Guida all’uso del taglio del cuneo fiscale:

In attuazione del D.L. 5 febbraio 2020, n. 3 convertito con Legge del 2 aprile 2020, n. 21, è riconosciuta una somma a titolo di trattamento integrativo di importo pari a 600 euro nel 2020 e di 1.200 a decorrere dal 2021, se il reddito annuo complessivo individuale non supera i 28.000 euro. Calcolo del diritto Per la definizione del diritto al bonus viene considerata la proiezione del reddito annuo 2020, sulla base delle informazioni note al sistema NoiPA. Il bonus viene erogato se il valore risulta non superiore alla soglia di 28.000 €. Il reddito complessivo annuo effettivo sarà indicato al punto 1) della Certificazione unica 2021 per i redditi 2020. Qualora tale importo dovesse risultare superiore alla somma di 28.000, le somme erogate saranno recuperate in sede di conguaglio fiscale. Modalità di erogazione Il bonus viene erogato a partire dalla mensilità di luglio 2020, a tutto il personale che si trovi nelle condizioni reddituali sopra specificate e che non abbia precedentemente effettuato la rinuncia al bonus utilizzando il self service disponibile nell’area riservata, già in uso per la gestione del Bonus Irpef di cui al Decreto Legge n. 66/2014. Ripristino del diritto In virtù dei più elevati limiti di reddito che danno accesso al nuovo beneficio, è possibile annullare la rinuncia al diritto, accedendo alla funzionalità self service per la gestione del Bonus Irpef. In questo caso il bonus sarà liquidato a partire dalla prima mensilità utile, mentre le somme spettanti a partire dal 1° luglio 2020 e non liquidate, saranno considerate ai fini del calcolo del conguaglio fiscale. La funzionalità self service è sempre disponibile, ad eccezione dei periodi mensili nei quali vengono elaborati gli stipendi della mensilità successiva. Detrazione fiscale per i redditi fino a 40.000 euro La norma citata prevede, fino al 31 dicembre 2020, anche una ulteriore detrazione fiscale per redditi di lavoro dipendente e assimilati, di importo decrescente a beneficio di titolari di reddito annuo complessivo compreso tra 28.000 e 40.000 euro. Per tale ulteriore detrazione non è possibile gestire la rinuncia in modalità self service. L’ulteriore detrazione, ferma restando la decorrenza 1° luglio, sarà applicata sulla mensilità di agosto.

Il taglio del cuneo fiscale spiegato nei dettagli: come si calcola, quando viene erogato, come si usa il self service per la gestione del bonus.

In attuazione del D.L. 5 febbraio 2020, n. 3 convertito con Legge del 2 aprile 2020, n. 21, è riconosciuta una somma a titolo di trattamento integrativo di importo pari a 600 euro nel 2020 e di 1.200 a decorrere dal 2021, se il reddito annuo complessivo individuale non supera i 28.000 euro.

Calcolo del diritto

Per la definizione del diritto al bonus viene considerata la proiezione del reddito annuo 2020, sulla base delle informazioni note al sistema NoiPA. Il bonus viene erogato se il valore risulta non superiore alla soglia di 28.000 €.

Il reddito complessivo annuo effettivo sarà indicato al punto 1) della Certificazione unica 2021 per i redditi 2020. Qualora tale importo dovesse risultare superiore alla somma di 28.000, le somme erogate saranno recuperate in sede di conguaglio fiscale.

Modalità di erogazione

Il bonus viene erogato a partire dalla mensilità di luglio 2020, a tutto il personale che si trovi nelle condizioni reddituali sopra specificate e che non abbia precedentemente effettuato la rinuncia al bonus utilizzando il self service disponibile nell’area riservata, già in uso per la gestione del Bonus Irpef di cui al Decreto Legge n. 66/2014.

