Chiarimenti in tema di ravvedimento c.d. “operoso” ex articolo 13 del decreto legislativo 18 dicembre 1997, n. 472 in presenza di violazioni derivanti da condotte “fraudolente”

Con la presente circolare, si forniscono chiarimenti in merito alla possibilità, per i contribuenti interessati, di procedere al cosiddetto “ravvedimento operoso”, in presenza di violazioni derivanti da condotte connotate da “frode”. In particolare, i predetti chiarimenti, forniti anche allo scopo di tenere conto delle richieste pervenute dalle strutture operative dell’Agenzia delle entrate, nonché da operatori e contribuenti, sono finalizzati a rendere coerenti le diverse disposizioni intervenute, negli ultimi anni, che hanno interessato, da un lato l’articolo 13 del decreto legislativo 18 dicembre 1997, n. 472 (Disposizioni generali in materia di sanzioni amministrative per le violazioni di norme tributarie), dall’altro le norme contenute nel decreto legislativo 10 marzo 2000, n. 74 (Nuova disciplina dei reati in materia di imposte sui redditi e sul valore aggiunto).

Ravvedimento operoso e indicazioni contenute nella circolare n. 180/E del 1998


Nel fornire indicazioni in merito al decreto legislativo 18 dicembre 1997, n. 472, la circolare n. 180/E del 10 luglio 1998 precisava che le « finalità del [nuovo] ravvedimento sono quelle di permettere all’autore (o agli autori) ed ai soggetti solidamente obbligati di rimediare spontaneamente […] alle omissioni e alle irregolarità commesse, beneficiando così di una consistente riduzione delle sanzioni amministrative previste o, addirittura, in taluni casi, della non applicazione delle sanzioni stesse, con possibili riflessi positivi anche agli effetti penali. La norma ha mantenuto il principio secondo cui il ravvedimento non è consentito una volta che siano iniziati controlli fiscali nei confronti del contribuente. […]
Tuttavia, dal tenore letterale della disposizione contenuta nel comma 1, lettera b), dell’art.13 è individuabile una implicita ma chiara limitazione all’esercizio della facoltà di cui trattasi. Si ritiene, infatti, che l’espresso riferimento di tale norma alla “regolarizzazione degli errori e delle omissioni” si traduca inevitabilmente in una reclusione, circa la possibilità di ravvedimento, nei confronti di quei comportamenti antigiuridici che non abbiano origine da un errore o da un’omissione.

Tipico è il caso delle fatture per operazioni inesistenti, che assume rilevanza sia nel campo dell’Iva che in quello delle imposte sui redditi. Com’è noto, il problema dell’applicabilità del ravvedimento anche alla suddetta ipotesi era stato risolto, sotto il previgente regime, in senso favorevole dalla Suprema Corte di Cassazione (cfr. sentenza 24 luglio 1995, n. 2215) senza, però, che al riguardo fosse possibile intravedere un principio giurisprudenziale consolidato.

Evoluzione normativa del decreto legislativo 10 marzo 2000, n. 74

L’articolo 11 del decreto legislativo 24 settembre 2015, n. 158 (c.d. “Riforma del sistema sanzionatorio tributario”), sostituendo integralmente l’articolo 13 del d.lgs. n. 74 del 2000, ha introdotto nel sistema penale tributario, con decorrenza dal 22 ottobre 2015, talune cause di non punibilità per alcune fattispecie di reato.
In particolare, il novellato comma 1 del citato articolo 13 dispone che per i reati individuati negli articoli 10-bis (omesso versamento di ritenute dovute o certificate), 10-ter (omesso versamento di IVA) e 10-quater, comma 1 (indebita compensazione di crediti non spettanti), del d.lgs. n. 74 del 2000, è esclusa la punibilità se, prima della dichiarazione di apertura del dibattimento di primo grado, i debiti tributari, compresi interessi e sanzioni, sono stati estinti mediante integrale pagamento degli importi dovuti, anche a seguito delle speciali procedure conciliative o di adesione all’accertamento previste dalle norme tributarie, nonché del ravvedimento operoso.

L’articolo 13, comma 2, del d.lgs. n. 74, come modificato dall’articolo 39, comma 1, lettera q-bis), del decreto-legge 26 ottobre 2019, n. 124, convertito, con modificazioni, dalla legge 19 dicembre 2019, n. 157, dispone poi – per i reati di dichiarazione fraudolenta mediante uso di fatture o documenti per operazioni inesistenti ovvero mediante altri artifici, nonché di dichiarazione infedele ed omessa (articoli 2, 3, 4 e 5 del medesimo d.lgs. n. 74) – l’esclusione della punibilità «se i debiti tributari, comprese sanzioni e interessi, sono stati estinti mediante integrale pagamento degli importi dovuti, a seguito del ravvedimento operoso o della presentazione della dichiarazione omessa entro il termine di presentazione della dichiarazione relativa al periodo d’imposta successivo».


Tale esimente opera – a decorrere dal 24 dicembre 2019 per le fattispecie di cui agli articoli 2 e 3 del d.lgs. n. 74 (cfr. l’articolo 39, comma 3, del decreto legge n. 124 del 2019) – «sempreché il ravvedimento o la presentazione siano intervenuti prima che l’autore del reato abbia avuto formale conoscenza di accessi, ispezioni, verifiche o dell’inizio di qualunque attività di accertamento amministrativo o di procedimenti penali» (così sempre l’articolo 13, comma 2, del d.lgs. n. 74 del 2000).
Sempre con decorrenza dal 22 ottobre 2015, l’articolo 12, comma 1, del d.lgs. n. 158 del 2015, ha introdotto nel d.lgs. n. 74 del 2000 l’articolo 13-bis, rubricato “Circostanze del reato”, il cui comma 1 prevede che, al di fuori dei casi di non punibilità dei reati tributari, il pagamento integrale dei debiti tributari – ivi compresi gli interessi e le sanzioni amministrative, anche a seguito delle speciali procedure conciliative o di adesione all’accertamento, previste dalle norme tributarie – comporta la diminuzione fino alla metà delle pene previste per i delitti di cui al d.lgs. n. 74 del 2000, alla quale si aggiunge la non applicazione delle pene accessorie indicate nell’articolo 12, a condizione che lo stesso pagamento avvenga prima della dichiarazione di apertura del dibattimento di primo grado.


