Ultime consulenze richieste nell’ambito del pubblico impiego

prelazione nella vendita di terreni agricoli consulenza giuridica

 Salve sono un dipendente del ministero della difesa ex A2F3 ( dal … nov 2022 assistente sanitario ) sono in attesa che esca il bando
interno previsto da CCNL per avanzare a funzionario sanitario. Sono in possesso di laurea in psicologia anche se ancora mi manca l abilitazione. In prospettiva di assaggio presso altra amministrazione ( per la quale comunque chiedo consulenza) vorrei sapere se potrei lavorare come psicologo per la P.A. Questo per capire in quale ente o ministero eventualmente fare domanda di mobilità.

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Buongiorno,
sono una dipendente dell’Università di ……, attualmente sono inquadrata nella cat. D del CCNL Università e ricerca ma posseggo l’abilitazione di avvocato e svolgo tale funzione presso l’Università che rappresento e difendo in giudizio.
Vorrei cambiare Ente di appartenenza per varie ragioni tra cui la più decisiva è quella di avere una maggiore possibilità di crescita professionale.
Chiedo quindi la Vostra consulenza al fine di esplorare con Voi la possibilità di una assunzione presso un diverso Ente pubblico che abbia adottato un regolamento per tale tipo di mobilità.
Distinti Saluti

Buongiorno, sono un’insegnante e vorrei dedicarmi alla libera professione di consulente e formatore, avrei bisogno di una consulenza giuridico-fiscale a riguardo. Grazie


gentilissimi, ho avuto mia figlia positiva al covid dal … al … novembre, ha …. anni compiuti. Ho inoltrato tutta la documentazione all’ufficio del personale, ( documento di isolamento, piu certificato pediatra come tale che la minore necessitava di assistenza) che mi ha detto semplicemente è malattia del dipendente, poichè in europa web non c’è nulla che possa essere concesso diversamente.
Non mi è stato comunicato altro, ho per cui dedotto che quella certificazione fosse sufficiente e che la quarantena fosse malattia del dipendente come fosse un ricovero coatto del minore. Al mio rientro trovo questi giorni come FERIE D’uffcio, cosi che rimangano 5 gg di ferie da fare in 5 mesi, non sono stata avvisata e soprattutto trovo assurdo tutto cio, tra l’altro sono genitore divorziato, con due figli!!!

Mail truffa a scapito del marchio Zalando

e-mail truffa

Attenzione nell’ultimo periodo gli utenti online stanno ricevendo una sospetta email (truffa) con il seguente testo:

Verwachte leveringstermijn:
vr, 14 okt. 2022 – ma, 17 okt. 2022
 
Hallo Mr……,
 
We hopen dat je het leuk vond om bij ons te shoppen! We sturen je een email zodra je bestelling verzonden is.

Tradotto il testo dice questo: Ci auguriamo che ti sia piaciuto fare acquisti con noi! Ti invieremo un’e-mail non appena il tuo ordine sarà stato spedito.

Come difendersi?

Bene ragazzi questa email è un tentativo di phishing al quale non va assolutamente risposto in modo tale da evitare qualsivoglia furto di dati. Eliminare definitivamente la mail ricevuta o segnalarla come spam dal proprio account

L’indirizzo email mittente truffa/phising è:

Zalando Team <info@service-mail.zalando.nl

Ma cosa è il Phishing?

E’ una particolare tipologia di truffa realizzata sulla rete Internet attraverso l’inganno degli utenti. Si concretizza principalmente attraverso messaggi di posta elettronica ingannevoli:

Attraverso una e-mail, solo apparentemente proveniente da istituti finanziari (banche o società emittenti di carte di credito) o da siti web che richiedono l’accesso previa registrazione (web-mail, e-commerce ecc.). Il  messaggio invita, riferendo problemi di registrazione o di altra natura,  a fornire i propri riservati dati di accesso al servizio. Solitamente nel messaggio, per rassicurare falsamente l’utente, è indicato un collegamento (link) che rimanda solo apparentemente al sito web dell’istituto di credito o del servizio a cui si è registrati.  In realtà il sito a cui ci si collega è  stato artatamente allestito identico a quello originale. Qualora l’utente inserisca i propri dati riservati, questi saranno nella disponibilità dei criminali.