Ripristino del diritto

In virtù dei più elevati limiti di reddito che danno accesso al nuovo beneficio, è possibile annullare la rinuncia al diritto, accedendo alla funzionalità self service per la gestione del Bonus Irpef. In questo caso il bonus sarà liquidato a partire dalla prima mensilità utile, mentre le somme spettanti a partire dal 1° luglio 2020 e non liquidate, saranno considerate ai fini del calcolo del conguaglio fiscale.

La funzionalità self service è sempre disponibile, ad eccezione dei periodi mensili nei quali vengono elaborati gli stipendi della mensilità successiva.

Detrazione fiscale per i redditi fino a 40.000 euro

La norma citata prevede, fino al 31 dicembre 2020, anche una ulteriore detrazione fiscale per redditi di lavoro dipendente e assimilati, di importo decrescente a beneficio di titolari di reddito annuo complessivo compreso tra 28.000 e 40.000 euro. Per tale ulteriore detrazione non è possibile gestire la rinuncia in modalità self service.

L’ulteriore detrazione, ferma restando la decorrenza 1° luglio, sarà applicata sulla mensilità di agosto.

Attestazione ISEE con omissioni/difformità del patrimonio mobiliare (o del reddito)

ISEE PRECOMPILATO

Assegno unico familiare e ISEE quest’anno passeggiano assieme e ci si ritrova a collegarsi al sito INPS per provare autonomamente a compilare il precompilato.

I campi richiedono l’indicazione del patrimonio immobiliare e mobiliare di entrambi i coniugi, anche se quando si spunta una voce spesso il campo “patrimonio mobiliare” si bagga e non è possibile inserire alcun dato.

Una volta inviato per la verifica il modello spesso si riceve l’attestazione ISEE con omissioni/difformità, cioè i dati patrimoniali indicati in DSU, tuttavia, pur avendoli inseriti correttamente perché rilevati direttamente dalla certificazione che mi è stata rilasciata dagli intermediari finanziari e ciò anche con riferimento ai valori dei saldi e delle giacenze al 31 dicembre del secondo anno solare antecedente che ho riportato fedelmente.

Ci si domanda se è possibile a questo punto, utilizzare l’attestazione seppur difforme per richiedere la prestazione sociale che ci
interessa?

Se l’attestazione ISEE rilasciata dall’INPS contiene omissioni o difformità del patrimonio mobiliare (o del reddito), si fa presente che l’attestazione medesima è valida a tutti gli effetti sulla base di quanto previsto dal DPCM 159/2013, ancorché difforme. Pertanto, si rappresentano le seguenti possibilità a seconda del caso:

a) se ha indicato correttamente tutti i valori del patrimonio mobiliare, come risultanti dalla certificazione rilasciata dall’intermediario finanziario (es. banca, poste italiane ecc.), anche con riferimento agli importi esatti dei saldi e delle giacenze medie riferibili al secondo anno solare antecedente (es. nel 2020, i saldi e le giacenze medie al 31 dicembre 2018), può presentare domanda per la prestazione sociale agevolata di suo interesse presso l’ente erogatore, utilizzando l’attestazione ISEE anche con omissioni o difformità. Difatti, se i valori indicati sono completi e corretti, anche facendo una nuova DSU risulterebbe comunque sempre difforme.

L’Ente che deve erogare la prestazione in questo caso ha facoltà di chiederLe la documentazione idonea per comprovare la completezza e veridicità dei dati indicati nella dichiarazione, ad esempio, inviandoLe un sms, una raccomandata, una lettera.

Qualora dalla verifica della documentazione venga riscontrata la correttezza dei dati autodichiarati, l’ente erogatore riconoscerà il beneficio.

Tuttavia, se l’Ente erogatore non si avvale di tale facoltà e la documentazione non dovesse essere richiesta non sussistono, ai sensi di legge, i presupposti per l’Ente stesso per negarle la prestazione in quanto si ribadisce che l’attestazione è valida sulla base del DPCM 159/2013;

b) se invece, ha omesso di indicare uno o più rapporti finanziari (ovvero redditi risultanti da certificazioni fiscali) deve presentare una nuova DSU o farsi rettificare la DSU precedente dal CAF, laddove l’errore l’abbia commesso l’intermediario. La nuova DSU dovrà contenere le informazioni che in precedenza erano state omesse o esposte non correttamente.