Il successivo comma 2 dell’articolo 13-bis subordina la richiesta di patteggiamento (articolo 444 c.p.p.) al ricorrere delle circostanze indicate nel comma 1, ovvero in caso di pagamento integrale degli importi dovuti per estinguere i debiti tributari, anche a seguito delle speciali procedure conciliative e di adesione all’accertamento previste dalle norme tributarie, nonché al ricorrere del ravvedimento operoso, fatte salve le ipotesi di cui all’articolo 13, commi 1 e 2, del d.lgs. n. 74 del 2000

Volendo sintetizzare quanto appena ricordato, deve dirsi che, ad oggi, dopo la riforma intervenuta con il d.lgs. n. 158 del 2015, l’estinzione del debito tributario mediante pagamento del quantum dovuto, a seconda del tipo di reato tributario commesso, può consentire l’esclusione della punibilità (articolo 13 del d.lgs. n. 74 del 2000), oppure l’applicazione di una circostanza attenuante (articolo 13-bis, comma 1, del medesimo d.lgs. n. 74). Inoltre, sulla base dei citati articoli 13 e 13-bis del d.lgs. n. 74 del 2000, lo specifico riferimento al ravvedimento c.d. “operoso” di cui all’articolo 13 del d.lgs. n. 472 del 1997:

  • costituisce una causa di esclusione della punibilità per i reati di cui agli articoli 2, 3, 4, 5, sempreché sia intervenuto prima che l’autore del reato abbia avuto formale conoscenza di accessi, ispezioni, verifiche o dell’inizio di qualunque attività di accertamento amministrativo o di procedimenti penali, e per i reati di cui agli articoli 10-bis, 10-ter e 10-quater, comma 1), se sia intervenuto prima della dichiarazione di apertura del dibattimento di primo grado;
  • rappresenta uno dei presupposti (insieme agli altri istituti di definizione previsti dalle norme tributarie) ai fini della richiesta di patteggiamento. L’esclusione della punibilità disposta per il reato di cui all’articolo 5, dal citato articolo 13, comma 2, ricorre anche nell’ipotesi di presentazione della dichiarazione omessa entro il termine di presentazione della dichiarazione relativa al periodo d’imposta successivo, al verificarsi delle condizioni ivi contemplate.
    A tale riguardo occorre tuttavia rilevare che, nel caso in cui la dichiarazione sia omessa, perché presentata oltre il termine di 90 giorni di cui all’articolo 2, comma 7, del decreto del Presidente della Repubblica 22 luglio 1998, n. 322, le sanzioni ad essa relative non possono essere oggetto di spontanea regolarizzazione mediante ravvedimento operoso e, pertanto, sono da versare in misura piena.

Parziale superamento dei chiarimenti contenuti nella circolare n. 180/E del 1998

L’evoluzione normativa succintamente tratteggiata nei punti precedenti e, in particolare, l’inserimento, al comma 2 dell’articolo 13 del d.lgs. n. 74 del 2000, del riferimento esplicito agli articoli 2 e 3 del medesimo decreto ha, in estrema sintesi, disciplinato, nelle ipotesi di estinzione del debito tributario, l’estensione delle cause di non punibilità anche ai reati di dichiarazione fraudolenta mediante uso di fatture o altri documenti per operazioni inesistenti e di dichiarazione fraudolenta mediante altri artifici. Tale previsione conferma la volontà del legislatore di incentivare progressivamente il ricorso al ravvedimento operoso ai fini degli effetti penali, senza alcuna distinzione circa la tipologia di reato tributario contestato.


Il predetto comma 2 dell’articolo 13 del d.lgs. n. 74 del 2000, nonché il comma 2 del successivo articolo 13-bis, nella versione attualmente vigente, legittimano, quindi, l’accesso all’istituto del ravvedimento operoso anche per le condotte dichiarative fraudolente, regolandone le conseguenze penali e precisando le condizioni alle quali tali effetti si realizzano. Disciplinando gli effetti penali prodotti dal ravvedimento – mediante integrale pagamento degli importi dovuti – prima e dopo l’avvio di qualunque attività istruttoria, la norma ammette di fatto la legittimità del ravvedimento stesso anche sotto il profilo sanzionatorio amministrativo. Ciò fermo restando che la legittimità del ravvedimento in ambito amministrativo non soggiace ai limiti posti dalla normativa sanzionatoria penale. Si pensi, a titolo di esempio, a quanto previsto dall’articolo 13, comma 2, del d.lgs. n. 74 del 2000 (i.e. la «formale conoscenza di accessi, ispezioni, verifiche o dell’inizio di qualunque attività di accertamento amministrativo o di procedimenti penali»), che spiega i suoi effetti solo ai fini penali e non anche ai fini del perfezionamento del ravvedimento ai sensi dell’articolo 13 del d.lgs. n. 472 del 1997.
Alla luce delle intervenute modifiche legislative, deve dunque ritenersi superata la preclusione al ravvedimento in presenza di condotte fraudolente come espressa con la circolare n. 180/E del 1998, riconoscendo al contribuente la possibilità di accedere allo strumento del ravvedimento operoso per regolarizzare anche le violazioni fiscali connesse a condotte fraudolente.
In linea con le indicazioni in precedenza rese risultano anche i chiarimenti recentemente forniti nella circolare n. 31/E del 23 dicembre 2020 in tema di crediti di imposta ricerca e sviluppo e di ravvedimento nel caso di utilizzo in compensazione di crediti inesistenti, violazione cui si applica la sanzione di cui
all’articolo 13, comma 5, del decreto legislativo 18 dicembre 1997, n. 471. Nel documento di prassi, in particolare, si è precisato che «Fermo restando che per tale sanzione non è applicabile la definizione agevolata prevista dagli articoli 16, comma 3, e 17, comma 2, del decreto legislativo n. 472 del 1997, si rammenta che:

  • il contribuente può beneficiare della riduzione delle sanzioni prevista dall’articolo 13 del decreto legislativo n. 472 del 1997 (cd. ravvedimento), anche
    successivamente alla constatazione della violazione, ma comunque prima che sia stato notificato l’atto di recupero».
    Resta fermo che la possibilità di ricorrere al ravvedimento operoso per regolarizzare violazioni fiscali anche connesse a condotte fraudolente:
  • a) incontra i limiti propri di tale istituto, come individuati negli articoli 13 e 13-bis del d.lgs. n. 472 del 1997 e cioè il rispetto delle regole amministrative
    previste, a prescindere dalle valutazioni che competono al giudice in sede penale;

b) deve comunque tener conto delle situazioni concretamente in essere e dei relativi riflessi sul quantum della sanzione base. Così, ad esempio, a fronte di un processo verbale dell’autorità competente che constati violazioni legate a condotte fraudolente, sarà possibile il ravvedimento ex articolo 13, comma 1, lettera b-quater), del d.lgs. n. 472. Questo, tuttavia, quale regolarizzazione che avviene dopo la constatazione della violazione, dovrà prendere a riferimento la sanzione determinata applicando a quella per infedele dichiarazione la maggiorazione del cinquanta per cento prevista quando la violazione è realizzata mediante l’utilizzo di fatture o altra documentazione falsa o per operazioni inesistenti, mediante artifici o raggiri, condotte simulatorie o fraudolente (cfr. articoli 1, comma 3 e 5 comma 4-bis del decreto legislativo 18 dicembre 1997, n. 471);
c) non pregiudica in alcun modo le valutazioni sull’efficacia e gli effetti del ravvedimento amministrativo o su quelli dell’estinzione totale o parziale del debito in ambito penale demandate all’Autorità giudiziaria, rimanendo peraltro fermo l’obbligo per gli Uffici di procedere, al ricorrere dei requisiti legislativamente fissati, alla denuncia della notitia criminis ex articolo 331 c.p.p..

