Vaccinazione dei dipendenti pubblici

pubblico impiego e vaccini anti covid

Il datore di lavoro può chiedere ai propri dipendenti di vaccinarsi contro il Covid per accedere ai luoghi di lavoro e per svolgere determinate mansioni, ad esempio in ambito sanitario?

Può chiedere al medico competente i nominativi dei dipendenti vaccinati? O chiedere conferma della vaccinazione direttamente ai lavoratori?

A queste domande ha risposto il Garante per la privacy con le. L’intento dell’Autorità è quello di fornire indicazioni utili ad imprese, enti e amministrazioni pubbliche affinché possano applicare correttamente la disciplina sulla protezione dei dati personali nel contesto  emergenziale, anche al fine di prevenire possibili trattamenti illeciti di dati personali e di evitare inutili costi di gestione o possibili effetti discriminatori.

Nelle Faq è spiegato che il datore di lavoro non può acquisire, neanche con il consenso del dipendente o tramite il medico compente, i nominativi del personale vaccinato o la copia delle certificazioni vaccinali. Ciò non è consentito dalla disciplina in materia di tutela della salute e sicurezza nei luoghi di lavoro né dalle disposizioni sull’emergenza sanitaria. Il consenso del dipendente non può costituire, in questi casi, una condizione di liceità del trattamento dei dati. Il datore di lavoro può, invece, acquisire, in base al quadro normativo vigente, i soli giudizi di idoneità alla mansione specifica redatti dal medico competente.

Il Garante ha chiarito inoltre che – in attesa di un intervento del legislatore nazionale che eventulamente imponga la vaccinazione anti Covid-19 quale condizione per lo svolgimento di determinate professioni, attività lavorative e mansioni – nei casi di esposizione diretta ad “agenti biologici” durante il lavoro, come nel contesto sanitario, si applicano le disposizioni vigenti sulle “misure speciali di protezione” previste per tali ambienti lavorativi (art. 279 del d.lgs. n. 81/2008).

Anche in questi casi, solo il medico competente, nella sua funzione di raccordo tra il sistema sanitario e il contesto lavorativo, può trattare i dati personali relativi alla vaccinazione dei dipendenti.

Lavoro: Garante, no all’uso delle impronte digitali dei dipendenti se manca base normativa
Sanzione di 30.000 euro ad una Asp

Il Garante ha sanzionato per 30.000 euro l’Azienda sanitaria provinciale (Asp) di Enna per l’utilizzo di un sistema di rilevazione delle presenze basato sul trattamento di dati biometrici dei dipendenti. A seguito del rafforzamento delle garanzie previste dal Regolamento e dal Codice privacy, per installare questo tipo di sistemi è necessaria infatti una base normativa che sia proporzionata all’obiettivo perseguito e che fissi misure appropriate e specifiche per tutelare i diritti degli interessati. Nel caso della Asp di Enna la base normativa invocata era carente, non essendo stato adottato il regolamento attuativo della legge 56/2019 (poi abrogata) che doveva stabilire garanzie per circoscrivere gli ambiti di applicazione e regolare le principali modalità del trattamento.

L’istruttoria dell’Autorità, avviata a seguito di alcuni articoli di stampa, ha consentito di accertare che il sistema di rilevazione presenze dell’Asp di Enna acquisiva le impronte digitali di oltre 2.000 dipendenti memorizzandole in forma crittografata sul badge di ciascun lavoratore. L’Azienda, poi, verificava l’identità del dipendente mediante il confronto tra il modello biometrico di riferimento, memorizzato all’interno del badge, e l’impronta digitale presentata all’atto del rilevamento della presenza e trasmetteva il numero di matricola del dipendente, la data e l’ora della timbratura, al sistema di gestione delle presenze.

L’Autorità ha ritenuto, contrariamente a quanto sostenuto dall’Azienda sanitaria, che in questo modo si effettuava un trattamento di dati biometrici dei dipendenti (sia all’atto dell’emissione del badge, sia all’atto della verifica dell’impronta in occasione di ogni “timbratura” di ciascun dipendente,) in assenza di una idonea base giuridica. Né il consenso dei dipendenti, invocato dall’Asp quale fondamento del trattamento, può essere considerato valido, nel contesto lavorativo, a maggior ragione pubblico, per effetto dello squilibrio del rapporto tra dipendente e datore di lavoro

Inoltre la struttura sanitaria, pur avendo informato il personale e i sindacati della scelta organizzativa compiuta, non aveva fornito tutte le informazioni sul trattamento, come richiesto dal Regolamento europeo in materia di privacy.

Considerati tutti gli aspetti della vicenda, il Garante ha dichiarato illecito il trattamento dei dati biometrici e ha applicato all’Asp 30.000 euro di sanzione. Ha inoltre disposto la cancellazione dei modelli biometrici memorizzati all’interno dei badge e chiesto all’Asp di far conoscere le iniziative che intende intraprendere per far cessare il trattamento dei dati biometrici dei dipendenti.

Può essere conferito un incarico dirigenziale presso un Comune a un soggetto che svolge le funzioni di dirigente di ruolo presso altro Comune?

dirigente nei comuni enti locali

Nello specifico, sono stati sollevati dubbi sulla potenziale violazione dell’articolo 7, secondo comma, lettera b) del decreto legislativo 8 aprile 2013, n. 39, a norma del quale non possono essere conferiti incarichi dirigenziali nell’amministrazione di un comune con popolazione superiore ai 15.000 abitanti a coloro che nei due anni precedenti siano stati componenti della giunta o del consiglio del comune che conferisce l’incarico.


Sul tema in questione l’Autorità Nazionale Anticorruzione (A.N.A.C.), competente a svolgere attività consultiva in ordine a problemi interpretativi ed applicativi posti dalla legge 6 novembre 2012, n. 190 e dai relativi decreti di attuazione – tra cui il decreto legislativo n. 39 del 2013 – si è espressa nell’adunanza del 7 gennaio 2021, deliberando l’insussistenza della menzionata causa di incompatibilità per le motivazioni di seguito esposte.

L’Autorità Anticorruzione evidenzia che la ratio dell’ipotesi di inconferibilità di cui all’articolo 7, secondo comma, lettera b) del decreto legislativo n. 39/2013 risiede, al fine di garantire il rispetto del principio di imparzialità di cui all’articolo 97 della Costituzione, nell’esigenza di evitare che gli incarichi presso le pubbliche amministrazioni, gli enti pubblici e gli enti di diritto privato in controllo pubblico siano attribuiti in occasione ovvero nell’immediata conclusione di un mandato politico, piuttosto che sulla base di criteri di merito e di professionalità.

La preclusione posta dalla norma in argomento, pertanto, opera solo nel caso in cui vi sia la provenienza da una carica politica.


Al riguardo l’Autorità Anticorruzione ritiene che “il rischio corruttivo non si realizzi nel caso di commissario nominato ai sensi dell’art. 141 del TUEL e , analogamente, nel caso di sub commissario, in quanto, sebbene tale soggetto sia nominato per sostituire gli organi politici, venuti meno a seguito di scioglimento per una delle ragioni di cui agli artt. 141 e ss TUEL, fino alla ricostituzione degli organi elettivi, le modalità di nomina, sganciate da qualsiasi competizione elettorale e la natura di derivazione non politica dei poteri allo stesso attribuiti e dal carattere a tratti tecnico degli stessi, escludono che tale incarico sia assimilabile agli incarichi politici che si vanno a sostituire, gli unici considerati dal legislatore presuntivamente idonei a catturare l’interesse pubblico dominante a interessi di natura politica”.


