Guida pratica ai permessi orari retribuiti per particolari motivi personali o familiari

Ai dipendenti pubblici, nel momento in cui si presentano particolari motivi personali o familiari, e compatibilmente con le esigenze di servizio, possono essere concessi, a domanda del dipendente, 18 ore di permesso retribuito nell’anno.

I permessi di cui all’art. 32 possono essere fruiti:

– a ore, ma non per frazioni inferiori ad una sola ora: è invece possibile l’utilizzo degli stessi per periodi composti da un numero intero di ore, seguiti da frazioni di ora; ad esempio, non è possibile chiedere 30 minuti di permesso (in tal caso, si contabilizza comunque un’ora intera di assenza), ma l ora e 30 minuti sì;

– per l’intera giornata; in tal caso, l’incidenza dell’assenza sul monte ore a disposizione del dipendente è convenzionalmente pari a 6 ore (questo anche se l’assenza ricade in una giornata lavorativa superiore alle 6 ore, vengono decurtate comunque solo 6 ore dal monte ore dei permessi;

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Non possono essere fruiti nella stessa giornata, congiuntamente ad altre tipologie di permessi fruibili ad ore, nonché con i riposi compensativi fruiti ad ore. E’ invece è possibile la fruizione, nella stessa giornata, ferme restando, in ogni caso, le valutazioni di compatibilità con le esigenze di servizio:

– di più di un permesso per motivi personali e familiari (ad esempio, fruizione di un permesso di un’ora, seguito da rientro al lavoro e dalla fruizione di altro permesso della medesima tipologia di un’altra ora);

– di altra tipologia di permesso orario, che configuri un diritto soggettivo, non limitato da alcuna valutazione di compatibilità con le esigenze di servizio, come nel caso dell’art. 33, L. n. 104/1992 o dell’art. 39, D.Lgs. n. 151/2001.

Quale è l’iter procedurale da seguire per ottenere il permesso retribuito nel pubblico impiego?

Per fruire del permesso il dipendente dovrà informare preventivamente il proprio servizio e o ufficio, con una specifica richiesta. La richiesta di permesso dovrà essere motivata e qualora possibile documentata dal dipendente (in modo tale da consentire di ricondurre tale tutela alle esigenze personali e familiari dell’interessato). La stessa richiesta poi, autorizzata o vistata dal proprio responsabile o dirigente, va trasmessa al Servizio per la Gestione del Personale.

Cassetto fiscale: come accedere

Cassetto fiscale

Il Cassetto fiscale è il servizio che consente la consultazione delle proprie informazioni fiscali, quali:

  • dati anagrafici
  • dati delle dichiarazioni fiscali
  • dati di condono e concordati
  • dati dei rimborsi
  • dati dei versamenti effettuati tramite modello F24 e F23
  • dati patrimoniali (atti del registro)
  • dati e informazioni relativi agli studi di settore
  • le informazioni sul proprio stato di iscrizione al Vies.

Per i soggetti titolari di partita IVA, è possibile, inoltre, generare un codice a barre bidimensionale (QR-Code) che contiene i dati relativi alla propria partita Iva e l’indirizzo telematico eventualmente scelto per la ricezione delle fatture elettroniche: un “biglietto da visita” da stampare o da mostrare su smartphone, tablet ecc.

La consultazione del proprio cassetto fiscale può essere delegata agli intermediari di cui all’art. 3, comma 3, del D.P.R. 322/1998, fino a un massimo di due, con le seguenti modalità:

  • utilizzando l’apposita funzionalità, disponibile per gli utenti registrati ai servizi telematici
  • consegnando all’intermediario delega – pdf sottoscritta, unitamente alla copia di un documento di identità. In tal caso, verrà inviato, presso il proprio domicilio fiscale, un codice di attivazione da consegnare all’intermediario. In caso di mancato recapito del codice di attivazione, decorsi 15 giorni dall’invio dei dati da parte del professionista, il delegante potrà recarsi presso un ufficio territoriale dell’Agenzia e richiedere l’attivazione della delega dichiarando la mancata ricezione del codice di attivazione
  • presentando la delega – pdf sottoscritta a un qualsiasi ufficio dell’Agenzia delle entrate.

Eventuali revoche di deleghe – pdf conferite possono essere effettuate con le stesse modalità.

Il contribuente che non intende recarsi personalmente in ufficio, può farsi rappresentare da un incaricato secondo quanto previsto dall’articolo 63, Dpr 29 settembre 1973, n. 600.

Gli intermediari abilitati al servizio Entratel possono consultare i dati relativi ai propri clienti sottoscrivendo uno specifico Regolamento – pdf che disciplina le modalità di utilizzo del servizio. La richiesta di adesione al regolamento e la comunicazione dei dati relativi alle deleghe dei propri clienti vanno effettuate attraverso le apposite funzionalità rese disponibili dal servizio Entratel.

Il servizio è attivo tutti i giorni, compresi i festivi, per l’intera giornata, a meno di una finestra di chiusura, dalle ore 05.00 alle ore 06.00, per la manutenzione del sistema.

