Pubblica Amministrazione: 110 e lode

formazione e pubblica amministrazione

Grazie al Protocollo d’intesa siglato il 7 ottobre 2021 a Palazzo Vidoni tra il Ministro per la Pubblica amministrazione, Renato Brunetta, e la Ministra dell’Università e della Ricerca, Maria Cristina Messa, e alla collaborazione della CRUI, i dipendenti pubblici possono iscriversi a condizioni agevolate a corsi di laurea, master e corsi di specializzazione di interesse per le attività delle amministrazioni pubbliche. L’offerta formativa sarà continuamente aggiornata nella pagina PA 110 e lode.

Syllabus per la formazione digitale

Dal 1° febbraio 2022 le amministrazioni inizieranno a segnalare i nominativi dei dipendenti che potranno accedere all’autovalutazione delle proprie competenze digitali sulla piattaforma Syllabus. In base agli esiti del test iniziale, la piattaforma proporrà ai dipendenti i moduli formativi per colmare i gap di conoscenza e per migliorare le competenze, moduli arricchiti dalle proposte delle grandi aziende del settore tecnologico, a partire da TIM e Microsoft.

Fino al 31 gennaio 2022 tutti gli operatori, pubblici e privati, potranno rispondere all’avviso di manifestazione di interesse pubblicato dal Dipartimento della funzione pubblica, mettendo a disposizione, a titolo gratuito, contenuti formativi coerenti con gli obiettivi del Piano e, in particolare, con il modello di competenze digitali definito nel Syllabus.

Alla fine di ogni percorso sarà rilasciata una certificazione che alimenterà il “fascicolo del dipendente”, in corso di realizzazione anche in collaborazione con Sogei. Particolare attenzione sarà riservata alla cybersicurezza, tramite un progetto formativo in via di definizione con il Ministero della Difesa.

Il Patto per l’innovazione del lavoro pubblico e la coesione sociale, firmato il 10 marzo tra il Presidente del Consiglio, Mario Draghi, il Ministro per la Pubblica amministrazione, Renato Brunetta, e i sindacati, ha individuato nella formazione un “diritto soggettivo del dipendente pubblico” e un “investimento organizzativo necessario” nell’ambito delle politiche relative al lavoro pubblico.

Coerentemente con il Patto e con il disegno contenuto nel PNRR, il 10 gennaio è stato presentato nella sede del Dipartimento della funzione pubblica Ri-formare la PA. Persone qualificate per qualificare il Paese, il Piano strategico per la valorizzazione e lo sviluppo dei 3,2 milioni di dipendenti pubblici. Un percorso importante di “ricarica delle batterie” della Pubblica amministrazione, che si aggiungerà al naturale rinnovamento legato allo sblocco del turnover e alle decine di migliaia di nuove assunzioni necessarie all’attuazione del PNRR.

Il Piano offre a ciascun dipendente della PA grandi opportunità di investimento sul proprio percorso professionale e i nuovi contratti di lavoro del pubblico impiego raccolgono la sfida di creare opportunità di crescita per chi vuole scommettere sul miglioramento delle proprie competenze.

Insomma, il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza individua nelle persone, prima ancora che nelle tecnologie, il motore del cambiamento e dell’innovazione nella Pubblica amministrazione. Lo sviluppo delle competenze dei dipendenti pubblici rappresenta, insieme al recruiting, alla semplificazione e alla digitalizzazione, una delle principali direttrici dell’impianto riformatore avviato con il decreto-legge 80/2021. Le transizioni amministrativa, digitale ed ecologica sono possibili soltanto attraverso un grande investimento sul capitale umano. La valenza della formazione è duplice: rafforza le competenze individuali dei singoli, in linea con gli standard europei e internazionali, e potenzia strutturalmente la capacità amministrativa, con l’obiettivo di migliorare la qualità dei servizi a cittadini e imprese.

Ciascun dipendente può fare la differenza.

Peccato che molti dipendenti pubblici, per colpa dei ritardi della PA proprio nella formazione degli impiegati, si sono nel frattempo attrezzati ed iscritti a loro spese e senza nessuna agevolazione a Master e Corsi di Laurea o di Specializzazione.

GRUPPO SOCIAL SU FACEBOOK DEI DIPENDENTI PUBBLICI

Pensione di inabilità dei dipendenti pubblici

pensione di inabilità

Qualora un dipendente pubblico non sia in grado di proseguire l’attività lavorativa per l’aggravamento del proprio stato di salute, può chiedere al proprio ente datore di lavoro di essere sottoposto alla visita medico-collegiale per il riconoscimento dell’inabilità.

Con effetto dal 1° gennaio 1996, l’articolo 2comma 12della legge 8 agosto 1995n. 335 prevede il diritto a conseguire un trattamento pensionistico nei casi in cui la cessazione del servizio sia dovuta a infermità non dipendente da causa di servizio e per la quale gli interessati si trovino «nell’assoluta e permanente impossibilità di svolgere qualsiasi attività lavorativa».

Il diritto alla pensione di inabilità così come disciplinata dall’articolo 2, comma 12, legge 8 agosto 1995, n. 335 spetta alle seguenti condizioni:

  • possesso di un’anzianità contributiva di cinque anni di cui almeno tre nel quinquennio precedente la decorrenza del trattamento pensionistico; concorrono alla formazione della suddetta anzianità, eventuali periodi riscattati o ricongiunti presso questo Istituto;
  • risoluzione del rapporto di lavoro per infermità non dipendente da causa di servizio;
  • riconoscimento dello stato di assoluta e permanente impossibilità a svolgere qualsiasi attività lavorativa conseguente a infermità non dipendente da causa di servizio.

