diritti del lavoratore pubblico dipendente del pubblico impiego o della pubblica amministrazione

Dotazioni organiche del personale docente per l’anno scolastico 2020/21

La presente nota dispone istruzioni operative, in attesa del formale concerto con il Mef e Fp, relative allo schema di decreto interministeriale sugli organici per il prossimo anno scolastico 2020/21, segnalando con l’occasione le principali novità normative e le rimodulazioni della dotazione organica di seguito elencate:
a.   l’articolo 1, comma 266 della legge 27 dicembre 2019, n. 160 ha previsto il rifinanziamento del fondo ex articolo 1, comma 366, della legge 11 dicembre 2016, n. 232, con la conseguenza che la dotazione dell’organico dell’autonomia – posti di sostegno – è incrementata di 1.090 posti con corrispondente riduzione del contingente previsto in organico di fatto, di cui all’articolo 1, comma 69, della legge 13 luglio 2015, n. 107;

b. ai sensi del medesimo articolo 1, comma 279, la dotazione organica complessiva, di cui all’articolo 1, commi 64 e 65, della L. 107/2015, è incrementata di 390 posti, con riferimento alla scuola dell’infanzia, da destinare al potenziamento dell’offerta formativa di tale grado di istruzione;
c. secondo la previsione dell’articolo 12, comma 1, del decreto legislativo 13 aprile 2017, n. 61, si determina una riduzione dei posti in misura pari a 697 unità – di cui 513 posti di Itp e 184 per docenti laureati;
d. in base a quanto stabilito all’articolo 7, comma 10-octies, del decreto-legge 30 dicembre 2019, n. 162, convertito con modificazioni dalla legge 28 febbraio 2020, n. 8, l’organico del personale docente, di cui all’articolo 1, comma 64, della L. 107/2015, è incrementato, con riferimento alla scuola secondaria di secondo grado, di 500 posti.
Pertanto per questo anno il numero dei posti di potenziamento ai sensi di quanto indicato in lettera b) della presente nota risulta, pari a 49.202, mentre il contingente dei posti di sostegno ai sensi della predetta lett. a) è pari a 101.170 – comprensivo del relativo potenziamento. L’organico di fatto – tenuto conto di quanto previsto in articolo 1, comma 266 della L. 160/2019, è pari a 14.142 posti.

Organico dell’autonomia 2020/21

Il contingente dell’organico dell’autonomia, in considerazione dello stato di emergenza diffuso su tutto il territorio nazionale e della necessità di garantire un regolare avvio del prossimo anno scolastico, anche tenendo conto dei diversi scenari prospettati e delle previsioni di cui al decreto legge 8 aprile 2020, n. 22 per il recupero degli apprendimenti, è invariato rispetto all’anno scolastico 2019/2020, salvo gli aggiornamenti normativi sopra indicati.
I Direttori degli Uffici scolastici regionali, previe interlocuzioni con le Regioni e dopo
l’informativa alle Organizzazioni sindacali, secondo quanto indicato negli articoli 5 e ss. del CCNL di riferimento 2016-18, ridetermineranno la distribuzione della dotazione organica tra i vari gradi di istruzione, compresa la scuola dell’infanzia, nonché potranno disporre, per far fronte a situazioni ed esigenze di particolare criticità – anche ai fini della prosecuzione di progetti di rilevanza pedagogicodidattica, formativa e sociale – l’accantonamento di una quota di posti delle dotazioni regionali dell’organico per il potenziamento dell’offerta formativa, destinandola a progetti di rete, a condizione,
però, che sia rispettato il complessivo organico dell’autonomia triennale e che i docenti interessati rimangano assegnati alle rispettive autonomie scolastiche.
Inoltre, ciascun Ufficio scolastico regionale confermerà l’accantonamento dei posti da destinare ai progetti nazionali – previsti dall’articolo 1, comma 65, della L. 107/2015 – nel limite massimo del contingente, di cui al DM 26 agosto 2016, n. 659.
Il fabbisogno espresso dalle istituzioni scolastiche, tenuto conto di quanto già individuato nel corso dell’anno scolastico 2019/20 da parte degli Uffici scolastici regionali, potrà essere ridefinito nel limite dei posti vacanti e disponibili di ciascuna istituzione scolastica. Si raccomanda, in proposito, una attenta valutazione, da parte degli uffici competenti, delle esigenze delle istituzioni scolastiche, col preminente indirizzo di favorire, per quanto possibile e nei limiti noti della normativa vigente, l’attuazione
delle scelte didattico-pedagogiche delle istituzioni scolastiche, con particolare riferimento alla “qualificazione” dei posti cosiddetti “di potenziamento”, i quali comunque entrano a far parte indistintamente dell’organico dell’autonomia.

