Ciclo delle Performance nelle pubbliche amministrazioni

ciclo delle performance

Il Dipartimento della Funzione Pubblica (DFP), come previsto dall’articolo 3, comma 1, lettera g) del D.P.R. del 9 maggio 2016, n. 105, assicura le funzioni di promozione e coordinamento delle attività di valutazione e misurazione della performance delle
amministrazioni pubbliche anche attraverso l’accessibilità alla piattaforma tecnologica che contiene in formato digitale i documenti e i
dati relativi al ciclo della performance, nell’ottica di una maggiore trasparenza e partecipazione.

Le amministrazioni adempiono ai loro obblighi di trasparenza in materia di performance pubblicando i relativi documenti nella sezione
“Amministrazione trasparente” del loro sito istituzionale (articolo 10 del d.lgs. del 27 ottobre 2009 e articolo 10, comma 8, del d.lgs. del 14 marzo 2013, n. 33).

Inoltre, la delibera CiVIT n. 6/2013, paragrafo 3.7, prevedeva che le amministrazioni trasmettessero alla Commissione stessa, attraverso il caricamento sul Portale della Trasparenza, i seguenti documenti:

  • piano della performance;
  • sistema di misurazione e valutazione della performance;
  • relazione sulla performance;
  • validazione della Relazione sulla performance;
  • relazione sul funzionamento del sistema di misurazione e valutazione della performance.

La suddetta disposizione è da ritenersi tuttora in vigore e applicabile all’invio dei documenti al DFP mediante caricamento sul Portale della performance. Il presente documento costituisce il monitoraggio periodico sulla pubblicazione del Piano della performance rispetto alla scadenza del 31 gennaio.


Nell’allegato è riportato l’elenco delle amministrazioni suddiviso in cinque categorie:


1) le amministrazioni che hanno pubblicato i documenti entro le scadenze previste; 2) le amministrazioni che hanno pubblicato oltre la scadenza, ma hanno comunicato le proprie motivazioni ai sensi dell’articolo 10, comma 5, del d.lgs. 150/2009;

3) le amministrazioni che hanno pubblicato in ritardo;

4) le amministrazioni che non hanno pubblicato, ma hanno comunicato le proprie motivazioni ai sensi dell’articolo 10, comma 5, del d.lgs. 150/2009;

5) le amministrazioni che non hanno ancora pubblicato i documenti.


Il perimetro di analisi è costituito dalle amministrazioni presenti sul Portale della performance.

Quali sono le pubbliche amministrazioni che hanno pubblicato i dati?

PIANO DELLA PERFORMANCE


ENTI CHE HANNO PUBBLICATO ENTRO LA SCADENZA
ACCADEMIA DELLA CRUSCA *
AGENZIA ITALIANA DEL FARMACO *
AGENZIA NAZIONALE PER I SERVIZI SANITARI REGIONALI *
AGENZIA NAZIONALE PER LA SICUREZZA DELLE FERROVIE *
AGENZIA PER L’ITALIA DIGITALE *
AGENZIA PER LA PROMOZIONE ALL’ESTERO E L’INTERNAZIONALIZZAZIONE DELLE IMPRESE ITALIANE (EX
ICE) *
AUTOMOBILE CLUB D’ITALIA *
CONSORZIO DEL TICINO – ENTE AUTONOMO PER LA COSTRUZIONE, MANUTENZIONE ED ESERCIZIO
DELL’OPERA REGOLATRICE DEL LAGO MAGGIORE *
ENTE NAZIONALE PER L’AVIAZIONE CIVILE *
ENTE PARCO NAZIONALE DEI MONTI SIBILLINI *
ENTE PARCO NAZIONALE DEL POLLINO *
ENTE PARCO NAZIONALE DELLA VAL GRANDE *
ENTE PARCO NAZIONALE GRAN PARADISO
ENTE STRUMENTALE ALLA CROCE ROSSA ITALIANA *
ISPETTORATO NAZIONALE DEL LAVORO
ISTITUTO NAZIONALE DI STATISTICA *
ISTITUTO NAZIONALE PER LA PROMOZIONE DELLA SALUTE DELLE POPOLAZIONI MIGRANTI E PER IL
CONTRASTO DELLE MALATTIE DELLA POVERTÀ *
ISTITUTO SUPERIORE DI SANITA’ *
ISTITUTO SUPERIORE PER LA PROTEZIONE E LA RICERCA AMBIENTALE *
LEGA ITALIANA PER LA LOTTA CONTRO I TUMORI *
MINISTERO DELLE INFRASTRUTTURE E DEI TRASPORTI *
MINISTERO DELLO SVILUPPO ECONOMICO *
ENTI CHE HANNO PUBBLICATO OLTRE LA SCADENZA, MA HANNO COMUNICATO LE MOTIVAZIONI EX
ARTICOLO 10, COMMA 5, DEL D.LGS. 150/2009
AGENZIA NAZIONALE DI VALUTAZIONE DEL SISTEMA UNIVERSITARIO E DELLA RICERCA *
AGENZIA NAZIONALE PER I GIOVANI *
MINISTERO DEL LAVORO E DELLE POLITICHE SOCIALI *
ENTI CHE HANNO PUBBLICATO OLTRE LA SCADENZA
AGENZIA ITALIANA PER LA COOPERAZIONE ALLO SVILUPPO *
AGENZIA NAZIONALE PER LA SICUREZZA DEL VOLO
AGENZIA NAZIONALE POLITICHE ATTIVE LAVORO
AGENZIA PER LA RAPPRESENTANZA NEGOZIALE DELLE PUBBLICHE AMMINISTRAZIONI *
ENTE PARCO NAZIONALE APPENNINO TOSCO-EMILIANO
ENTE PARCO NAZIONALE DEL CILENTO E VALLO DI DIANO *
ENTE PARCO NAZIONALE DEL GRAN SASSO E MONTI DELLA LAGA *
ENTE PARCO NAZIONALE DELLA MAJELLA *
ENTE PARCO NAZIONALE DELL’ASINARA *
ISPETTORATO NAZIONALE PER LA SICUREZZA NUCLEARE E LA RADIOPROTEZIONE *
MINISTERO DELL’AMBIENTE E DELLA TUTELA DEL TERRITORIO E DEL MARE *
MINISTERO DELL’ECONOMIA E DELLE FINANZE *