Questo tipo di pensione è incompatibile con lo svolgimento di un lavoro dipendente o autonomo, sia esso in Italia o all’estero ed è revocata nel caso venissero meno le condizioni per la sua concessione.

Nel caso in cui venga accertata una contribuzione connessa ad attività lavorativa autonoma o subordinata che si collochi in un arco temporale successivo alla decorrenza della pensione di inabilità, il trattamento è revocato a decorrere dal primo giorno del mese successivo a quello in cui si è verificata la causa di incompatibilità, con contestuale recupero delle eventuali somme indebitamente percepite. Se ne ricorrono i requisiti, a seguito della revoca può essere corrisposto un trattamento pensionistico considerando nell’anzianità contributiva utile il servizio effettivamente posseduto all’atto della risoluzione del rapporto di lavoro incrementato dai contributi figurativi accreditati nel periodo di godimento della pensione di inabilità revocata.

L’ex dipendente che ha già prodotto istanza di pensione di inabilità ai sensi della normativa in argomento in attività di servizio e che è già stato sottoposto ad accertamenti sanitari conclusi con il giudizio da parte della Commissione Medica di inabilità assoluta e permanente (a qualsiasi proficuo lavoro o alle mansioni svolte) che hanno dato luogo al collocamento a riposo, non può essere successivamente sottoposto a nuovi accertamenti sanitari in quanto la Commissione Medica si è già espressa.

E’ legittima la scelta di un’amministrazione che, in sede di assunzione dei vincitori di un pubblico concorso, ha dato applicazione all’art. 33, comma 5, della legge 104/1992, consentendo, in via prioritaria, al soggetto impegnato nella cura di un famigliare disabile di poter optare per la sede più consona alle proprie esigenze.

COME FARE DOMANDA

Per richiedere la pensione di inabilità disciplinata dall’articolo 2, comma 12, legge 8 agosto 1995, n. 335 è necessario presentare domanda all’amministrazione presso la quale il dipendente o l’ex dipendente presta o ha prestato attività lavorativa, esclusivamente secondo lo schema dell’allegato 1 della circolare INPDAP 24 ottobre 1997, n. 57 (pdf 1,8MB). A tale istanza va allegato un certificato medico attestante lo stato di inabilità assoluta e permanente a svolgere qualsiasi attività lavorativa (allegato 2 della medesima circolare).

In funzione dell’ente o amministrazione di appartenenza l’accertamento dello stato di inabilità viene affidato a vari organismi sanitari:

  • commissioni mediche ospedaliere per il comparto Forze Armate, corpi di Polizia anche a ordinamento civile, dipendenti del Ministeri della Difesa e del Ministero dell’Interno, commissioni mediche ospedaliere per il comparto Forze Armate, corpi di Polizia anche a ordinamento civile, dipendenti del Ministeri della Difesa e del Ministero dell’Interno;
  • commissione medica dell’ASL per il comparto enti pubblici non economici;
  • commissione medica di verifica per il comparto scuola, università, ministeri, sanità, enti locali.

Per l’accertamento del diritto alla prestazione, l’ente di appartenenza dell’iscritto deve inviare necessariamente il verbale di visita medico-collegiale attestante lo stato d’inabilità e la delibera di collocamento a riposo per inabilità.

La domanda per la liquidazione di pensione di inabilità per quella disciplinata ai sensi dell’articolo 2, comma 12, legge 335/1995 si presentano online all’INPS attraverso il servizio dedicato.

La pensione di inabilità decorre dal giorno successivo alla risoluzione del rapporto di lavoro. La prestazione è vitalizia e cessa, quindi, con la morte del pensionato. È inoltre reversibile in favore dei superstiti aventi diritto.

Il trattamento pensionistico ai sensi dell’articolo 2, comma 12, legge 335/1995 prevede la stessa decorrenza della pensione di inabilità. Tuttavia, se la domanda è stata presentata dopo la risoluzione del rapporto di lavoro, la pensione decorre dal primo giorno del mese successivo a quello in cui la domanda è stata presentata. Anche in questo caso la prestazione è vitalizia, salvo revoca per esito negativo dell’eventuale revisione dello stato inabilitante.

QUANTO SPETTA

Il riconoscimento della pensione di inabilità secondo l’articolo 2, comma 12, legge 335/1995 comporta l’attribuzione di un bonus o di un’anzianità convenzionale come se l’iscritto avesse lavorato fino al compimento del 60° anno di età oppure fino al 40° anno di servizio.

SMART WORKING NELLA PA

pubblico impiego e lavoro pubblico in smart

Quando è stato avviato il percorso di superamento dello smart working emergenziale nella Pubblica amministrazione?

Già il 10 marzo 2021, nel Patto per l’innovazione del lavoro pubblico e la coesione sociale siglato a Palazzo Chigi tra il presidente del Consiglio, Mario Draghi, il ministro per la Pubblica amministrazione, Renato Brunetta, e i sindacati, si concordava che, “con riferimento alle prestazioni svolte a distanza (lavoro agile), occorre porsi nell’ottica del superamento della gestione emergenziale, mediante la definizione, nei futuri contratti collettivi nazionali, di una disciplina che garantisca condizioni di lavoro trasparenti, che favorisca la produttività e l’orientamento ai risultati, concili le esigenze delle lavoratrici e dei lavoratori con le esigenze organizzative delle Pubbliche Amministrazioni, consentendo, ad un tempo, il miglioramento dei servizi pubblici e dell’equilibrio fra vita professionale e vita privata”.