Le SS.LL., in attuazione di quanto previsto dalla presente nota, daranno tempestivo avvio alle operazioni di propria competenza, riferite alla scuola dell’infanzia e ai diversi gradi di istruzione, tenendo conto delle numerose e complesse fasi e procedure necessarie per il corretto e puntuale avvio del prossimo anno scolastico.
In particolare, i Direttori degli Uffici scolastici regionali, una volta acquisite le proposte formulate dai dirigenti scolastici, procedono alle eventuali verifiche e controlli con particolare riguardo all’andamento della popolazione scolastica; valutano correttivi anche dettati dall’esigenza tendenziale di riduzione o eliminazione dell’esubero di personale docente; provvedono, infine, al consolidamento dei dati del sistema, dandone formale comunicazione alle istituzioni scolastiche interessate.
Si raccomanda, inoltre, che tutti i dati vengano trasmessi al SIDI con la massima tempestività in quanto non sarà possibile concedere alcuna proroga alle operazioni.
Indicazioni per la definizione del contingente annuale di posti non facenti parte dell’organico dell’autonomia (adeguamento alle situazioni di fatto).

Dopo aver raggiunto l’obiettivo dell’organico di diritto, il cui rispetto è necessario per attuare la programmazione dei trasferimenti nonché delle immissioni in ruolo, le SS.LL. presteranno pertanto particolare attenzione al consueto monitoraggio degli obiettivi messo a disposizione dai sistemi informativi. Il decreto dell’organico triennale dell’autonomia, considerato quanto indicato nella lett. a) della presente nota, assegna contestualmente gli obiettivi regionali di contenimento dell’adeguamento alle
situazioni di fatto nella misura massima già indicata alle SS.LL.

 

Per quanto riguarda le aree interessate da eventi sismici, sono mantenute le classi attivate nei comuni colpiti, anche con parametri inferiori a quelli previsti dalla normativa vigente ed è possibile attivare ulteriori classi nei comuni che hanno accolto gli studenti delle zone terremotate, nei limiti delle risorse assegnate già comprensive dei predetti posti.
Ai sensi dell’articolo 2 del decreto-legge 212/2002, i Dirigenti scolastici, nel caso di diminuzione del numero degli alunni rispetto alla previsione, procederanno all’accorpamento delle classi a norma delle disposizioni vigenti.

Una particolare attenzione andrà prestata alla riduzione, ovunque ve ne sia la possibilità, dei cosiddetti “spezzoni”, al fine principale di garantire la continuità didattica delle classi attraverso personale a tempo indeterminato e di ridurre il ricorso all’organico di fatto alle sole situazioni non altrimenti ovviabili.

Ai sensi del comma 7, lettera n) dell’articolo 1 della L. 107/15, i Dirigenti scolastici possono autorizzare, nei limiti dell’organico dell’autonomia assegnato, lo sdoppiamento di classi o l’articolazione dell’insegnamento di alcune discipline per gruppi separati, anche con riferimento al rispetto dei parametri relativi alla capienza delle aule scolastiche. Non sono ammessi sdoppiamenti, né istituzioni di nuove classi
dopo l’inizio dell’anno scolastico.
I Direttori degli Uffici scolastici regionali provvederanno, con proprio decreto, a definire
l’adeguamento annuale dell’organico dell’autonomia per la propria regione nel limite delle risorse definite dallo schema di decreto interministeriale come previsto dal comma 69, dell’articolo 1 della L. 107/15.