ENTI CHE NON HANNO PUBBLICATO, MA HANNO COMUNICATO LE MOTIVAZIONI EX ARTICOLO 10,
COMMA 5, DEL D.LGS. 150/2009
AGENZIA NAZIONALE PER L’AMMINISTRAZIONE E LA DESTINAZIONE DEI BENI SEQUESTRATI E CONFISCATI
ALLA CRIMINALITA’ ORGANIZZATA
AGENZIA NAZIONALE PER LE NUOVE TECNOLOGIE, L’ENERGIA E LO SVILUPPO ECONOMICO SOSTENIBILE
AVVOCATURA GENERALE DELLO STATO
COMITATO OLIMPICO NAZIONALE
ENTE PARCO NAZIONALE ARCIPELAGO DELLA MADDALENA
ENTE PARCO NAZIONALE DELLE CINQUE TERRE
ISTITUTO NAZIONALE ASSICURAZIONE CONTRO GLI INFORTUNI SUL LAVORO
ISTITUTO NAZIONALE DELLA PREVIDENZA SOCIALE
ISTITUTO NAZIONALE PER L’ANALISI DELLE POLITICHE PUBBLICHE
MINISTERO DELLA GIUSTIZIA
MINISTERO DELLA SALUTE
MINISTERO DELLE POLITICHE AGRICOLE ALIMENTARI FORESTALI E DEL TURISMO
MINISTERO DELL’INTERNO
ALTRI ENTI CHE NON HANNO PUBBLICATO
ACCADEMIA NAZIONALE DEI LINCEI
AERO CLUB ITALIA
AGENZIA INDUSTRIE DIFESA
AGENZIA PER LA COESIONE TERRITORIALE
AGENZIA PER LE EROGAZIONI IN AGRICOLTURA
CLUB ALPINO ITALIANO
CONSIGLIO DI STATO E TRIBUNALI AMMINISTRATIVI REGIONALI
CONSIGLIO NAZIONALE DELL’ECONOMIA E DEL LAVORO
CONSIGLIO PER LA RICERCA IN AGRICOLTURA E L’ANALISI DELL’ECONOMIA AGRARIA
CONSORZIO DELL’ADDA – ENTE AUTONOMO PER LA COSTRUZIONE, MANUTENZIONE ED ESERCIZIO
DELL’OPERA REGOLATRICE DEL LAGO DI COMO
CONSORZIO DELL’OGLIO – ENTE AUTONOMO PER LA COSTRUZIONE, MANUTENZIONE ED ESERCIZIO
DELL’OPERA REGOLATRICE DEL LAGO D’ISEO
CORTE DEI CONTI
ENTE PARCO NAZIONALE ALTA MURGIA
ENTE PARCO NAZIONALE D’ABRUZZO
ENTE PARCO NAZIONALE DEL GARGANO
ENTE PARCO NAZIONALE DEL VESUVIO
ENTE PARCO NAZIONALE DELLA SILA
ENTE PARCO NAZIONALE DELL’APPENNINO LUCANO VAL D’AGRI LAGONEGRESE
ENTE PARCO NAZIONALE DELL’ARCIPELAGO TOSCANO
ENTE PARCO NAZIONALE DELL’ASPROMONTE
ENTE PARCO NAZIONALE DELLE DOLOMITI BELLUNESI
ENTE PARCO NAZIONALE DELLE FORESTE CASENTINESI
MINISTERO DEGLI AFFARI ESTERI E DELLA COOPERAZIONE INTERNAZIONALE
MINISTERO DELLA DIFESA
MINISTERO DELL’ISTRUZIONE
MINISTERO DELL’UNIVERSITA’ E DELLA RICERCA
MINISTERO PER I BENI E LE ATTIVITA’ CULTURALI E PER IL TURISMO
PARCO NAZIONALE DEL CIRCEO
SCUOLA ARCHEOLOGICA ITALIANA DI ATENE
4
UNIONCAMERE
UNIONE ITALIANA TIRO A SEGNO