Assegno unico e universale per i figli a carico

pensione di inabilità

CHE COS’È

L’assegno unico e universale per i figli a carico è un sostegno economico alle famiglie attribuito per ogni figlio a carico fino al compimento dei 21 anni (al ricorrere di determinate condizioni) e senza limiti di età per i figli disabili. L’importo spettante varia in base alla condizione economica del nucleo familiare sulla base di ISEE valido al momento della domanda tenuto conto dell’età e del numero dei figli nonché di eventuali situazioni di disabilità dei figli.

L’assegno è definito:

  • unico, poiché è finalizzato alla semplificazione e al potenziamento degli interventi diretti a sostenere la genitorialità e la natalità;
  • universale, in quanto viene garantito in misura minima a tutte le famiglie con figli a carico, anche in assenza di ISEE o con ISEE superiore alla soglia di euro 40.000.

CHI PUÓ PRESENTARE DOMANDA

La domanda di assegno unico e universale per i figli a carico può essere presentata a decorrere dal 1° gennaio da uno dei due genitori esercenti la responsabilità genitoriale, a prescindere dalla convivenza con il figlio, direttamente attraverso il sito Inps, ovvero chiamando il contact center o tramite patronati. La domanda può essere presentata anche mediante tutore del figlio ovvero del genitore, nell’interesse esclusivo del tutelato.

Al compimento della maggiore età, i figli possono presentare la domanda in sostituzione di quella eventualmente già presen

tata dai genitori e chiedere la corresponsione diretta della quota di assegno loro spettante.

A CHI È RIVOLTO

L’assegno unico e universale spetta ai nuclei familiari:

  • per ogni figlio minorenne a carico e, per i nuovi nati, con decorrenza dal settimo mese di gravidanza;
  • per ciascun figlio maggiorenne a carico, fino al compimento dei 21 anni, che si trovi in una delle seguenti condizioni:
    1. frequenti un corso di formazione scolastica o professionale o un corso di laurea;
    2. svolga un tirocinio o un’attività lavorativa e possieda un reddito complessivo inferiore a 8.000 euro annui;
    3. sia registrato come disoccupato e in cerca di un lavoro presso i servizi pubblici per l’impiego;
    4. svolga il servizio civile universale;
  • per ogni figlio con disabilità a carico, senza limiti di età.

REQUISITI

L’assegno unico e universale per i figli a carico riguarda tutte le categorie di lavoratori dipendenti (sia pubblici che privati), lavoratori autonomi, pensionati, disoccupati, inoccupati ecc.

La misura è riconosciuta a condizione che al momento della presentazione della domanda e per tutta la durata del beneficio, il richiedente sia in possesso congiuntamente dei seguenti requisiti di cittadinanza, residenza e soggiorno:

  • sia cittadino italiano o di uno Stato membro dell’Unione europea o suo familiare, titolare del diritto di soggiorno o del diritto di soggiorno permanente, oppure sia cittadino di uno Stato non appartenente all’Unione europea in possesso del permesso di soggiorno UE per soggiornanti di lungo periodo, oppure sia titolare di permesso unico di lavoro autorizzato a svolgere un’attività lavorativa per un periodo superiore a sei mesi o titolare di permesso di soggiorno per motivi di ricerca autorizzato a soggiornare in Italia per un periodo superiore a sei mesi;
  • sia soggetto al pagamento dell’imposta sul reddito in Italia;
  • sia residente e domiciliato in Italia;
  • sia o sia stato residente in Italia da almeno due anni, anche non continuativi, ovvero sia titolare di un contratto di lavoro a tempo indeterminato o a tempo determinato di durata almeno semestrale.

COSA DEVO FARE PRIMA DI PRESENTARE DOMANDA

L’importo dell’assegno unico e universale per i figli a carico è determinato sulla base della condizione economica del nucleo familiare, verificata attraverso l’ISEE in corso di validità.

Devo essere quindi in possesso di Isee .

L’assegno unico può essere richiesto anche in assenza di ISEE ovvero con ISEE superiore alla soglia di euro 40.000. In tal caso, saranno corrisposti gli importi minimi dell’assegno previsti dalla normativa.

COME FARE L’ISEE

Per ottenere l’ISEE, è possibile recarsi presso uno degli intermediari abilitati a prestare l’assistenza fiscale (CAF), ovvero on line sul sito internet dell’INPS mediante credenziali SPID, carta di identità elettronica o carta nazionale dei servizi, scegliendo l’ISEE in modalità ordinaria o precompilata. In quest’ultimo caso, l’ISEE è reso normalmente disponibile entro poche ore dalla richiesta.

COME PRESENTERO’ LA DOMANDA

La domanda per l’assegno unico e universale è annuale e comprende le mensilità che vanno da marzo a febbraio dell’anno successivo. Può essere presentata a partire dal 1° gennaio 2022.

Per le domande presentate a gennaio e febbraio, l’assegno sarà corrisposto a partire dal mese di marzo; i relativi pagamenti saranno effettuati dal 15 al 21 marzo 2022.

Per le domande che saranno presentate nel periodo che va dal 1° gennaio al 30 giugno, l’assegno unico e universale spetta con tutti gli arretrati a partire dal mese di marzo 2022.Per le domande presentate dopo il 30 giugno, l’assegno decorre dal mese successivo a quello di presentazione ed è determinato sulla base dell’ISEE valido al momento della domanda.

Da gennaio 2022 sul sito dell’INPS sarà disponibile il link alla domanda.

La domanda può essere sempre presentata:

  • accedendo dal sito web www.inps.it al servizio “assegno unico e universale per i figli a carico” con SPID almeno di livello 2, Carta di identità elettronica 3.0 (CIE) o Carta Nazionale dei Servizi (CNS);
  • contattando il numero verde 803.164 (gratuito da rete fissa) o il numero 06 164.164 (da rete mobile, con la tariffa applicata dal gestore telefonico);
  • tramite enti di patronato, attraverso i servizi telematici offerti gratuitamente dagli stessi.