I presupposti della TARI

La legge n. 147/2013 definisce che il presupposto della TARI è individuato nel possesso o nella detenzione a qualsiasi titolo di locali o di aree scoperte, a qualsiasi uso adibiti, suscettibili di produrre rifiuti, urbani o assimilati.
Il presupposto viene confermato anche dalla definizione del soggetto passivo, individuato dal comma 642 dello stesso art. 1 della legge n. 147/2013: chiunque possieda o detenga a qualsiasi titolo locali o aree scoperte, a qualsiasi uso adibiti, suscettibili di produrre rifiuti, urbani o assimilati.

Di rilevante importanza è la locuzione utilizzata dal legislatore in ordine alla potenzialità di produzione dei rifiuti: locali ed aree suscettibili di produrre rifiuti.

Il presupposto sopra indicato è una conferma di quanto già disposto per la TARSU. Infatti, l’art. 62 del D.Lgs. n. 507/1993 disponeva che la tassa fosse dovuta per l’occupazione o la detenzione di locali ed aree scoperte a qualsiasi uso adibiti.

La Corte di cassazione, con la recente ordinanza n. 10156 depositata in cancelleria l’11 aprile 2019, ha fornito un’interessante decisione in ordine ad un albergo con licenza annuale che durante la stagione invernale non rimaneva aperto.
Nell’ordinanza 10156, la Cassazione ha dovuto esaminare il ricorso presentato da un Comune avverso la sentenza della Commissione tributaria regionale che, riformando la sentenza della Commissione tributaria provinciale, aveva accolto il ricorso del contribuente, stabilendo che nel periodo di chiusura dell’albergo, comunicato nella dichiarazione TARI, fosse carente il presupposto impositivo del tributo, non essendo prodotti rifiuti da parte della struttura alberghiera.
La Corte di cassazione, con la citata ordinanza n. 10156/2019, ha invece assunto una decisione opposta a quanto sentenziato dalla Commissione tributaria regionale. Il giudice di legittimità ha innanzitutto precisato come, nel presupposto d’imposta indicato dal legislatore, il tributo sia dovuto non in ragione della produzione di rifiuti, bensì a seguito dell’accertamento della mera potenzialità di produrre rifiuti.


La Cassazione ha altresì ricordato come, avendo fissato il legislatore il presupposto impositivo TARI come indicato sopra, sono assoggettati al tributo tutti i locali, posseduti o detenuti, oggettivamente idonei all’uso, anche se di fatto non utilizzati (devono essere esclusi dalla tassazione solamente i locali oggettivamente inutilizzabili e non soltanto soggettivamente inutilizzati, permanendo la possibilità di usufruire del servizio di igiene urbana).

La Corte, ricordando l’art. 62, comma 2, del D.Lgs. n. 507/1993 in tema di TARSU, la cui interpretazione può essere facilmente utilizzata anche in tema di TARI, ha sottolineato come il legislatore abbia indicato come causa di esclusione dell’assoggettamento al tributo le condizioni di obiettiva impossibilità di utilizzo dei locali non derivanti dalla volontà del possessore/detentore in ordine alla mancata utilizzazione dell’immobile (Cassazione 9633/2012 e Cassazione 22770/2009).

Cassetto fiscale: come accedere

Cassetto fiscale

Il Cassetto fiscale è il servizio che consente la consultazione delle proprie informazioni fiscali, quali:

  • dati anagrafici
  • dati delle dichiarazioni fiscali
  • dati di condono e concordati
  • dati dei rimborsi
  • dati dei versamenti effettuati tramite modello F24 e F23
  • dati patrimoniali (atti del registro)
  • dati e informazioni relativi agli studi di settore
  • le informazioni sul proprio stato di iscrizione al Vies.