  • Amministrazioni che hanno pubblicato il Piano Organizzativo del Lavoro Agile (POLA)

Pubblica amministrazione e smart working:

Nel Pubblico impiego, non da tutte le parti, ma in alcuni uffici, sta capitando che alcuni dipendenti pubblici fanno richiesta di smart working, ma poi dalla richiesta ai fatti passano mesi per iniziare lo smart.

Bene, questo è il solito comportamento di ostacolo di chi è gerarchicamente superiore e di chi vuole utilizzare e sfruttare il personale dipendente non rispettando la legge.

Da subito si ribadisce e suggerisce al dipendente pubblico che si trova in queste situazioni, si a per colpa del proprio dirigente, o per colpa della posizione organizzativa che fa da filtro ostacolo, ovvero per colpa del responsabile apicale, di adire le vie giudiziarie per far condannare la PA, in persona del personale che si presta ad ostacolare la richiesta di smart working fatta dall’impiegato.

Si ricorda ancora, come è ben noto a tutti, che il lavoro agile, in questo periodo è una prerogativa.

Per i lavoratori alle dipendenze delle pubbliche amministrazioni di cui all’art. 1, comma 2, d.lgs. 30 marzo 2001, n. 165, l’art. 1, comma 1, n. 6) del D.P.C.M. 11 marzo 2020 prevede espressamente che lo smart working rappresenta la “modalità ordinaria” di esecuzione della prestazione lavorativa e che tale modalità può essere adottata anche in deroga agli accordi individuali e agli obblighi informativi di cui alla Legge 22 maggio 2017,  n.  81.

Le pubbliche amministrazioni, inoltre, devono specificare le attività “indifferibili” da rendere “in presenza”, ossia quelle attività per le quali il lavoro agile è incompatibile ed è, dunque, necessaria la presenza fisica del lavoratore presso la sede di lavoro.

Nel pubblico impiego, dunque, il lavoro “in presenza” costituisce un’eccezione.

Da quanto sopra discende, evidentemente, la sussistenza di un diritto soggettivo del lavoratore pubblico a rendere la prestazione in modalità smart working, diritto che potrà pertanto essere rivendicato, anche in via giudiziale, dal lavoratore in caso di rifiuto/diniego del datore di lavoro pubblico all’adozione del lavoro agile.

Ciò a condizione, evidentemente, che non si tratti di un’attività lavorativa indifferibile da rendere “ in presenza” e, dunque, direttamente presso la sede di lavoro.

Comandante di Polizia Locale

Secondo i principi stabiliti dalla legge quadro n. 65/1986, la Polizia Locale gode di totale autonomia dei servizi di polizia locale sul piano organizzativo, in quanto necessaria a garantire il peculiare apparato della polizia locale dalle altre partizioni preposte alle funzioni comunali ordinari ed istituzionali.

In questo senso il Comandante della polizia locale deve rivestire la qualifica apicale nell’ambito dell’ente di appartenenza e in nessun caso può essere posto alle dipendenze del responsabile di diversa area, o settore, o servizio, o altra unità organizzativa amministrativa comunque denominata.

Non vale a preservare la predetta autonomia la mera collocazione del servizio di polizia locale alle dirette dipendenze del Sindaco, in quanto il Comandante ed il servizio risultano, diversamente e comunque, sottoposti ad altro responsabile e ciò in violazione della normativa vigente.

In senso conforme: TAR Toscana-Firenze, sezione II, sentenza n. 3225/2006; Consiglio di Stato, sezione V, sentenze nn.  1360/2001 e 4663/2000.Nella fattispecie viene accolta anche la censura per difetto di motivazione degli atti di Giunta adottati in presenza di pareri sfavorevoli di regolarità tecnica e contabile espressi dal Segretario comunale.