Tempo pieno dei part-time assunti per mobilità: il rientro

avvisi di mobilità e interscambio

L’articolo 30 del decreto legislativo 165/2001 disciplina il passaggio diretto del personale tra enti pubblici secondo la disciplina riconducibile alla cessione del contratto di lavoro.

Per cessione del contratto di lavoro si intente la fattispecie in cui un soggetto succede a titolo particolare nella complessiva posizione che un altro soggetto aveva assunto nel rapporto nascente dal contratto, posizione che rimane immutata nei suoi elementi oggettivi.

Nella mobilità tra enti la continuità del rapporto contrattuale comporta che il lavoratore ceduto continui a beneficiare dei vari istituti relativi al trattamento giudico previsti dal contratto individuale e dai contratti collettivi, tenendo conto dell’applicazione degli stessi già avvenuta nel corso del rapporto con il precedente datore di lavoro.

Quindi, un lavoratore, dipendente pubblico, originariamente assunto a tempo pieno, il cui rapporto è stato poi trasformato a tempo parziale, può transitare, per mobilità e sterna, ad un posto a tempo parziale, e poi esigere presso il nuovo ente il rientro a tempo pieno dopo due anni dalla trasformazione, oppure, se il posto a tempo pieno è previsto dal piano dei fabbisogni dell’ente, anche prima dei due anni.

Alla stessa conclusione si giunge nel caso di lavoratori provenienti da comparti diversi da quelle Funzioni locali, anche dove il contratto nazionale del comparto di provenienza preveda regole diverso per il rientro a tempo pieno.

Come fanno i dipendenti pubblici a trasformare il tempo pieno a tempo parziale se sono stati assunti per mobilità?

Orbene, alla luce delle osservazioni svolte possiamo dire che il rientro a tempo pieno del dipendente assunto per mobilità a tempo parziale:

  • rappresenta un diritto soggettivo del richiedente: una volta accertata la presenza dei presupposti di legge, il datore di lavoro pubblico non dispone di alcun margine di discrezionalità;
  • può essere conseguente al semplice decorso del termine di una trasformazione a tempo parziale concordata dalle parti per un periodo limitato; è quindi anche possibile che un lavoratore transitato a tempo parziale ritorni a tempo pieno per effetto dell’accordo stipulato con il precedente datore di lavoro circa la dura definita della sua trasformazione a tempo parziale.

In base all’articolo 1409 del codice civile e in tutti quei casi in cui l’ente cessionario oppure il dipendente pubblico, possano far valere posizioni giuridiche nate nel corso del precedente rapporto di lavoro, il lavoratore ceduto può opporre all’ente cessionario tutte le eccezioni derivanti dal contratto, e questa facoltà vale senza dubbio anche per il cessionario nei confronti del lavoratore ceduto.

La natura della mobilità tra enti pubblici, quale cessione del contratto di lavoro, comporta responsabilità precontrattuale delle parti, responsabilità che sorge a prescindere dal valido perfezionamento del trasferimento o dall’efficacia dell’accordo di cessione.

Infatti, dopo che tale accordo è a sua volta un contratto, le trattative da cui origina sono soggette agli obblighi di correttezza, lealtà, cooperazione e informazione.

Naturalmente l’ente di destinazione, nel suo interesse, deve essere parte attiva nell’acquisire tempestivamente tutte le informazioni sullo stato giuridico del dipendente da acquisire.

Con questo obiettivo l’ente potrà predisporre l’avviso di mobilità e lo schema di domanda di partecipazione stabilendo che le candidature indichino la data di assunzione originaria e la tipologia del rapporto di lavoro, le successive trasformazioni del rapporto, la tipologia di part-time in essere al momento della candidatura, con l’indicazione della percentuale rispetto all’orario a tempo pieno.

Chiaramente ogni notizia sullo stato giuridico del dipendente andrà poi confermata dall’ente di provenienza del candidato individuato.

In tutti questi casi il rientro a tempo pieno non consumi quote di turn-over, con la sola eccezione del caso in cui l’ente di provenienza non sia soggetto a limitazioni assunzionali.

Contribuzione obbligatoria: come recuperare i buchi assicurativi

La contribuzione obbligatoria si prescrive nell’arco di 10 anni e trascorsi i quali, per recuperare eventuali buchi assicurativi non resta che il riscatto di essi.

Come fare per riscattare i contributi persi?

Bisogna necessariamente effettuare domanda e presentarla all’ente pubblico presso cui si è iscritti e indicare necessariamente la documentazione di data certa che dimostri l’esistenza del rapporto di lavoro. In particolare, dai documenti deve risultare la durata del rapporto, la qualifica rivestita dal lavoratore e la retribuzione percepita.

Si considerano valide le dichiarazioni o attestazioni redatte all’epoca dello svolgimento del rapporto di lavoro. Sono utili all’occorrenza: le lettere di assunzione e di licenziamento, le annotazioni apposte sul libretto di lavoro, le buste paga, gli estratti di libri paga e matricola, ecc.