Quali sono state le tappe successive?

Il Patto del 10 marzo ha segnato l’avvio di un percorso che ha reso possibile, in pochi mesi, il raggiungimento di tre tappe importanti:
1) la prima, a fine aprile (decreto legge “proroghe” n. 56/2021, articolo 1), ha riguardato il superamento di vincoli rigidi e soglie percentuali minime per l’applicazione dello smart working nella Pubblica amministrazione;
2) la seconda, dal 15 ottobre – coerentemente con la riapertura di tutte le attività economiche, sociali e culturali del Paese grazie al progredire delle vaccinazioni e all’obbligo di green pass per tutti i 23 milioni di lavoratori pubblici, privati e autonomi – ha permesso di ripristinare il lavoro in presenza come modalità ordinaria nella Pa (Dpcm 24 settembre e Dm 8 ottobre);
3) la terza, in parallelo, ha visto il decollo delle trattative per i rinnovi contrattuali, nell’ambito dei quali, in attuazione del Patto, devono essere disciplinati gli aspetti di tutela dei diritti dei lavoratori, delle relazioni sindacali e del rapporto di lavoro connessi al lavoro agile (quali il diritto alla disconnessione, le fasce di contattabilità, il diritto alla formazione specifica, il diritto alla protezione dei dati personali, il regime dei permessi e delle assenze e ogni altro istituto del rapporto di lavoro e previsione contrattuale). In attesa che i nuovi contratti diventino operativi – il 21 dicembre è stata firmata la preintesa per il comparto funzioni centrali – questi aspetti sono stati anticipati per tutta la Pubblica amministrazione nelle “Linee guida in materia di lavoro agile nelle amministrazioni pubbliche”, concordate con i sindacati, sulle quali è stata acquisita l’intesa in Conferenza Unificata lo scorso 16 dicembre.

Che cosa prevedono le linee guida per il lavoro agile nella Pa?

Le linee guida, secondo quanto stabilito dalla legge 81/2017, prevedono che lo svolgimento del lavoro agile è rimesso all’accordo individuale con il lavoratore, in cui vengono definiti durata, modalità e obiettivi della prestazione. Le linee guida prevedono le seguenti ulteriori condizioni per lo  smart working:
a)      l’invarianza dei servizi resi all’utenza;
b)      l’adeguata rotazione del personale autorizzato alla prestazione di lavoro agile, assicurando comunque la prevalenza per ciascun lavoratore del lavoro in presenza;
c)      l’adozione di appositi strumenti tecnologici idonei a garantire l’assoluta riservatezza dei dati e delle informazioni trattati durante lo svolgimento del lavoro agile;
d)      la necessità, per l’amministrazione, della previsione di un piano di smaltimento del lavoro arretrato, ove accumulato;
e)      la fornitura di idonea dotazione tecnologica al lavoratore;
f)       il prevalente svolgimento in presenza della prestazione lavorativa dei soggetti titolari di funzioni di coordinamento e controllo, dei dirigenti e dei responsabili dei procedimenti;
g)      la rotazione del personale in presenza ove richiesto dalle misure di carattere sanitario;
h) il dovere di fornire al lavoratore idonea dotazione tecnologica, che garantisca la sicurezza e il divieto di ricorso all’utenza personale o domestica del dipendente, salvo i casi preventivamente verificati e autorizzati.

Come le amministrazioni pubbliche possono organizzare la rotazione dei lavoratori?

Ogni amministrazione può programmare il lavoro agile con una rotazione del personale settimanale, mensile o plurimensile.

Ciò consente di prevedere l’utilizzo dello smart working con ampia flessibilità, anche modulandolo, se necessario, sulla base dell’andamento dei contagi, tenuto conto che la prevalenza del lavoro in presenza contenuta nelle linee guida potrà essere raggiunta anche al termine della programmazione. In sintesi, ciascuna amministrazione potrà equilibrare lavoro agile e in presenza secondo le modalità organizzative più congeniali alla propria situazione, anche considerando l’andamento epidemiologico nel breve e nel medio periodo.

Qual è la disciplina di riferimento del settore privato?

Anche per il lavoro privato la legge di riferimento è la n. 81/2017, secondo cui per l’adozione dello smart working è necessario un accordo scritto tra datore di lavoro e dipendente che stabilisca durata, condizioni del recesso, modalità di esecuzione della prestazione, strumenti tecnologici utilizzati, nel rispetto del diritto alla disconnessione per il lavoratore. Insieme allo stato di emergenza, però, il cui termine è stato posticipato al 31 marzo 2022, è stata prorogata la procedura semplificata per l’accesso al lavoro agile, che non prevede di allegare alcun accordo con il lavoratore e che si basa esclusivamente sulla modulistica (un template per comunicare l’elenco dei lavoratori coinvolti) e sull’applicativo informatico resi disponibili dal ministero del Lavoro e delle Politiche sociali. Non sono ammesse altre modalità per l’invio della comunicazione.

Anche nel settore privato sono state approvate linee guida per lo smart working?