Quanto all’impugnazione degli atti a valle ovvero dei decreti sindacali di nomina degli incaricati di posizione organizzativa, il Tribunale rammenta in materia la giurisdizione del giudice ordinario, trattandosi di atti di gestione del rapporto di lavoro ed ove sono dedotte posizioni di diritto soggettivo.

Inoltre, stanti le coordinate tracciate dall’Adunanza Plenaria del Consiglio di Stato con sentenza 3 giugno 2011 n. 10, qualora un atto di gestione del rapporto di lavoro sottoposto al regime di diritto privato – come i decreti sindacali in contesto – posto in essere da una pubblica amministrazione sia preceduto da atti amministrativi (le delibere di Giunta, nel caso), l’annullamento di questi ultimi non comporta l’automatica caducazione del primo, ma una sua invalidità derivata che deve essere dedotta davanti al giudice avente giurisdizione sull’atto gestionale.

Smart working: insediata la commissione tecnica

pubblico impiego e lavoro pubblico in smart

Si è insediata oggi alle 11, su mandato del ministro della Pubblica amministrazione Renato Brunetta, la Commissione tecnica dell’Osservatorio nazionale del lavoro agile, coordinata dal presidente dell’Aran, Antonio Naddeo, e composta da altri 12 esperti tra interni alla Pubblica amministrazione ed esterni.

Compito della Commissione sarà verificare l’avanzamento delle amministrazioni nella stesura dei Piani organizzativi del lavoro agile (Pola), pubblicati sinora da 54 amministrazioni statali sulle 162 monitorate attraverso il Portale della performance del Dipartimento della Funzione pubblica.

La Commissione è chiamata a ragionare sugli strumenti di organizzazione del lavoro agile in vista del superamento della fase legata all’emergenza sanitaria.

Gli esiti delle analisi e degli studi saranno riportati all’Osservatorio, cui spetterà fornire spunti e proposte di carattere normativo, organizzativo e tecnologico per migliorare lo smart working nella Pubblica amministrazione”.

Scelta della sede di lavoro e legge 104

legge 104 nella pubblica amministrazione

E’ legittima la scelta di un’amministrazione che, in sede di assunzione dei vincitori di un pubblico concorso, ha dato applicazione all’art. 33, comma 5, della legge 104/1992, consentendo, in via prioritaria, al soggetto impegnato nella cura di un famigliare disabile di poter optare per la sede più consona alle proprie esigenze.

Ciò è corretto anche qualora in deroga alla previsione del bando che attribuiva il diritto di scelta, tra più sedi, ai vincitori e secondo l’ordine di merito espresso dalla graduatoria.

In sostanza, il datore di lavoro pubblico, di fronte all’interesse legittimo del lavoratore con famigliari disabili da accudire, ha adeguatamente contemperato le esigenze pubbliche con quelle private, nel momento in cui ha riscontrato che nessun pregiudizio veniva arrecato alle esigenze organizzative, che la tutela del menzionato art. 33 è prevista sia in sede di reclutamento che di trasferimento e che la stessa è posta a garanzia di diritti di rango costituzionale (funzione solidaristica ed espressione dei principi di eguaglianza sostanziale e di solidarietà sociale di cui agli artt. 3, comma 2 e 2 della Costituzione).

L’amministrazione ha, inoltre e correttamente, considerato che detta istanza non avrebbe potuto trovare accoglimento in un momento successivo, una volta colmate le carenze di organico con l’assegnazione dei vincitori del concorso, considerata l’unicità del posto nella sede prescelta. 

Mobilità compensativa e interscambio

avvisi di mobilità e interscambio

La procedura dell’interscambio, detta mobilità compensativa è stata prevista dall’art. 7 del D.P.C.M. n. 325 del 5 agosto 1988,  che sancisce: “E’ consentita in ogni momento, nell’ambito delle dotazioni organiche di cui all’art. 3, la mobilità dei singoli dipendenti presso la stessa od altre amministrazioni, anche di diverso comparto, nei casi di domanda congiunta di compensazione con altri dipendenti di corrispondente profilo professionale, previo nulla osta dell’amministrazione di provenienza e di quella di destinazione”.

Tale disciplina, quindi, prevede la possibilità, purché esista l’accordo delle amministrazioni di appartenenza ed entrambi i dipendenti posseggano un corrispondente profilo professionaleovvero svolgano le medesime mansioni. Anche in caso di identico mansionario e di identico comparto, è sempre necessario il nullaosta da parte dell’amministrazione di appartenenza. A questo punto, è opportuno ricordare che il D.P.C.M. è un atto legislativo di secondo grado, un provvedimento previsto dall’art. 17 della legge n. 400 del 1988, ed il primo comma sancisce che viene emanato in forma di decreto del Presidente della Repubblica, previa deliberazione del Consiglio dei Ministri, sentito il parere del Consiglio di Stato che deve pronunziarsi entro 90 giorni, e al pari di ogni decreto ministeriale può disciplinare: l’esecuzione delle leggi e dei decreti legislativi nonché dei regolamenti comunitari; l’attuazione e l’integrazione di leggi e dei decreti legislativi; le materie in cui manchi la disciplina delle leggi; l’organizzazione e il funzionamento delle pubbliche amministrazioni.