E’ bene ricordare che i contributi riscattati si collocano temporalmente nello stesso periodo nel quale avrebbero dovuto essere versati.

https://mobilitanelpubblicoimpiego.it/il-riscatto-dei-contributi-figurativi/

La classificazione delle società: scopo e autonomia patrimoniale – società di persone e società di capitali

Oggi giorno chiunque voglia costituire una società (commerciale e non) deve necessariamente adottare uno dei tipi di società previsti e disciplinati dalla legge, infatti non è possibile costituire società atipiche.

Le società si distinguono in base allo scopo e in base all’oggetto sociale.

In base allo scopo si distinguono in società mutualistiche e società lucrative: le prime non hanno l’obiettivo di perseguire un utile per i soci ma piuttosto quello di fornire ai soci stessi beni e servizi e occasioni di lavoro più convenienti e/o vantaggiose di quelli offerti sul mercato mentre, le seconde hanno un vero e proprio scopo lucrativo cioè, quello di produrre utili e distribuirli tra i soci.

In relazione all’oggetto sociale invece, e quindi secondo la natura dell’attività svolta distinguiamo:

  • società commerciali: sono tutte le società ad eccezione di quella di persone;
  • società non commerciali (attività agricola, di revisione legale dei conti).

Quando ci sono le società si ha un’autonomia patrimoniale e, in base a questa, distinguiamo poi:

  • società di persone
  • società di capitali.

Che cosa si intende per autonomia patrimoniale delle società?

Per autonomia patrimoniale delle società si intende quella separazione del patrimonio sociale da quello dei singoli soci, ragion per cui si costituisce un patrimonio sociale ad hoc.

Differenza tra le società di persone e quelle di capitali

Le società di capitali godono di un’autonomia patrimoniale perfetta, motivo per cui per i debiti sociali risponde il patrimonio della società, i singoli creditori di eventuali debiti sociali, non potranno agire verso il patrimonio del singolo socio; per l’effetto i soci rispondono nei limiti della quota conferita.

Le società di capitali sono: le società per azioni, quelle in accomandita per azioni, le società a responsabilità limitata, le società cooperative e le mutue assicuratrici.

Nella società di persone invece vi è un’autonomia patrimoniale imperfetta e questo comporta che pur avendo un proprio patrimonio, non ha personalità giuridica e quindi, i creditori, una volta aggredito il patrimonio sociale, per i debiti derivanti dalla gestione della società di persona, potranno successivamente agire contro il patrimonio dei singoli soci per soddisfare i propri crediti.

Pertanto nelle società di persone i soci, rischiano non solo con i beni conferiti ma anche con i beni personali.

Le società di persone sono: la società semplice, la società in nome collettivo e quella in accomandita semplice.

Le società di persone: la società semplice

Come detto, le società semplice non svolgono attività commerciale, solitamente sono quelle agricole, e per la loro costituzione non sono richieste particolari formalità, d’altronde non hanno una personalità giuridica ed hanno un’autonomia patrimoniale imperfetta per le motivazioni sopra spiegate.

Il potere di amministrazione delle società semplice e delle altre società di persone, in generale spetta a ciascun socio con responsabilità illimitata. Non è prevista un’assemblea dei soci tuttavia, le deliberazioni vanno assunte a maggioranza dei soci, tranne alcuni casi dove il codice civile prevede l’unanimità come nei casi di scioglimento, nomina e revoca dei liquidatori, modificazione del contratto sociale.

Ciascun socio per le decisioni può opporsi con il diritto di veto e se l’opposizione è tempestiva, l’atto non può compiersi fino alla decisione sulla opposizione che avviene con con la maggioranza dei soci, a seconda della quota di partecipazione agli utili.

Ciascuno socio, salvo patto contrario, ha diritto a percepire la sua parte di utile dopo l’approvazione del rendiconto. L’unico limite alla deroga dei criteri di ripartizione degli utili è il divieto del patto leonino con il quale si escludono uno o più soci dalla partecipazione degli utili.

La società semplice si scioglie per decorso del termine, per conseguimento dell’oggetto sociale o sopravvenuta impossibilità di realizzarlo, per volontà di tutti i soci.

Dopo lo scioglimento la società di persona esiste ancora e va in liquidazione, l’unica attività consiste solo nel pagamento dei debiti sociali, nella conversione in denaro del patrimonio sociale e sua ripartizione tra i soci.

Le società in nome collettivo

Le società in nome collettivo devono costituirsi con atto costitutivo per iscritto mediante scrittura privata autenticata dal notaio o atto pubblico che deve essere pubblicato nel registro delle imprese.

Tuttavia anche se non registrata nel registro delle imprese questa società esiste ma è irregolare con la conseguenza che i rapporti tra la società e i terzi sono regolati dalle norme della società semplice con l’eccezione che i soci rispondono però illimitatamente e solidamente per le obbligazioni sociali.

Nelle società in nome collettivo il beneficio di escussione opera in maniera più pregnante, questo significa che i creditori sociali possono rivalersi sul patrimonio dei singoli soci solo dopo aver escusso preventivamente il patrimonio della società.