Con la stessa finalità di carpire dati di accesso a servizi finanziari on-line o altri che richiedono una registrazione, un pericolo più subdolo arriva dall’utilizzo dei virus informatici. Le modalità di infezione sono diverse. La più diffusa è sempre il classico allegato al messaggio di posta elettronica; oltre i file con estensione .exe, i virus si diffondono celati da false fatture, contravvenzioni, avvisi di consegna pacchi, che giungono in formato .doc .pdf . Nel caso si tratti di un  c.d. “financial malware” o di un “trojan banking”, il virus si attiverà per carpire dati finanziari. Altri tipi di virus si attivano allorquando sulla tastiera vengono inseriti “userid e password”,  c.d. “keylogging”, in questo caso i criminali sono in possesso delle chiavi di accesso ai vostri account di posta elettronica o di e-commerce.  

Progressione dei dipendenti pubblici

L’art. 16, comma 6, del CCNL 21.05.2018 prevede che “ai fini della progressione economica orizzontale, il lavoratore deve essere in possesso del requisito minimo di
permanenza nella posizione economica in godimento pari a 24 mesi”. E’ legittimamente possibile prevedere nel Contratto integrativo aziendale -nell’ambito dei criteri per la definizione delle procedure per le progressioni economiche- che il requisito minimo di permanenza sia maggiore di 24 mesi?

Con riferimento alla problematica in esame, allo stato non può che doversi confermare il contenuto di precedenti orientamenti applicativi nei quali l’Agenzia, a commento dell’art.16, comma 6, del CCNL delle Funzioni Locali del 21.5.2018, ha avuto modo di precisare che il presupposto del periodo minimo di almeno di 24 mesi di permanenza nella posizione economica in godimento non può in nessun caso essere modificato, in aumento o in diminuzione, in sede di contrattazione integrativa, atteso che in materia non può ravvisarsi alcuna delega negoziale del CCNL alla contrattazione di secondo livello.

Covid assenza dal lavoro: consulenza richiesta

Gentilissimi, ho avuto mia figlia positiva al covid dal 18 al 28 luglio, ha 12 anni compiuti. Ho inoltrato tutta la documentazione all’ufficio del personale, ( documento di isolamento, piu ceritificato pediatra come tale che la minore necessitava di assistenza) che mi ha detto semplicemente è malattia del dipendente, poichè in europa web non c’è nulla che possa essere concesso diversamente. Non mi è stato comunicato altro, ho per cui dedotto che quella certificazione fosse sufficiente e che la quarantena fosse malattia del dipendente come fosse un ricovero coatto del minore. 

Al mio rientro trovo questi giorni come FERIE D’uffcio, cosi che rimangano 5 gg di ferie da fare in 5 mesi, non sono stata avvisata e soprattutto trovo assurdo tutto cio, tra l’altro sono genitore divorziato, con due figli!!!

Vuoi commentare questa richiesta?

Incompatibilità nel pubblico impiego

prelazione nella vendita di terreni agricoli consulenza giuridica

Sempre annosa la situazione delle incompatibilità del dipendente pubblico che vuole svolgere seppure per una sola volta un’attività esterna alla propria amministrazione e che tuttavia non può per blocchi ed ostacoli normativi e regolamentari che a volte non trovano fondamento o giustifica nella seguente circostanza: il dipendente pubblico non può esercitare il commercio, l’industria, le professioni, assumere impieghi alle dipendenze di privati o accettare cariche in società costituite a fine di lucro, tranne che si tratti di cariche in società o enti per le quali la nomina è riservata allo Stato.