Per i soggetti titolari di partita IVA, è possibile, inoltre, generare un codice a barre bidimensionale (QR-Code) che contiene i dati relativi alla propria partita Iva e l’indirizzo telematico eventualmente scelto per la ricezione delle fatture elettroniche: un “biglietto da visita” da stampare o da mostrare su smartphone, tablet ecc.

La consultazione del proprio cassetto fiscale può essere delegata agli intermediari di cui all’art. 3, comma 3, del D.P.R. 322/1998, fino a un massimo di due, con le seguenti modalità:

  • utilizzando l’apposita funzionalità, disponibile per gli utenti registrati ai servizi telematici
  • consegnando all’intermediario delega – pdf sottoscritta, unitamente alla copia di un documento di identità. In tal caso, verrà inviato, presso il proprio domicilio fiscale, un codice di attivazione da consegnare all’intermediario. In caso di mancato recapito del codice di attivazione, decorsi 15 giorni dall’invio dei dati da parte del professionista, il delegante potrà recarsi presso un ufficio territoriale dell’Agenzia e richiedere l’attivazione della delega dichiarando la mancata ricezione del codice di attivazione
  • presentando la delega – pdf sottoscritta a un qualsiasi ufficio dell’Agenzia delle entrate.

Eventuali revoche di deleghe – pdf conferite possono essere effettuate con le stesse modalità.

Il contribuente che non intende recarsi personalmente in ufficio, può farsi rappresentare da un incaricato secondo quanto previsto dall’articolo 63, Dpr 29 settembre 1973, n. 600.

Gli intermediari abilitati al servizio Entratel possono consultare i dati relativi ai propri clienti sottoscrivendo uno specifico Regolamento – pdf che disciplina le modalità di utilizzo del servizio. La richiesta di adesione al regolamento e la comunicazione dei dati relativi alle deleghe dei propri clienti vanno effettuate attraverso le apposite funzionalità rese disponibili dal servizio Entratel.

Il servizio è attivo tutti i giorni, compresi i festivi, per l’intera giornata, a meno di una finestra di chiusura, dalle ore 05.00 alle ore 06.00, per la manutenzione del sistema.

Contribuzione obbligatoria: come recuperare i buchi assicurativi

La contribuzione obbligatoria si prescrive nell’arco di 10 anni e trascorsi i quali, per recuperare eventuali buchi assicurativi non resta che il riscatto di essi.

Come fare per riscattare i contributi persi?

Bisogna necessariamente effettuare domanda e presentarla all’ente pubblico presso cui si è iscritti e indicare necessariamente la documentazione di data certa che dimostri l’esistenza del rapporto di lavoro. In particolare, dai documenti deve risultare la durata del rapporto, la qualifica rivestita dal lavoratore e la retribuzione percepita.

Si considerano valide le dichiarazioni o attestazioni redatte all’epoca dello svolgimento del rapporto di lavoro. Sono utili all’occorrenza: le lettere di assunzione e di licenziamento, le annotazioni apposte sul libretto di lavoro, le buste paga, gli estratti di libri paga e matricola, ecc.

E’ bene ricordare che i contributi riscattati si collocano temporalmente nello stesso periodo nel quale avrebbero dovuto essere versati.

https://mobilitanelpubblicoimpiego.it/il-riscatto-dei-contributi-figurativi/

Slot e fisco

fisco e vincite al gambling

Il gioco d’azzardo e di casinò più popolari, rappresentano nella realtà economica sociale quella tipologia di gioco dove ricorre il fine di lucro, mentre la vincita o la perdita assumono sempre più una vista aleatoria.

In astratto con i giochi di azzardo si scommette denaro sull’esito di un evento futuro

Tutto questo avviene giocando alle accattivanti slot o facendo una partita a poker o a baccarat, a blackjack, un giro alla roulette, scommettendo sulle corse dei cavalli.

Talvolta il gioco d’azzardo può diventare una vera e propria patologia, ragion per cui si consiglia sempre di giocare consapevolmente e responsabilmente sui siti slot AAMS.

Tanto è vero che giocare in modo spasmodico spinge a giocare in maniera compulsiva, per vivere l’eccitazione del rischio, che spesso è tanto più forte quanto più alta è la posta.