Va altresì ricordato che, ai sensi della normativa vigente, l’assunzione di cui trattasi deve essere sottoposta al controllo preventivo della Commissione per la stabilità finanziaria degli enti locali, ai sensi dell’art. 243 bis del citato T.U.O.E.L, essendo il comune in situazione di riequilibrio finanziario pluriennale. Inoltre, come sopra accennato, il dirigente in questione svolge attualmente le proprie funzioni presso altro ente locale e pertanto, considerata l’esclusività del rapporto d’impiego, dovrebbe eventualmente far cessare la situazione di incompatibilità prima di assumere il menzionato incarico.

Incentivi per chi lavora negli appalti pubblici: PA lavori servizi e forniture

Sono riconoscibili gli incentivi per le diverse fasi degli appalti (lavori, servizi e forniture) anche quando non inseriti nella programmazione, in virtù del principio generale per il quale, a fronte di eventi oggettivamente non programmabili, non può escludersi l’ipotesi di appalti non inseriti nella programmazione, conseguenti a circostanze eccezionali ed imprevedibili, purché, ovviamente, sussista quella finalizzazione all’interesse pubblico che garantisce il rispetto del principio costituzionale del buon andamento.

Gli incentivi sugli appalti di servizi e forniture di importo superiore ad Euro 500.000,00 e cioè quei appalti dove scatta l’obbligatorietà della nomina del direttore dell’esecuzione dovranno essere attentamente valutati dall’amministrazione ispirandosi al principio di contenimento della spesa e non di aggravio della stessa.

Negli appalti di forniture o servizi in cui sia nominato il direttore dell’esecuzione, gli incentivi spettano anche al Responsabile Unico del Procedimento, oltre che alle altre figure che svolgono le prestazioni di verifica della conformità al progetto di servizio o fornitura messo in gara, nel rispetto delle condizioni già ricordate; infatti, qualora sia stato nominato, ricorrendone le necessarie circostanze, il direttore dell’esecuzione, saranno incentivabili anche le funzioni tecniche svolte da altri soggetti;- “la determinazione delle attività incentivabili, in ragione della normativa applicabile rationae temporis, è questione differente da quella che riguarda il profilo dell’inclusione di tali compensi nel calcolo relativo al rispetto dei limiti di spesa di personale.

Agevolazioni fiscali: covid 19

decreto ristori fisco

Il Decreto Rilancio ha previsto una serie di misure a favore di condomini e cittadini per fronteggiare la crisi economica seguita alla pandemia da Covid-19.

Tra le numerose agevolazioni fiscali previste dal Decreto, di particolare interesse ai fini di una economia sempre più green e sostenibile, è l’eco – bonus, ossia una maxi – detrazione al 110% per le spese sostenute dal 1° luglio 2020 al 31 dicembre 2021 per lavori di riqualificazione energetica degli immobili e di adeguamento antisismico. Le spese documentate relative a tali interventi, dunque, potranno essere portate in detrazione dalle tasse in 5 quote annuali di pari importo.


La super detrazione nasce con l’intento di stimolare gli interventi di edilizia finalizzati al risparmio energetico, ed infatti l’Ecobonus è rivolto – tra gli altri – ai condomìni nell’ottica del miglioramento delle prestazioni energetiche degli edifici con conseguente risparmio in termini di consumi di energia.
Possono usufruire della detrazione, dunque, oltre i condomìni, anche gli Istituti delle case popolari e le persone fisiche fuori dall’esercizio di attività di impresa, arti e professioni, su unità immobiliari con il limite  del numero massimo di due unità  immobiliari, fermo restando il riconoscimento delle detrazioni per gli interventi effettuati sulle parti comuni dell’edificio.

Ancora, possono usufruire della detrazione le cooperative di abitazione a proprietà indivisa, per interventi realizzati su immobili dalle stesse posseduti e assegnati in godimenti ai propri soci, le organizzazioni non lucrative di utilità sociale, le organizzazioni di volontariato e le associazioni di promozione sociale, nonché le associazioni e società sportive dilettantistiche, limitatamente ai lavori destinati ai soli immobili o parti di immobili adibiti a spogliatoi.


Tra le novità introdotte con la conversione in legge del Decreto Rilancio c’è, inoltre,  l’estensione delle detrazioni al 110% per tutte le seconde case e villette a schiera, mentre sono esclude dalla fruizione le unità immobiliari appartenenti alle seguenti categorie catastali:  A/1 – abitazioni di tipo signorile; A/8 abitazioni in ville; A/9 castelli, palazzi di eminenti pregi storici o artistici.


QUALI LAVORI SI POSSONO FARE USUFRUENDO DELL’ECOBONUS? 

I lavori che rientrano nell’agevolazione fiscale sono:
– Interventi di isolamento termico delle superfici opache verticali e orizzontali che interessano l’involucro dell’edificio con un’incidenza superiore al 25 per cento della superficie disperdente lorda dell’edificio medesimo.
–  interventi sulle parti comuni degli edifici per la sostituzione degli impianti di climatizzazione invernale esistenti con impianti centralizzati per il riscaldamento, il raffrescamento o la fornitura di acqua calda sanitaria a condensazione, con efficienza almeno pari alla classe A di prodotto prevista dal regolamento delegato (UE) n. 811/2013 della Commissione del 18 febbraio 2013, a pompa di calore, ivi inclusi gli impianti ibridi o geotermici, anche abbinati all’installazione di impianti fotovoltaici e relativi sistemi di accumulo, ovvero con impianti di microcogenerazione.
– interventi sugli edifici unifamiliari o sulle unità immobiliari situate all’interno di edifici plurifamiliari che siano funzionalmente indipendenti e dispongano di uno o più accessi autonomi dall’esterno per la sostituzione degli impianti di climatizzazione invernale esistenti con impianti per il riscaldamento, il raffrescamento o la fornitura di acqua calda sanitaria a condensazione, con efficienza pari alla classe A di prodotto, a pompa di calore, ivi inclusi gli impianti ibridi o geotermici, anche abbinati all’installazione di impianti fotovoltaici e relativi sistemi di accumulo, ovvero con impianti di microcogenerazione.


Oltre alle tipologie di intervento citate,  possono godere della detrazione al 110 per cento anche i lavori di efficientamento energetico attualmente agevolabili, che possono beneficiare della super-aliquota se effettuati congiuntamente ad almeno una delle tre tipologie di intervento già menzionate.

Dunque, ad esempio, l’intervento di sostituzione dell’impianto di climatizzazione invernale di un appartamento in condominio rientra nell’Ecobonus solo se effettuato contestualmente ad uno degli interventi “trainanti” citati.
Tutti gli interventi accedono alla detrazione del 110 per cento se determinano per l’edificio un salto di due classi energetiche oppure il raggiungimento della classe più alta. Il miglioramento deve essere dimostrato da un Attestato di prestazione energetica (Ape).

Rientrano nella detrazione del 110% anche:
– gli interventi di installazione sugli edifici di impianti solari fotovoltaici connessi alla rete elettrica.
Per l’ingresso nel super-bonus, l’installazione degli impianti deve essere eseguita congiuntamente a uno dei tre interventi di riqualificazione energetica agevolabili autonomamente con l’aliquota al 110 per cento o di miglioramento sismico agevolabili sempre al 110 per cento;
– gli interventi di installazione di sistemi di accumulo integrati negli impianti solari fotovoltaici agevolati. Le condizioni agevolanti sono le stesse stabilite per il fotovoltaico.
Il bonus del 110% spetta anche per l’installazione di infrastrutture per la ricarica di veicoli elettrici. Infine, rientrano nella detrazione del 110% gli interventi antisismici sugli edifici. La detrazione è prevista anche per sistemi di monitoraggio strutturale continuo a fini antisismici, purchè realizzati congiuntamente a interventi di miglioramento o adeguamento sismico dell’edificio.
I beneficiari delle agevolazioni fiscali, in luogo della detrazione diretta, possono scegliere una delle seguenti alternative:
un contributo, sotto forma di sconto sul corrispettivo dovuto fino a un importo massimo pari al corrispettivo dovuto, anticipato dal fornitore che ha effettuato gli interventi e da quest’ultimo recuperato sotto forma di credito d’imposta, con facoltà di successiva cessione del credito ad altri soggetti, ivi inclusi gli istituti di credito e gli altri intermediari finanziari;
la trasformazione del corrispondente importo in credito d’imposta, con facoltà di successiva cessione ad altri soggetti, ivi inclusi istituti di credito e altri intermediari finanziari.

