Pensione di inabilità per i dipendenti pubblici

Qualora un dipendente pubblico non sia in grado di proseguire l'attività lavorativa per l'aggravamento del proprio stato di salute, può chiedere al proprio ente datore di lavoro di essere sottoposto alla visita medico-collegiale per il riconoscimento dell'inabilità.

Qualora un dipendente pubblico non sia in grado di proseguire l’attività lavorativa per l’aggravamento del proprio stato di salute, può chiedere al proprio ente datore di lavoro di essere sottoposto alla visita medico-collegiale per il riconoscimento dell’inabilità.

Con effetto dal 1° gennaio 1996, l’articolo 2comma 12della legge 8 agosto 1995n. 335 prevede il diritto a conseguire un trattamento pensionistico nei casi in cui la cessazione del servizio sia dovuta a infermità non dipendente da causa di servizio e per la quale gli interessati si trovino «nell’assoluta e permanente impossibilità di svolgere qualsiasi attività lavorativa».

A chi è rivolto

Sono destinatari della pensione d’inabilità tutti i dipendenti pubblici iscritti alle forme di previdenza esclusive dell’Assicurazione Generale Obbligatoria (AGO).

Come funziona

DECORRENZA E DURATA

La pensione di inabilità decorre dal giorno successivo alla risoluzione del rapporto di lavoro. La prestazione è vitalizia e cessa, quindi, con la morte del pensionato. È inoltre reversibile in favore dei superstiti aventi diritto.

Il trattamento pensionistico ai sensi dell’articolo 2, comma 12, legge 335/1995 prevede la stessa decorrenza della pensione di inabilità. Tuttavia, se la domanda è stata presentata dopo la risoluzione del rapporto di lavoro, la pensione decorre dal primo giorno del mese successivo a quello in cui la domanda è stata presentata. Anche in questo caso la prestazione è vitalizia, salvo revoca per esito negativo dell’eventuale revisione dello stato inabilitante.

QUANTO SPETTA

Il riconoscimento della pensione di inabilità secondo l’articolo 2, comma 12, legge 335/1995 comporta l’attribuzione di un bonus o di un’anzianità convenzionale come se l’iscritto avesse lavorato fino al compimento del 60° anno di età oppure fino al 40° anno di servizio.

REQUISITI

Il diritto alla pensione di inabilità così come disciplinata dall’articolo 2, comma 12, legge 8 agosto 1995, n. 335 spetta alle seguenti condizioni:

  • possesso di un’anzianità contributiva di cinque anni di cui almeno tre nel quinquennio precedente la decorrenza del trattamento pensionistico; concorrono alla formazione della suddetta anzianità, eventuali periodi riscattati o ricongiunti presso questo Istituto;
  • risoluzione del rapporto di lavoro per infermità non dipendente da causa di servizio;
  • riconoscimento dello stato di assoluta e permanente impossibilità a svolgere qualsiasi attività lavorativa conseguente a infermità non dipendente da causa di servizio.

Questo tipo di pensione è incompatibile con lo svolgimento di un lavoro dipendente o autonomo, sia esso in Italia o all’estero ed è revocata nel caso venissero meno le condizioni per la sua concessione.

Nel caso in cui venga accertata una contribuzione connessa ad attività lavorativa autonoma o subordinata che si collochi in un arco temporale successivo alla decorrenza della pensione di inabilità, il trattamento è revocato a decorrere dal primo giorno del mese successivo a quello in cui si è verificata la causa di incompatibilità, con contestuale recupero delle eventuali somme indebitamente percepite. Se ne ricorrono i requisiti, a seguito della revoca può essere corrisposto un trattamento pensionistico considerando nell’anzianità contributiva utile il servizio effettivamente posseduto all’atto della risoluzione del rapporto di lavoro incrementato dai contributi figurativi accreditati nel periodo di godimento della pensione di inabilità revocata.

L’ex dipendente che ha già prodotto istanza di pensione di inabilità ai sensi della normativa in argomento in attività di servizio e che è già stato sottoposto ad accertamenti sanitari conclusi con il giudizio da parte della Commissione Medica di inabilità assoluta e permanente (a qualsiasi proficuo lavoro o alle mansioni svolte) che hanno dato luogo al collocamento a riposo, non può essere successivamente sottoposto a nuovi accertamenti sanitari in quanto la Commissione Medica si è già espressa.

COME FARE DOMANDA

Per richiedere la pensione di inabilità disciplinata dall’articolo 2, comma 12, legge 8 agosto 1995, n. 335 è necessario presentare domanda all’amministrazione presso la quale il dipendente o l’ex dipendente presta o ha prestato attività lavorativa, esclusivamente secondo lo schema dell’allegato 1 della circolare INPDAP 24 ottobre 1997, n. 57 (pdf 1,8MB). A tale istanza va allegato un certificato medico attestante lo stato di inabilità assoluta e permanente a svolgere qualsiasi attività lavorativa (allegato 2 della medesima circolare).

