a pieno titolo tra i destinatari del c.c.n.l. – comparto “Ministeri” – (D.P.C.M. 30 dicembre 1993, n. 593), di cui al provvedimento (di autorizzazione) del P.C.M. del 3 marzo 1995, non costituendo più una “carriera speciale”, bensì uno specifico “profilo professionale” dei dipendenti dello Stato (di cui al d.P.R. 17 gennaio 1990, n. 44), come tale assoggettato alle disposizioni del d.lgs. 3 febbraio 1993, n. 29, poi confluito nell’attuale d.lgs. 30 marzo 2001, n. 165; ne consegue che, pur persistendo la normativa speciale quanto a funzioni e disciplina del rapporto di impiego, gli addetti all’UNEP fanno parte, in ogni caso, del pubblico impiego e, quindi, in relazione al loro operato deve ritenersi ammissibile la responsabilità del Ministero della Giustizia ai sensi dell’art. 28 Cost.

Esercizio dell’attività amministrativa e risarcimento del danno

Il diritto del privato al risarcimento del danno prodotto dall’illegittimo esercizio dell’attività amministrativa, ha attuazione diversa a seconda della natura dell’interesse legittimo nel senso che, se l’interesse è oppositivo, occorre accertare se l’illegittima attività dell’Amministrazione abbia leso l’interesse alla conservazione di un bene o di una situazione di vantaggio, mentre, se l’interesse è pretensivo, concretandosi la sua lesione nel diniego o nella ritardata assunzione di un provvedimento amministrativo, occorre valutare a mezzo di un giudizio prognostico, da condurre in base alla normativa applicabile, la fondatezza o meno della richiesta della parte, onde stabilire se la medesima fosse titolare di una mera aspettativa, come tale non tutelabile, o di una situazione che, secondo un criterio di normalità, era destinata ad un esito favorevole. (Nella specie, sulla scorta dell’enunciato principio e pervenendo alla cassazione con rinvio dell’impugnata sentenza, la S.C. ha rilevato, nel regime del lavoro pubblico precedente la privatizzazione, la tutelabilità in sede risarcitoria della situazione giuridica dedotta dal partecipante ad un concorso per l’assunzione di vigile urbano da parte di un comune, la cui posizione era stata illegittimamente pretermessa, in favore di altri candidati aventi posizione inferiore in graduatoria).

Assunzione di nuovo personale nel pubblico impiego e concorsi pubblici

In materia di lavoro pubblico contrattualizzato, al bando di concorso per l’assunzione di nuovo personale va riconosciuta la duplice natura giuridica di provvedimento amministrativo, quale atto del procedimento di evidenza pubblica, del quale regola il successivo svolgimento, e di atto negoziale, in quanto proposta al pubblico sia pure condizionata all’espletamento della procedura concorsuale e all’approvazione della graduatoria; analoga duplicità presenta l’atto di approvazione della graduatoria, che costituisce, ad un tempo, il provvedimento terminale del procedimento concorsuale e l’atto, negoziale, di individuazione del futuro contraente, da cui discende il diritto all’assunzione del partecipante collocato in posizione utile in graduatoria e il correlato obbligo dell’amministrazione, assoggettato al regime di cui all’art. 1218 cod. civ.. Ne consegue che, in caso di mancata assunzione, va riconosciuto il diritto al risarcimento dei danni, salvo che l’ente pubblico dimostri che l’inadempimento o il ritardo è stato determinato da impossibilità della prestazione derivante da causa ad esso non imputabile, dovendosi escludere che l’onere di tale dimostrazione possa ritenersi assolto con la mera deduzione di difficoltà finanziarie. (Nella specie, la S.C., nel rigettare il ricorso, ha pure rilevato che la Comunità Montana aveva, nello stesso arco temporale, proceduto a nuove assunzioni e aveva fatto ricorso a consulenze esterne).