Consulenza giuridica richiesta

Buon pomeriggio, vi scrivo perché volevo un consiglio. Sto cercando di farmi autorizzare un’attività dal mio Ente, ma con esito negativo.
Vorrei fare una piccola attività autorizzativa con una pratica da presentare alla provincia di ….., che consiste nel redigere degli elaborati grafici e descrittivi per
la sistemazione di accesso al fondo di proprietà del committente, comprensivo della presentazione delle istanze autorizzative.

Il mio Ente non lo autorizza perché il Regolamento prevede che “Il personale dipendente della Città metropolitana a tempo pieno oppure parziale superiore al 50% non può esercitare la libera professione o attività lavorative libero – professionali, da intendersi come attività di lavoro autonomo ai sensi dell’articolo 2222 del codice civile, per le quali è prevista l’iscrizione in appositi albi o registri o l’appartenenza ad ordini professionali.

Non è consentita in particolare l’assunzione di incarichi di progettazione o direzione lavori o supporto tecnico-amministrativo o collaudo da parte di dipendenti della Città metropolitana a favore di soggetti terzi privati o pubblici, a meno che la prestazione sia riferita all’amministrazione di appartenenza e, dunque, resa nell’ordinario espletamento dei doveri d’ufficio”. 

Il comma 3 del medesimo articolo precisa che “le ipotesi d’incompatibilità assoluta previste nel presente articolo non sono autorizzabili in alcun caso da parte della Città metropolitana, anche se svolte a titolo gratuito. Sto cercando di studiare la questione e non mi pare che l’art. 53 del TUPI preveda che il dipendente pubblico non possa fare attività professionale qualora non ci siano dei conflitti di interesse, quindi trovo il regolamento troppo restrittivo.
Per questi motivi chiedo una consulenza online giuridica.

Risposta al quesito proposto

Gent.ma Sig…..,
alla luce delle considerazioni fatte telefonicamente purtroppo non posso confermare il contrario circa l’orientamento della Città Metropolitana di ….. suffragato dal Regolamento sull’Ordinamento degli Uffici e dei Servizi del medesimo ente.

Anche la Cassazione ribadisce che l’ordinamento delle professioni di ingegnere e d’architetto, consente ai predetti professionisti che siano impiegati dello Stato e di altre pubbliche amministrazioni, di iscriversi all’albo del loro Ordine ma che sia in ogni caso ad essi inibito l’esercizio della libera professione  – come peraltro dispone l’articolo 49 comma 3 del Regolamento sull’Ordinamento degli Uffici e dei Servizi  della Città Metropolitana di (omissis).

In ogni caso: l’eventuale diniego dell’autorizzazione deve essere formalizzato con apposita determinazione motivata del segretario generale o del coordinatore interarea competente, dopo valutazione:
a. delle esigenze di servizio;
b. di concrete ragioni di inammissibile interferenza o incompatibilità tra l’incarico e le funzioni che attengono all’impiego con l’ente pubblico ed ai compiti assegnati.

Cordialmente

.

Aspettativa retribuita e non retribuita: questione giuridica e consulenza online

aspettativa retribuita e non

Salve. Sono impiegato presso il Ministero della Giustizia e chiedo cortesemente consulenza legale per prosecuzione assenza da lavoro. Dal 20..omissis ho fruito di n. omissis anni retribuiti (senza interruzione), ai sensi all’art. 42 comma 5 del Decreto Legislativo n.151/2001 per assistenza alla propria madre, portatrice di handicap ai sensi art. 33 comma 3 della Legge 104/1992.
Attualmente sono in aspettativa per motivi personali e familiari, senza retribuzione, ai sensi dell’art. 40 del C.C.N.L. comparto Funzioni Centrali sottoscritto il 2018
L’aspettativa è stata concessa per mesi 12 dal omissis   Ringrazia anticipatamente.