Sì. Il 7 dicembre 2021 il ministero del Lavoro e delle Politiche sociali ha raggiunto l’accordo con le parti sociali sul primo “Protocollo Nazionale sul lavoro in modalità agile” nel settore privato. Il protocollo è del tutto simile alle linee guida sul lavoro agile emanate dal Dipartimento della funzione pubblica.

Qual è, adesso, la differenza fondamentale tra il lavoro agile nel settore pubblico e nel settore privato?

Fino al 31 marzo 2022, la differenza fondamentale sta nell’obbligatorietà, per il settore pubblico, dell’accordo individuale, come previsto dalla legge 81/2017, mentre nel settore privato è ancora ammessa la forma semplificata di smart working, senza necessità di accordo individuale.

Che cosa chiedono, dunque, quei sindacati e quelle forze politiche che invocano lo smart working generalizzato nella Pa?

Chi sta invocando lo smart working generalizzato nella Pubblica amministrazione non si accontenta del lavoro agile regolato, strutturato e ampiamente flessibile che è stato disegnato in maniera condivisa e partecipata in questi mesi – attraverso il confronto con i sindacati, e con l’intesa del Governo, delle Regioni, dei Comuni e delle Province – ma chiede il ritorno alla situazione del lockdown di marzo 2020.

Allora, con un decreto legge, l’attività ordinaria nella Pa divenne quella in lavoro agile, ma non per tutti i dipendenti. In quella fase drammatica, una parte di lavoratori pubblici, non potendo svolgere smart working per la natura delle loro mansioni, fu costretta a ricorrere all’utilizzo di ferie e permessi pregressi, fino ad arrivare, in alcuni casi, all’esonero dal servizio, continuando a percepire la retribuzione.  

Per i lavoratori dipendenti del settore privato, invece, nei casi in cui lo smart working non era possibile, si fece massiccio ricorso alla cassa integrazione. L’Italia viveva un’emergenza sanitaria caratterizzata dal dilagare di un virus sconosciuto contro il quale non esistevano vaccini.

Per questo il Governo era stato costretto a chiudere tutte le attività e i servizi sull’intero territorio nazionale, tranne quelli essenziali, e a limitare la circolazione delle persone. Oggi, fortunatamente, non siamo più in lockdown e il Paese sta tenendo aperte le sue attività, grazie alla campagna vaccinale e alla strategia del green pass e del super green pass. Il lavoro agile di massa non è più giustificato e ci sono tutti gli strumenti, comprensivi di diritti e di tutele per i lavoratori e per gli utenti dei servizi pubblici, che garantiscono ampia flessibilità organizzativa alle singole amministrazioni.

Feste natalizie e capodanno tamponato dal Covid e le sue varianti

Corsa ai tamponi, file in farmacia, il Covid ci sta mettendo di nuovo in ginocchio: ricostretti ad usare la mascherina, al distanziamento, insomma una vita tutt’altro che bella.

C’è chi pur avendo fatto il tampone due giorni fa, non riceve ancora risultato dall’Asl di competenza e rimane nel limbo chiuso in casa in isolamento o quarantenza.

Poi leggendo sul sito Msn.it la prospettiva è nera considerato che una nuova tempesta sta arrivando in Europa con la variante Omicron del Covid che entro poche settimane dominerà in più Paesi della regione, spingendo i sistemi sanitari, già sotto pressione, sull’orlo del baratro. Lo afferma il direttore dell’Oms Europa, Hans Klug. 

pubblico impiego e vaccini anti covid




La Federazione Italiana delle Aziende sanitarie e ospedaliere: +96% ricoveri di bambini. 

Nuovo picco di contagi da coronavirus in Gran Bretagna dall’inizio della pandemia: sono stati registrati 106.122 casi nelle ultime 24 ore.

Nei prossimi giorni ci saranno probabilmente centinaia di migliaia di persone contagiate dalla variante Omicron, spero questo sia il processo per andare verso l’endemia come peraltro sostiene il sottosegretario alla Salute Paolo Sileri.

I vantaggi dell’interscambio e della mobilità compensativa dei dipendenti pubblici: pubblico impiego

i vantaggi nell'interscambio tra dipendenti pubblici

I dipendenti pubblici e statali possano scambiarsi tra loro, pur appartenendo a diversi settori e sedi di lavoro facendo domanda di mobilità compensativa nell’amministrazione in cui appartengono.

Normalmente, però, per effettuare una mobilità compensativa entrambi i dipendenti fanno richiesta alla rispettiva amministrazione notificando all’altra amministrazione l’intenzione di scambio per ricevere poi il nulla osta.

I vantaggi derivanti dalla mobilità nel pubblico impiego sono tanti così come sono varie le modalità di attivazione delle diverse procedure, capaci di adattarsi alle diverse esigenze dei dipendenti pubblici.

La mobilità porta dei benefici a chi decide di fruirne l’ importante però è scegliere di attivare la giusta procedura relativa alla propria situazione per essere certi di poter beneficiare delle giuste opportunità.

I sindacati in questo possono aiutare, come guide da indirizzamento per il calcolo della situazione lavorativa personale e consigliare anche quali siano gli enti a cui convenga fare domanda considerando anche, in base ai vari portali, quali siano i luoghi in cui in cui si potrebbero avere maggiori possibilità di accoglienza, tuttavia se ne può fare benissimo a meno in quanto proprio loro non hanno mai istituito un sito web come il nostro, gratuito, senza pagamento di tessera, per andare incontro alle esigenze dei dipendenti pubblici che vogliono avvicinarsi a casa.