Fatta questa premessa, occorre constatare se questa normativa sia ancora vigente e se sia motivo di antinomia con la disposizione normativa di rango primario, ossia con la Legge n. 26/2019, ove l’art. 14 bis prevede il vincolo della permanenza del dipendente presso la sede di prima nomina.

Rispondendo al primo quesito, possiamo dire che il predetto regolamento dava attuazione al D.P.R. n. 268/87 , quest’ultimo entrato in vigore il 12.07.1987, recepiva l’ormai superato CCNL del personale dipendenti degli EELL relativo al triennio 1985-1987, il cui art. 6, comma 20 espressamente prevedeva:  « è consentito il trasferimento del personale tra enti diversi, a domanda del dipendente motivata e documentata e previa intesa delle due amministrazioni, anche in caso di contestuale richiesta da parte di due dipendenti di corrispondente livello professionale.(…). E’consentito altresì il trasferimento di personale tra gli enti destinatari del presente decreto e tra questi e gli enti del comparto sanità, a domanda motivata e documentata del dipendente interessato, previa intesa tra gli enti e contrattazione con le organizzazioni sindacali, a condizione dell’esistenza di posto vacante di corrispondente qualifica e profilo professionale nell’ente di destinazione».

Il D.P.R. 286/1987, in questione è stato abrogato a far data dal 5 giugno 2012 dal D.L. 9 febbraio 2012, n. 5, recante “Disposizioni urgenti in materia di semplificazione e di sviluppo”, convertito in legge 4 aprile 2012, n. 35. (Cfr tratto dall’articolo la mobilità in particolare la mobilità volontaria di Mariagrazia Caruso).

Quindi sembra, ad oggi, che l’istituto della mobilità “per interscambio”, sia stato abrogato.

Ma è proprio così?  In realtà, con l’abrogazione della disposizione contrattuale di cui all’art. 6, c. 20, del D.P.R. 268/1987, non preclude alle amministrazioni locali di poter attivare una mobilità reciproca o bilaterale con altre amministrazioni locali in applicazione del principio generale contenuto nell’art. 6 del D.lgs 165/2001, in base al quale “Le amministrazioni pubbliche curano l’ottimale distribuzione delle risorse umane attraverso la coordinata attuazione dei processi di mobilità e di reclutamento del personale”. A conferma, sul punto, si riporta un orientamento interpretativo che ha ritenuto non preclusa la possibilità di attivare una mobilità reciproca o bilaterale tra amministrazioni locali solo a condizione della completa osservanza di una serie di cautele che il legislatore ha imposto al fine di ridurre la spesa per il personale delle amministrazioni pubbliche e di turn over. (Cfr Sez. reg.le Veneto, delib. n. 65/2013; Corte Conti Sez. Controllo Veneto del consiglio delib. 4 febbraio 2013 Sez. Controllo Friuli Venezia Giulia delib. del 3.6.2014).  Tuttavia, il ricorso a detta procedura deve essere accompagnato da una serie di cautele tese ad evitare che possano essere elusi i rigidi vincoli imposti dal legislatore in materia di riduzione della spesa per il personale delle amministrazioni pubbliche e di turn over. In tal senso, abbiamo un orientamento giurisprudenziale consolidato che assume rilievo per gli Enti locali in materia di mobilità per interscambio, affermando che tale tipologia di mobilità, così come previsto dall’art. 7 del D.P.C.M. 5 agosto 1988, n. 325, può essere consentita, purché venga rispettato il principio della neutralità finanziaria, solo tra due dipendenti appartenenti a “profili professionali corrispondenti”. (Cfr CdC SSRR n. 59/CONTR/2010Sez. regionale di controllo per l’Umbria, deliberazione n. 71/2016/PAR dell’8 giugno 2016).