SE SONO PERCETTORE DI REDDITO DI CITTADINANZA?

Ai nuclei familiari percettori del Reddito di cittadinanza l’assegno unico e universale è corrisposto d’ufficio dall’INPS, senza necessità di presentare apposita domanda.

IMPORTO DELL’ASSEGNO UNICO E UNIVERSALE PER I FIGLI A CARICO

L’importo dell’assegno unico e universale è determinato in base all’ISEE eventualmente presentato del nucleo familiare del figlio beneficiario, tenuto conto dell’età dei figli a carico e di numerosi altri elementi.

in particolare è prevista:

  • una quota variabile modulata in modo progressivo (si va da un massimo di 175 euro per ciascun figlio minore con ISEE fino a 15mila euro, a un minimo di 50 euro per ciascun figlio minore in assenza di ISEE o con ISEE pari o superiore a 40.000 euro). Gli importi dovuti per ciascun figlio possono essere maggiorati nelle ipotesi di nuclei numerosi (per i figli successivi al secondo e per i nuclei con quattro o più figli), madri di età inferiore a 21 anni, genitori entrambi titolari di reddito da lavoro, figli affetti da disabilità.
  • una quota a titolo di maggiorazioni per compensare l’eventuale perdita economica subita dal nucleo familiare, se l’importo dell’assegno unico dovesse risultare inferiore alla somma dei valori teorici dell’assegno al nucleo familiare (componente familiare) e delle detrazioni fiscali medie (componente fiscale), che si sarebbero percepite nel regime precedente.

COME MI VERRA’ PAGATO L’IMPORTO E QUANDO?

L’assegno unico e universale è corrisposto dall’INPS ed è erogato al richiedente o, anche con richiesta successiva, in pari misura tra coloro che esercitano la responsabilità genitoriale, mediante accredito su conto corrente bancario o postale ovvero scegliendo la modalità del bonifico domiciliato.

In fase di compilazione della domanda, il genitore richiedente potrà indicare le modalità di pagamento prescelte anche con riferimento all’altro genitore (es. IBAN dell’altro genitore). Qualora il genitore richiedente non dovesse indicare la modalità di pagamento dell’altro genitore, esercente la responsabilità genitoriale, quest’ultimo potrà provvedere autonomamente a inserirle accedendo alla domanda del richiedente con le proprie credenziali. In tal caso, il pagamento della quota al secondo genitore decorrerà da quando la scelta di accredito al 50% è stata comunicata all’INPS.

In caso di affidamento esclusivo, l’assegno è corrisposto, in mancanza di accordo, al genitore affidatario. Tenuto conto che non sarà possibile verificare i contenuti dell’accordo tra i genitori, la corresponsione del 100% dell’importo spettante al genitore affidatario dovrà essere confermata anche dall’altro genitore che accede alla domanda mediante le proprie credenziali. In assenza di tale validazione, il pagamento potrà essere effettuato al genitore affidatario richiedente nei limiti del 50% dell’importo complessivamente spettante.

Nel caso di nomina di un tutore o di affidatario (legge 4 maggio 1983, n. 184), l’assegno è riconosciuto nell’interesse esclusivo del tutelato o del minore in affido familiare.

Per i percettori del Reddito di Cittadinanza l’importo dell’assegno è erogato mediante accredito sulla carta Rdc, di cui gli stessi sono in possesso, con le stesse modalità di erogazione del RdC.

Per i nuovi nati a decorrere dal 1° marzo 2022, l’assegno unico e universale spetta dal settimo mese di gravidanza.

AGEVOLAZIONI ABROGATE CON L’INTRODUZIONE DELL’ASSEGNO UNICO E UNIVERSALE

Con l’entrata in vigore dell’assegno unico e universale, a decorrere dal mese di marzo 2022 sono abrogate le seguenti misure di sostegno alla natalità, assorbite dallo stesso assegno:

  • premio alla nascita o all’adozione (bonus mamma domani);
  • assegno ai nuclei familiari con almeno tre figli minori;
  • assegni familiari ai nuclei familiari con figli e orfani;
  • assegno di natalità (cd. Bonus bebè),
  • detrazioni fiscali per figli fino a 21 anni..

L’assegno unico non assorbe né limita gli importi del bonus asilo nido.

NEUTRALITÀ FISCALE E COMPATIBILITÀ

L’assegno unico e universale non concorre alla formazione del reddito complessivo ai fini IRPEF

L’assegno è compatibile con la fruizione di eventuali altre misure in denaro a favore dei figli a carico erogate dalle regioni, province autonome di Trento e di Bolzano e dagli enti locali. È inoltre compatibile con il Reddito di Cittadinanza nei termini e secondo i vincoli indicati.

L’assegno unico non rientra tra i trattamenti assistenziali considerati per determinare il reddito familiare.

Il pianeta è sempre più a rischio

enti locali e raccolta differenziata

A tutti gli Stati europei, alla Russia, agli Stati Uniti d’America, a tutto il mondo: la vera guerra è riuscire nella salvaguardia del pianeta che big bang o Dio o non so chi, ci ha donato.

La guerra contro l’inquinamento per la riduzione dell’effetto serra non può basarsi sul sacrificio umano, quello familiare fatto con tanto di regime comportamentale per la raccolta differenziata: questa attività non costituisce un risparmio economico per gli enti locali, nessuna riduzione dell’inquinamento ovvero appena il 5% nel mondo, mentre industrie di carbone, petrolio e gas rappresentano l’80% dell’inquinamento del pianeta terra.

Quindi ogni altro sforzo rappresentato dalla raccolta differenziata o altre piccole cose risulta invano è inutile e per di più dispendioso se la riduzione dell’inquinamento non avviene nella riduzione drastica del petrolio, gas e carbone: d’altronde queste materie prime costituiscono motivo di guerre da una vita.

Cinquemila persone al mondo muoiono per l’inquinamento dell’aria.

Rinunciare ai combustibili fossili

La svolta per la riduzione del consumo e produzione dei combustibili fossili non è assolutamente il nucleare, come ultimamente si sente parlare, ma vivere una vita economica e sociale a chilometro zero, dove si mangia e produce quello che serve alla nazione.

Tutto il resto non serve.

Più passano questi cruenti giorni più è chiaro come il sole: ci stiamo avviando (ci stanno avviando a noi comuni cittadini) verso un momento buio della nostra storia, proprio come negli anni Trenta, dove una profonda crisi finanziaria sconvolse il mondo intero e l’orrore della guerra sta arrivando anche a noi, in Italia.

La faccia della stessa bandiera?