Il funzionamento delle slot machine online, fin dalle loro origini, si è basato sul principio dell’allineamento di simboli impressi su rulli rotanti.

Nella prima macchinetta slot, questi venivano azionati da una leva meccanica, ma nei giochi slot machine più moderni la presenza dei rulli è principalmente simbolica poiché servono per far visualizzare semplicemente i simboli necessari a creare le varie combinazioni vincenti.

Ad oggi, i giochi di slot possono avere fra i 3 e i 6 rulli.

Oggi giorno sempre più persone, anche una sola volta nella vita o con regolarità, tentano la fortuna online direttamente da casa propria, grazie alle nuove tecnologie e ad internet e soprattutto per giocare alle slot machine.

Che siano slot machine skill-based o slot multilinea, o ancora ad una riga, questo tipo di gioco attira sempre più persone con range di età che va dai 20 ai 60 anni.

Molto utilizzate nel 75% dalla clientela più adulta, (dai 40 ai 55 anni), le slot continuano ad essere un gioco molto rispettato.

Cos’è Return to Player?

Il Return to Player (spesso abbreviato in RTP) è una percentuale che ti dice quanto puoi aspettarti di vincere in media in una lunga sessione di gioco.

Quando diciamo long, intendiamo una media teorica calcolata su milioni di giri alle slot o milioni di scommesse in giochi da tavolo come roulette, blackjack e baccarat.

Ovviamente, nessun giocatore singolo accumulerà milioni di scommesse individuali (presumiamo!), quindi la media data dai dati RTP è una considerazione o un punto di riferimento importante per i giocatori da considerare come se fossero stati piazzati milioni di scommesse.

Classificazione slot machines

Una prima classificazione classica dei tipi di slot machines non può prescindere dal ricordare le fantastiche ed immemorabili fruit machine, ovvero le prime slot il cui nome richiamava i simboli dei rulli; poi le slot machine classiche, semplici e dotate di una o più payline e, le video slot machine, che comprendono simboli “Wild” (jolly) e “Scatter”.

Una volta, quasi tutte le slot erano alimentate da leve e marce, poi subentrava un sistema frenante che arrestava i rulli in movimento e i sensori comunicavano alla macchina quali fossero le vincite dovute a seconda dei simboli.

Quei secondi interminabili che ti lasciavano incollato a guardare se avessi fatto tris o altre combinazioni vincenti con i rulli a cinque.

Così per molti è bello giocare al casinò e soprattutto vincere, magari una bella sommetta almeno ogni tanto.

Come regolarsi con il fisco in caso di vincite?

E’ opportuno sapere che il fisco può controllare tutte le entrate dei cittadini e dunque anche quelle provenienti dalla vincita del gioco.

Anzi, il settore dei giochi è proprio una delle principali fonti di proventi per l’erario, grazie alla tassazione, che viene realizzata in vari modi.

L’ammontare della ritenuta fiscale è stabilito per legge e le aliquote per ciascun tipo di gioco vengono periodicamente aggiornate.

In genere, la detrazione sui giochi dei casinò è del 25% sulla somma vinta dal giocatore: ma la tassazione parte solo dagli importi vinti superiori a 100 euro.

Come vuole procedere con le tasse il nuovo presidente del Governo: Draghi

governo draghi tasse

Danimarca: deduzioni ed esenzioni

Dalle ultime news emerge che Draghi voglia adottare un regime di tasse come che si avvicini molto alla Danimarca.

La Danimarca è un Paese scandinavo che comprende la penisola dello Jutland e numerose isole. È collegata alla Svezia dal ponte di Öresund. Copenaghen, la capitale, ospita palazzi reali e il colorato porto di Nyhavn insieme al parco divertimenti Tivoli e alla famosa statua della “Sirenetta”

In Danimarca è possibile per i lavoratori dedurre le spese di trasporto e viaggio se non rimborsate dal datore di lavoro.