Risposta online

 Buona sera sig……,  visto il provvedimento si spiega quanto segue:
 Al dipendente con rapporto di lavoro a tempo indeterminato possono essere concessi periodi di aspettativa per esigenze personali o di famiglia, ogni triennio e senza retribuzione e senza decorrenza dell’anzianità, per una durata complessiva di dodici mesi da fruirsi al massimo in due periodi.


 Può sospendere il periodo di aspettativa, riprendere servizio per almeno 4 mesi e ripresentare l’istanza per godere del restante periodo (cioè omissis).
 Purtroppo altre strade non ci sono, se non la malattia protratta fino al giorno in cui matura i contributi previsti per legge per andare in pensione.

Incompatibilità e doppio lavoro nel pubblico impiego

avoratore pubblico l’assunzione di cariche in società costituite

Domanda proposta per la consulenza

Buongiorno ho vinto concorso ripam come funzionario  amministrativo e sono stata assegnata presso il Ministero dell’ omissis quest’anno. 

Detengo una partecipazione societaria in una società semplice che gestisce alcuni immobili riscuotendo i relativi canoni. Non ho cariche gestorie e godo di limitazione di responsabilità ex art 2267 cc prevista da atto costitutivo. Volevo sapere se tale situazione è in qualche modo incompatibile con il pubblico impiego e se devo dichiararla ed eventualmente in che modo
all’ amministrazione. Grazie

Consulenza online

Gent. ……

come ben sa il rapporto di lavoro del pubblico dipendente è contraddistinto da un peculiare regime di incompatibilità che preclude la possibilità di svolgere attività commerciali, industriali, imprenditoriali, artigiane e professionali.

Non c’è una norma che disciplina la figura del dipendente pubblico quale socio in una società di persone; pertanto, è stato necessario cogliere una soluzione nella giurisprudenza.

Orbene i giudici nelle motivazioni in fatto e in diritto non vietano al lavoratore pubblico l’assunzione di cariche in società costituite per il godimento di beni immobili, salvo che la società assumi i tratti propri dell’attività produttiva o di quella commerciale. Questo ultimo caso si manifesta per esempio nella situazione in cui i beni della società sono beni strumentali all’esercizio di un’attività di impresa, o se Lei presti attività lavorativa non occasionale.

Va benissimo la limitazione di responsabilità ex art 2267 c.c. trascritta nell’atto costitutivo ma nel suo caso e dal mio punto di vista, andrebbe resa nota alla Pubblica Amministrazione datoriale (anche se questo comporterebbe i soliti problemi interpretativi che generano gli uffici delle risorse umane). In sostanza la limitazione di responsabilità la salva formalmente e giuridicamente dall’eventuale accusa del divieto del doppio lavoro nel pubblico impiego.

Attenzione al conflitto di interessi che potrebbe presentarsi con le mansioni che andrà a svolgere in futuro nel pubblico impiego.

Cosa è il contratto giuridico: annullabilità e nullita

contratti giuridici nozioni

Il contratto è la più importante fonte di obbligazione infatti è un accordo di due o più parti per costituire, modificare o estinguere tra oro un rapporto giuridico patrimoniale.

Il contratto è un negozio giuridico bilaterale o plurilaterale ed ha sempre un contenuto patrimoniale e degli elementi essenziali:

  • l’accordo;
  • la causa;
  • la forma;
  • l’oggetto.

L’accordo è il consenso delle parti che deriva dalla combinazione delle volontà delle parti, la causa è la funzione economico-sociale del contratto e deve essere lecita, mentre la forma è un requisito richiesto dal contratto se disposto dalla legge come avviene per esempio nella compravendita di immobili o diritti reali sugli immobili.

L’oggetto del contratto poi, deve essere possibile, lecito e determinato o determinabile.

Elementi accidentali del contratto

Sono liberamente apposti dalle parti e sono la condizione, il termine e il modo: la condizione è un evento futuro ed incerto dal quale le parti fanno dipendere la produzione o il cessare degli effetti del contratto, il termine invece è un avvenimento futuro e certo dal quale o fino al quale devono prodursi gli effetti.