Parliamo INPS per i Dipendenti Pubblici

Nasce “PArliamo“, la newsletter dedicata ai dipendenti pubblici per fornire informazioni sempre aggiornate sulle principali novità che riguardano il lavoro pubblico e la riforma della Pubblica amministrazione.
Scarichi il primo numero qui: http://www.funzionepubblica.gov.it/newsletter

La newsletter sarà costante veicolo di notizie, ad esempio:

  • le attività formative, con particolare attenzione agli obiettivi di reskilling e upskilling;
  • la semplificazione dei procedimenti amministrativi, la digitalizzazione e la reingegnerizzazione dei processi;
  • le novità in materia di contrattazione collettiva e di rinnovo dei contratti pubblici;
  • i bandi di concorso e le procedure per il reclutamento;
  • le attività connesse alla customer satisfaction e alla consultazione diretta dei cittadini;
  • gli aggiornamenti in materia previdenziale e assistenziale.

In particolare, la newsletter consente all’INPS di fornire informazioni sulle prestazioni istituzionali di specifico interesse per i dipendenti pubblici.

Pubblica Amministrazione: 110 e lode

formazione e pubblica amministrazione

Grazie al Protocollo d’intesa siglato il 7 ottobre 2021 a Palazzo Vidoni tra il Ministro per la Pubblica amministrazione, Renato Brunetta, e la Ministra dell’Università e della Ricerca, Maria Cristina Messa, e alla collaborazione della CRUI, i dipendenti pubblici possono iscriversi a condizioni agevolate a corsi di laurea, master e corsi di specializzazione di interesse per le attività delle amministrazioni pubbliche. L’offerta formativa sarà continuamente aggiornata nella pagina PA 110 e lode.

Syllabus per la formazione digitale

Dal 1° febbraio 2022 le amministrazioni inizieranno a segnalare i nominativi dei dipendenti che potranno accedere all’autovalutazione delle proprie competenze digitali sulla piattaforma Syllabus. In base agli esiti del test iniziale, la piattaforma proporrà ai dipendenti i moduli formativi per colmare i gap di conoscenza e per migliorare le competenze, moduli arricchiti dalle proposte delle grandi aziende del settore tecnologico, a partire da TIM e Microsoft.

Fino al 31 gennaio 2022 tutti gli operatori, pubblici e privati, potranno rispondere all’avviso di manifestazione di interesse pubblicato dal Dipartimento della funzione pubblica, mettendo a disposizione, a titolo gratuito, contenuti formativi coerenti con gli obiettivi del Piano e, in particolare, con il modello di competenze digitali definito nel Syllabus.

Alla fine di ogni percorso sarà rilasciata una certificazione che alimenterà il “fascicolo del dipendente”, in corso di realizzazione anche in collaborazione con Sogei. Particolare attenzione sarà riservata alla cybersicurezza, tramite un progetto formativo in via di definizione con il Ministero della Difesa.

Il Patto per l’innovazione del lavoro pubblico e la coesione sociale, firmato il 10 marzo tra il Presidente del Consiglio, Mario Draghi, il Ministro per la Pubblica amministrazione, Renato Brunetta, e i sindacati, ha individuato nella formazione un “diritto soggettivo del dipendente pubblico” e un “investimento organizzativo necessario” nell’ambito delle politiche relative al lavoro pubblico.

Coerentemente con il Patto e con il disegno contenuto nel PNRR, il 10 gennaio è stato presentato nella sede del Dipartimento della funzione pubblica Ri-formare la PA. Persone qualificate per qualificare il Paese, il Piano strategico per la valorizzazione e lo sviluppo dei 3,2 milioni di dipendenti pubblici. Un percorso importante di “ricarica delle batterie” della Pubblica amministrazione, che si aggiungerà al naturale rinnovamento legato allo sblocco del turnover e alle decine di migliaia di nuove assunzioni necessarie all’attuazione del PNRR.

Il Piano offre a ciascun dipendente della PA grandi opportunità di investimento sul proprio percorso professionale e i nuovi contratti di lavoro del pubblico impiego raccolgono la sfida di creare opportunità di crescita per chi vuole scommettere sul miglioramento delle proprie competenze.

Insomma, il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza individua nelle persone, prima ancora che nelle tecnologie, il motore del cambiamento e dell’innovazione nella Pubblica amministrazione. Lo sviluppo delle competenze dei dipendenti pubblici rappresenta, insieme al recruiting, alla semplificazione e alla digitalizzazione, una delle principali direttrici dell’impianto riformatore avviato con il decreto-legge 80/2021. Le transizioni amministrativa, digitale ed ecologica sono possibili soltanto attraverso un grande investimento sul capitale umano. La valenza della formazione è duplice: rafforza le competenze individuali dei singoli, in linea con gli standard europei e internazionali, e potenzia strutturalmente la capacità amministrativa, con l’obiettivo di migliorare la qualità dei servizi a cittadini e imprese.

Ciascun dipendente può fare la differenza.

Peccato che molti dipendenti pubblici, per colpa dei ritardi della PA proprio nella formazione degli impiegati, si sono nel frattempo attrezzati ed iscritti a loro spese e senza nessuna agevolazione a Master e Corsi di Laurea o di Specializzazione.

GRUPPO SOCIAL SU FACEBOOK DEI DIPENDENTI PUBBLICI

Pensione di inabilità dei dipendenti pubblici

pensione di inabilità

Qualora un dipendente pubblico non sia in grado di proseguire l’attività lavorativa per l’aggravamento del proprio stato di salute, può chiedere al proprio ente datore di lavoro di essere sottoposto alla visita medico-collegiale per il riconoscimento dell’inabilità.

Con effetto dal 1° gennaio 1996, l’articolo 2comma 12della legge 8 agosto 1995n. 335 prevede il diritto a conseguire un trattamento pensionistico nei casi in cui la cessazione del servizio sia dovuta a infermità non dipendente da causa di servizio e per la quale gli interessati si trovino «nell’assoluta e permanente impossibilità di svolgere qualsiasi attività lavorativa».

Il diritto alla pensione di inabilità così come disciplinata dall’articolo 2, comma 12, legge 8 agosto 1995, n. 335 spetta alle seguenti condizioni:

  • possesso di un’anzianità contributiva di cinque anni di cui almeno tre nel quinquennio precedente la decorrenza del trattamento pensionistico; concorrono alla formazione della suddetta anzianità, eventuali periodi riscattati o ricongiunti presso questo Istituto;
  • risoluzione del rapporto di lavoro per infermità non dipendente da causa di servizio;
  • riconoscimento dello stato di assoluta e permanente impossibilità a svolgere qualsiasi attività lavorativa conseguente a infermità non dipendente da causa di servizio.

Questo tipo di pensione è incompatibile con lo svolgimento di un lavoro dipendente o autonomo, sia esso in Italia o all’estero ed è revocata nel caso venissero meno le condizioni per la sua concessione.