In funzione dell’ente o amministrazione di appartenenza l’accertamento dello stato di inabilità viene affidato a vari organismi sanitari:

  • commissioni mediche ospedaliere per il comparto Forze Armate, corpi di Polizia anche a ordinamento civile, dipendenti del Ministeri della Difesa e del Ministero dell’Interno, commissioni mediche ospedaliere per il comparto Forze Armate, corpi di Polizia anche a ordinamento civile, dipendenti del Ministeri della Difesa e del Ministero dell’Interno;
  • commissione medica dell’ASL per il comparto enti pubblici non economici;
  • commissione medica di verifica per il comparto scuola, università, ministeri, sanità, enti locali.

Per l’accertamento del diritto alla prestazione, l’ente di appartenenza dell’iscritto deve inviare necessariamente il verbale di visita medico-collegiale attestante lo stato d’inabilità e la delibera di collocamento a riposo per inabilità.

La domanda per la liquidazione di pensione di inabilità per quella disciplinata ai sensi dell’articolo 2, comma 12, legge 335/1995 si presentano online all’INPS attraverso il servizio dedicato.

Il termine ordinario per l’emanazione dei provvedimenti è stabilito dalla legge n. 241/1990 in 30 giorni. In alcuni casi la legge può fissare termini diversi.

Nella tabella sono riportati i termini superiori ai trenta giorni, stabiliti dall’Istituto con Regolamento.

La tabella, oltre ai termini per l’emanazione del provvedimento, indica anche il relativo responsabile.

Bonus energia

l bonus energia elettrica è uno “sconto” applicato con una compensazione sulla fattura dell’energia elettrica; ne hanno diritto i soggetti intestatari di una fornitura elettrica utilizzata per uso domestico nella propria abitazione di residenza.
Il bonus energia elettrica può essere erogato:

•   in presenza di un disagio economico certificato dall’indicatore ISEE del nucleo familiare;
•   in presenza di un disagio fisico di uno dei componenti del nucleo familiare certificato dall’ASL; sono previsti importi differenziati da assegnarsi in base ai consumi ed al numero di macchinari utilizzati.
I due bonus sono cumulabili se ricorrono i requisiti, ma ogni nucleo familiare può richiedere l’agevolazione per disagio economico e/o fisico per una sola fornitura di energia elettrica.

REQUISITI RICHIESTI PER IL DISAGIO ECONOMICO

•   l’utente richiedente deve essere l’intestatario della fornitura elettrica ad uso domestico utilizzata nella propria abitazione di residenza;
•   l’indicatore ISEE deve avere un valore non superiore a 7.500 euro; tale limite si eleva a 20.000 euro nel caso in cui nel nucleo familiare siano presenti 4 o più figli fiscalmente a carico;
•   la potenza impegnata non deve superare i 3 kW (Kilowatt) se i residenti nell’abitazione sono fino a 4; tale limite si eleva fino a 4,5 kW (Kilowatt) per un numero di residenti superiore a 4.

REQUISITI RICHIESTI PER IL DISAGIO FISICO

•   l’utente richiedente deve essere l’intestatario della fornitura elettrica ad uso domestico utilizzata nella propria abitazione di residenza;
•   l’utente richiedente o uno dei componenti del nucleo familiare deve trovarsi in condizioni di salute tali da richiedere l’utilizzo di una apparecchiatura elettromedicale necessaria al mantenimento in vita; le gravi condizioni di salute devono essere certificate dalla ASL con apposito modulo.

BONUS GAS

È una riduzione sulle bollette del gas naturale dell’abitazione di residenza riservata alle famiglie a basso reddito e a quelle numerose.
Il bonus può essere richiesto da:

•   clienti domestici diretti (intestatari del contratto di fornitura), in tal caso la riduzione viene riconosciuta nella bolletta;
•   clienti domestici indiretti (utilizzano un impianto condominiale centralizzato), in tal caso il beneficio sarà riconosciuto in un’unica soluzione con pagamento tramite bonifico;
•   clienti misti, in tal caso l’agevolazione viene riconosciuta nella bolletta.
Non spetta il beneficio a chi utilizza il GPL e il gas in bombola.

REQUISITI RICHIESTI

L’indicatore ISEE deve avere un valore non superiore a 7.500 €; tale limite si eleva a 20.000 € nel caso in cui nel nucleo familiare siano presenti 4 o più figli fiscalmente a carico.