Deduzioni valide anche sulle spese connesse con il lavoro dipendente. A tutti i lavoratori dipendenti viene riconosciuta una deduzione pari al 10,5% della remunerazione totale (compresi i benefit) che può giungere fino ad un massimo di 39.400 corone (5.298 euro).

  • E’ riconosciuta a tutti i contribuenti una esenzione dall’imposta per le prime 46.500 corone (6,253 euro, mentre in Italia la no tax area parte da redditi fino a 8.174 euro).
  • L’Iva è al 25% (in Italia l’aliquota massima è al 22%).
  • I redditi da capitale sono tassati al 27% fino a 55.300 corone, poi l’aliquota passa al 42%,
  • i dividendi sono in genere tassati 27% o 22% a secondo di chi li percepisce,
  • aliquota al 22% per le imposte sul reddito delle società.
  • Gli immobili sono tassati con aliquota all’1% fino a 3.040.000 corone (408.779 euro) e al 3% sul valore eccedente.

E’ proprio vero, in Danimarca, ad eccezione del tempo, si vive proprio bene, i cittadini sono ben tassati ma i servizi alla persona sono lodevoli, al contrario dell’Italia. Ai danesi non manca proprio nulla come servizio statale.

Sarà il ceto con reddito basso a godere di questa riforma?

Agevolazioni fiscali: covid 19

decreto ristori fisco

Il Decreto Rilancio ha previsto una serie di misure a favore di condomini e cittadini per fronteggiare la crisi economica seguita alla pandemia da Covid-19.

Tra le numerose agevolazioni fiscali previste dal Decreto, di particolare interesse ai fini di una economia sempre più green e sostenibile, è l’eco – bonus, ossia una maxi – detrazione al 110% per le spese sostenute dal 1° luglio 2020 al 31 dicembre 2021 per lavori di riqualificazione energetica degli immobili e di adeguamento antisismico. Le spese documentate relative a tali interventi, dunque, potranno essere portate in detrazione dalle tasse in 5 quote annuali di pari importo.


La super detrazione nasce con l’intento di stimolare gli interventi di edilizia finalizzati al risparmio energetico, ed infatti l’Ecobonus è rivolto – tra gli altri – ai condomìni nell’ottica del miglioramento delle prestazioni energetiche degli edifici con conseguente risparmio in termini di consumi di energia.
Possono usufruire della detrazione, dunque, oltre i condomìni, anche gli Istituti delle case popolari e le persone fisiche fuori dall’esercizio di attività di impresa, arti e professioni, su unità immobiliari con il limite  del numero massimo di due unità  immobiliari, fermo restando il riconoscimento delle detrazioni per gli interventi effettuati sulle parti comuni dell’edificio.

Ancora, possono usufruire della detrazione le cooperative di abitazione a proprietà indivisa, per interventi realizzati su immobili dalle stesse posseduti e assegnati in godimenti ai propri soci, le organizzazioni non lucrative di utilità sociale, le organizzazioni di volontariato e le associazioni di promozione sociale, nonché le associazioni e società sportive dilettantistiche, limitatamente ai lavori destinati ai soli immobili o parti di immobili adibiti a spogliatoi.


Tra le novità introdotte con la conversione in legge del Decreto Rilancio c’è, inoltre,  l’estensione delle detrazioni al 110% per tutte le seconde case e villette a schiera, mentre sono esclude dalla fruizione le unità immobiliari appartenenti alle seguenti categorie catastali:  A/1 – abitazioni di tipo signorile; A/8 abitazioni in ville; A/9 castelli, palazzi di eminenti pregi storici o artistici.


QUALI LAVORI SI POSSONO FARE USUFRUENDO DELL’ECOBONUS? 