I soci hanno l’obbligo di compiere i conferimenti concorrendo così alla formazione del capitale sociale e non possono fare concorrenza all’attività della società.

A chiusura dell’esercizio sociale la società in nome collettivo redige l’inventario che è costituito dal bilancio e dal conto dei profitti e delle perdite.

Il Catasto edilizio urbano e dei terreni

La competenza sulla gestione del catasto spettava inizialmente all’Agenzia del Territorio che a seguito della riforma è oggi incorporata nell’Agenzia delle Entrate che opera attraverso gli Uffici Provinciali del Territorio (decentramento).

Il catasto è l’inventario dei beni immobili esistenti nel territorio nazionale e ha finalità civili e fiscali; a seguito del susseguirsi delle riforme oggi abbiamo il Nuovo Catasto dei Terreni e il Nuovo Catasto Edilizio Urbano. Lo scopo del catasto originariamente consisteva nel determinare il reddito imponibile dei terreni e dei fabbricati ai fini dell’applicazione delle imposte dirette ed indirette.

La formazione del catasto terreni nel 1886 fu disposta con la Legge Messedaglia (nome del Senatore).

Tuttavia, il catasto oggi assolve anche molteplici scopi civili e sociali, infatti è da supporto al mercato immobiliare con la pubblicità degli immobili ed utile strumento nella progettazione e realizzazione di opere pubbliche, oltre che fornisce indicazione di carattere estimale.

Per assolvere a queste attività gli Uffici della Direzione Provinciale dell’Agenzia delle EntrateTerritorio hanno il compito di tenere aggiornati gli atti catastali per quanto riguarda l’intestazione dei beni immobili e le loro variazione oggettive oltre che ad aggiornare gli estimi catastali per adeguarli ai valori correnti sul mercato e al mutato contesto socio-economico.

Catasto terreni

In Italia il catasto dei terreni è geometrico, particellare e non probatorio.

Il catasto terreni costituisce una raccolta sistematica di due categorie di informazioni:

  • una derivante dal territorio;
  • l’altra legata al soggetto possessore e alla reddittività del terreno.

Il catasto terreni non è probatorio, come quello urbano, ma è stata previsto per la sua conservazione l’obbligo di procedere alla variazione dell’intestazione catastale delle particelle solo in presenza di un atto legittimante il trasferimento dei diritti.

Il catasto terreni italiano è di tipo geometrico e particellare, basato sulla misura e sulla stima delle singole particelle.

La particella è l’elemento minimo inventariabile del catasto ed è una porzione di terreno continua ubicata nello stesso Comune, appartenente ad un soggetto, con la stessa qualità di coltura. La mappa particellare è il documento cartografico del catasto terreni esistente per tutto il territorio nazionale.

La formazione del catasto dei terreni avviene mediante operazioni topografiche (come il rilievo della particella) ed estimative, cioè con lo scopo di attribuire ad ogni particella, la qualità e la classe che le compete e di calcolare le loro rendite catastali da applicare.

La classificazione consiste nel suddividere ogni qualità in tante classi quanti sono i gradi della rispettiva produttività, così si sono formate le tariffe, cioè i redditi dominicali e quelli agrari per ciascuna qualità di coltura e classe individuata in ogni zona censuaria.

I dati di reddito descritti in catasto sono:

  • il reddito dominicale: inteso quale quota parte del prodotto padronale al netto di onere esclusi quelli fiscali, in pratica questo reddito grava sulla proprietà;
  • il reddito agrario: costituito dal compenso, dal lavoro intellettuale dal capitale investito sul terreno e riguarda la coltivazione del fondo (una sorta di reddito d’impresa).

Il catasto dei fabbricati

Nel catasto dei fabbricati gli immobili urbani sono accertati per unita immobiliare urbana.

Per unità immobiliare urbana si intente ogni fabbricato o porzione di esse, insieme di fabbricati che appartengono allo stesso proprietario e che rappresenta un cespite indipendente.
Come le particelle dei terreni anche le unità immobiliari sono registrate in catasto con un’identificazione catastale e cioè:

  • nome del Comune;
  • codice della Sezione;
  • numero di foglio di mappa;
  • numero di particella;
  • numero di subalterno.

A differenza del catasto dei terreni che contiene un’archivio cartografico, quello urbano si è formato su dichiarazioni di parte, prodotta all’Amministrazione contenente una serie di indicazioni. La formazione del catasto edilizio urbano ha richiesto operazioni estimative di:

  • qualificazione;
  • classificazione;
  • determinazione delle tariffe;
  • classamento.

La qualificazione ha distinto le unità immobiliari di ciascun Comune in categorie di immobili in base alle caratteristiche intrinseche ed estrinseche dell’immobile.

Gli immobili urbani sono distinti:

– a destinazione ordinaria (A-B-C);
– a destinazione speciale (D);
– a destinazione particolare (E).

Cosa è l’estimo?

L’estimo è una disciplina che basandosi su altre scienze come l’economia, la matematica finanziaria, la statistica e il diritto, individua principi, metodologie e criteri per attribuire a un bene economico un valore espresso in moneta, attraverso una motivata e oggettiva formulazione del giudizio di stima.