Nel caso in cui venga accertata una contribuzione connessa ad attività lavorativa autonoma o subordinata che si collochi in un arco temporale successivo alla decorrenza della pensione di inabilità, il trattamento è revocato a decorrere dal primo giorno del mese successivo a quello in cui si è verificata la causa di incompatibilità, con contestuale recupero delle eventuali somme indebitamente percepite. Se ne ricorrono i requisiti, a seguito della revoca può essere corrisposto un trattamento pensionistico considerando nell’anzianità contributiva utile il servizio effettivamente posseduto all’atto della risoluzione del rapporto di lavoro incrementato dai contributi figurativi accreditati nel periodo di godimento della pensione di inabilità revocata.

L’ex dipendente che ha già prodotto istanza di pensione di inabilità ai sensi della normativa in argomento in attività di servizio e che è già stato sottoposto ad accertamenti sanitari conclusi con il giudizio da parte della Commissione Medica di inabilità assoluta e permanente (a qualsiasi proficuo lavoro o alle mansioni svolte) che hanno dato luogo al collocamento a riposo, non può essere successivamente sottoposto a nuovi accertamenti sanitari in quanto la Commissione Medica si è già espressa.

E’ legittima la scelta di un’amministrazione che, in sede di assunzione dei vincitori di un pubblico concorso, ha dato applicazione all’art. 33, comma 5, della legge 104/1992, consentendo, in via prioritaria, al soggetto impegnato nella cura di un famigliare disabile di poter optare per la sede più consona alle proprie esigenze.

COME FARE DOMANDA

Per richiedere la pensione di inabilità disciplinata dall’articolo 2, comma 12, legge 8 agosto 1995, n. 335 è necessario presentare domanda all’amministrazione presso la quale il dipendente o l’ex dipendente presta o ha prestato attività lavorativa, esclusivamente secondo lo schema dell’allegato 1 della circolare INPDAP 24 ottobre 1997, n. 57 (pdf 1,8MB). A tale istanza va allegato un certificato medico attestante lo stato di inabilità assoluta e permanente a svolgere qualsiasi attività lavorativa (allegato 2 della medesima circolare).

In funzione dell’ente o amministrazione di appartenenza l’accertamento dello stato di inabilità viene affidato a vari organismi sanitari:

  • commissioni mediche ospedaliere per il comparto Forze Armate, corpi di Polizia anche a ordinamento civile, dipendenti del Ministeri della Difesa e del Ministero dell’Interno, commissioni mediche ospedaliere per il comparto Forze Armate, corpi di Polizia anche a ordinamento civile, dipendenti del Ministeri della Difesa e del Ministero dell’Interno;
  • commissione medica dell’ASL per il comparto enti pubblici non economici;
  • commissione medica di verifica per il comparto scuola, università, ministeri, sanità, enti locali.

Per l’accertamento del diritto alla prestazione, l’ente di appartenenza dell’iscritto deve inviare necessariamente il verbale di visita medico-collegiale attestante lo stato d’inabilità e la delibera di collocamento a riposo per inabilità.

La domanda per la liquidazione di pensione di inabilità per quella disciplinata ai sensi dell’articolo 2, comma 12, legge 335/1995 si presentano online all’INPS attraverso il servizio dedicato.

La pensione di inabilità decorre dal giorno successivo alla risoluzione del rapporto di lavoro. La prestazione è vitalizia e cessa, quindi, con la morte del pensionato. È inoltre reversibile in favore dei superstiti aventi diritto.

Il trattamento pensionistico ai sensi dell’articolo 2, comma 12, legge 335/1995 prevede la stessa decorrenza della pensione di inabilità. Tuttavia, se la domanda è stata presentata dopo la risoluzione del rapporto di lavoro, la pensione decorre dal primo giorno del mese successivo a quello in cui la domanda è stata presentata. Anche in questo caso la prestazione è vitalizia, salvo revoca per esito negativo dell’eventuale revisione dello stato inabilitante.

QUANTO SPETTA

Il riconoscimento della pensione di inabilità secondo l’articolo 2, comma 12, legge 335/1995 comporta l’attribuzione di un bonus o di un’anzianità convenzionale come se l’iscritto avesse lavorato fino al compimento del 60° anno di età oppure fino al 40° anno di servizio.

Feste natalizie e capodanno tamponato dal Covid e le sue varianti

Corsa ai tamponi, file in farmacia, il Covid ci sta mettendo di nuovo in ginocchio: ricostretti ad usare la mascherina, al distanziamento, insomma una vita tutt’altro che bella.

C’è chi pur avendo fatto il tampone due giorni fa, non riceve ancora risultato dall’Asl di competenza e rimane nel limbo chiuso in casa in isolamento o quarantenza.

Poi leggendo sul sito Msn.it la prospettiva è nera considerato che una nuova tempesta sta arrivando in Europa con la variante Omicron del Covid che entro poche settimane dominerà in più Paesi della regione, spingendo i sistemi sanitari, già sotto pressione, sull’orlo del baratro. Lo afferma il direttore dell’Oms Europa, Hans Klug. 

pubblico impiego e vaccini anti covid




La Federazione Italiana delle Aziende sanitarie e ospedaliere: +96% ricoveri di bambini. 

Nuovo picco di contagi da coronavirus in Gran Bretagna dall’inizio della pandemia: sono stati registrati 106.122 casi nelle ultime 24 ore.

Nei prossimi giorni ci saranno probabilmente centinaia di migliaia di persone contagiate dalla variante Omicron, spero questo sia il processo per andare verso l’endemia come peraltro sostiene il sottosegretario alla Salute Paolo Sileri.

I vantaggi dell’interscambio e della mobilità compensativa dei dipendenti pubblici: pubblico impiego

i vantaggi nell'interscambio tra dipendenti pubblici

I dipendenti pubblici e statali possano scambiarsi tra loro, pur appartenendo a diversi settori e sedi di lavoro facendo domanda di mobilità compensativa nell’amministrazione in cui appartengono.

Normalmente, però, per effettuare una mobilità compensativa entrambi i dipendenti fanno richiesta alla rispettiva amministrazione notificando all’altra amministrazione l’intenzione di scambio per ricevere poi il nulla osta.

I vantaggi derivanti dalla mobilità nel pubblico impiego sono tanti così come sono varie le modalità di attivazione delle diverse procedure, capaci di adattarsi alle diverse esigenze dei dipendenti pubblici.

La mobilità porta dei benefici a chi decide di fruirne l’ importante però è scegliere di attivare la giusta procedura relativa alla propria situazione per essere certi di poter beneficiare delle giuste opportunità.