Il modo invece è un’onere, inteso come un peso che si appone su un atto di liberalità allo scopo di limitarne gli effetti.

Come si classificano i contratti?

I contratti vengono classificati secondo diversi criteri a secondo del perfezionamento del vincolo contrattuale, del tempo della esecuzione, degli effetti, del nesso tra le attribuzioni patrimoniali, del rapporto tra i corrispettivi e riguardo alla causa.

Proprio riguardo alla causa si distinguono i contratti atipici da quelle tipici.

In via generale nel nostro sistema giuridico possiamo distinguere:

  • contratti consensuali: che richiedono e si perfezionano con il semplice consenso delle parti;
  • contratti reali: oltre al consenso per il perfezionamento è necessario la consegna della cosa;
  • contratti ad esecuzione istantanea;
  • contratti di durata;
  • ad effetti reali o traslativi;
  • ad effetti obbligatori,
  • a prestazioni corrispettive;
  • a prestazione unica;
  • contratti commutativi ed aleatori.

Generalmente un contratto si perfeziona e conclude quando l’accettazione viene portata a conoscenza del proponente.

Cosa è il contratto preliminare?

E’ un contratto mediante il quale le parti si obbligano a stipulare un futuro contratto (definitivo).

Il contratto preliminare è nullo se non è stipulato nella stessa forma del contratto definitivo: in pratica è un contratto già perfetto e vincolante per le parti pur inserendosi nella fase delle trattative assolvendo ad una funzione preparatoria di quello definitivo.

Non bisogna confondere il contratto preliminare con il c.d. compromesso perché quest’ultimo è già un contratto definitivo subito efficace ma che contiene l’obbligo di riprodurre il consenso in forma determinata. Il compromesso è un contratto molto diffuso nelle compravendite immobiliari allo scopo di non manifestare nell’atto pubblico, per ragioni fiscali, il reale contenuto dell’atto.

Cosa succede se una parte non adempie dopo aver stipulato il contratto preliminare?

Succede che la parte adempiente può chiedere la risoluzione del contratto preliminare per inadempimento con la condanna dell’inadempiente al risarcimento del danno ovvero può chiedere al giudice di intervenire con l’emanazione di una sentenza che produca gli stessi effetti del contratto definitivo non con concluso.

L’efficacia di un contratto si manifesta solo tra le parti che lo hanno concluso e si estende anche nei confronti del successore a titolo universale di ciascun contraente e nei confronti deli aventi causa.

Annullabilità e nullità del contratto giuridico

Un contratto è annullabile quando è viziato da dolo, violenza o è stato concluso per errore essenziale e riconoscibile dall’altra parte con la normale diligenza. L’azione di annullamento si prescrive in cinque anni e può essere proposta solo dalla parte che vi abbia interesse.

Le cause di nullità di un contratto invece, sono un oggetto o una causa illecita, mancanza della forma se richiesta ad substantiam. La nullità può in questo caso essere fatta vale da chiunque vi abbia interesse e può addirittura essere rilevata d’ufficio dal giudice, non è soggetta a tempi di prescrizione.

La compravendita e la permuta

La permuta è quel contratto mediante il quale due persone si accordano sul reciproco trasferimento di cose o di altri diritti tra loro. Non è una vendita la permuta in quanto manca la prestazione di un corrispettivo in denaro.

La compravendita invece, è quel contratto di vendita che ha per oggetto il trasferimento della proprietà di una cosa o il trasferimento di altro diritto verso il corrispettivo di in prezzo. Gli effetti della compravendita si producono dal momento in cui le parti raggiungono l’accordo secondo il principio consensualistico, si parla per l’appunto di contratto traslativo.

Possiamo dire che le caratteristiche strutturali di un contratto di compravendita rivelano una natura consensuale, ad effetti reali (perché produce il trasferimento della proprietà di una cosa in virtù del solo consenso, ad attribuzioni corrispettive, commutativa, non di durata ed a partecipazione liberale.