Guida all’uso del taglio del cuneo fiscale:

In attuazione del D.L. 5 febbraio 2020, n. 3 convertito con Legge del 2 aprile 2020, n. 21, è riconosciuta una somma a titolo di trattamento integrativo di importo pari a 600 euro nel 2020 e di 1.200 a decorrere dal 2021, se il reddito annuo complessivo individuale non supera i 28.000 euro. Calcolo del diritto Per la definizione del diritto al bonus viene considerata la proiezione del reddito annuo 2020, sulla base delle informazioni note al sistema NoiPA. Il bonus viene erogato se il valore risulta non superiore alla soglia di 28.000 €. Il reddito complessivo annuo effettivo sarà indicato al punto 1) della Certificazione unica 2021 per i redditi 2020. Qualora tale importo dovesse risultare superiore alla somma di 28.000, le somme erogate saranno recuperate in sede di conguaglio fiscale. Modalità di erogazione Il bonus viene erogato a partire dalla mensilità di luglio 2020, a tutto il personale che si trovi nelle condizioni reddituali sopra specificate e che non abbia precedentemente effettuato la rinuncia al bonus utilizzando il self service disponibile nell’area riservata, già in uso per la gestione del Bonus Irpef di cui al Decreto Legge n. 66/2014. Ripristino del diritto In virtù dei più elevati limiti di reddito che danno accesso al nuovo beneficio, è possibile annullare la rinuncia al diritto, accedendo alla funzionalità self service per la gestione del Bonus Irpef. In questo caso il bonus sarà liquidato a partire dalla prima mensilità utile, mentre le somme spettanti a partire dal 1° luglio 2020 e non liquidate, saranno considerate ai fini del calcolo del conguaglio fiscale. La funzionalità self service è sempre disponibile, ad eccezione dei periodi mensili nei quali vengono elaborati gli stipendi della mensilità successiva. Detrazione fiscale per i redditi fino a 40.000 euro La norma citata prevede, fino al 31 dicembre 2020, anche una ulteriore detrazione fiscale per redditi di lavoro dipendente e assimilati, di importo decrescente a beneficio di titolari di reddito annuo complessivo compreso tra 28.000 e 40.000 euro. Per tale ulteriore detrazione non è possibile gestire la rinuncia in modalità self service. L’ulteriore detrazione, ferma restando la decorrenza 1° luglio, sarà applicata sulla mensilità di agosto.

Il taglio del cuneo fiscale spiegato nei dettagli: come si calcola, quando viene erogato, come si usa il self service per la gestione del bonus.

In attuazione del D.L. 5 febbraio 2020, n. 3 convertito con Legge del 2 aprile 2020, n. 21, è riconosciuta una somma a titolo di trattamento integrativo di importo pari a 600 euro nel 2020 e di 1.200 a decorrere dal 2021, se il reddito annuo complessivo individuale non supera i 28.000 euro.

Calcolo del diritto

Per la definizione del diritto al bonus viene considerata la proiezione del reddito annuo 2020, sulla base delle informazioni note al sistema NoiPA. Il bonus viene erogato se il valore risulta non superiore alla soglia di 28.000 €.

Il reddito complessivo annuo effettivo sarà indicato al punto 1) della Certificazione unica 2021 per i redditi 2020. Qualora tale importo dovesse risultare superiore alla somma di 28.000, le somme erogate saranno recuperate in sede di conguaglio fiscale.

Modalità di erogazione

Il bonus viene erogato a partire dalla mensilità di luglio 2020, a tutto il personale che si trovi nelle condizioni reddituali sopra specificate e che non abbia precedentemente effettuato la rinuncia al bonus utilizzando il self service disponibile nell’area riservata, già in uso per la gestione del Bonus Irpef di cui al Decreto Legge n. 66/2014.

Ripristino del diritto

In virtù dei più elevati limiti di reddito che danno accesso al nuovo beneficio, è possibile annullare la rinuncia al diritto, accedendo alla funzionalità self service per la gestione del Bonus Irpef. In questo caso il bonus sarà liquidato a partire dalla prima mensilità utile, mentre le somme spettanti a partire dal 1° luglio 2020 e non liquidate, saranno considerate ai fini del calcolo del conguaglio fiscale.

La funzionalità self service è sempre disponibile, ad eccezione dei periodi mensili nei quali vengono elaborati gli stipendi della mensilità successiva.

Detrazione fiscale per i redditi fino a 40.000 euro

La norma citata prevede, fino al 31 dicembre 2020, anche una ulteriore detrazione fiscale per redditi di lavoro dipendente e assimilati, di importo decrescente a beneficio di titolari di reddito annuo complessivo compreso tra 28.000 e 40.000 euro. Per tale ulteriore detrazione non è possibile gestire la rinuncia in modalità self service.

L’ulteriore detrazione, ferma restando la decorrenza 1° luglio, sarà applicata sulla mensilità di agosto.

Attestazione ISEE con omissioni/difformità del patrimonio mobiliare (o del reddito)

ISEE PRECOMPILATO

Assegno unico familiare e ISEE quest’anno passeggiano assieme e ci si ritrova a collegarsi al sito INPS per provare autonomamente a compilare il precompilato.