I sindacati in questo possono aiutare, come guide da indirizzamento per il calcolo della situazione lavorativa personale e consigliare anche quali siano gli enti a cui convenga fare domanda considerando anche, in base ai vari portali, quali siano i luoghi in cui in cui si potrebbero avere maggiori possibilità di accoglienza, tuttavia se ne può fare benissimo a meno in quanto proprio loro non hanno mai istituito un sito web come il nostro, gratuito, senza pagamento di tessera, per andare incontro alle esigenze dei dipendenti pubblici che vogliono avvicinarsi a casa.

In base alle relative valutazioni, la mobilità può presentarsi come una grande opportunità in grado di migliorare non solo la situazione lavorativa ma anche personale di alcuni lavoratori, che possono in questo modo avere anche un migliore stile di vita, produrre di più, sentirsi più a proprio agio.

Il dipendente pubblico che abbia l’esigenza di cambiare il proprio luogo di lavoro e sia alla ricerca di un cambio compensativo può visualizzare gli annunci disponibili che vengono aggiornati e pubblicati periodicamente con tutte le richieste dei lavoratori o procedere all’inserimento di un annuncio comunicando cosa si sta cercando, il luogo di destinazione e la volontà di effettuare lo scambio.

Questo tipo di procedimento è in grado di fornire vantaggi ad entrambe le parti, al lavoratore, da un lato, può consentire di spostarsi per avvicinarsi ai propri affetti e alle aziende, dall’altro lato, consente di arruolare personale già dipendente senza il bisogno di creare un concorso pubblico ex novo.

In ottica prevalentemente aziendale, tuttavia, ci sono casi di problematiche insorte conseguentemente al passaggio di lavoratori che erano da loro stati formati in relazione ad un know-how specifico. In questi casi l’ente pubblico è restio a concedere la mobilità e il lavoratore rischia di vedersi privata questa opportunità.

Basta solo capire di cosa si abbia bisogno, procedere con una richiesta e la mobilità può davvero presentarsi come un’opportunità per migliorare la propria vita.

Solitamente le amministrazioni comunali sono dotate di modelli predisposti su cui basarsi per chiedere la mobilità ma per gli altri enti in realtà non esiste una documentazione predisposta e non tutte le aziende sanitarie e amministrazioni pubbliche e enti economici li hanno.

La fascia economica

Quando si vuole procedere con l’interscambio nel pubblico impiego, il dipendente statale appartenente ad una fascia economica D3 (profilo giuridico) per esempio, non potrà vedere annullata la propria fascia economica di partenza dopo il trasferimento nella nuova azienda, né potrà subire modificazioni.

Per quanto concerne il personale infermieristico l’art. 52 del Contratto Collettivo Nazionale del Lavoro dell’area comparto stabilisce allo scopo di procedere nel modo più trasparente possibile che la mobilità volontaria deve avvenire nel rispetto dei profili professionali ed è infatti consentita a tutti coloro che siano in possesso dei requisiti richiesti dal bando e non necessita del consenso dell’ente di appartenenza, che anche qui interverrà nel solo momento di finalizzazione del processo.

Il passaggio avviene in questo caso per base volontaria e non implica la creazione di nuovi posti di lavoro ma solo una ridistribuzione di forze lavorative nel servizio sanitario nazionale, essendo l’accesso consentito prevalentemente a personale che abbia stipulato un contratto di lavoro a tempo indeterminato. Saranno le aziende che dispongono i bandi in base ai loro fabbisogni a determinare i posti disponibili per il trasferimento.

Come procedere con il cambio compensativo

Analizzando un profilo pratico, è possibile dire che tale tipo di procedura prevede una serie di step:

  • in primo luogo, bisogna individuare le persone interessate all’interscambio appartenenti allo stesso profilo.
  • in secondo luogo, entrambi i soggetti richiedenti devono contemporaneamente presentare domanda di richiesta alle rispettive PA con apposita lettera. In quest’ultima i lavoratori devono dichiarare di essere a conoscenza che anche l’altro abbia proceduto alla spedizione di una lettera speculare e si inserisce in cc il proprio ente.
  • In terzo luogo, si procede poi al sostenimento di un eventuale ulteriore step che può prevedere un colloquio con l’ente presso il quale ci si vuole trasferire. Possono essere chiamati a rilasciare un colloquio entrambi o uno solo dei lavoratori coinvolti, che dovranno sperare di aver fatto una buona impressione, in modo da ottenere il via libera dell’ente per cui lavorano. Di solito questo penultimo passaggio viene utilizzato per verificare che l’impiegato sia in grado di svolgere quanto richiesto.
  • in ultimo, la procedura può intendersi conclusa solo nel momento in cui l’amministrazione di provenienza acconsenta all’interscambio, elemento proprio senza il quale l’intero procedimento si blocca.

AL COMPLESSO CAVOURIANO DI SANTENA UN POLO FORMATIVO DELLA SCUOLA NAZIONALE DELL’AMMINISTRAZIONE: FIRMATO PROTOCOLLO D’INTESA TRA MINISTRO PER LA PA, SNA, FONDAZIONE CAVOUR, CITTÀ DI TORINO E REGIONE PIEMONTE

dirigente nei comuni enti locali


 Brunetta: “Simbolo di rinascita che farebbe inorgoglire Cavour”È stato siglato oggi a Palazzo Vidoni il protocollo d’intesa per realizzare un polo formativo della Scuola Nazionale dell’Amministrazione (Sna) presso il Complesso Cavouriano di Santena, in provincia di Torino.

A firmarlo, il ministro per la Pubblica amministrazione, Renato Brunetta, la presidente della Sna, Paola Severino, il presidente della Fondazione Cavour, Marco Boglione, il presidente della Regione Piemonte, Alberto Cirio, e la vicesindaca Michela Favaro, su delega del sindaco, Stefano Lo Russo, intervenuto in videocollegamento insieme al sindaco di Santena, Ugo Baldi.

Presenti alla cerimonia della firma anche il segretario generale della Sna, Fortunato Lambiase, il direttore della Fondazione Cavour, Marco Fasano, e i deputati piemontesi Carlo Giacometto e Claudia Porchietto.

Il nuovo polo formativo Sna permetterà di attivare programmi di formazione in raccordo con gli enti territoriali e con specifico riferimento al Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza e potrebbe diventare un vero “Campus Cavour”, sviluppando collaborazioni con le Università locali, a partire dall’ateneo di Torino e dal Politecnico. “La scelta del Complesso Cavouriano come polo del Nord-Ovest della Scuola Nazionale dell’Amministrazione ha un grande valore simbolico – commenta il ministro Renato Brunetta – perché rappresenta la continuità tra il passato e il presente.