Dirigenti pubblici

In materia di dirigenza nel pubblico impiego privatizzato, al direttore del mercato ittico, già inquadrato come funzionario della carriera direttiva “preposto ad una unità amministrativa” ai sensi dell’art. 8 della legge n. 125 del 1959 e dell’art. 4 del d.m. 10 aprile 1970 di attuazione, non può essere riconosciuta la qualifica dirigenziale, né può essere estesa automaticamente la successiva disciplina introdotta con il d.P.R. n. 748 del 1972 – il cui attuale assetto normativo è compendiato nel d.lgs n. 165 del 2001 – dovendosi escludere che la qualifica di dirigente possa essere attribuita sulla base della mera valutazione delle mansioni svolte, ove le stesse non siano state, mediante adeguati atti normativi e organizzativi, preventivamente indicate come compiti per i quali è richiesta la qualifica dirigenziale e non vi sia stato il conferimento di uno specifico incarico della medesima natura (nella specie, la S.C., nel rigettare il ricorso, ha pure evidenziato che già la giurisprudenza amministrativa, anteriore al 1998, aveva ritenuto che la posizione di direttore di mercato all’ingrosso andasse inquadrata nell’ottavo livello previsto dal d.P.R. n. 191 del 1979, livello attualmente corrispondente alla categoria D del c.c.n.l. comparto Regioni ed autonomie locali personale non dirigente del 31 marzo 1999). (Rigetta, App. Palermo, 06 luglio 2004) Sez. lavoro, Sent. n. 20311 del 23-07-2008 (ud. del 26-03-2008), L.A. c. Comune di Trapani (rv. 604539).

Sono un dipendente statale, assistente tecnico presso un istituto tecnico commerciale. posso costituire una società srl per fare una start up ove dove sono socio e andrei ad acquisire il 40% del capitale ma senza apportare lavoro?

Certamente sì, a patto di
-non entrare a far parte del consiglio di amministrazione della SRL
-non essere l’amministratore delegato, ovviamente
-non fornire, quanto meno ufficialmente, alcun apporto di lavoro
-non assumere alcuna carica che possa comportare l’espletamento di poteri decisionali, gestionali.

Si consiglio inoltre di far risultare tutto questo dall’atto costitutivo e dallo statuto, in modo da avere sempre a disposizione la documentazione più idonea da produrre al datore di lavoro in caso di controllo. Ciò premesso, non si tenuti a comunicare al datore di lavoro, il proprio investimento, perché trattasi di puro investimento di capitali, come se avessi acquistato un pacchetto azionario di AMazon o Eni nulla di più e nulla di meno.

Essere un pubblico dipendente non ti impedisce di investire liberamente il tuo denaro. Non vi è violazione dell’articolo 2105 del codice civile, né del testo unico pubblico impiego (decreto legislativo 165 del 2001).

Art. 2105 del codice civile. Obbligo di fedeltà
Il prestatore di lavoro non deve trattare affari, per conto proprio o di terzi, in concorrenza con l’imprenditore, né divulgare notizie attinenti all’organizzazione e ai metodi di produzione dell’impresa, o farne uso in modo da poter recare ad essa pregiudizio.

Una dipendente dell’INPS della provincia di Bolzano reclama di aver diritto all’indennità “de qua” nella misura e con le stesse modalità previste per il personale della regione Trentino Alto Adige

L’art. 39 dell’accordo collettivo stipulato il 14 febbraio 2001 ad integrazione del ccnl per il personale non dirigente degli enti pubblici non economici stipulato il 16 febbraio 1999 deve essere interpretato nel senso che l’indennità di bilinguismo ivi prevista spetta nella stessa misura e con le stesse modalità previste per il personale della regione Trentino Alto Adige, con decorrenza dal 15 febbraio 2001, giorno successivo alla sottoscrizione del contratto stesso, senza tuttavia che essa possa considerarsi parte della retribuzione base, atteso che dalle specifiche previsioni contenute nei due contratti sulla struttura della retribuzione, e in particolare dalla distinzione, contenuta nell’accordo del 2001 (art 29, lett. a) e b del comma 2), fra retribuzione base mensile e retribuzione globale di fatto, emerge che in quest’ultima sono comprese “le indennità contrattuali percepite nell’anno di riferimento”.

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