La detrazione fiscale o il credito di imposta potranno essere riconosciuti anche per spese e fatture emesse a stato avanzamento lavori.
Sostanzialmente, per poter fruire dell’agevolazione è necessaria la predisposizione di un progetto tecnico, l’esecuzione dei lavori da parte di un’impresa specializzata, la successiva attestazione in merito al rispetto dei requisiti previsti dalla legge per usufruire della detrazione, la presentazione della pratica presso Agenzia delle Entrate.

Per poter optare per lo sconto in fattura o la cessione del credito, infatti,  sarà necessario richiedere il visto di conformità dei dati relativi alla documentazione che attesta la sussistenza dei presupposti che danno diritto alla detrazione di imposta. Inoltre, la scelta delle due opzioni dovrà essere comunicata telematicamente all’Agenzia delle Entrate.

Per poter accedere alle due opzioni, infine, sarà necessario che gli interventi siano asseverati da un tecnico abilitato. L’iter, dunque,  è complesso: le maggiori difficoltà sono legate al necessario – ma difficilmente raggiungibile con l’esecuzione dei lavori più richiesti quali ad esempio la sola sostituzione della caldaia – miglioramento di almeno due classi della Certificazione Ape e  alla fruizione concreta della modalità tramite cessione del credito d’imposta – che sembrerebbe essere applicabile solo dalle imprese più grandi dotate di enorme liquidità, penalizzando invece le piccole imprese  che non dispongono delle risorse finanziarie né  capienza fiscale necessarie a dilazionare nel tempo il recupero dei pagamenti.

Consulenza per accesso ai dati durante i concorsi pubblici

Buon giorno, chiedo cortesemente se nei concorsi pubblici la valutazione dei titoli va effettuata prima o dopo le prove scritte?

Risposta staff mobilitanelpubblicoimpiego.it

Nei concorsi per titoli ed esami, la valutazione dei titoli deve essere effettuata dopo le prove scritte e prima che si proceda alla correzione dei relativi elaborati e la conseguente comunicazione deve essere inviata ai candidati prima dell’effettuazione della prova orale.

Trattandosi di adempimenti procedimentali finalizzati alla tutela di inderogabili esigenze di trasparenza ed imparzialità la loro mancata osservanza non può perdere la valenza invalidante per effetto della predeterminazione ex ante dei criteri di valutazione dei titoli stessi.

Quando si utilizza per la redazione degli elaborati, di carta portante il timbro dell’ufficio e la firma di un (almeno) componente della commissione esaminatrice lo si fa per disposizione posta a tutela dell’anonimato sicché appare illegittima la fornitura estemporanea di modulistica prestampata priva dei descritti suggelli a conferma della identità e carenza di potenziali segni di riconoscimento ed a nulla rileva il fatto che la stessa sia stata fornita a tutti i candidati, che la maggior parte vi abbia fatto ricorso e che il suo utilizzo fosse indicato come facoltativo.

Anzi, è onere del candidato, pena la nullità del proprio elaborato, far presente alla commissione l’aver ricevuto fogli non debitamente timbrati e firmati.

A supporto della nostra risposta sovviene il Consiglio di Stato, con la sentenza 17 novembre 2020, n. 86.

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Mobilità e scorrimento graduatoria di concorso: priorità alla mobilità

dipendenti pubblici

Ai fini del reclutamento di personale, la pubblica amministrazione deve dare priorità al meccanismo della mobilità ex art. 30 del d.lgs. 165/2001 rispetto allo scorrimento di una graduatoria di concorso in corso di validità.

Lo ha deciso la Corte di Cassazione, sezione lavoro con la sentenza 18 maggio 2017, n. 12559. Le ragioni constano nel fatto che con l’istituto della mobilità non si generano oneri economici ulteriori gravanti sull’erario pubblico, che si assolve anche ad una funzione perequativa di assorbimento di eventuale personale eccedentario e che consente un recupero/valorizzazione di professionalità già formate ed in grado di garantire l’immediata operatività delle scelte.

L’amministrazione dovrà quindi sfruttare a pieno le proprie capacità assunzionali con la programmazione delle assunzioni, prevedendone in difetto anche rispetto alla necessaria dotazione organica esplicitata nel piano occupazionale.

A tale proposito si osserva che: il piano dei fabbisogni di personale si sviluppa su un orizzonte temporale triennale, sul quale l’ente deve operare una progressiva attualizzazione annuale di tipo “agganciato” tra provvedimento precedente e successivo, in modo che residui sempre un nucleo contenutistico comune costituito da biennio finale.

La pianificazione della spesa di personale ha, quindi, un andamento tipicamente sinusoidale, che risponde all’esigenza di garantire il progressivo adattamento alle scelte organizzative, ma anche semplicemente strategiche dell’amministrazione e nel contempo assicurarne il costante monitoraggio, senza soluzione di continuità; l’astratta possibilità di assumere in misura superiore non implica, comunque, l’obbligo per l’amministrazione di provvedervi, sfruttandola integralmente.

Le norme finalizzate al contenimento della spesa pubblica individuano un limite insormontabile di tipo negativo e non una imposizione positiva di estendersi all’estrema espansione dello stesso; pertanto, rientra nelle scelte, anche semplicemente virtuose dell’amministrazione, quella di attestarsi a livelli più bassi, con una visione sinergica sia dei propri dati di bilancio che delle esigenze di tutti i settori che compongono la struttura organizzativa: di conseguenza, non vi è contraddittorietà nella programmazione dell’ente che ravvisa la necessità di integrare l’organico con una pluralità di figure da assumere previste nel più ampio arco temporale ed una contestuale scelta riduttiva (anche rispetto al potenziale massimo assunzionale) nel singolo anno.

Rapporto di lavoro nel pubblico impiego: giorni di riposo per festività soppresse – fruizione e divieto di monetizzazione

congedi non fruiti come vanno pagati

Oggi spieghiamo come si procedura la fruizione e l’eventuale monetizzazione delle giornate di riposo sostitutive delle festività soppresse, nel caso di mancato godimento nell’anno di maturazione, precedente all’anno di cessazione del rapporto di lavoro, qualora non godute dal dipendente per causa diversa dai motivi di servizio (es. malattia o altro oggettivo impedimento).

Premessa l’univocità di disciplina contenuta nei CCNL comparto Funzioni Centrali e comparto Funzioni Locali (art. 28 CCNL 21 maggio 2018), l’Agenzia precisa che: il contratto non opera un’equiparazione piena tra il regime delle quattro giornate di festività soppresse e quello generale delle ferie, ma solo per alcuni aspetti e i due istituti sono trattati in separati commi dell’art. 28.

Stanti le previsioni del comma 6 del citato articolo ed in ossequio alla legge 937/1977, le giornate di riposo devono essere fruite esclusivamente nell’anno di riferimento; conseguentemente, non è possibile, in alcun modo, la trasposizione di quelle maturate in un determinato anno all’anno successivo a quello di maturazione ed in aggiunta a ciò, la medesima disposizione di legge sancisce che la monetizzazione delle stesse può avvenire solo “per fatto derivante da motivate esigenze inerenti alla organizzazione dei servizi (cfr. art. 1, comma 3, della citata legge).