In base alle relative valutazioni, la mobilità può presentarsi come una grande opportunità in grado di migliorare non solo la situazione lavorativa ma anche personale di alcuni lavoratori, che possono in questo modo avere anche un migliore stile di vita, produrre di più, sentirsi più a proprio agio.

Il dipendente pubblico che abbia l’esigenza di cambiare il proprio luogo di lavoro e sia alla ricerca di un cambio compensativo può visualizzare gli annunci disponibili che vengono aggiornati e pubblicati periodicamente con tutte le richieste dei lavoratori o procedere all’inserimento di un annuncio comunicando cosa si sta cercando, il luogo di destinazione e la volontà di effettuare lo scambio.

Questo tipo di procedimento è in grado di fornire vantaggi ad entrambe le parti, al lavoratore, da un lato, può consentire di spostarsi per avvicinarsi ai propri affetti e alle aziende, dall’altro lato, consente di arruolare personale già dipendente senza il bisogno di creare un concorso pubblico ex novo.

In ottica prevalentemente aziendale, tuttavia, ci sono casi di problematiche insorte conseguentemente al passaggio di lavoratori che erano da loro stati formati in relazione ad un know-how specifico. In questi casi l’ente pubblico è restio a concedere la mobilità e il lavoratore rischia di vedersi privata questa opportunità.

Basta solo capire di cosa si abbia bisogno, procedere con una richiesta e la mobilità può davvero presentarsi come un’opportunità per migliorare la propria vita.

Solitamente le amministrazioni comunali sono dotate di modelli predisposti su cui basarsi per chiedere la mobilità ma per gli altri enti in realtà non esiste una documentazione predisposta e non tutte le aziende sanitarie e amministrazioni pubbliche e enti economici li hanno.

La fascia economica

Quando si vuole procedere con l’interscambio nel pubblico impiego, il dipendente statale appartenente ad una fascia economica D3 (profilo giuridico) per esempio, non potrà vedere annullata la propria fascia economica di partenza dopo il trasferimento nella nuova azienda, né potrà subire modificazioni.

Per quanto concerne il personale infermieristico l’art. 52 del Contratto Collettivo Nazionale del Lavoro dell’area comparto stabilisce allo scopo di procedere nel modo più trasparente possibile che la mobilità volontaria deve avvenire nel rispetto dei profili professionali ed è infatti consentita a tutti coloro che siano in possesso dei requisiti richiesti dal bando e non necessita del consenso dell’ente di appartenenza, che anche qui interverrà nel solo momento di finalizzazione del processo.

Il passaggio avviene in questo caso per base volontaria e non implica la creazione di nuovi posti di lavoro ma solo una ridistribuzione di forze lavorative nel servizio sanitario nazionale, essendo l’accesso consentito prevalentemente a personale che abbia stipulato un contratto di lavoro a tempo indeterminato. Saranno le aziende che dispongono i bandi in base ai loro fabbisogni a determinare i posti disponibili per il trasferimento.

Come procedere con il cambio compensativo

Analizzando un profilo pratico, è possibile dire che tale tipo di procedura prevede una serie di step:

  • in primo luogo, bisogna individuare le persone interessate all’interscambio appartenenti allo stesso profilo.
  • in secondo luogo, entrambi i soggetti richiedenti devono contemporaneamente presentare domanda di richiesta alle rispettive PA con apposita lettera. In quest’ultima i lavoratori devono dichiarare di essere a conoscenza che anche l’altro abbia proceduto alla spedizione di una lettera speculare e si inserisce in cc il proprio ente.
  • In terzo luogo, si procede poi al sostenimento di un eventuale ulteriore step che può prevedere un colloquio con l’ente presso il quale ci si vuole trasferire. Possono essere chiamati a rilasciare un colloquio entrambi o uno solo dei lavoratori coinvolti, che dovranno sperare di aver fatto una buona impressione, in modo da ottenere il via libera dell’ente per cui lavorano. Di solito questo penultimo passaggio viene utilizzato per verificare che l’impiegato sia in grado di svolgere quanto richiesto.
  • in ultimo, la procedura può intendersi conclusa solo nel momento in cui l’amministrazione di provenienza acconsenta all’interscambio, elemento proprio senza il quale l’intero procedimento si blocca.

AL COMPLESSO CAVOURIANO DI SANTENA UN POLO FORMATIVO DELLA SCUOLA NAZIONALE DELL’AMMINISTRAZIONE: FIRMATO PROTOCOLLO D’INTESA TRA MINISTRO PER LA PA, SNA, FONDAZIONE CAVOUR, CITTÀ DI TORINO E REGIONE PIEMONTE

dirigente nei comuni enti locali


 Brunetta: “Simbolo di rinascita che farebbe inorgoglire Cavour”È stato siglato oggi a Palazzo Vidoni il protocollo d’intesa per realizzare un polo formativo della Scuola Nazionale dell’Amministrazione (Sna) presso il Complesso Cavouriano di Santena, in provincia di Torino.

A firmarlo, il ministro per la Pubblica amministrazione, Renato Brunetta, la presidente della Sna, Paola Severino, il presidente della Fondazione Cavour, Marco Boglione, il presidente della Regione Piemonte, Alberto Cirio, e la vicesindaca Michela Favaro, su delega del sindaco, Stefano Lo Russo, intervenuto in videocollegamento insieme al sindaco di Santena, Ugo Baldi.