Come si può notare, la giurisprudenza in materia di mobilità nel corso del tempo ha concordemente affermato alcuni principi e unitamente alla normativa, nel caso d’interscambio rilevano i seguenti punti: l’ente deve osservare i vincoli di spesa del personale imposti dalla normativa vigente (art. 1, c. 557, per gli enti soggetti al patto e c. 562 per gli enti minori ed art.76, c. 7, del D.L. 112/2008; la mobilità deve avvenire tra enti soggetti entrambi ai medesimi vincoli assunzionali (nel caso in specie enti locali); l’interscambio deve avvenire tra dipendenti appartenenti alla stessa qualifica funzionale; – l’interscambio deve avvenire entro un periodo di tempo congruo (contestualità) che consenta agli enti di non abbattere le spese di personale (derivanti dalla cessione del contratto del dipendente transitato in mobilità ad altro ente) qualora l’assunzione del dipendente in entrata slitti dal punto di vista temporale rischiando di traslarsi all’esercizio successivo; il personale soggetto ad interscambio non deve essere stato dichiarato in eccedenza o sovrannumero ai sensi dell’art. 33 del D.lgs 165/2001 e dell’art. 2 commi 11, 12 e 13 del D.L. 95/2012; l’interscambio deve assicurare ad entrambe le amministrazioni interessate una necessaria neutralità finanziaria.

Da questi principi si evince l’intento prioritario del legislatore con la disciplina della mobilità, ossia evitare incrementi incontrollati della spesa di personale, non solo in relazione al singolo ente ma all’intero comparto, in modo da evitare che il trasferimento per mobilità possa essere utilizzato quale operazione volta ad instaurare nuovi rapporti di lavoro al fuori dei limiti numerici e di spesa previsti dalla disciplina vigente.  Tutto ciò conferma che la disciplina dell’interscambio, oltre ad essere vigente non si pone in antitesi con la normativa prevista dall’art. 14 bis della Legge n. 26/2019, in quanto la possibilità di esercitare lo scambio di risorse non comporta per l’amministrazione nessuna perdita, sia sotto il profilo oggettivo con la sfera economica che su quello soggettivo con la risorsa del personale. Infatti, l’interscambio deve inoltre avvenire fra dipendenti appartenenti alla stessa qualifica funzionale potendosi utilizzare per tale verifica il Decreto del Presidente del consiglio dei ministri 26 giugno 2015 (GU Serie Generale n.216 del 17-9-2015) contenente la definizione delle tabelle di equiparazione fra i livelli di inquadramento previsti dai contratti collettivi relativi ai diversi comparti di contrattazione del personale non dirigenziale. In particolare occorre verificare se i richiedenti impiegati presso le diverse amministrazioni di appartenenza forniscano prestazioni qualitativamente corrispondenti non solo in astratto, in ragione dell’identità di posizione economica, ma anche in concreto dovendo risultare interscambiabili senza costi organizzativi aggiuntivi per le amministrazioni datoriali. Tuttavia, va ricordato che l’amministrazione deve rilasciare il nulla osta per poter concedere agli istanti l’interscambio, e pur non potendosi configurare un diritto del dipendente alla predetta mobilità, laddove ci fosse il rigetto è senz’altro possibile ricorre al giudice per sindacarne il consenso negato. In merito è intervenuta a giurisprudenza affermando che: “In assenza, infatti, di validi motivi ostativi alla base del consenso negato si deve ritenere che il dipendente abbia diritto al trasferimento” (Cfr  Tribunale di Agrigento, 26 marzo 2004 Giudice L. Gatto).

Alla stregua di quanto esposto, la disamina della tematica può essere conclusa affermando che le amministrazioni non possono essere restie a voler applicare la mobilità per interscambio, in quanto tale strumento si pone nell’ottica di migliorare la razionalizzazione delle risorse, dell’efficienza, principi previsti proprio dal testo unico del pubblico impiego. L’interscambio è un ottimo sistema per coniugare le proprie esigenze personali e professionali con quelli dell’amministrazione, in quanto lo svantaggio dovuto alla perdita di una risorsa per l’amministrazione è nullo! Questo è uno dei motivi cardini per cui una pratica di mobilità compensativa ha maggiori probabilità di successo rispetto alla mobilità volontaria, proprio perché non si pone in antinomia né con l’art. 14 della 26/2019 e né con il comma 5 bis dell’art. 35 del d.lgs. 165/2001, anzi con lo scambio di sedi lavorative tra i lavoratori chi ne beneficia è soprattutto l’amministrazione, la quale acquisisce risorse lavorative vicine  al suo territorio, ne consegue il miglioramento delle perfomance dei suoi dipendenti  che riducono i tempi di attesa per raggiungere il posto di lavoro, e da ciò anche l’ambiente ne beneficia con la riduzione dell’inquinamento per diminuzione dei trasporti.

@ copywriter salvisjuribus.it   del Dr. Francesco Piazzolla

Come attivare un contratto a tempo determinato, ex art. 90 del TUEL, con un lavoratore già dipendente dell’Ente, assunto con contratto di lavoro a tempo pieno ed indeterminato, inquadrato nella categoria D, profilo professionale tecnico, in possesso dei titoli previsti?