L’estimo può essere diviso in diversi rami: generale, speciale, rurale o agrario, catastale, forestale, civile o urbano, legale, industriale e commerciale.

Prima di procedere ad un giudizio di stima di un bene è necessario sempre identificare l’aspetto economico del bene ricercato. Infatti proprio in relazione all’aspetto economico del bene discende il criterio di stima da adottare comunemente definito dal:

  • valore di mercato;
  • valore di costo;
  • valore di trasformazione;
  • valore complementare;
  • valore di surrogazione;
  • valore di capitalizzazione.

Il procedimento di stima è l’insieme delle operazioni logiche da eseguire per giungere alla formulazione del giudizio di stima e, l’individuazione dell’aspetto economico da perseguire rappresenta l’atto prioritario nella formulazione di ogni giudizio di stima.

I procedimenti di stima possono essere diretti e indiretti.

Sono diretti o sintetici quando è possibile disporre di prezzi relativi a transazioni di beni analoghi – sono indiretti o analitici quando occorre scegliere diversi ed eterogenei dati elementari, che opportunamente elaborati consentono indirettamente di valutare il bene il funzione dello specifico aspetto economico ricercato.

Cosa è il contratto giuridico: annullabilità e nullita

contratti giuridici nozioni

Il contratto è la più importante fonte di obbligazione infatti è un accordo di due o più parti per costituire, modificare o estinguere tra oro un rapporto giuridico patrimoniale.

Il contratto è un negozio giuridico bilaterale o plurilaterale ed ha sempre un contenuto patrimoniale e degli elementi essenziali:

  • l’accordo;
  • la causa;
  • la forma;
  • l’oggetto.

L’accordo è il consenso delle parti che deriva dalla combinazione delle volontà delle parti, la causa è la funzione economico-sociale del contratto e deve essere lecita, mentre la forma è un requisito richiesto dal contratto se disposto dalla legge come avviene per esempio nella compravendita di immobili o diritti reali sugli immobili.

L’oggetto del contratto poi, deve essere possibile, lecito e determinato o determinabile.

Elementi accidentali del contratto

Sono liberamente apposti dalle parti e sono la condizione, il termine e il modo: la condizione è un evento futuro ed incerto dal quale le parti fanno dipendere la produzione o il cessare degli effetti del contratto, il termine invece è un avvenimento futuro e certo dal quale o fino al quale devono prodursi gli effetti.

Il modo invece è un’onere, inteso come un peso che si appone su un atto di liberalità allo scopo di limitarne gli effetti.

Come si classificano i contratti?

I contratti vengono classificati secondo diversi criteri a secondo del perfezionamento del vincolo contrattuale, del tempo della esecuzione, degli effetti, del nesso tra le attribuzioni patrimoniali, del rapporto tra i corrispettivi e riguardo alla causa.

Proprio riguardo alla causa si distinguono i contratti atipici da quelle tipici.

In via generale nel nostro sistema giuridico possiamo distinguere:

  • contratti consensuali: che richiedono e si perfezionano con il semplice consenso delle parti;
  • contratti reali: oltre al consenso per il perfezionamento è necessario la consegna della cosa;
  • contratti ad esecuzione istantanea;
  • contratti di durata;
  • ad effetti reali o traslativi;
  • ad effetti obbligatori,
  • a prestazioni corrispettive;
  • a prestazione unica;
  • contratti commutativi ed aleatori.

Generalmente un contratto si perfeziona e conclude quando l’accettazione viene portata a conoscenza del proponente.

Cosa è il contratto preliminare?

E’ un contratto mediante il quale le parti si obbligano a stipulare un futuro contratto (definitivo).

Il contratto preliminare è nullo se non è stipulato nella stessa forma del contratto definitivo: in pratica è un contratto già perfetto e vincolante per le parti pur inserendosi nella fase delle trattative assolvendo ad una funzione preparatoria di quello definitivo.

Non bisogna confondere il contratto preliminare con il c.d. compromesso perché quest’ultimo è già un contratto definitivo subito efficace ma che contiene l’obbligo di riprodurre il consenso in forma determinata. Il compromesso è un contratto molto diffuso nelle compravendite immobiliari allo scopo di non manifestare nell’atto pubblico, per ragioni fiscali, il reale contenuto dell’atto.

Cosa succede se una parte non adempie dopo aver stipulato il contratto preliminare?

Succede che la parte adempiente può chiedere la risoluzione del contratto preliminare per inadempimento con la condanna dell’inadempiente al risarcimento del danno ovvero può chiedere al giudice di intervenire con l’emanazione di una sentenza che produca gli stessi effetti del contratto definitivo non con concluso.

L’efficacia di un contratto si manifesta solo tra le parti che lo hanno concluso e si estende anche nei confronti del successore a titolo universale di ciascun contraente e nei confronti deli aventi causa.

Annullabilità e nullità del contratto giuridico

Un contratto è annullabile quando è viziato da dolo, violenza o è stato concluso per errore essenziale e riconoscibile dall’altra parte con la normale diligenza. L’azione di annullamento si prescrive in cinque anni e può essere proposta solo dalla parte che vi abbia interesse.