Il Dipartimento della Funzione Pubblica, nella n. 40033 dell’8 ottobre 2012 (unitamente alla nota del Ministero dell’Economia e delle Finanze del 9 dicembre 2012 n. 94806), pur non pronunciandosi espressamente rispetto a dette giornate di riposo, sembra confermare la diversità di disciplina delle suddette giornate rispetto alle ferie; l’eventuale monetizzazione delle festività in parola potrà ammettersi solo nei ristretti e precisi limiti consentiti nella suindicata nota del Dipartimento della Funzione Pubblica.

Concorsi pubblici – protocollo per lo svolgimento in sicurezza, adottato dal DFP

Il Decreto del Presidente del Consiglio dei ministri 14 gennaio 2021 dispone (articolo 1, comma 10, lettera z)) che “a decorrere dal 15 febbraio 2021 sono consentite le prove selettive dei concorsi banditi dalle pubbliche amministrazioni nei casi in cui è prevista la partecipazione di un numero di candidati non superiore a trenta per ogni sessione o sede di prova, previa adozione di protocolli adottati dal Dipartimento della Funzione Pubblica e validati dal Comitato tecnico-scientifico di cui all’articolo 2 dell’ordinanza 3 febbraio 2020, n. 630, del Capo del Dipartimento della protezione civile”.

La norma fa riferimento allo svolgimento “in presenza” delle prove concorsuali. Restano prive di limitazioni le procedure per le quali la valutazione dei candidati sia effettuata esclusivamente su basi curriculari ovvero in modalità telematica, nonché la possibilità per le commissioni di procedere alla correzione delle prove scritte con collegamento da remoto, fatte salve le cautele generali proprie del contenimento della diffusione epidemiologica.

Occorre ribadire che sono comunque esclusi dalla portata della norma i concorsi per il personale del servizio sanitario nazionale, ivi compresi, ove richiesti, gli esami di Stato e di abilitazione all’esercizio della professione di medico chirurgo e di quelli per il personale della protezione civile.

La norma subordina lo svolgimento “in presenza” delle prove selettive delle procedure concorsuali bandite dalle amministrazioni pubbliche e limitate alla presenza di 30 candidati (in sede o per sessione) all’adozione di protocolli adottati dal Dipartimento della Funzione Pubblica e validati dal Comitato tecnico-scientifico. Al riguardo, si precisa che la pluralità di protocolli prevista dalla norma,

va intesa come riferita a successivi e possibili aggiornamenti del presente protocollo che, pertanto, per le finalità della norma, è unitariamente riferito a tutte le amministrazioni pubbliche che svolgano prove selettive rientranti nella previsione.

Il presente protocollo – validato dal CTS nel corso della seduta del 29 gennaio 2021- prende a riferimento il protocollo di regolamentazione delle misure per il contrasto e il contenimento della diffusione del COVID‐19 nello svolgimento dei concorsi pubblici di competenza della commissione RIPAM (adottato il 31 luglio 2020 e validato dal CTS), aggiornandone e ad adattandone le previsioni al contesto attuale e all’utilizzo generalizzato da parte di tutte le amministrazioni pubbliche. Vengono in ogni caso fatte salve tutte le pertinenti disposizioni e gli obblighi derivanti dalle disposizioni emanate per il contenimento del COVID‐19.

L’obiettivo del presente protocollo è quello di fornire indicazioni volte alla prevenzione e protezione dal rischio di contagio da COVID – 19 nell’organizzazione e la gestione delle prove di concorso rientranti nell’ambito di applicazione del DPCM 14 gennaio 2021.

Tali indicazioni sono rivolte:

  1. alle amministrazioni titolari delle procedure concorsuali;
  2. alle commissioni esaminatrici;
  3. al personale di vigilanza;
  4. ai candidati;
  5. a tutti gli altri soggetti terzi comunque coinvolti (altri enti pubblici e privati coinvolti nella gestione delle procedure concorsuali, gestori della sede e/o con funzioni di supporto organizzativo e logistico);
  6. eventuale personale sanitario presente in loco.

Le prescrizioni del presente protocollo presuppongono che l’amministrazione abbia adottato tutte le iniziative e le misure necessarie ai sensi della normativa in tema di sicurezza e salute sul luogo di lavoro. Inoltre, considerando che le prove concorsuali potrebbero essere espletate presso locali o spazi di proprietà di terzi, le amministrazioni devono assicurare che le medesime prescrizioni trovino integrale applicazione anche in tale caso, armonizzandosi con le regole di prevenzione e sicurezza relative alla struttura ospitante.

Inoltre, l’applicazione del presente protocollo deve tener conto delle misure urgenti in materia di contenimento e gestione dell’emergenza epidemiologica da COVID-19 applicabili nel territorio regionale ove si svolge la procedura concorsuale.

Il presente protocollo trova applicazione per le prove preselettive e per le prove scritte delle procedure concorsuali.

Le prove orali e le prove pratiche previste dalle procedure concorsuali potranno svolgersi in via telematica. In caso di assoluta impossibilità, l’organizzazione e lo svolgimento delle prove orali e pratiche dovranno seguire le regole del presente protocollo, opportunamente adattate. In particolare, le amministrazioni provvederanno a scaglionare gli orari di presentazione dei candidati al fine di evitare assembramenti in prossimità e all’interno dell’area concorsuale e, ove possibile, organizzeranno lo svolgimento delle prove pratiche in spazi aperti.

Ai fini del presente protocollo si considerano le seguenti definizioni:

  • Area Concorsuale: spazio complessivo dove si trovano i locali destinati allo svolgimento delle prove selettive dei pubblici concorsi;
  • Aula Concorso: spazio adibito allo svolgimento delle prove concorsuali avente dimensioni adeguate e caratteristiche particolari di autonomia funzionale;
  • Area di Transito: spazio adibito alla coda dei candidati in attesa dell’identificazione e/o dell’accesso all’Aula Concorso;
  • Distanza “Droplet”: misura di sicurezza che indica la distanza minima necessaria da tenere tra persona e persona per evitare un contagio dovuto alla dinamica della trasmissione droplets (goccioline di acqua) che trasmettono i germi nell’aria;
  • Mascherine chirurgiche: maschere facciali monouso destinate a limitare la trasmissione di agenti infettivi, di tipo I/IR o II/IIR, certificate secondo la norma tecnica UNI EN 14683:2019. Le mascherine chirurgiche hanno lo scopo di evitare che chi le indossa contamini l’ambiente, in quanto limitano la trasmissione di agenti infettivi. Pur ricadendo nell’ambito dei dispositivi medici di cui al decreto legislativo 24 febbraio 1997, n. 46 e s.m.i., il decreto legge n. 34/2020 e la relativa legge di conversione n. 77/2020 le hanno individuate quali dispositivi di protezione individuale per i lavoratori durante il periodo emergenziale;
  • Facciali filtranti (mascherine FFP2 e FFP3) sono utilizzati in ambiente ospedaliero e assistenziale per proteggere l’utilizzatore da agenti esterni (anche da trasmissione di infezioni da goccioline e aerosol), sono certificati ai sensi di quanto previsto dal D.lgs. n. 475/1992 e s.m.i. e sulla base di norme tecniche armonizzate (UNI EN 149:2009);
  • Mascherine di comunità: hanno lo scopo di ridurre la circolazione del virus nella vita quotidiana e non sono soggette a particolari certificazioni. Non devono essere considerate né dispositivi medici, né dispositivi di protezione individuale, ma una misura igienica utile a ridurre la diffusione del virus COVID-19;
  • TermoScanner: sistema di rilevamento della temperatura corporea mediante tecnologia infrarossi, conforme alle linee guida del Ministero della salute, che consente la rilevazione accurata e veloce delle temperature corporee;
  • Pre-Triage: area gestita da personale sanitario qualificato, riservata a chiunque si trovi nell’area concorsuale (candidati, membri delle commissioni esaminatrici, operatori e addetti all’organizzazione e vigilanza) e presenti, quali sintomi insorti durante le prove concorsuali, febbre, tosse o sintomi respiratori, ove il personale sanitario svolge il triage prendendo in carico il paziente per gli accertamenti previsti per l’infezione Covid‐19. Se non disponibile

l’area “pre-triage”, si ritiene necessario che venga identificato ed allestito un locale dedicato all’accoglienza e isolamento dei predetti soggetti.