Siamo qui per un rito di buona amministrazione. Nel 1853 Cavour varò la riorganizzazione dello Stato sabaudo, la riforma della Pubblica amministrazione che di lì a poco sarebbe stata estesa a tutta l’Italia unita.

Oggi stiamo costruendo una nuova Pa per la ricostruzione di una nuova Italia dopo lo shock della pandemia. Il Pnrr può essere considerato una enorme scommessa sul capitale umano, sulle competenze e sulla formazione dei dipendenti pubblici.

Il polo Sna a Santena affiancherà la sede storica ospitata nella Reggia di Caserta e il polo in progettazione a L’Aquila. Saranno i primi di una serie di altri poli in tutto il Paese, simboli di rinascita che farebbero inorgoglire Cavour.

Stiamo realizzando una nuova unità d’Italia nel nome dei ‘volti della Repubblica’, come li ha definiti il presidente Mattarella”.“La Scuola Nazionale dell’Amministrazione deve diventare una scuola dell’eccellenza, un hub che dirama i suoi raggi nei poli formativi sul territorio”, sottolinea la presidente Paola Severino.

“I poli formativi, a loro volta, saranno i luoghi di un incrocio virtuoso tra mondi diversi: le amministrazioni centrali, quelle locali, le università e le imprese. La velocità con cui abbiamo dato vita a questo progetto è un segnale importante: rispecchia la nuova Pubblica amministrazione, che si muove con rapidità quando c’è una buona idea da tradurre in pratica”.“Sono felice e orgoglioso di firmare questo Protocollo, anche per i Cavalieri del Lavoro che rappresento”, afferma l’imprenditore Marco Boglione, presidente della Fondazione Cavour. “Il segreto di questa iniziativa sta nella collaborazione istituzionale di tutti gli stakeholder.

Cavour sarebbe fiero di una giornata come quella di oggi”.“In Piemonte è nata l’Italia per opera di donne e uomini di questa terra che hanno creduto per primi nel nostro futuro come Paese – sottolinea il presidente della Regione Alberto Cirio -. Penso a Cavour, penso a Einaudi. Qui sono nati i padri dell’Italia e della nostra Repubblica, amministratori straordinari, e credo non possa esserci sede migliore di Santena per ospitare una scuola che punta a formare chi ci governerà domani. Il progetto, poi, sarà sostenuto con i fondi del Pnrr e questo è uno dei primi risultati concreti del lavoro sinergico che la Regione sta facendo insieme alle altre istituzioni del territorio, per attrarre e utilizzare al meglio i fondi che l’Europa sta mettendo a disposizione del nostro Paese”.

“Per Torino e il Piemonte, l’apertura a Santena della nuova sede per la Scuola Nazionale dell’Amministrazione – evidenzia la vicesindaca di Torino Michela Favaro – arricchisce, integra e contribuisce a irrobustire un sistema universitario e della conoscenza che conta già su importanti atenei e centri di alta di formazione di riconosciuta e assoluta eccellenza.

Peraltro, considerando l’attuale contesto che richiede alte capacità progettuali per mettere concretamente a frutto le opportunità di rilancio e sviluppo del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza, la Pubblica amministrazione è chiamata a svolgere un ruolo chiave, da esercitare anche attraverso il potenziamento dell’offerta formativa per i propri funzionari e dirigenti”.

Per il sindaco di Torino Stefano Lo Russo, “portare a Santena, nell’area metropolitana di Torino, la seconda sede della Scuola nazionale di amministrazione pubblica è un grande risultato, frutto di un lavoro svolto in sinergia con tutti i livelli dell’amministrazione locale, il ministro e il Dipartimento della funzione pubblica. In quella prestigiosa sede si porterà una delle funzioni principali dello Stato: la formazione del proprio personale.

Dovremo investire sempre più nel capitale umano, è una necessità a tutti i livelli per affrontare al meglio sfide sempre più complesse”.

Esprimo la più grande felicità e soddisfazione per l’elezione del presidente Filippo Patroni Griffi come nuovo giudice della Corte Costituzionale. Un grande servitore dello Stato di grande equilibrio ed eccelsa scienza giuridica. La persona giusta al momento giusto, il meritato coronamento di uno straordinario percorso lavorativo, istituzionale e umano.

Lascerà la presidenza del Consiglio di Stato, incarico che ricopriva dal 2018. Già mio capo di gabinetto durante il primo mandato da ministro della Funzione Pubblica, ha successivamente ricoperto l’incarico di ministro per la Pubblica amministrazione nel governo Monti, e nominato poi sottosegretario alla Presidenza del Consiglio nel governo Letta.

Nei prossimi cinque anni gli enti locali saranno in grado di recuperare i 70.000 posti di lavoro persi nell’ultimo decennio

Mantenuti gli impegni con gli enti locali: la sfida del Pnrr si vince insieme

✅ In Conferenza Stato-Città intesa sul decreto ministeriale per le assunzioni nelle Province e nelle Città metropolitane

➡️ Oggi è un bel giorno per le istituzioni democratiche. Il Governo ha mantenuto gli impegni con gli enti locali e il Parlamento ha saputo raccogliere con altrettanta responsabilità il grido di dolore dei sindaci, approvando in commissione Bilancio alla Camera gli emendamenti al decreto Pnrr che consentono, in deroga agli attuali limiti finanziari, di realizzare assunzioni a tempo determinato nelle amministrazioni territoriali per circa 15.000 posti l’anno. Un intervento che non esclude gli enti in dissesto e pre-dissesto.

Per i Comuni con meno di 5.000 abitanti è istituito un fondo di 30 milioni di euro annui dal 2022 al 2026. È, inoltre, autorizzato l’utilizzo di 67 milioni di euro destinati ai Comuni del Mezzogiorno per le assunzioni a tempo determinato per il Pnrr. Le misure a favore di Comuni, Città metropolitane e Province non finiscono qui, ma continueranno sia nella legge di bilancio, sia per via amministrativa, come concordato nel vertice del 3 dicembre.

Oggi in Conferenza Stato-Città è stata anche acquisita l’intesa sullo schema di decreto attuativo per le assunzioni di personale da parte delle Province e delle Città metropolitane, che ho già firmato e inviato ai ministri dell’Economia e dell’Interno per la sottoscrizione. Un provvedimento atteso dal 2019, che finalmente si sblocca.

Nei prossimi cinque anni gli enti locali saranno in grado di recuperare i 70.000 posti di lavoro persi nell’ultimo decennio. Il rafforzamento della capacità amministrativa e progettuale è cruciale per affrontare la sfida del Piano nazionale di ripresa e resilienza.

Una sfida che si vince solo insieme.AnciProvince Italiane UPIDipartimento per gli Affari Regionali e le AutonomieDipartimento della Funzione Pubblica

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