Le cause di nullità di un contratto invece, sono un oggetto o una causa illecita, mancanza della forma se richiesta ad substantiam. La nullità può in questo caso essere fatta vale da chiunque vi abbia interesse e può addirittura essere rilevata d’ufficio dal giudice, non è soggetta a tempi di prescrizione.

La compravendita e la permuta

La permuta è quel contratto mediante il quale due persone si accordano sul reciproco trasferimento di cose o di altri diritti tra loro. Non è una vendita la permuta in quanto manca la prestazione di un corrispettivo in denaro.

La compravendita invece, è quel contratto di vendita che ha per oggetto il trasferimento della proprietà di una cosa o il trasferimento di altro diritto verso il corrispettivo di in prezzo. Gli effetti della compravendita si producono dal momento in cui le parti raggiungono l’accordo secondo il principio consensualistico, si parla per l’appunto di contratto traslativo.

Possiamo dire che le caratteristiche strutturali di un contratto di compravendita rivelano una natura consensuale, ad effetti reali (perché produce il trasferimento della proprietà di una cosa in virtù del solo consenso, ad attribuzioni corrispettive, commutativa, non di durata ed a partecipazione liberale.

La compravendita di beni immobili

Nella compravendita di questi beni è sempre richiesta la forma scritta e, in difetto la vendita immobiliare è nulla.

La compravendita di beni immobili può avvenire a corpo o a misura: nelle vendita a corpo il prezzo del bene immobile è valutato indipendente dalla misura, mentre nella vendita a misura, il prezzo è il risultato della misura per il prezzo di ogni unità, quindi nel caso in cui la misura dovesse risultare inferiore a quella indicata nel contratto, al compratore spetta una riduzione dell’importo da pagare (lo stesso vale nel caso contrario e cioè se la misura risultasse maggiore).

Nella compravendita di beni immobili è richiesta la trascrizione dell’atto nei registri immobiliari, per la pubblicità del contratto.

La trascrizione

La trascrizione è uno strumento di pubblicità relativo ai beni immobili e mobili registrati con la quale viene data conoscenza delle vicende relative ai beni.

La sua funzione si colloca in una precisa esigenza di mercato che è quella della circolazione dei beni e della loro conoscibilità per cui si possa sapere in qualsiasi momento a chi appartiene un determinato bene.

Il contratto preliminare di compravendita di un bene immobile per esempio, va trascritto e che comunque risulti da atto pubblico o scrittura privata autenticata o accertata giudizialmente.

Gli effetti della trascrizione cessano se entro un anno dalla data convenuta per la stipula del definitivo, e comunque non oltre tre anni dalla trascrizione del preliminare stesso, non viene eseguita la trascrizione del contratto definitivo.

Naturalmente la trascrizione ha efficacia da quando si trascrive l’atto e in realtà non costituisce un obbligo per le parti stipulanti, bensì un onere, mentre per il notaio rappresenta un obbligo in quanto deve trascrivere entro trenta giorni dalla stipula, il contratto nei registri immobiliari.

La locazione e l’affitto: differenze con la compravendita

La locazione è quel contratto dove una parte si obbliga a far godere ad un’altra una cosa mobile o immobile, per un dato tempo e verso un corrispettivo determinato.

Se si loca un immobile per una durata superiore a nove anni il contratto di locazione dovrà necessariamente rispettare la forma scritta a pena di nullità.

In ogni caso la locazione sia di beni immobili che mobili non può eccedere i trent’anni di durata.

Il locatore stipulato il contratto dovrà garantire il pacifico godimento al conduttore del bene locato, consegnarlo in buono stato di manutenzione (cioè privo da vizi), mentre il conduttore ha l’obbligo di prendere la cosa locata e servirsene per l’uso stabilito osservando la diligenza del buon padre di famiglia, corrispondere il canone stabilito ed infine alla scadenza del contratto restituire la cosa, nello stato in cui l’ha ricevuta.

Se durante la durata della locazione, il conduttore apporta delle migliorie, non può chiedere l’indennizzo salvo vi sia stato il consenso del locatore.

Nel caso in cui invece la cosa locata necessita di riparazioni anche urgenti e queste non sono a carico del conduttore, quest’ultimo tuttavia, può anticiparne le spese e chiedere il rimborso al locatore, dandone comunque avviso.

Generalmente nelle locazioni immobiliari si prevede una durata non inferiore a 4 anni, rinnovabili per altri 4 anni (4 + 4), ma il locatore può dare disdetta sin dalla prima scadenza se ha necessità di destinare quel bene ad un suo personale o familiare, o di vendere la casa, per il non uso del conduttore, per ristrutturazione o ricostruzione dell’immobile e infine se il conduttore possiede un altro immobile disponibile nello stesso comune .

Bene nei casi appena descritti, il locatore può dare disdetta alla prima scadenza, inviando comunicazione scritta al conduttore con lettera raccomandata, almeno 6 mesi prima della scadenza del contratto, indicando le motivazioni anzidette.