  • Pulizia: insieme di operazioni che occorre praticare per rimuovere lo “sporco visibile” di qualsiasi natura (polvere, grasso, liquidi, materiale organico, ecc.) da qualsiasi tipo di ambiente, superficie, macchinario, ecc. La pulizia si ottiene con la rimozione manuale o meccanica dello sporco anche – eventualmente – con acqua e/o sostanze detergenti (detersione). La pulizia è un’operazione preliminare e si perfeziona ed è indispensabile ai fini delle successive fasi di sanificazione e disinfezione;
  • Sanificazione: è un intervento mirato ad eliminare alla base qualsiasi batterio ed agente contaminante che con le comuni pulizie non si riescono a rimuovere. La sanificazione si attua avvalendosi di prodotti chimici detergenti (detersione) per riportare il carico microbico entro standard di igiene accettabili ed ottimali che dipendono dalla destinazione d’uso degli ambienti interessati. La sanificazione deve comunque essere preceduta dalla pulizia;
  • Disinfezione: consiste nell’applicazione di agenti disinfettanti, quasi sempre di natura chimica o fisica (calore), che sono in grado di ridurre, tramite la distruzione o l’inattivazione, il carico microbiologico presente su oggetti e superfici da trattare. La disinfezione deve essere preceduta dalla pulizia per evitare che residui di sporco possano comprometterne l’efficacia. La disinfezione consente di distruggere i microrganismi patogeni;
  • Bonifica: una procedura di pulizia e disinfezione mirata a privare un ambiente, un’apparecchiatura, un impianto, di qualsiasi traccia di materiale contenuto o trattato precedentemente all’interno dello stesso. L’operazione garantisce l’abbattimento della crosscontamination (contaminazione incrociata).

Misure organizzative e misure igienico – sanitarie

Le amministrazioni limitano inderogabilmente la partecipazione dei candidati a trenta unità per ogni sessione o sede di prova (art. 1, comma 10, lett. z) del DPCM 14 gennaio 2021). Considerando che la partecipazione dei candidati alle procedure concorsuali non può essere limitata su base territoriale ed in vista della necessità di contenere in ogni caso i movimenti delle persone tra le regioni, le amministrazioni, limitano ad un massimo di due sessioni giornaliere, non consecutive ma separate temporalmente del tempo necessario al completo deflusso dei candidati e alle operazioni di pulizia di cui al successivo punto 7.

Tutti i candidati devono essere preventivamente informati delle misure adottate sulla base del presente protocollo, a mezzo PEC e/o mediante apposita comunicazione mediante il portale dell’amministrazione organizzatrice, con particolare riferimento ai comportamenti che dovranno essere tenuti e che saranno di seguito descritte.

In particolare, i candidati dovranno:

  1. presentarsi da soli e senza alcun tipo di bagaglio (salvo situazioni eccezionali, da documentare);
  2. non presentarsi presso la sede concorsuale se affetti da uno o più dei seguenti sintomi:
    1. temperatura superiore a 37,5°C e brividi;
    2. tosse di recente comparsa;
    3. difficoltà respiratoria;
    4. perdita improvvisa dell’olfatto (anosmia) o diminuzione dell’olfatto (iposmia), perdita del gusto (ageusia) o alterazione del gusto (disgeusia);
    5. mal di gola.
  3. non presentarsi presso la sede concorsuale se sottoposto alla misura della quarantena o isolamento domiciliare fiduciario e/o al divieto di allontanamento dalla propria dimora/abitazione come misura di prevenzione della diffusione del contagio da COVID – 19;
  4. presentare all’atto dell’ingresso nell’area concorsuale di un referto relativo ad un test antigenico rapido o molecolare, effettuato mediante tampone oro/rino-faringeo1 presso una struttura pubblica o privata accreditata/autorizzata in data non antecedente a 48 ore dalla data di svolgimento delle prove;
  5. indossare obbligatoriamente, dal momento dell’accesso all’area concorsuale sino all’uscita, la/e mascherina/e chirurgica/he messe a disposizione dall’amministrazione organizzatrice.

Gli obblighi di cui ai numeri 2 e 3 devono essere oggetto di un’apposita autodichiarazione da prodursi ai sensi degli artt. 46 e 47 del DPR 445/20002.

Qualora una o più delle sopraindicate condizioni non dovesse essere soddisfatta, ovvero in caso di rifiuto a produrre l’autodichiarazione, dovrà essere inibito l’ingresso del candidato nell’area concorsuale.

In ogni caso, qualora un candidato, al momento dell’ingresso nell’area concorsuale presenti, alla misurazione, una temperatura superiore ai 37,5°C o altra sintomatologia riconducibile al Covid-19 deve essere invitato a ritornare al proprio domicilio, indipendentemente dalla disponibilità dell’area “Pre-triage”, che, se prevista, deve gestire solo i casi di sintomatologia riconducibili al Covid-19 insorti durante la prova concorsuale.

Rispetto al punto sub 5), tutti i candidati devono essere muniti di dispositivi di protezione delle vie aeree. A tale fine le Amministrazioni rendono disponibili per i candidati un congruo numero di mascherine chirurgiche. I candidati devono indossare obbligatoriamente ed esclusivamente le mascherine fornite dall’amministrazione, prevedendo in caso di rifiuto l’impossibilità di partecipare alla prova. L’amministrazione fornisce indicazioni sul corretto utilizzo delle mascherine (copertura delle vie aeree, naso e bocca), sulla loro eventuale sostituzione e successivo smaltimento. Non deve essere consentito in ogni caso nell’area concorsuale l’uso di mascherine chirurgiche, facciali filtranti e mascherine di comunità in possesso del candidato.

Gli operatori di vigilanza e addetti all’organizzazione e all’identificazione dei candidati nonché i componenti delle commissioni esaminatrici devono essere muniti di facciali filtranti FFP2/FFP3 privi di valvola di espirazione. Non si ritiene necessario l’utilizzo dei guanti per il personale addetto alla identificazione dei candidati, bensì una frequente ed accurata igienizzazione delle mani.

1 Tale indicazione ha carattere facoltativo nel caso di procedure concorsuali interamente riservate al personale interno dell’amministrazione organizzatrice, che ne potrà valutare l’utilità nel contesto delle misure datoriali generali adottate per la prevenzione del contagio da COVID – 19 sul luogo di lavoro.

2 Nel caso in cui non sia richiesta la produzione del referto relativo all’effettuazione del tampone (cfr. nota 1), la autodichiarazione dovrà anche riguardare il fatto di non essere conoscenza, alla data della prova concorsuale, del proprio stato di positività a COVID – 19.

La temperatura corporea va rilevata al momento dell’accesso del candidato nell’area concorsuale, mediante termoscanner (totem/stazione di misurazione). Solo in caso di impossibilità all’utilizzo del termoscanner, la temperatura corporea potrà essere rilevata con termometri manuali che permettano la misurazione automatica.