I campi richiedono l’indicazione del patrimonio immobiliare e mobiliare di entrambi i coniugi, anche se quando si spunta una voce spesso il campo “patrimonio mobiliare” si bagga e non è possibile inserire alcun dato.

Una volta inviato per la verifica il modello spesso si riceve l’attestazione ISEE con omissioni/difformità, cioè i dati patrimoniali indicati in DSU, tuttavia, pur avendoli inseriti correttamente perché rilevati direttamente dalla certificazione che mi è stata rilasciata dagli intermediari finanziari e ciò anche con riferimento ai valori dei saldi e delle giacenze al 31 dicembre del secondo anno solare antecedente che ho riportato fedelmente.

Ci si domanda se è possibile a questo punto, utilizzare l’attestazione seppur difforme per richiedere la prestazione sociale che ci
interessa?

Se l’attestazione ISEE rilasciata dall’INPS contiene omissioni o difformità del patrimonio mobiliare (o del reddito), si fa presente che l’attestazione medesima è valida a tutti gli effetti sulla base di quanto previsto dal DPCM 159/2013, ancorché difforme. Pertanto, si rappresentano le seguenti possibilità a seconda del caso:

a) se ha indicato correttamente tutti i valori del patrimonio mobiliare, come risultanti dalla certificazione rilasciata dall’intermediario finanziario (es. banca, poste italiane ecc.), anche con riferimento agli importi esatti dei saldi e delle giacenze medie riferibili al secondo anno solare antecedente (es. nel 2020, i saldi e le giacenze medie al 31 dicembre 2018), può presentare domanda per la prestazione sociale agevolata di suo interesse presso l’ente erogatore, utilizzando l’attestazione ISEE anche con omissioni o difformità. Difatti, se i valori indicati sono completi e corretti, anche facendo una nuova DSU risulterebbe comunque sempre difforme.

L’Ente che deve erogare la prestazione in questo caso ha facoltà di chiederLe la documentazione idonea per comprovare la completezza e veridicità dei dati indicati nella dichiarazione, ad esempio, inviandoLe un sms, una raccomandata, una lettera.

Qualora dalla verifica della documentazione venga riscontrata la correttezza dei dati autodichiarati, l’ente erogatore riconoscerà il beneficio.

Tuttavia, se l’Ente erogatore non si avvale di tale facoltà e la documentazione non dovesse essere richiesta non sussistono, ai sensi di legge, i presupposti per l’Ente stesso per negarle la prestazione in quanto si ribadisce che l’attestazione è valida sulla base del DPCM 159/2013;

b) se invece, ha omesso di indicare uno o più rapporti finanziari (ovvero redditi risultanti da certificazioni fiscali) deve presentare una nuova DSU o farsi rettificare la DSU precedente dal CAF, laddove l’errore l’abbia commesso l’intermediario. La nuova DSU dovrà contenere le informazioni che in precedenza erano state omesse o esposte non correttamente.

I presupposti della TARI

La legge n. 147/2013 definisce che il presupposto della TARI è individuato nel possesso o nella detenzione a qualsiasi titolo di locali o di aree scoperte, a qualsiasi uso adibiti, suscettibili di produrre rifiuti, urbani o assimilati.
Il presupposto viene confermato anche dalla definizione del soggetto passivo, individuato dal comma 642 dello stesso art. 1 della legge n. 147/2013: chiunque possieda o detenga a qualsiasi titolo locali o aree scoperte, a qualsiasi uso adibiti, suscettibili di produrre rifiuti, urbani o assimilati.

Di rilevante importanza è la locuzione utilizzata dal legislatore in ordine alla potenzialità di produzione dei rifiuti: locali ed aree suscettibili di produrre rifiuti.

Il presupposto sopra indicato è una conferma di quanto già disposto per la TARSU. Infatti, l’art. 62 del D.Lgs. n. 507/1993 disponeva che la tassa fosse dovuta per l’occupazione o la detenzione di locali ed aree scoperte a qualsiasi uso adibiti.

La Corte di cassazione, con la recente ordinanza n. 10156 depositata in cancelleria l’11 aprile 2019, ha fornito un’interessante decisione in ordine ad un albergo con licenza annuale che durante la stagione invernale non rimaneva aperto.
Nell’ordinanza 10156, la Cassazione ha dovuto esaminare il ricorso presentato da un Comune avverso la sentenza della Commissione tributaria regionale che, riformando la sentenza della Commissione tributaria provinciale, aveva accolto il ricorso del contribuente, stabilendo che nel periodo di chiusura dell’albergo, comunicato nella dichiarazione TARI, fosse carente il presupposto impositivo del tributo, non essendo prodotti rifiuti da parte della struttura alberghiera.
La Corte di cassazione, con la citata ordinanza n. 10156/2019, ha invece assunto una decisione opposta a quanto sentenziato dalla Commissione tributaria regionale. Il giudice di legittimità ha innanzitutto precisato come, nel presupposto d’imposta indicato dal legislatore, il tributo sia dovuto non in ragione della produzione di rifiuti, bensì a seguito dell’accertamento della mera potenzialità di produrre rifiuti.