Il contratto di locazione si risolve prima della scadenza quando il conduttore non versa il canone concordato liberamente decorsi venti giorni dalla scadenza o, quando utilizza l’immobile per uso diverso da quello pattuito.

Quando si redige un contratto di locazione immobiliare la forma richiesta è sempre quella scritta e successivamente è prevista anche la registrazione del contratto.

Il D.Lgs. 23 del 2011 attuativo del federalismo municipale ha introdotto la cedolare secca come un nuovo regime di tassazione dei redditi derivanti dalla locazione per uso abitativo. La cedolare secca è riservata alle persone fisiche titolari del diritto di proprietà dell’immobile che non agisce nell’esercizio di un’attività di impresa, arti e professioni.

Il vantaggio del locatore nella scelta della cedolare secca consiste nell’esclusione dell’imposta IRPEF, dell’imposta di registro e di bollo sul contratto di locazione. In conseguenza anche il conduttore non è più tenuto al versamento dell’imposta di registro sul contratto di locazione concluso.

L’affitto invece è quel contratto che ha per oggetto il godimento di cose produttive mobili e immobili e si distingue dalla locazione perché i beni non producono né frutti civili né naturali: ciò che invece può avvenire in un contratto di affitto di azienda.

Doveri e diritti dell’affittuario

L’affittuario non può subaffittare la cosa senza il consenso del locatore e non deve mutare la destinazione economica della cosa ricevuta in affitto, inoltre, sopporta le spese ordinarie riguardanti la cosa oggetto di affitto.

I diritti dell’affittuario consistono nel godere dei frutti naturali e civili prodotti dalla cosa, nell’adottare le iniziative atte a produrre un aumento di reddito delle cose purché conformi all’interesse della produzione e che non arrechino pregiudizio al locatore.

Il contratto di affitto si scioglie per interdizione, inabilitazione dell’affittuario, insolvenza dell’affittuario, per il mancato impiego da parte dell’affittuario dei mezzi necessari per il mantenimento della cosa.

E’ possibile sublocare un’immobile?

Non è possibile sublocare un immobile dato precedente in locazione senza il consenso del locatore: è comunque possibile che il conduttore possa sublocare parzialmente però l’immobile, per esempio un vano per la durata di 8 mesi tuttavia, dovrà notificare al locatore con lettera A/R, il nominativo, la durata del subcontratto e i vani locati del subconduttore.

AVVISO DI MANIFESTAZIONE DI INTERESSE PER IDONEI IN GRADUATORIE DI CONCORSI PUBBLICI ESPLETATI DA ALTRI ENTI PER LA COPERTURA DI NR.3 POSTI DI “ISTRUTTORE AMMINISTRATIVO/CONTABILE” – CAT. GIUR. C POS.EC. C/1

concorsi pubblici e punteggio finale

Tipo: Bando di ConcorsoCategoria: Concorso a tempo Indeterminato

Data di emissione: 14/04/2021

Data di scadenza: 29/04/2021

Il Comune di Bisceglie intende procedere alla copertura di n. 3 posti a tempo pieno e indeterminato nell’ambito nel profilo di ‘Istruttore Amministrativo/Contabile” – Cat. giuridica C – pos. ec. C/1- mediante utilizzo di graduatorie, valide ai sensi di legge e approvate da altri Enti, di Cui all’art.1 COFrlma 2 del D.Lgs. n. 165/2001, in seguito all’espletamento di selezioni per la copertura di posti a tempo indeterminato con profilo professionale analogo o equivalente a quello che si intende ricoprire.

La posizione di lavoro da ricoprire è quella di Istruttore Amministrativo/Contabile — categoria C — pos. economica C — del Comparto Funzioni Locali.

Il trattamento giuridico ed economico, compreso quello accessorio, è quello previsto per il Comparto Funzioni Locali, indipendentemente dalla natura dell’ente titolare della graduatoria utilizzata.

L’assunzione mediante scorrimento della graduatoria approvata da altro Ente è subordinata al rispetto delle tempistiche indicate nella programmazione del Piano Triennale dei Fabbisogni del Personale 2021/2023 e all’assolvimento degli obblighi di legge in materia di assunzioni per gli Enti Locali.

Art. 1

Requisiti

Possono presentare manifestazione di interesse per l’assunzione a tempo pieno e indeterminato presso il Comune di Bisceglie, i soggetti utilmente collocati in graduatorie, valide ai sensi di legge e approvate da Enti pubblici, di cui all’art.1 comma 2 del D.Lgs. n. 165/2OO1, in seguito all’espletamento di selezioni per la copertura di posti a tempo pieno e indeterminato in profilo professionale analogo o equivalente a quello che si intende ricoprire.

L’analogia o equivalenza del profilo professionale di graduatoria di altro ente al profilo professionale oggetto di ricerca di Istruttore Amministrativo/Contabile – viene verificata, anche, sulla base del bando di concorso pubblicato dall’Amministrazione di appartenenza della graduatoria, con particolare riferimento al titolo di studio richiesto per l’accesso.