Attivare un contratto a tempo determinato, ex art. 90 del TUEL, con un lavoratore già dipendente dell’Ente, assunto con contratto di lavoro a tempo pieno ed indeterminato, inquadrato nella categoria D, profilo professionale tecnico, in possesso dei titoli previsti, applicando al medesimo il contratto collettivo nazionale della dirigenza degli enti locali e sottoscrivendo con il medesimo il relativo e conseguente contratto individuale, fermo restando il divieto circa lo svolgimento di funzioni gestionali e attribuendo a tale figura la funzione essenziale di supporto all’organo di direzione politica in quanto investito dai poteri e dalle funzioni straordinarie” connesse alle competenze del Presidente in materia di riqualificazione dell’edilizia scolastica, ai sensi dell’art. 7-ter del d.l. 22/2020, convertito in legge 41/2020.

Con la deliberazione n. 12/2021/PAR del 26 febbraio 2021 la richiesta di parere viene dichiarata oggettivamente inammissibile, in quanto la materia non rientra nella nozione di “contabilità pubblica”; tuttavia i magistrati, a titolo di collaborazione, richiamano i principi espressi dalla consolidata giurisprudenza contabile, secondo cui, l’incarico ex articolo 90 non può negli effetti andare a sovrapporsi a competenze gestionali ed istituzionali dell’ente.

Se così il legislatore avesse voluto, si sarebbe espresso in maniera completamente diversa e non avrebbe affatto fatto riferimento alle funzioni di indirizzo e controllo dell’autorità politica» (Sez. I centr. app., sentenza 6.12.2012, n. 785); l’art. 90 TUEL «[…] costituisce un portato del principio di separazione tra politica e amministrazione, rispondendo alla finalità di assicurare agli Organi titolari della specifica funzione di ‘direzione politica’ di potersi avvalere di uffici posti alle proprie dirette dipendenze sotto il profilo funzionale e, per tale via, di poter disporre, al fine di supportare il concreto ‘esercizio delle funzioni di indirizzo e di controllo di loro esclusiva spettanza, di personale diretto in prima persona, senza il tramite dell’apparato gerarchico amministrativo, che ad essi direttamente risponda nell’ambito di un rapporto instaurato in base all’intuitu personae» (Sez. giur. reg. Puglia, sentenza 12.2.2013, n. 208);

L’inerenza delle disposizioni di cui all’art. 7-ter del d.l. n. 22/2020 a eccezionali prerogative di matrice gestionale di sindaci e presidenti delle province e non alle loro funzioni di indirizzo politico contemplate nell’art. 90 TUEL;

D’altronde la recente pronuncia del giudice contabile con cui – in relazione alla creazione di strutture a supporto delle attività di programmazione, controllo e monitoraggio degli organi elettivi nella forma di uffici di staff del sindaco ai sensi dell’art. 90 TUEL – è stato chiarito che «In difetto delle condizioni, come ripetutamente ricordate dalla giurisprudenza di questa Corte (ex multis Sez. II App. n. 523 del 2017), per poter utilmente collocare gli organismi in parola tra gli uffici di cui all’art. 90 TUEL, e delle circostanze per una loro legittimazione sotto il profilo dell’aderenza alle regole dell’art. 7, comma 6, del D.L.vo n. 165 del 2001, sopra ricordate, resta confermato che il ricorso agli incarichi in parola, in violazione dei vincoli di legge, costituisca illecito erariale per l’ingiustificata erogazione di compensi a carico del bilancio pubblico» (Sez. I centr. app., sentenza 18.12.2020, n. 344)”.

La nota del 1° marzo 2021 del Garante per la protezione dei dati personali:

“Covid: Garante privacy, no a ‘pass vaccinali’ per accedere a locali o fruire di servizi senza una legge nazionale

Con l’arrivo dei vaccini anti-Covid-19 si discute dell’opportunità di iniziare a implementare soluzioni, anche digitali (es. app), per rispondere all’esigenza di rendere l’informazione sull’essersi o meno vaccinati come condizione per l’accesso a determinati locali o per la fruizione di taluni servizi (es. aeroporti, hotel, stazioni, palestre ecc.).

A tale proposito, nel caso si intenda far ricorso alle predette soluzioni, il Garante per la privacy richiama l’attenzione dei decisori pubblici e degli operatori privati italiani sull’obbligo di rispettare la disciplina in materia di protezione dei dati personali.I dati relativi allo stato vaccinale, infatti, sono dati particolarmente delicati e un loro trattamento non corretto può determinare conseguenze gravissime per la vita e i diritti fondamentali delle persone: conseguenze che, nel caso di specie, possono tradursi in discriminazioni, violazioni e compressioni illegittime di libertà costituzionali.