Le amministrazioni garantiscono il rispetto del “criterio di distanza droplet” di almeno 1 metro, aumentato di un altro metro nell’aula concorso, tra i candidati e tra i candidati e il personale dell’organizzazione/vigilanza e le commissioni esaminatrici in ogni fase della procedura concorsuale.

I flussi e i percorsi di accesso e movimento nell’area concorsuale (ingresso nell’area concorsuale- ingresso nell’area di transito per registrazione dei partecipanti-ingresso nell’aula concorsuale- organizzazione delle sedute-uscita dei candidati dall’aula e dall’area concorsuale) vanno organizzati e regolamentati in modalità a senso unico, anche mediante apposita cartellonistica orizzontale e verticale di carattere prescrittivo, informativo e direzionale. I percorsi di entrata e uscita devono essere separati e correttamente identificati.

Nell’area concorsuale e nelle aule concorso devono essere collocate a vista le planimetrie dell’area concorsuale, i flussi di transito e le indicazioni dei percorsi da seguire per raggiungere le aule Concorso; le planimetrie delle aule concorso, recanti la disposizione dei posti, l’indicazione delle file e l’ubicazione dei servizi ad uso dei candidati.

In tutta l’area concorsuale, particolarmente nelle aree antistanti l’aula concorsuale e i servizi igienici, devono essere resi disponibili, in numero adeguato, dispenser con soluzione idroalcolica per le mani. Le amministrazioni rendono disponibili mediante apposita cartellonistica nell’area concorsuale, in prossimità dei dispenser e nei servizi igienici, le istruzioni per il corretto lavaggio delle mani.

I candidati che accederanno all’area concorsuale dovranno utilizzare il dispenser lavamani igienizzante e immettersi in un percorso ben identificato, atto a garantire file ordinate e dotato di segnaletica (orizzontale o verticale) indicante la distanza minima di due metri tra persona e persona. Il percorso è finalizzato a raggiungere l’area di transito.

Le postazioni degli operatori addetti all’identificazione dei candidati devono prevedere appositi divisori in plexiglass (barriere antirespiro) e una finestra per il passaggio dei documenti di riconoscimento e concorsuali del candidato. Le postazioni, se plurime, saranno distanziate di almeno 3 metri una dall’altra. La consegna e il ritiro di materiale o documentazione relativa alle prove non deve avvenire brevi manu ma mediante deposito e consegna su un apposito piano di appoggio. Deve essere garantita l’identificazione prioritaria, anche mediante postazioni dedicate, delle donne in stato di gravidanza, dei candidati diversamente abili e dei candidati richiedenti tempi aggiuntivi. Presso le postazioni di identificazione dovranno essere resi disponibili appositi dispenser di gel idroalcolico. Gli operatori invitano i candidati a procedere all’igienizzazione delle mani prima e dopo le operazioni di identificazione e/o consegna e/o ricezione di materiale concorsuale. Per le operazioni di identificazione, le amministrazioni rendono disponibili penne monouso per i candidati.

Le amministrazioni valutano l’opportunità di ridurre al minimo la tempistica delle operazioni di identificazione richiedendo ai candidati di trasmettere con congruo anticipo a mezzo PEC/Email ordinaria copia scansionata dei documenti di identità che saranno presentati in sede concorsuale.

Le amministrazioni prevedono tempi dilatati per l’accesso all’area concorsuale, fissando preventivamente l’orario di inizio e di fine delle operazioni di riconoscimento.

L’amministrazione, anche mediante apposita cartellonistica affissa nell’area concorsuale, raccomanda ai candidati la moderazione vocale, evitando volumi alti e toni concitati al fine di ridurre l’effetto “droplet”.

Le amministrazioni valutano l’opportunità, anche mediante apposito convenzionamento con le strutture sanitarie pubbliche e private territoriali, di garantire nell’area concorsuale l’attivazione di un adeguato servizio medico‐sanitario e la disponibilità di appositi locali pre‐triage opportunamente ed adeguatamente attrezzati per la valutazione da parte dello staff medico‐sanitario dei candidati sintomatici, opportunamente isolati, rinviando a quanto detto sopra per la descrizione delle finalità e dell’operatività del pre-triage.

Requisiti delle aree concorsuali

I luoghi per lo svolgimento dei concorsi dovranno avere un’elevata flessibilità logistica e disporre delle seguenti caratteristiche:

  • disponibilità di una adeguata viabilità e di trasporto pubblico locale;
  • dotazione di ingressi riservati ai candidati, distinti e separati tra loro per consentirne il diradamento, in entrata e in uscita dall’area;
  • disponibilità aree riservate al parcheggio dei candidati con particolari esigenze (portatori di handicap, immunodepressi, etc.);
  • disponibilità di sufficiente area interna con adeguata areazione naturale (compatibilmente con le condizioni climatiche esterne);
  • disponibilità di un locale autonomo e isolato, ubicato prima dell’accesso alle aule concorso dei candidati, ove realizzare il servizio sanitario di pre‐triage ovvero (in caso mancanza del servizio di pre-triage) accogliere e isolare i soggetti sintomatici (sintomi insorti nel corso delle prove), raggiungibile attraverso un percorso separato ed isolato da quello dei candidati diretti alle aule concorso, per evitare la diffusione del contagio e garantire la privacy del soggetto a rischio, rinviando a quanto detto sopra per la descrizione delle finalità e dell’operatività del pre-triage e della necessità di garantire l’accoglienza e l’isolamento dei predetti soggetti.

Requisiti dimensionali delle aule concorso – organizzazione dell’accesso, seduta e dell’uscita dei candidati

Le aule concorso devono essere dotate di postazioni operative costituite da scrittoio e sedia posizionate a una distanza, in tutte le direzioni, di almeno 2 metri l’una dall’altra, di modo che ad ogni candidato venga garantita un’area di 4 mq.

Per le prove svolte in formato tradizionale, sullo scrittoio sarà disponibile una penna monouso. Per le prove svolte in formato digitale, sullo scrittoio sarà resa disponibile una postazione informatica. Deve essere vietato ogni spostamento, anche minimo, degli elementi della postazione.

Conseguentemente, le aule devono essere sufficientemente ampie in modo da garantire una collocazione dei candidati nel rispetto del limite numerico di 30 presenze indicato dal DPCM 14 gennaio 2021. La disposizione dei candidati dovrà rispettare il criterio della fila (contrassegnata da lettera o numero) lungo un asse preventivamente prescelto. Questo sistema garantirà un esodo ordinato dei candidati al termine della prova. I candidati, una volta raggiunta la postazione loro assegnata, dovranno rimanere seduti per tutto il periodo antecedente alla prova, quello della prova stessa e dopo la consegna dell’elaborato finché non saranno autorizzati all’uscita. Durante l’orario d’esame sarà permesso l’allontanamento dalla propria postazione esclusivamente per recarsi ai servizi igienici o per altri motivi indifferibili. I candidati saranno invitati all’uscita per singola fila in tempi distanziati tra loro al fine di evitare gli assembramenti. Per ogni fila e per tutta la lunghezza delle stesse verrà applicata apposita segnaletica orizzontale o verticale calpestabile sulla pavimentazione, al fine di facilitare l’osservanza del mantenimento costante della distanza interpersonale di sicurezza. La procedura di deflusso dei candidati dalle aule concorsi dovrà essere gestita scaglionando, in maniera ordinata, e invitando all’uscita i candidati ordinandoli per singola fila, progressivamente. Dovrà essere prioritariamente garantito il deflusso dei candidati con disabilità e delle donne in stato di gravidanza. L’esodo dei restanti candidati dovrà essere espletato in maniera ordinata al fine di garantire la distanza interpersonale tra i candidati di almeno m. 2,00. Inoltre, le aule dovranno:

  • avere pavimentazione e strutture verticali facilmente sanificabili;
  • avere servizi igienici direttamente (o facilmente) accessibili dalle aule, identificati con apposita cartellonistica e segnaletica, dimensionati secondo gli standard previsti dalla legislazione vigente;
  • permettere un elevato livello di aerazione naturale, anche alternandosi con aerazione meccanica;
  • avere impianti di aerazione meccanica che lavorano con impostazione di esclusione di ricircolo di aria. Se tale esclusione non è possibile, gli impianti non dovranno essere avviati;
  • garantire volumetrie minime di ricambio d’aria per candidato.