La compravendita di beni immobili

Nella compravendita di questi beni è sempre richiesta la forma scritta e, in difetto la vendita immobiliare è nulla.

La compravendita di beni immobili può avvenire a corpo o a misura: nelle vendita a corpo il prezzo del bene immobile è valutato indipendente dalla misura, mentre nella vendita a misura, il prezzo è il risultato della misura per il prezzo di ogni unità, quindi nel caso in cui la misura dovesse risultare inferiore a quella indicata nel contratto, al compratore spetta una riduzione dell’importo da pagare (lo stesso vale nel caso contrario e cioè se la misura risultasse maggiore).

Nella compravendita di beni immobili è richiesta la trascrizione dell’atto nei registri immobiliari, per la pubblicità del contratto.

La trascrizione

La trascrizione è uno strumento di pubblicità relativo ai beni immobili e mobili registrati con la quale viene data conoscenza delle vicende relative ai beni.

La sua funzione si colloca in una precisa esigenza di mercato che è quella della circolazione dei beni e della loro conoscibilità per cui si possa sapere in qualsiasi momento a chi appartiene un determinato bene.

Il contratto preliminare di compravendita di un bene immobile per esempio, va trascritto e che comunque risulti da atto pubblico o scrittura privata autenticata o accertata giudizialmente.

Gli effetti della trascrizione cessano se entro un anno dalla data convenuta per la stipula del definitivo, e comunque non oltre tre anni dalla trascrizione del preliminare stesso, non viene eseguita la trascrizione del contratto definitivo.

Naturalmente la trascrizione ha efficacia da quando si trascrive l’atto e in realtà non costituisce un obbligo per le parti stipulanti, bensì un onere, mentre per il notaio rappresenta un obbligo in quanto deve trascrivere entro trenta giorni dalla stipula, il contratto nei registri immobiliari.

La locazione e l’affitto: differenze con la compravendita

La locazione è quel contratto dove una parte si obbliga a far godere ad un’altra una cosa mobile o immobile, per un dato tempo e verso un corrispettivo determinato.

Se si loca un immobile per una durata superiore a nove anni il contratto di locazione dovrà necessariamente rispettare la forma scritta a pena di nullità.

In ogni caso la locazione sia di beni immobili che mobili non può eccedere i trent’anni di durata.

Il locatore stipulato il contratto dovrà garantire il pacifico godimento al conduttore del bene locato, consegnarlo in buono stato di manutenzione (cioè privo da vizi), mentre il conduttore ha l’obbligo di prendere la cosa locata e servirsene per l’uso stabilito osservando la diligenza del buon padre di famiglia, corrispondere il canone stabilito ed infine alla scadenza del contratto restituire la cosa, nello stato in cui l’ha ricevuta.

Se durante la durata della locazione, il conduttore apporta delle migliorie, non può chiedere l’indennizzo salvo vi sia stato il consenso del locatore.

Nel caso in cui invece la cosa locata necessita di riparazioni anche urgenti e queste non sono a carico del conduttore, quest’ultimo tuttavia, può anticiparne le spese e chiedere il rimborso al locatore, dandone comunque avviso.

Generalmente nelle locazioni immobiliari si prevede una durata non inferiore a 4 anni, rinnovabili per altri 4 anni (4 + 4), ma il locatore può dare disdetta sin dalla prima scadenza se ha necessità di destinare quel bene ad un suo personale o familiare, o di vendere la casa, per il non uso del conduttore, per ristrutturazione o ricostruzione dell’immobile e infine se il conduttore possiede un altro immobile disponibile nello stesso comune .

Bene nei casi appena descritti, il locatore può dare disdetta alla prima scadenza, inviando comunicazione scritta al conduttore con lettera raccomandata, almeno 6 mesi prima della scadenza del contratto, indicando le motivazioni anzidette.