La Cassazione ha altresì ricordato come, avendo fissato il legislatore il presupposto impositivo TARI come indicato sopra, sono assoggettati al tributo tutti i locali, posseduti o detenuti, oggettivamente idonei all’uso, anche se di fatto non utilizzati (devono essere esclusi dalla tassazione solamente i locali oggettivamente inutilizzabili e non soltanto soggettivamente inutilizzati, permanendo la possibilità di usufruire del servizio di igiene urbana).

La Corte, ricordando l’art. 62, comma 2, del D.Lgs. n. 507/1993 in tema di TARSU, la cui interpretazione può essere facilmente utilizzata anche in tema di TARI, ha sottolineato come il legislatore abbia indicato come causa di esclusione dell’assoggettamento al tributo le condizioni di obiettiva impossibilità di utilizzo dei locali non derivanti dalla volontà del possessore/detentore in ordine alla mancata utilizzazione dell’immobile (Cassazione 9633/2012 e Cassazione 22770/2009).

Cassetto fiscale: come accedere

Cassetto fiscale

Il Cassetto fiscale è il servizio che consente la consultazione delle proprie informazioni fiscali, quali:

  • dati anagrafici
  • dati delle dichiarazioni fiscali
  • dati di condono e concordati
  • dati dei rimborsi
  • dati dei versamenti effettuati tramite modello F24 e F23
  • dati patrimoniali (atti del registro)
  • dati e informazioni relativi agli studi di settore
  • le informazioni sul proprio stato di iscrizione al Vies.

Per i soggetti titolari di partita IVA, è possibile, inoltre, generare un codice a barre bidimensionale (QR-Code) che contiene i dati relativi alla propria partita Iva e l’indirizzo telematico eventualmente scelto per la ricezione delle fatture elettroniche: un “biglietto da visita” da stampare o da mostrare su smartphone, tablet ecc.

La consultazione del proprio cassetto fiscale può essere delegata agli intermediari di cui all’art. 3, comma 3, del D.P.R. 322/1998, fino a un massimo di due, con le seguenti modalità:

  • utilizzando l’apposita funzionalità, disponibile per gli utenti registrati ai servizi telematici
  • consegnando all’intermediario delega – pdf sottoscritta, unitamente alla copia di un documento di identità. In tal caso, verrà inviato, presso il proprio domicilio fiscale, un codice di attivazione da consegnare all’intermediario. In caso di mancato recapito del codice di attivazione, decorsi 15 giorni dall’invio dei dati da parte del professionista, il delegante potrà recarsi presso un ufficio territoriale dell’Agenzia e richiedere l’attivazione della delega dichiarando la mancata ricezione del codice di attivazione
  • presentando la delega – pdf sottoscritta a un qualsiasi ufficio dell’Agenzia delle entrate.

Eventuali revoche di deleghe – pdf conferite possono essere effettuate con le stesse modalità.

Il contribuente che non intende recarsi personalmente in ufficio, può farsi rappresentare da un incaricato secondo quanto previsto dall’articolo 63, Dpr 29 settembre 1973, n. 600.

Gli intermediari abilitati al servizio Entratel possono consultare i dati relativi ai propri clienti sottoscrivendo uno specifico Regolamento – pdf che disciplina le modalità di utilizzo del servizio. La richiesta di adesione al regolamento e la comunicazione dei dati relativi alle deleghe dei propri clienti vanno effettuate attraverso le apposite funzionalità rese disponibili dal servizio Entratel.

Il servizio è attivo tutti i giorni, compresi i festivi, per l’intera giornata, a meno di una finestra di chiusura, dalle ore 05.00 alle ore 06.00, per la manutenzione del sistema.

Contribuzione obbligatoria: come recuperare i buchi assicurativi

La contribuzione obbligatoria si prescrive nell’arco di 10 anni e trascorsi i quali, per recuperare eventuali buchi assicurativi non resta che il riscatto di essi.

Come fare per riscattare i contributi persi?

Bisogna necessariamente effettuare domanda e presentarla all’ente pubblico presso cui si è iscritti e indicare necessariamente la documentazione di data certa che dimostri l’esistenza del rapporto di lavoro. In particolare, dai documenti deve risultare la durata del rapporto, la qualifica rivestita dal lavoratore e la retribuzione percepita.