Svolgimento della prova

Per l’intera durata della prova i candidati devono obbligatoriamente mantenere la mascherina chirurgica. Deve essere vietato il consumo di alimenti a eccezione delle bevande, di cui i candidati potranno munirsi preventivamente. Per le prove svolte in formato tradizionale, i fogli per la stesura dei compiti saranno distribuiti direttamente al posto di ognuno dei partecipanti dal personale addetto; l’eventuale traccia della prova sarà comunicata verbalmente tramite altoparlante e la consegna degli elaborati sarà effettuata da ogni partecipante che ne segnali il compimento, previa autorizzazione da parte del personale addetto o dei membri della commissione esaminatrice. Durante le prove gli addetti al controllo dovranno sempre essere muniti di facciale filtrante, circolare solo nelle aree e nei percorsi indicati ed evitare di permanere in prossimità dei candidati a distanze inferiori a 1 metro.

Bonifica preliminare, sanificazione e disinfezione delle aree concorsuali

Nell’area concorsuale dovrà essere assicurata:

la bonifica preliminare dell’area concorsuale nel suo complesso valida per l’intera durata della sessione/i giornaliera/e;

la pulizia giornaliera;

la sanificazione e disinfezione, tra una sessione e l’altra e al termine delle stesse, delle aule concorso e delle postazioni dei candidati, ivi comprese le postazioni informatiche dei, locali, degli ambienti, degli arredi, delle maniglie;

la pulizia, sanificazione e disinfezione dei servizi igienici da effettuarsi con personale qualificato in presidio permanente, dotato di idonei prodotti; all’interno degli stessi dovrà essere sempre garantito sapone liquido, igienizzante, salviette e pattumiere chiuse con apertura a pedale. I servizi igienici dovranno essere costantemente presidiati e costantemente puliti e sanificati, ovvero dopo ogni singolo utilizzo. L’accesso dei candidati dovrà essere limitato dal personale addetto, al fine di evitare sovraffollamenti all’interno dei suddetti locali.

Misure di prevenzione e protezione dei lavoratori e delle commissioni esaminatrici

Fatte salve tutte le misure di prevenzione e protezione già predisposte dal datore di lavoro, i lavoratori addetti alle varie attività concorsuali non potranno utilizzare le stesse aree d’ingresso e di uscita utilizzate dai candidati per entrare e uscire dall’area concorsuale. Prima di accedere alle aree dedicate allo svolgimento del concorso, i lavoratori si sottoporranno a una adeguata igiene delle mani per poi indossare il dispositivo di protezione che dovrà essere indossato durante l’intero svolgimento della prova concorsuale. Le medesime cautele trovano applicazione rispetto ai membri delle commissioni esaminatrici.

Le amministrazioni assicurano che il personale addetto all’organizzazione concorsuale e i componenti delle commissioni esaminatrici siano formati adeguatamente sull’attuazione del presente protocollo.

  1. Piano operativo specifico della procedura concorsuale – comunicazioni al Dipartimento della funzione pubblica

Tutti gli adempimenti necessari per una corretta gestione ed organizzazione dei concorsi in conformità al presente protocollo devono essere pianificati in uno specifico documento contenente la descrizione dettagliata delle varie fasi della procedura concorsuale, tenendo conto di quanto evidenziato nel protocollo e di tutti gli altri adempimenti di sicurezza previsti dalla normativa vigente.

Il piano operativo viene reso disponibile, unitamente al presente protocollo, sulla pagina web dedicata alla procedura concorsuale entro 5 giorni dallo svolgimento della prova.

In particolare il documento dovrà, tra l’altro, contenere specifica indicazione circa:

  • il rispetto dei requisiti dell’area;
  • il rispetto dei requisiti di accesso, transito e uscita dall’area;
  • il rispetto dei requisiti di accesso, posizionamento dei candidati e deflusso dall’aula nonché di svolgimento della prova;
  • l’individuazione dei percorsi di transito dei candidati;
  • le modalità di gestione del servizio di pre-triage e di assistenza medica (se previsto), ovvero di accoglienza e isolamento dei soggetti che presentino una temperatura superiore ai 37,5°C o altra sintomatologia riconducibile al Covid-19 insorta nel corso delle prove concorsuali;
  • le procedure di gestione dell’emergenza – piano di emergenza ed evacuazione (secondo le normative vigenti);
  • l’individuazione del numero e delle mansioni del personale addetto;
  • modalità di adeguata informazione ai candidati e di formazione al personale impegnato ai componenti delle commissioni esaminatrici sulle misure adottate.

Il rappresentante legale dell’amministrazione organizzatrice (o il dirigente responsabile dell’organizzazione concorsuale), provvede ad inviare, entro e non oltre 3 giorni prima dell’avvio delle prove, al Dipartimento per la funzione pubblica a mezzo PEC (ripam@pec.governo.it) un’apposita autodichiarazione, ai sensi degli artt. 46 e 47 del DPR 445/2000, attestante la piena e incondizionata conformità del Piano alle prescrizioni del presente protocollo, comprensiva del link alla sezione del sito istituzionale dove esso è pubblicato.

Il Dipartimento per la Funzione pubblica potrà richiedere, per il tramite dell’Ufficio per i concorsi ed il reclutamento e dell’Ispettorato per la Funzione pubblica, l’invio del Piano per le successive verifiche.

L’attribuzione delle mansioni superiori nel pubblico impiego.

L'attribuzione delle mansioni superiori nel pubblico impiego.

La prima regola è che l’inquadramento in categoria superiore e correlato svolgimento di funzioni e compiti corrispondenti può avvenire solo in base al contratto collettivo di lavoro, a fronte di un atto di macro-organizzazione con il quale l’amministrazione ha adattato la propria struttura organizzativa alle mutate esigenze, ha individuato posizioni dotazionali di livello più elevato ed a queste si accede solo a seguito del superamento di prova selettiva.

Al di fuori dei casi consentiti (art. 52 testo unico del pubblico impiego), ovvero nella fattispecie dello svolgimento “di fatto” di mansioni superiori, il lavoratore ha diritto alla retribuzione proporzionata e sufficiente ai sensi dell’art. 36 della Costituzione.

Il  diritto al compenso per lo svolgimento di fatto di mansioni superiori, da riconoscere nella misura indicata nell’art. 52, comma 5, del d.lgs. n. 165 del 2001, non è condizionato alla sussistenza dei presupposti di legittimità di assegnazione delle mansioni, posto che una diversa interpretazione sarebbe contraria all’intento del legislatore di assicurare comunque al lavoratore una retribuzione proporzionata alla qualità del lavoro prestato, in ossequio al principio di cui all’art. 36 della Costituzione (Cass. n. 19812 del 2016; Cass. n. 18808 del 2013), sicché il diritto va escluso solo qualora l’espletamento sia avvenuto all’insaputa o contro la volontà dell’ente, oppure quando sia il frutto di una fraudolenta collusione tra dipendente e dirigente, o in ogni ipotesi in cui si riscontri una situazione di illiceità per contrasto con norme fondamentali o generali o con principi basilari pubblicistici dell’ordinamento (Cass. n. 24266 del 2016; v. pure Cass. n. 30811 del 2018).