Art. 2

Modalità di presentazione della manifestazione d’interesse

1. Le manifestazioni di interesse devono essere, preferibilmente, redatte sull’apposito modulo allegato e, dovranno, inderogabilmente, riportare le seguenti informazioni:

  • cognome, nome, luogo e data di nascita;
    • residenza, indirizzo e- mail e/o PEC, numero di telefono;
    • indicazione della propria posizione tra gli idonei non assunti, profilo professionale e categoria per i quali la graduatoria è stata formata;
    • denominazione e sede dell’Ente pubblico detentore della graduatoria segnalata;
    • data di approvazione della graduatoria segnalata;
    • godimento dei diritti civili e politici;
    • non essere stati esclusi daIl’elettorato politico attivo;
    • non essere stati destituiti o dispensati dall’impiego presso una pubblica amministrazione per persistente insufficiente rendimento, ovvero non essere stati dichiarati decaduti da un impiego statale;
    • non aver riportato condanne penali, né di avere procedimenti penali in corso che comportino quale misura accessoria l’interdizione dai pubblici uffici o che impediscano la costituzione del rapporto di impiego con la Pubblica Amministrazione;
    • per i candidati di sesso maschile, nati entro il 31 dicembre 1985, posizione regolare nei riguardi degli obblighi di leva;
    • la dichiarazione di presa visione dell’informativa privacy di cui all’art. g del presente Avviso, nonché l’accettazione e la prestazione del consenso al trattamento dei dati.

Continua a leggere il bando di concorso scaricando l’allegato avviso

Concorsi pubblici le principali novità

concorsi pubblici e punteggio finale

Tra le novità introdotte, l’obbligo di presentazione, per tutti i candidati e per il personale addetto alle selezioni, del referto negativo relativo a un tampone rapido o molecolare effettuato non oltre le 48 ore antecedenti lo svolgimento delle prove.

Le amministrazioni forniranno ai candidati mascherine FFP2 che dovranno essere indossate obbligatoriamente durante le prove, pena l’esclusione dal concorso.In ogni fase delle selezioni, inclusi i flussi di accesso e di uscita dai locali, gli organizzatori dovranno garantire il rispetto del criterio di distanza droplet di 2,25 metri tra i candidati e con il personale stesso.

Le aule saranno dotate di postazioni operative (scrittoio e sedia) distanziate di almeno 2,25 metri l’una dall’altra, in modo da assicurare a ogni candidato un’area di 4,5 metri quadri.

Ogni prova selettiva dovrà concludersi entro 60 minuti. Le prove orali e le prove pratiche potranno svolgersi anche in modalità telematica.

Per tutto quanto non esplicitamente indicato nel protocollo bisognerà fare riferimento alle prescrizioni tecniche per le procedure concorsuali previste per l’accesso ai ruoli delle forze dell’ordine, polizia e vigili del fuoco.

Il nuovo protocollo permette la ripresa delle selezioni concorsuali pubbliche in presenza dal 3 maggio 2021 ed è stato armonizzato alla luce del decreto-legge 1° aprile 2021, n. 44, articolo 10, contenente le nuove norme sui concorsi pubblici”. 

Concorsi pubblici: il punteggio finale è dato dalla somma della media dei voti conseguiti nelle prove scritte o pratiche o teorico-pratiche e della votazione conseguita nel colloquio.

concorsi pubblici e punteggio finale

Accesso ai concorsi pubblici – Come si calcola il punteggio finale nei concorsi per esami ?

Art. 7, comma 3, d.p.r. 487/1994 inderogabile

La giurisprudenza ha dichiarato che il criterio della somma aritmetica di tutti i punteggi conseguiti dal candidato, eventualmente previsto dal Regolamento di organizzazione degli uffici e servizi del Comune, non prevale su quello incompatibile della media dei voti conseguiti nelle prove scritte, stabilito dall’art. 7, comma 3, del d.P.R. n. 487/1994.

In particolare questo Consiglio (sentenza, sez. V, 1° febbraio 2010, n. 397) ha analizzato i rapporti tra la potestà regolamentare degli Enti locali e la normativa statale pervenendo alla conclusione ‘… che di questi meccanismi faccia parte anche il criterio della media dei voti riportati nelle prove scritte o pratiche si desume non solo dal carattere di disciplina generale dei pubblici concorsi proprio del D.P.R. n. 487/1994, ma dalla necessità di ancorare il calcolo del punteggio conseguito dai candidati a parametri uniformi e validi per qualsivoglia concorso e nell’intero territorio nazionale, non potendo la potestà regolamentare essere piegata all’introduzione di criteri disomogenei da comune a comune e suscettibili di produrre risultati diversi a seconda delle modalità seguite.

Quindi, in fin dei conti, trova applicazione il criterio di attribuzione del punteggio finale fissato dalla disciplina statale ed in particolare dal richiamato art. 7, comma 3, del d.P.R. n. 487/94, secondo cui il punteggio finale è dato dalla somma della media dei voti conseguiti nelle prove scritte o pratiche o teorico-pratiche e delle votazione conseguita nel colloquio.

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