Si considerano valide le dichiarazioni o attestazioni redatte all’epoca dello svolgimento del rapporto di lavoro. Sono utili all’occorrenza: le lettere di assunzione e di licenziamento, le annotazioni apposte sul libretto di lavoro, le buste paga, gli estratti di libri paga e matricola, ecc.

E’ bene ricordare che i contributi riscattati si collocano temporalmente nello stesso periodo nel quale avrebbero dovuto essere versati.

https://mobilitanelpubblicoimpiego.it/il-riscatto-dei-contributi-figurativi/

Slot e fisco

fisco e vincite al gambling

Il gioco d’azzardo e di casinò più popolari, rappresentano nella realtà economica sociale quella tipologia di gioco dove ricorre il fine di lucro, mentre la vincita o la perdita assumono sempre più una vista aleatoria.

In astratto con i giochi di azzardo si scommette denaro sull’esito di un evento futuro

Tutto questo avviene giocando alle accattivanti slot o facendo una partita a poker o a baccarat, a blackjack, un giro alla roulette, scommettendo sulle corse dei cavalli.

Talvolta il gioco d’azzardo può diventare una vera e propria patologia, ragion per cui si consiglia sempre di giocare consapevolmente e responsabilmente sui siti slot AAMS.

Tanto è vero che giocare in modo spasmodico spinge a giocare in maniera compulsiva, per vivere l’eccitazione del rischio, che spesso è tanto più forte quanto più alta è la posta.

Il funzionamento delle slot machine online, fin dalle loro origini, si è basato sul principio dell’allineamento di simboli impressi su rulli rotanti.

Nella prima macchinetta slot, questi venivano azionati da una leva meccanica, ma nei giochi slot machine più moderni la presenza dei rulli è principalmente simbolica poiché servono per far visualizzare semplicemente i simboli necessari a creare le varie combinazioni vincenti.

Ad oggi, i giochi di slot possono avere fra i 3 e i 6 rulli.

Oggi giorno sempre più persone, anche una sola volta nella vita o con regolarità, tentano la fortuna online direttamente da casa propria, grazie alle nuove tecnologie e ad internet e soprattutto per giocare alle slot machine.

Che siano slot machine skill-based o slot multilinea, o ancora ad una riga, questo tipo di gioco attira sempre più persone con range di età che va dai 20 ai 60 anni.

Molto utilizzate nel 75% dalla clientela più adulta, (dai 40 ai 55 anni), le slot continuano ad essere un gioco molto rispettato.

Cos’è Return to Player?

Il Return to Player (spesso abbreviato in RTP) è una percentuale che ti dice quanto puoi aspettarti di vincere in media in una lunga sessione di gioco.

Quando diciamo long, intendiamo una media teorica calcolata su milioni di giri alle slot o milioni di scommesse in giochi da tavolo come roulette, blackjack e baccarat.

Ovviamente, nessun giocatore singolo accumulerà milioni di scommesse individuali (presumiamo!), quindi la media data dai dati RTP è una considerazione o un punto di riferimento importante per i giocatori da considerare come se fossero stati piazzati milioni di scommesse.

Classificazione slot machines

Una prima classificazione classica dei tipi di slot machines non può prescindere dal ricordare le fantastiche ed immemorabili fruit machine, ovvero le prime slot il cui nome richiamava i simboli dei rulli; poi le slot machine classiche, semplici e dotate di una o più payline e, le video slot machine, che comprendono simboli “Wild” (jolly) e “Scatter”.

Una volta, quasi tutte le slot erano alimentate da leve e marce, poi subentrava un sistema frenante che arrestava i rulli in movimento e i sensori comunicavano alla macchina quali fossero le vincite dovute a seconda dei simboli.

Quei secondi interminabili che ti lasciavano incollato a guardare se avessi fatto tris o altre combinazioni vincenti con i rulli a cinque.

Così per molti è bello giocare al casinò e soprattutto vincere, magari una bella sommetta almeno ogni tanto.

Come regolarsi con il fisco in caso di vincite?

E’ opportuno sapere che il fisco può controllare tutte le entrate dei cittadini e dunque anche quelle provenienti dalla vincita del gioco.

Anzi, il settore dei giochi è proprio una delle principali fonti di proventi per l’erario, grazie alla tassazione, che viene realizzata in vari modi.

L’ammontare della ritenuta fiscale è stabilito per legge e le aliquote per ciascun tipo di gioco vengono periodicamente aggiornate.

In genere, la detrazione sui giochi dei casinò è del 25% sulla somma vinta dal giocatore: ma la tassazione parte solo dagli importi vinti superiori a 100 euro.

Come vuole procedere con le tasse il nuovo presidente del Governo: Draghi

governo draghi tasse

Danimarca: deduzioni ed esenzioni

Dalle ultime news emerge che Draghi voglia adottare un regime di tasse come che si avvicini molto alla Danimarca.