Il contratto di locazione si risolve prima della scadenza quando il conduttore non versa il canone concordato liberamente decorsi venti giorni dalla scadenza o, quando utilizza l’immobile per uso diverso da quello pattuito.

Quando si redige un contratto di locazione immobiliare la forma richiesta è sempre quella scritta e successivamente è prevista anche la registrazione del contratto.

Il D.Lgs. 23 del 2011 attuativo del federalismo municipale ha introdotto la cedolare secca come un nuovo regime di tassazione dei redditi derivanti dalla locazione per uso abitativo. La cedolare secca è riservata alle persone fisiche titolari del diritto di proprietà dell’immobile che non agisce nell’esercizio di un’attività di impresa, arti e professioni.

Il vantaggio del locatore nella scelta della cedolare secca consiste nell’esclusione dell’imposta IRPEF, dell’imposta di registro e di bollo sul contratto di locazione. In conseguenza anche il conduttore non è più tenuto al versamento dell’imposta di registro sul contratto di locazione concluso.

L’affitto invece è quel contratto che ha per oggetto il godimento di cose produttive mobili e immobili e si distingue dalla locazione perché i beni non producono né frutti civili né naturali: ciò che invece può avvenire in un contratto di affitto di azienda.

Doveri e diritti dell’affittuario

L’affittuario non può subaffittare la cosa senza il consenso del locatore e non deve mutare la destinazione economica della cosa ricevuta in affitto, inoltre, sopporta le spese ordinarie riguardanti la cosa oggetto di affitto.

I diritti dell’affittuario consistono nel godere dei frutti naturali e civili prodotti dalla cosa, nell’adottare le iniziative atte a produrre un aumento di reddito delle cose purché conformi all’interesse della produzione e che non arrechino pregiudizio al locatore.

Il contratto di affitto si scioglie per interdizione, inabilitazione dell’affittuario, insolvenza dell’affittuario, per il mancato impiego da parte dell’affittuario dei mezzi necessari per il mantenimento della cosa.

E’ possibile sublocare un’immobile?

Non è possibile sublocare un immobile dato precedente in locazione senza il consenso del locatore: è comunque possibile che il conduttore possa sublocare parzialmente però l’immobile, per esempio un vano per la durata di 8 mesi tuttavia, dovrà notificare al locatore con lettera A/R, il nominativo, la durata del subcontratto e i vani locati del subconduttore.

Consulenza giuridica nel pubblico impiego

prelazione nella vendita di terreni agricoli consulenza giuridica

Sei un dipendente pubblico e stai cercando risposte ai tuoi quesiti giuridici sul posto di lavoro?
Leggi tra le varie consulenze richieste se c’è la risposta ai tuoi problemi, se non la trovi richiedi una consulenza e i tuoi dubbi troveranno una risposta.

Sono un dirigente presso un Comune da meno di 3 anni ed ho vinto una selezione di mobilità presso un altro Comune, ma il Comune di appartenenza non rilascia il nullaosta. Personalmente ho provveduto a comunicare il preavviso di 4 mesi ai sensi dell’art.16 del CCNL dell’Area della Dirigenza del Comparto Regioni – Enti Locali

La domanda è:
è possibile rinunciare al preavviso e stabilire una data di trasferimento, in accordo con il Comune ricevente, anteriore alla data di scadenza dei 4 mesi?

Attendo vostre comunicazioni circa il costo della consulenza e saluto cordialmente.

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Considerato che l’art. 16 citato prevede che nel caso in cui il dirigente presenti domanda di trasferimento ad altra amministrazione del Comparto che vi abbia dato assenso, il nullaosta dell’amministrazione di appartenenza è sostituito dal preavviso di 4 mesi.