Presenti alla cerimonia della firma anche il segretario generale della Sna, Fortunato Lambiase, il direttore della Fondazione Cavour, Marco Fasano, e i deputati piemontesi Carlo Giacometto e Claudia Porchietto.

Il nuovo polo formativo Sna permetterà di attivare programmi di formazione in raccordo con gli enti territoriali e con specifico riferimento al Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza e potrebbe diventare un vero “Campus Cavour”, sviluppando collaborazioni con le Università locali, a partire dall’ateneo di Torino e dal Politecnico. “La scelta del Complesso Cavouriano come polo del Nord-Ovest della Scuola Nazionale dell’Amministrazione ha un grande valore simbolico – commenta il ministro Renato Brunetta – perché rappresenta la continuità tra il passato e il presente.

Siamo qui per un rito di buona amministrazione. Nel 1853 Cavour varò la riorganizzazione dello Stato sabaudo, la riforma della Pubblica amministrazione che di lì a poco sarebbe stata estesa a tutta l’Italia unita.

Oggi stiamo costruendo una nuova Pa per la ricostruzione di una nuova Italia dopo lo shock della pandemia. Il Pnrr può essere considerato una enorme scommessa sul capitale umano, sulle competenze e sulla formazione dei dipendenti pubblici.

Il polo Sna a Santena affiancherà la sede storica ospitata nella Reggia di Caserta e il polo in progettazione a L’Aquila. Saranno i primi di una serie di altri poli in tutto il Paese, simboli di rinascita che farebbero inorgoglire Cavour.

Stiamo realizzando una nuova unità d’Italia nel nome dei ‘volti della Repubblica’, come li ha definiti il presidente Mattarella”.“La Scuola Nazionale dell’Amministrazione deve diventare una scuola dell’eccellenza, un hub che dirama i suoi raggi nei poli formativi sul territorio”, sottolinea la presidente Paola Severino.

“I poli formativi, a loro volta, saranno i luoghi di un incrocio virtuoso tra mondi diversi: le amministrazioni centrali, quelle locali, le università e le imprese. La velocità con cui abbiamo dato vita a questo progetto è un segnale importante: rispecchia la nuova Pubblica amministrazione, che si muove con rapidità quando c’è una buona idea da tradurre in pratica”.“Sono felice e orgoglioso di firmare questo Protocollo, anche per i Cavalieri del Lavoro che rappresento”, afferma l’imprenditore Marco Boglione, presidente della Fondazione Cavour. “Il segreto di questa iniziativa sta nella collaborazione istituzionale di tutti gli stakeholder.

Cavour sarebbe fiero di una giornata come quella di oggi”.“In Piemonte è nata l’Italia per opera di donne e uomini di questa terra che hanno creduto per primi nel nostro futuro come Paese – sottolinea il presidente della Regione Alberto Cirio -. Penso a Cavour, penso a Einaudi. Qui sono nati i padri dell’Italia e della nostra Repubblica, amministratori straordinari, e credo non possa esserci sede migliore di Santena per ospitare una scuola che punta a formare chi ci governerà domani. Il progetto, poi, sarà sostenuto con i fondi del Pnrr e questo è uno dei primi risultati concreti del lavoro sinergico che la Regione sta facendo insieme alle altre istituzioni del territorio, per attrarre e utilizzare al meglio i fondi che l’Europa sta mettendo a disposizione del nostro Paese”.

“Per Torino e il Piemonte, l’apertura a Santena della nuova sede per la Scuola Nazionale dell’Amministrazione – evidenzia la vicesindaca di Torino Michela Favaro – arricchisce, integra e contribuisce a irrobustire un sistema universitario e della conoscenza che conta già su importanti atenei e centri di alta di formazione di riconosciuta e assoluta eccellenza.

Peraltro, considerando l’attuale contesto che richiede alte capacità progettuali per mettere concretamente a frutto le opportunità di rilancio e sviluppo del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza, la Pubblica amministrazione è chiamata a svolgere un ruolo chiave, da esercitare anche attraverso il potenziamento dell’offerta formativa per i propri funzionari e dirigenti”.

Per il sindaco di Torino Stefano Lo Russo, “portare a Santena, nell’area metropolitana di Torino, la seconda sede della Scuola nazionale di amministrazione pubblica è un grande risultato, frutto di un lavoro svolto in sinergia con tutti i livelli dell’amministrazione locale, il ministro e il Dipartimento della funzione pubblica. In quella prestigiosa sede si porterà una delle funzioni principali dello Stato: la formazione del proprio personale.

Dovremo investire sempre più nel capitale umano, è una necessità a tutti i livelli per affrontare al meglio sfide sempre più complesse”.

Esprimo la più grande felicità e soddisfazione per l’elezione del presidente Filippo Patroni Griffi come nuovo giudice della Corte Costituzionale. Un grande servitore dello Stato di grande equilibrio ed eccelsa scienza giuridica. La persona giusta al momento giusto, il meritato coronamento di uno straordinario percorso lavorativo, istituzionale e umano.