La Danimarca è un Paese scandinavo che comprende la penisola dello Jutland e numerose isole. È collegata alla Svezia dal ponte di Öresund. Copenaghen, la capitale, ospita palazzi reali e il colorato porto di Nyhavn insieme al parco divertimenti Tivoli e alla famosa statua della “Sirenetta”

In Danimarca è possibile per i lavoratori dedurre le spese di trasporto e viaggio se non rimborsate dal datore di lavoro.

Deduzioni valide anche sulle spese connesse con il lavoro dipendente. A tutti i lavoratori dipendenti viene riconosciuta una deduzione pari al 10,5% della remunerazione totale (compresi i benefit) che può giungere fino ad un massimo di 39.400 corone (5.298 euro).

  • E’ riconosciuta a tutti i contribuenti una esenzione dall’imposta per le prime 46.500 corone (6,253 euro, mentre in Italia la no tax area parte da redditi fino a 8.174 euro).
  • L’Iva è al 25% (in Italia l’aliquota massima è al 22%).
  • I redditi da capitale sono tassati al 27% fino a 55.300 corone, poi l’aliquota passa al 42%,
  • i dividendi sono in genere tassati 27% o 22% a secondo di chi li percepisce,
  • aliquota al 22% per le imposte sul reddito delle società.
  • Gli immobili sono tassati con aliquota all’1% fino a 3.040.000 corone (408.779 euro) e al 3% sul valore eccedente.

E’ proprio vero, in Danimarca, ad eccezione del tempo, si vive proprio bene, i cittadini sono ben tassati ma i servizi alla persona sono lodevoli, al contrario dell’Italia. Ai danesi non manca proprio nulla come servizio statale.

Sarà il ceto con reddito basso a godere di questa riforma?

Agevolazioni fiscali: covid 19

decreto ristori fisco

Il Decreto Rilancio ha previsto una serie di misure a favore di condomini e cittadini per fronteggiare la crisi economica seguita alla pandemia da Covid-19.

Tra le numerose agevolazioni fiscali previste dal Decreto, di particolare interesse ai fini di una economia sempre più green e sostenibile, è l’eco – bonus, ossia una maxi – detrazione al 110% per le spese sostenute dal 1° luglio 2020 al 31 dicembre 2021 per lavori di riqualificazione energetica degli immobili e di adeguamento antisismico. Le spese documentate relative a tali interventi, dunque, potranno essere portate in detrazione dalle tasse in 5 quote annuali di pari importo.


La super detrazione nasce con l’intento di stimolare gli interventi di edilizia finalizzati al risparmio energetico, ed infatti l’Ecobonus è rivolto – tra gli altri – ai condomìni nell’ottica del miglioramento delle prestazioni energetiche degli edifici con conseguente risparmio in termini di consumi di energia.
Possono usufruire della detrazione, dunque, oltre i condomìni, anche gli Istituti delle case popolari e le persone fisiche fuori dall’esercizio di attività di impresa, arti e professioni, su unità immobiliari con il limite  del numero massimo di due unità  immobiliari, fermo restando il riconoscimento delle detrazioni per gli interventi effettuati sulle parti comuni dell’edificio.

Ancora, possono usufruire della detrazione le cooperative di abitazione a proprietà indivisa, per interventi realizzati su immobili dalle stesse posseduti e assegnati in godimenti ai propri soci, le organizzazioni non lucrative di utilità sociale, le organizzazioni di volontariato e le associazioni di promozione sociale, nonché le associazioni e società sportive dilettantistiche, limitatamente ai lavori destinati ai soli immobili o parti di immobili adibiti a spogliatoi.


Tra le novità introdotte con la conversione in legge del Decreto Rilancio c’è, inoltre,  l’estensione delle detrazioni al 110% per tutte le seconde case e villette a schiera, mentre sono esclude dalla fruizione le unità immobiliari appartenenti alle seguenti categorie catastali:  A/1 – abitazioni di tipo signorile; A/8 abitazioni in ville; A/9 castelli, palazzi di eminenti pregi storici o artistici.


QUALI LAVORI SI POSSONO FARE USUFRUENDO DELL’ECOBONUS? 