Rapporto di lavoro – mansioni superiori – disciplina

Dall’ordinanza del Corte di Cassazione, sezione Lavoro, 28 ottobre 2020, n. 2478, pubblicata il 3 febbraio 2021, si evincono i consolidati principi normativi e giurisprudenziali che regolano l’attribuzione delle mansioni superiori nel pubblico impiego, in base alle previsioni dell’art. 52 del d.lgs. 165/2001.

La prima regola è che l’inquadramento in categoria superiore e correlato svolgimento di funzioni e compiti corrispondenti può avvenire solo in base al contratto collettivo di lavoro, a fronte di un atto di macro-organizzazione con il quale l’amministrazione ha adattato la propria struttura organizzativa alle mutate esigenze, ha individuato posizioni dotazionali di livello più elevato ed a queste si accede solo a seguito del superamento di prova selettiva.

Al di fuori dei casi consentiti (citato art. 52), ovvero nella fattispecie dello svolgimento “di fatto” di mansioni superiori, il lavoratore ha diritto alla retribuzione proporzionata e sufficiente ai sensi dell’art. 36 della Costituzione; pertanto: “Il  diritto al compenso per lo svolgimento di fatto di mansioni superiori, da riconoscere nella misura indicata nell’art. 52, comma 5, del d.lgs. n. 165 del 2001, non è condizionato alla sussistenza dei presupposti di legittimità di assegnazione delle mansioni, posto che una diversa interpretazione sarebbe contraria all’intento del legislatore di assicurare comunque al lavoratore una retribuzione proporzionata alla qualità del lavoro prestato, in ossequio al principio di cui all’art. 36 della Costituzione (Cass. n. 19812 del 2016; Cass. n. 18808 del 2013), sicché il diritto va escluso solo qualora l’espletamento sia avvenuto all’insaputa o contro la volontà dell’ente, oppure quando sia il frutto di una fraudolenta collusione tra dipendente e dirigente, o in ogni ipotesi in cui si riscontri una situazione di illiceità per contrasto con norme fondamentali o generali o con principi basilari pubblicistici dell’ordinamento (Cass. n. 24266 del 2016; v. pure Cass. n. 30811 del 2018)”.

Come giustificare l’assenza per visite, terapie e prestazioni specialistiche, esami diagnostici

Ai dipendenti pubblici sono riconosciuti specifici permessi per l’espletamento di visite, terapie, prestazioni specialistiche od esami diagnostici, fruibili su base sia giornaliera che oraria, nella misura massima di 18 ore annuali, comprensive anche dei tempi di percorrenza da e per la sede di lavoro.

I permessi di cui al comma 1, sono assimilati alle assenze per malattia ai fini del computo del periodo di comporto e sono sottoposti al medesimo regime economico delle stesse.

I permessi orari di cui al comma 1:
a) sono incompatibili con l’utilizzo nella medesima giornata delle altre tipologie di permessi fruibili ad ore, previsti dalla legge e dal presente CCNL, nonche’ con i riposi compensativi di maggiori prestazioni lavorative;
b) non sono assoggettati alla decurtazione del trattamento economico accessorio prevista per le assenze per malattia nei primi dieci giorni.

Ai fini del computo del periodo di comporto, sei ore di permesso fruite su base oraria corrispondono convenzionalmente ad una intera giornata lavorativa.

I permessi orari di cui al comma 1 possono essere fruiti anche cumulativamente per la durata dell’intera giornata lavorativa. In tale ipotesi, l’incidenza dell’assenza sul monte ore a disposizione del dipendente viene computata con riferimento all’orario di lavoro
che il medesimo avrebbe dovuto osservare nella giornata di assenza.

Nel caso di permesso fruito su base giornaliera, il trattamento economico accessorio del lavoratore e’ sottoposto alla medesima decurtazione prevista dalla vigente legislazione per i primi dieci giorni di ogni periodo di assenza per malattia.

In caso di rapporto di lavoro a tempo parziale, si procede al riproporzionamento delle ore di permesso di cui al comma 1.

La domanda di fruizione dei permessi e’ presentata dal dipendente nel rispetto di un termine di preavviso di almeno tre giorni. Nei casi di particolare e comprovata urgenza o necessita’, la domanda può essere presentata anche nelle 24 ore precedenti la fruizione e, comunque, non oltre l’inizio dell’orario di lavoro del giorno in cui il dipendente intende fruire del periodo di permesso giornaliero od orario.

L’assenza per i permessi di cui al comma 1, e’ giustificata mediante attestazione di presenza, anche in ordine all’orario, redatta dal medico o dal personale amministrativo della struttura, anche privati, che hanno svolto la visita o la prestazione.

L’attestazione e’ inoltrata all’amministrazione dal dipendente oppure e’ trasmessa direttamente a quest’ultima, anche per via telematica, a cura del medico o della struttura.

Nel caso di concomitanza tra l’espletamento di visite specialistiche, l’effettuazione di terapie od esami diagnostici e la situazione di incapacità lavorativa temporanea del dipendente conseguente ad una patologia in atto, la relativa assenza e’ imputata alla malattia, con la conseguente applicazione della disciplina legale e contrattuale in ordine al relativo trattamento giuridico ed economico. In tale ipotesi, l’assenza per malattia e’ giustificata mediante:
a) attestazione di malattia del medico curante individuato, in base a quanto previsto dalle vigenti disposizioni, comunicata all’amministrazione secondo le modalità ordinariamente previste in tale ipotesi;
b) attestazione di presenza, redatta dal medico o dal personale amministrativo della struttura, anche privati, che hanno svolto la visita o la prestazione, secondo le previsioni dei commi 9 e 10 del presente articolo.

Analogamente a quanto previsto dal comma 11, nei casi in cui l’incapacita’ lavorativa e’ determinata dalle caratteristiche di esecuzione e di impegno organico delle visite specialistiche, degli accertamenti, esami diagnostici e/o delle terapie, la relativa assenza e’ imputata alla malattia, con la conseguente applicazione della disciplina legale e contrattuale in ordine al relativo trattamento giuridico ed economico. In tale caso l’assenza e’ giustificata mediante l’attestazione di presenza di cui al comma 11, lettera b).

Nell’ipotesi di controllo medico legale, l’assenza dal domicilio e’ giustificata dall’attestazione di presenza presso la struttura.

Nel caso di dipendenti che, a causa delle patologie sofferte, debbano sottoporsi periodicamente, anche per lunghi periodi, a terapie comportanti incapacita’ al lavoro, e’ sufficiente un’unica certificazione, anche cartacea, del medico curante che attesti la
necessita’ di trattamenti sanitari ricorrenti comportanti incapacita’ lavorativa, secondo cicli o calendari stabiliti. I lavoratori interessati producono tale certificazione all’amministrazione prima dell’inizio della terapia, fornendo il calendario previsto, ove
sussistente. A tale certificazione fanno seguito le singole attestazioni di presenza, ai sensi dei commi 9, 10, 11, dalle quali risulti l’effettuazione delle terapie nelle giornate previste, nonche’ il fatto che la prestazione e’ somministrata nell’ambito del
ciclo o calendario di terapie prescritto dal medico. Resta ferma la possibilita’ per il dipendente, per le finalita’ di cui al comma 1, di fruire in alternativa ai permessi di cui al presente articolo, anche dei permessi orari a recupero, dei
permessi per motivi familiari e personali, dei riposi connessi alla banca delle ore, dei riposi compensativi per le prestazioni di lavoro straordinario, secondo la disciplina prevista per il trattamento economico e giuridico di tali istituti dal presente CCNL.

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