Lascerà la presidenza del Consiglio di Stato, incarico che ricopriva dal 2018. Già mio capo di gabinetto durante il primo mandato da ministro della Funzione Pubblica, ha successivamente ricoperto l’incarico di ministro per la Pubblica amministrazione nel governo Monti, e nominato poi sottosegretario alla Presidenza del Consiglio nel governo Letta.

Nei prossimi cinque anni gli enti locali saranno in grado di recuperare i 70.000 posti di lavoro persi nell’ultimo decennio

Mantenuti gli impegni con gli enti locali: la sfida del Pnrr si vince insieme

✅ In Conferenza Stato-Città intesa sul decreto ministeriale per le assunzioni nelle Province e nelle Città metropolitane

➡️ Oggi è un bel giorno per le istituzioni democratiche. Il Governo ha mantenuto gli impegni con gli enti locali e il Parlamento ha saputo raccogliere con altrettanta responsabilità il grido di dolore dei sindaci, approvando in commissione Bilancio alla Camera gli emendamenti al decreto Pnrr che consentono, in deroga agli attuali limiti finanziari, di realizzare assunzioni a tempo determinato nelle amministrazioni territoriali per circa 15.000 posti l’anno. Un intervento che non esclude gli enti in dissesto e pre-dissesto.

Per i Comuni con meno di 5.000 abitanti è istituito un fondo di 30 milioni di euro annui dal 2022 al 2026. È, inoltre, autorizzato l’utilizzo di 67 milioni di euro destinati ai Comuni del Mezzogiorno per le assunzioni a tempo determinato per il Pnrr. Le misure a favore di Comuni, Città metropolitane e Province non finiscono qui, ma continueranno sia nella legge di bilancio, sia per via amministrativa, come concordato nel vertice del 3 dicembre.

Oggi in Conferenza Stato-Città è stata anche acquisita l’intesa sullo schema di decreto attuativo per le assunzioni di personale da parte delle Province e delle Città metropolitane, che ho già firmato e inviato ai ministri dell’Economia e dell’Interno per la sottoscrizione. Un provvedimento atteso dal 2019, che finalmente si sblocca.

Nei prossimi cinque anni gli enti locali saranno in grado di recuperare i 70.000 posti di lavoro persi nell’ultimo decennio. Il rafforzamento della capacità amministrativa e progettuale è cruciale per affrontare la sfida del Piano nazionale di ripresa e resilienza.

Una sfida che si vince solo insieme.AnciProvince Italiane UPIDipartimento per gli Affari Regionali e le AutonomieDipartimento della Funzione Pubblica

Indennità di specificità per gli infermieri

asl indennità

In relazione all’indennità di specificità per gli infermieri leggo interpretazioni sconcertanti e attacchi pretestuosi.

Facciamo chiarezza:

1️⃣è stato il Governo Conte 2 a istituire con la manovra 2021 l’indennità di specificità per gli infermieri (335mln) e per gli altri profili sanitari e sociosanitari (100mln), finalizzata al riconoscimento delle competenze e delle attività svolte a tutela della salute, che durante la pandemia si sono rivelate fondamentali;

2️⃣questa indennità è parte integrante del trattamento degli infermieri e degli altri profili e decorre dal 1/01/21;

3️⃣è stata la manovra 2021 a prevedere che le nuove indennità per gli infermieri e per gli altri profili sanitari debbano essere definite nei contratti collettivi nazionali di lavoro, proprio perché si tratta di voci retributive di nuova istituzione, non disciplinate negli attuali contratti del comparto sanità, che dunque necessitano di regole di dettaglio perché le aziende sanitarie possano erogarle;

4️⃣la scelta del legislatore di demandare la disciplina delle nuove indennità alla contrattazione collettiva appare coerente con le regole del pubblico impiego, secondo cui la disciplina del trattamento economico è di esclusiva competenza dei contratti collettivi di lavoro;

5️⃣sono stato io a promuovere il 10/03 la firma del Patto Governo-sindacati e ad aprire la stagione dei rinnovi contrattuali, per consentire ai “volti della Repubblica” di ottenere il giusto riconoscimento;

6️⃣appena arrivato l’atto di indirizzo dalle Regioni, sono stati avviati all’Aran i tavoli per i rinnovi contrattuali del comparto sanità. Sono stati già forniti dall’Aran i dati di base per definire i nuovi trattamenti economici e le trattative proseguiranno in modo serrato nelle prossime settimane per sottoscrivere il nuovo contratto che consentirà di riconoscere le nuove indennità comprensive di arretrati (quasi 900 euro annui per il solo personale infermieristico) e gli incrementi dello stipendio e di tutte le altre voci della busta paga di cui beneficerà tutto il personale del comparto (quasi il 5% su base annua, che si aggiungono alle risorse previste per le due indennità).Le risorse ci sono, i contratti sono in via di definizione.

Con la collaborazione costruttiva di tutti sarà possibile chiudere il contratto già all’inizio del prossimo anno.

Con decorrenza dell’indennità dal 1° gennaio 2021.

Congedi parentali e smart working prorogati nel pubblico impiego

pubblico impiego e vaccini anti covid

Fino al 31 marzo 2022 sono prorogati i congedi parentali al 50% per i genitori con figli in quarantena causa Covid ed è prorogata anche la possibilità di smart working per i lavoratori fragili.

Lo prevede la bozza del dl sul Covid. Con decreto ministeriale, “da adottare entro trenta giorni, sono individuate le patologie croniche con scarso compenso clinico e con particolare connotazione di gravità, in presenza delle quali, fino al 31 marzo 2022, la prestazione lavorativa è normalmente svolta in modalità agile, anche attraverso l’adibizione a diversa mansione, e specifiche attività di formazione professionale sono svolte da remoto”.