I lavori che rientrano nell’agevolazione fiscale sono:
– Interventi di isolamento termico delle superfici opache verticali e orizzontali che interessano l’involucro dell’edificio con un’incidenza superiore al 25 per cento della superficie disperdente lorda dell’edificio medesimo.
–  interventi sulle parti comuni degli edifici per la sostituzione degli impianti di climatizzazione invernale esistenti con impianti centralizzati per il riscaldamento, il raffrescamento o la fornitura di acqua calda sanitaria a condensazione, con efficienza almeno pari alla classe A di prodotto prevista dal regolamento delegato (UE) n. 811/2013 della Commissione del 18 febbraio 2013, a pompa di calore, ivi inclusi gli impianti ibridi o geotermici, anche abbinati all’installazione di impianti fotovoltaici e relativi sistemi di accumulo, ovvero con impianti di microcogenerazione.
– interventi sugli edifici unifamiliari o sulle unità immobiliari situate all’interno di edifici plurifamiliari che siano funzionalmente indipendenti e dispongano di uno o più accessi autonomi dall’esterno per la sostituzione degli impianti di climatizzazione invernale esistenti con impianti per il riscaldamento, il raffrescamento o la fornitura di acqua calda sanitaria a condensazione, con efficienza pari alla classe A di prodotto, a pompa di calore, ivi inclusi gli impianti ibridi o geotermici, anche abbinati all’installazione di impianti fotovoltaici e relativi sistemi di accumulo, ovvero con impianti di microcogenerazione.


Oltre alle tipologie di intervento citate,  possono godere della detrazione al 110 per cento anche i lavori di efficientamento energetico attualmente agevolabili, che possono beneficiare della super-aliquota se effettuati congiuntamente ad almeno una delle tre tipologie di intervento già menzionate.

Dunque, ad esempio, l’intervento di sostituzione dell’impianto di climatizzazione invernale di un appartamento in condominio rientra nell’Ecobonus solo se effettuato contestualmente ad uno degli interventi “trainanti” citati.
Tutti gli interventi accedono alla detrazione del 110 per cento se determinano per l’edificio un salto di due classi energetiche oppure il raggiungimento della classe più alta. Il miglioramento deve essere dimostrato da un Attestato di prestazione energetica (Ape).

Rientrano nella detrazione del 110% anche:
– gli interventi di installazione sugli edifici di impianti solari fotovoltaici connessi alla rete elettrica.
Per l’ingresso nel super-bonus, l’installazione degli impianti deve essere eseguita congiuntamente a uno dei tre interventi di riqualificazione energetica agevolabili autonomamente con l’aliquota al 110 per cento o di miglioramento sismico agevolabili sempre al 110 per cento;
– gli interventi di installazione di sistemi di accumulo integrati negli impianti solari fotovoltaici agevolati. Le condizioni agevolanti sono le stesse stabilite per il fotovoltaico.
Il bonus del 110% spetta anche per l’installazione di infrastrutture per la ricarica di veicoli elettrici. Infine, rientrano nella detrazione del 110% gli interventi antisismici sugli edifici. La detrazione è prevista anche per sistemi di monitoraggio strutturale continuo a fini antisismici, purchè realizzati congiuntamente a interventi di miglioramento o adeguamento sismico dell’edificio.
I beneficiari delle agevolazioni fiscali, in luogo della detrazione diretta, possono scegliere una delle seguenti alternative:
un contributo, sotto forma di sconto sul corrispettivo dovuto fino a un importo massimo pari al corrispettivo dovuto, anticipato dal fornitore che ha effettuato gli interventi e da quest’ultimo recuperato sotto forma di credito d’imposta, con facoltà di successiva cessione del credito ad altri soggetti, ivi inclusi gli istituti di credito e gli altri intermediari finanziari;
la trasformazione del corrispondente importo in credito d’imposta, con facoltà di successiva cessione ad altri soggetti, ivi inclusi istituti di credito e altri intermediari finanziari.

La detrazione fiscale o il credito di imposta potranno essere riconosciuti anche per spese e fatture emesse a stato avanzamento lavori.
Sostanzialmente, per poter fruire dell’agevolazione è necessaria la predisposizione di un progetto tecnico, l’esecuzione dei lavori da parte di un’impresa specializzata, la successiva attestazione in merito al rispetto dei requisiti previsti dalla legge per usufruire della detrazione, la presentazione della pratica presso Agenzia delle Entrate.