Che in ogni caso le norme generali sulla Mobilità, così come modificate, stabilisce che resta obbligatorio l’assenso dell’amministrazione cedente
in tre casi:
– posizioni motivatamente infungibili;
– personale assunto da meno di tre anni;
– quando il soggetto che richiede la mobilità abbia una “qualifica” per la quale nell’ente di appartenenza via sia “una carenza di organico superiore al 20 per cento”.

Ritornando all’articolo 16 del Ccnl 23.12.1999 è ancora dibattuto se la norma contrattuale, dopo la riscrittura dell’articolo 30 del d.gs 165/2001 a seguito del d.l. 90/2014, convertito in legge 114/2014, è tutt’ora applicabile, posto che ai sensi del comma 2.2 di detto articolo “Sono nulli gli accordi, gli atti o le clausole dei contratti collettivi in contrasto con le disposizioni di cui ai commi 1 e 2”.

D’altronde l’Aran ha affermato genericamente che questa disciplina contrattuale non sembra essere ulteriormente applicabile alla luce della
nuova formulazione dell’art. 30 del d.lgs. n. 165/2001, come modificato dall’art. 4 del d.l. n. 90/2014, convertito, con modificazioni,
dalla legge 11 agosto 2014, n. 114” – lasciando nelle mani dell’Amministrazione il potere discrezionale di decidere cosa fare nella gestione delle risorse umane, anche in tema di mobilità del personale dirigenziale.

In pratica l’articolo 16 continua ad applicarsi non essendo contrario e in violazione dell’obbligo delle amministrazioni di esprimere il nulla
osta e che quest’ultimo possa essere reso nella forma del preavviso.

I 4 mesi di preavviso sono praticamente funzionali alle operazioni di revisione organizzativa.

Tuttavia si evidenzia che l’intera disciplina della dirigenza pubblica è orientata alla massima flessibilizzazione del rapporto di lavoro, ma nella pratica la riforma sulla dirigenza non è ancora andata a buon fine, e in fin dei conti le Pubbliche Amministrazioni conservano ancora un gran potere discrezionale sull’istituto della mobilità.

In conclusione, alla domanda: <<è possibile rinunciare al preavviso e stabilire una data di trasferimento, in accordo con il Comune ricevente, anteriore alla data di scadenza dei 4 mesi?>> – la risposta è: No, piuttosto è più probabile accordarsi con il datore di lavoro circa
la riduzione della tempistica del preavviso prevista ex lege (4 mesi) e, in seguito con il Comune ricevente.

Cordialmente.

Lo staff legale di MobilitanelPubblicoimpiego.it

Documento di identità e firma digitale: validità della firma anche senza documento

Buon giorno, mi trovo in questa situazione: cioè ho la firma digitale ma mi chiedono di allegare il documento di identità per validare il mio documento. Pertanto chiedo se la firma digitale delle dichiarazioni sostitutive ex d.p.r. 445/2000 necessita o NO dell’allegazione documento di identità.

Gentile utente a proposito segnaliamo la sentenza del TAR Lazio, sezione III-ter, 3 marzo 2021, n. 2757, nella parte in cui rammenta che: “l’apposizione della firma digitale alle dichiarazioni rese ai sensi della normativa citata è stata ritenuta dalla giurisprudenza idonea a soddisfare i requisiti di cui al comma 3 dell’art. 38 del DPR 445 del 2000 (a tenore del quale ‘Le istanze e le dichiarazioni sostitutive di atto di notorietà da produrre agli organi della amministrazione pubblica o ai gestori o esercenti di pubblici servizi sono sottoscritte dall’interessato in presenza del dipendente addetto ovvero sottoscritte e presentate unitamente a copia fotostatica non autenticata di un documento di identità del sottoscrittore’) anche in assenza dell’allegazione in atti di copia del documento di identità del dichiarante, in ragione del particolare grado di sicurezza e di certezza nell’imputabilità soggettiva che la caratterizza (da ultimo, TAR Lazio, sez. IIII, 8 febbraio 2021 n. 1595, che sul punto richiama Consiglio di Stato, sentenza n. 4676/2013)”.

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