Avviso di selezione per 7 agenti di Polizia Locale

avvisi di mobilità e interscambio

BANDO E AVVISO DI SELEZIONE PER L’ASSUNZIONE DI N. 7 AGENTI DI POLIZIA LOCALE, CON CONTRATTO DI LAVORO A TEMPO INDETERMINATO CATEGORIA ECONOMICA “C1” DEL CCNL FUNZIONI LOCALI CON LA RISERVA AI VOLONTARI IN FERMA BREVE E PREFISSATA DELLE FORZE ARMATE DI NUMERO 1 UNITA’ (ex artt. 678 comma 9 e 1014 del D.Lgs.vo n. 66/2010), DA INSERIRE NELL’AREA VI ORGANIZZATIVA – CORPO POLIZIA LOCALE E PROTEZIONE CIVILE – G.U. n. 94 del 26.11.2021

E’ indetta una selezione pubblica, per soli esami – consistente in una prova fisica preselettiva, una prova scritta e una orale, per l’assunzione di n. 7 unità a tempo pieno ed indeterminato per 7 (sette) Agenti di Polizia Locale – profilo “Agente di Polizia Locale”, Cat. C.


I candidati che stipuleranno contratti individuali di lavoro a tempo indeterminato saranno inquadrati nel profilo professionale di Agente Polizia Locale categoria C – posizione economica C.1. Si precisa che, per gli effetti del D. Lgs. 66/2010, art. 1014, comma 1 lett. b), è prevista la riserva del 20% dei posti messi a concorso, pari a 1 (UNO), a favore dei volontari in ferma breve e ferma prefissata delle Forze armate (previo superamento di tutte le prove oggetto della presente selezione) congedati senza demerito ovvero durante il periodo di rafferma nonché dei volontari in servizio permanente, fermi restando i diritti dei soggetti aventi titolo all’assunzione ai sensi della legge 12 marzo 1999, n. 68, e tenuto conto dei limiti previsti dall’articolo 5, primo comma, del decreto del Presidente della Repubblica 10 gennaio 1957, n. 3, e successive modificazioni, e dall’articolo 52, commi 1-bis e 1-ter, del decreto legislativo 30marzo 2001, n. 165, e successive modificazioni, da assumersi nel triennio 2021-2023.

Coloro che intendono avvalersi di tale riserva ne devono fare espressa dichiarazione nella domanda di partecipazione al concorso.

Nel caso non vi sia candidato idoneo appartenente a tale categoria il posto sarà assegnato al primo candidato utilmente collocato in graduatoria.

Le domande devono essere presentate entro il 30° (trentesimo) giorno dalla pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale – Concorsi.
È garantito il rispetto del principio di pari opportunità di trattamento fra uomini e donne sul lavoro secondo la L. 10/04/1991, n. 125. Le mansioni da svolgere sono quelle ascrivibili alla categoria C di cui alle declaratorie dell’allegato A del CCNL 31.03.1999, nonché quelle di cui alla Legge 7 marzo 1986 n. 65 e s.m.i. e della L.R. Puglia n. 37/2001 e dei vigenti Regolamenti Uffici e Servizi e Corpo di Polizia Locale.

Si precisa che:
• l’Amministrazione si riserva la facoltà di prorogare, sospendere, revocare o modificare il presente avviso, senza che i candidati possano vantare diritti di sorta, nonché di non procedere alla copertura dei posti oggetto della selezione qualora non si rilevino la professionalità, le competenze necessarie per l’assolvimento delle mansioni richieste dalla categoria e dalla specifica funzione da ricoprire nonché in caso di sopravvenuti vincoli legislativi e/o finanziari;
• l’avviso non costituisce in alcun caso diritto all’assunzione a qualsiasi titolo e non vincola in alcun modo l’Amministrazione Comunale, che si riserva, altresì, la facoltà di non dar corso alla procedura a seguito della variazione delle esigenze organizzative dell’Ente;
• l’Amministrazione si riserva di utilizzare l’eventuale graduatoria degli idonei per eventuali assunzioni per esigenze stagionali con contratto a tempodeterminato nel ruolo di agente di Polizia Locale, per il triennio di vigenza.
• La partecipazione alla presente procedura concorsuale sarà considerata quale manifesta adesione, per fatti concludenti, a tutte le eventuali prescrizioni ed indicazioni relative all’emergenza sanitaria COVID-19 che verranno fornite dal Comune di Monopoli per i comportamenti da tenere in sede di espletamento delle prove, con il conseguente impegno a conformarsi alle stesse.
Il trattamento economico applicato sarà il seguente: stipendio tabellare annuo lordo e indennità, come da Contratto Collettivo Nazionale di Lavoro/Comparto Funzioni Locali, con inquadramento nella categoria C e posizione economica C.1; rateo della 13^ mensilità; salario accessorio in relazione alle prestazioni di lavoro effettuate.
Gli assunti saranno iscritti ai competenti istituti ai fini previdenziali ed assistenziali, secondo gli obblighi di legge vigenti per i dipendenti degli Enti Locali ed il profilo professionale interessato. Il trattamento economico è soggetto alle ritenute previdenziali e fiscali nelle misure stabilite dalla legge.

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