Per poter optare per lo sconto in fattura o la cessione del credito, infatti,  sarà necessario richiedere il visto di conformità dei dati relativi alla documentazione che attesta la sussistenza dei presupposti che danno diritto alla detrazione di imposta. Inoltre, la scelta delle due opzioni dovrà essere comunicata telematicamente all’Agenzia delle Entrate.

Per poter accedere alle due opzioni, infine, sarà necessario che gli interventi siano asseverati da un tecnico abilitato. L’iter, dunque,  è complesso: le maggiori difficoltà sono legate al necessario – ma difficilmente raggiungibile con l’esecuzione dei lavori più richiesti quali ad esempio la sola sostituzione della caldaia – miglioramento di almeno due classi della Certificazione Ape e  alla fruizione concreta della modalità tramite cessione del credito d’imposta – che sembrerebbe essere applicabile solo dalle imprese più grandi dotate di enorme liquidità, penalizzando invece le piccole imprese  che non dispongono delle risorse finanziarie né  capienza fiscale necessarie a dilazionare nel tempo il recupero dei pagamenti.

Sconto del 20% per i contribuenti che scelgono l'addebito sul conto corrente per pagare le tasse ai Comuni

E’ previsto dall’articolo 118-ter – decreto legge 34/2020 che gli enti territoriali possono stabilire una riduzione fino al 20 per cento delle aliquote e delle tariffe delle proprie entrate tributarie e patrimoniali, applicabile a condizione che il soggetto passivo obbligato provveda ad adempiere mediante autorizzazione permanente all’addebito diretto del pagamento su conto corrente bancario o postale.


La norma, che attribuisce ai Comuni una mera possibilità e non un obbligo, potrebbe trovare già applicazione da quest’anno, posto che il Comune può modificare i propri regolamenti e le delibere tributarie entro il prossimo 30 settembre. Lo sconto non potrà trovare applicazione per l’Imu, perché la normativa prevede un’unica modalità di versamento, ovvero l’uso esclusivo del modello F/24.

Quindi dal prossimo anno sarà possibile pagare l’Imu anche mediante il sistema PagoPa, ma occorre aspettare l’emanazione di un decreto ministeriale, che doveva essere adottato entro il 30 giugno scorso e che ad oggi non è però ancora stato emanato.

Inoltre, con riferimento alla Tari si presentano seri nodi interpretativi, perché occorre capire se la riduzione concessa rientra tra quelle riduzioni generiche/atipiche che devono essere finanziate dal bilancio comunale, oppure se può essere considerata come un «onere» della riscossione, da inserire nel Piano economico finanziario e quindi da porre a carico di tutti gli altri contribuenti.

Appare sconsigliato per gli enti locali pagare i tributi minori con addebiti in conto corrente per
gli importi come la pubblicità e le occupazioni temporanee, anche considerando che forse dall’anno prossimo questi tributi saranno sostituiti dal canone unico patrimoniale e dal canone mercatale.

TERMINI DI PAGAMENTO TARI TASSA SUI RIFIUTI 2020 (Per molti comuni italiani)
UNICA SOLUZIONESCADENZA 16/06/2020
RATA N. 01SCADENZA 31/03/2020
RATA N. 02SCADENZA 31/06/2020
RATA N. 03SCADENZA 31/07/2020
RATA N. 04SCADENZA 30/09/2020

Cartelle esattoriali, pagamenti PA

La cartella di pagamento, non firmata digitalmente e notificata via Pec al contribuente, è
legittima.

Questo è il principio di diritto della Ctr Lazio che con la sentenza numero 470/3/2020, che ha affrontato il tema della validità o meno dell’atto della riscossione, privo della sottoscrizione digitale del concessionario, e allegato al messaggio di posta elettronica certificata come documento informatico in formato pdf.

Pertanto gentili contribuenti in tal caso è inutile fare ricorso per motivi concernenti la notifica.

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