I lavori che rientrano nell’agevolazione fiscale sono:
– Interventi di isolamento termico delle superfici opache verticali e orizzontali che interessano l’involucro dell’edificio con un’incidenza superiore al 25 per cento della superficie disperdente lorda dell’edificio medesimo.
–  interventi sulle parti comuni degli edifici per la sostituzione degli impianti di climatizzazione invernale esistenti con impianti centralizzati per il riscaldamento, il raffrescamento o la fornitura di acqua calda sanitaria a condensazione, con efficienza almeno pari alla classe A di prodotto prevista dal regolamento delegato (UE) n. 811/2013 della Commissione del 18 febbraio 2013, a pompa di calore, ivi inclusi gli impianti ibridi o geotermici, anche abbinati all’installazione di impianti fotovoltaici e relativi sistemi di accumulo, ovvero con impianti di microcogenerazione.
– interventi sugli edifici unifamiliari o sulle unità immobiliari situate all’interno di edifici plurifamiliari che siano funzionalmente indipendenti e dispongano di uno o più accessi autonomi dall’esterno per la sostituzione degli impianti di climatizzazione invernale esistenti con impianti per il riscaldamento, il raffrescamento o la fornitura di acqua calda sanitaria a condensazione, con efficienza pari alla classe A di prodotto, a pompa di calore, ivi inclusi gli impianti ibridi o geotermici, anche abbinati all’installazione di impianti fotovoltaici e relativi sistemi di accumulo, ovvero con impianti di microcogenerazione.


Oltre alle tipologie di intervento citate,  possono godere della detrazione al 110 per cento anche i lavori di efficientamento energetico attualmente agevolabili, che possono beneficiare della super-aliquota se effettuati congiuntamente ad almeno una delle tre tipologie di intervento già menzionate.

Dunque, ad esempio, l’intervento di sostituzione dell’impianto di climatizzazione invernale di un appartamento in condominio rientra nell’Ecobonus solo se effettuato contestualmente ad uno degli interventi “trainanti” citati.
Tutti gli interventi accedono alla detrazione del 110 per cento se determinano per l’edificio un salto di due classi energetiche oppure il raggiungimento della classe più alta. Il miglioramento deve essere dimostrato da un Attestato di prestazione energetica (Ape).

Rientrano nella detrazione del 110% anche:
– gli interventi di installazione sugli edifici di impianti solari fotovoltaici connessi alla rete elettrica.
Per l’ingresso nel super-bonus, l’installazione degli impianti deve essere eseguita congiuntamente a uno dei tre interventi di riqualificazione energetica agevolabili autonomamente con l’aliquota al 110 per cento o di miglioramento sismico agevolabili sempre al 110 per cento;
– gli interventi di installazione di sistemi di accumulo integrati negli impianti solari fotovoltaici agevolati. Le condizioni agevolanti sono le stesse stabilite per il fotovoltaico.
Il bonus del 110% spetta anche per l’installazione di infrastrutture per la ricarica di veicoli elettrici. Infine, rientrano nella detrazione del 110% gli interventi antisismici sugli edifici. La detrazione è prevista anche per sistemi di monitoraggio strutturale continuo a fini antisismici, purchè realizzati congiuntamente a interventi di miglioramento o adeguamento sismico dell’edificio.
I beneficiari delle agevolazioni fiscali, in luogo della detrazione diretta, possono scegliere una delle seguenti alternative:
un contributo, sotto forma di sconto sul corrispettivo dovuto fino a un importo massimo pari al corrispettivo dovuto, anticipato dal fornitore che ha effettuato gli interventi e da quest’ultimo recuperato sotto forma di credito d’imposta, con facoltà di successiva cessione del credito ad altri soggetti, ivi inclusi gli istituti di credito e gli altri intermediari finanziari;
la trasformazione del corrispondente importo in credito d’imposta, con facoltà di successiva cessione ad altri soggetti, ivi inclusi istituti di credito e altri intermediari finanziari.

La detrazione fiscale o il credito di imposta potranno essere riconosciuti anche per spese e fatture emesse a stato avanzamento lavori.
Sostanzialmente, per poter fruire dell’agevolazione è necessaria la predisposizione di un progetto tecnico, l’esecuzione dei lavori da parte di un’impresa specializzata, la successiva attestazione in merito al rispetto dei requisiti previsti dalla legge per usufruire della detrazione, la presentazione della pratica presso Agenzia delle Entrate.

Per poter optare per lo sconto in fattura o la cessione del credito, infatti,  sarà necessario richiedere il visto di conformità dei dati relativi alla documentazione che attesta la sussistenza dei presupposti che danno diritto alla detrazione di imposta. Inoltre, la scelta delle due opzioni dovrà essere comunicata telematicamente all’Agenzia delle Entrate.

Per poter accedere alle due opzioni, infine, sarà necessario che gli interventi siano asseverati da un tecnico abilitato. L’iter, dunque,  è complesso: le maggiori difficoltà sono legate al necessario – ma difficilmente raggiungibile con l’esecuzione dei lavori più richiesti quali ad esempio la sola sostituzione della caldaia – miglioramento di almeno due classi della Certificazione Ape e  alla fruizione concreta della modalità tramite cessione del credito d’imposta – che sembrerebbe essere applicabile solo dalle imprese più grandi dotate di enorme liquidità, penalizzando invece le piccole imprese  che non dispongono delle risorse finanziarie né  capienza fiscale necessarie a dilazionare nel tempo il recupero dei pagamenti.

error: I contenuti di questo sito sono protetti da copywrite !!