Il Garante ritiene, pertanto, che il trattamento dei dati relativi allo stato vaccinale dei cittadini a fini di accesso a determinati locali o di fruizione di determinati servizi, debba essere oggetto di una norma di legge nazionale, conforme ai principi in materia di protezione dei dati personali (in particolare, quelli di proporzionalità, limitazione delle finalità e di minimizzazione dei dati), in modo da realizzare un equo bilanciamento tra l’interesse pubblico che si intende perseguire e l’interesse individuale alla riservatezza.

In assenza di tale eventuale base giuridica normativa – sulla cui compatibilità con i principi stabiliti dal Regolamento Ue il Garante si riserva di pronunciarsi – l’utilizzo in qualsiasi forma, da parte di soggetti pubblici e di soggetti privati fornitori di servizi destinati al pubblico, di App e pass destinati a distinguere i cittadini vaccinati dai cittadini non vaccinati è da considerarsi illegittimo.

La questione sarà oggetto di una prossima segnalazione al Parlamento”.

Illegittima fruizione di buoni pasto

Il dipendente pubblico che falsamente attesti la propria presenza in servizio per il tempo necessario (rientro pomeridiano del prescritto minimo di ore) al concretizzarsi delle condizioni di maturazione del diritto al buono pasto, mediante dichiarazioni rivelatesi mendaci (si trovava in luogo diverso dalla sede di lavoro o ivi si tratteneva per un tempo inferiore al dichiarato) è responsabile di danno erariale.

Ciò vale anche per i dirigenti che, pur avendo un orario di lavoro caratterizzato da flessibilità ed auto responsabilizzazione, hanno diritto al benefico in contesto solo alle precise condizioni contrattuali, che fissano in un minino di ore (tre nella fattispecie) l’attività da rendere, in sede o altrove purché debitamente documentata, oltre l’ordinario orario.

In sostanza, quanto sopra, integra tutti gli elementi essenziali della responsabilità patrimoniale ovvero: condotta antigiuridica, danno erariale, nesso di causalità tra condotta ed evento dannoso, elemento soggettivo del dolo.

La vicenda è trattata nella sentenza della Corte dei Conti, sezione giurisdizionale per la Regione siciliana, 9 dicembre 2020, n. 97, depositata il 27 gennaio 2021.

I magistrati contabili rammentano, poi, la natura giuridica del buono pasto che non è elemento integrativo della retribuzione, bensì agevolazione di carattere assistenziale (cfr. Cassazione civile, sentenza 17 luglio 2003, n. 11212; Cassazione civile, sezione lavoro, sentenza 21 luglio 2008, n. 20087).

Inoltre, come statuito sempre dalla Suprema Corte, con sentenza della sezione Lavoro 28 novembre 2019, n. 31137:”Nel pubblico impiego contrattualizzato l’effettuazione della pausa pranzo è condizione per l’attribuzione del buono pasto e tale effettuazione, a sua volta presuppone, come regola generale, che il lavoratore osservi in concreto un orario di lavoro giornaliero di almeno sei ore (oppure altro orario superiore minimo indicato dalla contrattazione collettiva), sicché la suddetta attribuzione compete solo per le giornate di cui si verifichino le suindicate condizioni.

Del resto, l’istituto dei buoni pasto è stato introdotto nel nostro ordinamento per favorire l’estensione dell’orario di lavoro europeo nelle Amministrazioni pubbliche nazionali, onde incrementarne l’efficienza, la fruibilità dei servizi, i rapporti interni ed esterni”.

Tale collegamento inevitabile tra il diritto alla percezione dei buoni pasto e la presenza in servizio ha fondato la motivazione della sentenza del Tribunale di Venezia 8 luglio 2020, n. 1069, che ha escluso la spettanza del buono pasto per i lavoratori collocati in smart working, poiché la prestazione lavorativa è svolta a casa e non in ufficio.

Rapporto di lavoro – mobilità intercompartimentale – trattamento giuridico ed economico

Il trattamento giuridico ed economico del dipendente di un ente locale trasferito per mobilità, ex art. 30 del d.lgs. 165/2001, all’Agenzia delle Dogane e Monopoli deve essere effettuato “sulla base dell’inquadramento presso l’ente di provenienza, nell’ambito della disciplina legale e contrattuale propria del comparto dell’amministrazione cessionaria ed a tal fine occorre tener conto anche delle posizioni economiche differenziate, attraverso le quali di realizza, sia pure all’interno dell’area, una progressione di carriera”.

Il principio è, ancora una volta, sancito dalla Corte di Cassazione, sezione lavoro, nell’ordinanza 28 ottobre 2020, n. 3823, pubblicata il 15 febbraio 2021, seguita da numerose altre pubblicate in data 17 febbraio 2021.

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