Potenziamento dell’offerta formativa

Le SS.LL. avranno cura di vagliare le richieste delle istituzioni scolastiche autonome, tenendo conto dell’individuazione delle discipline di insegnamento e delle relative classi di concorso. Tale processo non deve in alcun modo creare situazioni di esubero e tiene conto dei posti resi vacanti e disponibili a seguito delle cessazioni.

Per questa ragione, è operabile una ridistribuzione dell’organico, che sarà gestita direttamente dagli Uffici scolastici regionali tramite le proprie diramazioni territoriali, tra le diverse istituzioni scolastiche autonome, ai fini di rendere il più possibile coerente la distribuzione dei posti tra le diverse classi di concorso con gli indirizzi di studio, le tipologie di insegnamento, le scelte delle istituzioni scolastiche.

I posti del potenziamento, che una volta attribuiti confluiscono senza specificazione nell’organico dell’autonomia, possono dunque essere utilizzati per la copertura degli insegnamenti curricolari e tanto per il completamento degli spezzoni nella scuola dell’infanzia e primaria quanto, nella scuola secondaria, per completare singoli spezzoni abbinabili della medesima classe di concorso presenti nella stessa autonomia scolastica.

Le attività di potenziamento introdotte dalla L. 107/2015, finalizzate al raggiungimento di obiettivi formativi individuati come prioritari, sono da ritenersi comuni a tutti gli alunni e quindi, analogamente a quanto avviene per quelle curriculari, devono restare estranee alle attività alternative all’insegnamento della Religione cattolica. Come richiamato in precedenti note, va garantita l’istituzione, nell’organico di potenziamento dei C.P.I.A., di almeno due posti di italiano per alloglotti, classe di concorso A-23.

Scuola dell’infanzia

Ricorrendo le condizioni di cui alla nota MIUR n. 22994 del 13/11/2019 (iscrizioni per l’anno scolastico 2020/21) possono altresì essere ammessi alla scuola dell’infanzia i bambini che compiranno tre anni di età entro il 30 aprile 2021, una volta effettuate le opportune valutazioni di carattere pedagogico – didattico da parte del Collegio docenti, in ordine ai tempi e alle modalità di accoglienza. Per l’attuazione degli anticipi, i Direttori degli Uffici scolastici regionali, coadiuvati dai propri Uffici territoriali, definiranno
intese con le Amministrazioni comunali interessate, secondo le indicazioni vigenti.
Resta confermato il modello orario di funzionamento di 40 ore settimanali. Tale modello, com’è noto, a richiesta delle famiglie è elevabile fino ad un massimo di 50 ore settimanali e riducibile a 25 ore settimanali.
Le sezioni primavera di cui all’articolo 1, comma 630, della L. 296/06, possono essere attivate unicamente nel limite delle disponibilità e secondo le modalità definite dal previsto accordo in sede di Conferenza Unificata.
Per quanto attiene al potenziamento, secondo quanto previsto dal decreto legislativo 13 aprile 2017, n. 65, ciascun Ufficio scolastico regionale confermerà alla scuola dell’infanzia, nel limite del contingente già assegnato nell’a.s. 2019/20, i posti dell’organico di potenziamento – posto comune – e provvederà ad assegnare, ai sensi dell’articolo1, comma 279, della L. 160/2019, gli ulteriori posti attribuiti.

Scuola primaria

Com’è noto, la scuola primaria è disciplinata dall’articolo 4 del Regolamento sul primo ciclo, approvato con dPR 20 marzo 2009, n. 89: alle famiglie possono essere proposti i modelli orari previsti dal citato dPR 89/2009 e dall’articolo 4 del decreto-legge 1 settembre 2008, n. 137, convertito, con modificazioni, dalla legge 30 ottobre 2008, n. 169, ricordando che l’organico complessivo delle classi a tempo normale è determinato sulla base dell’orario di 27 ore settimanali.
L’istituzione scolastica, nell’esercizio dell’autonomia didattica ed organizzativa, prevista dal dPR 275/99, alla luce delle integrazioni e modifiche previste dalla legge 107/15, articola il tempo scuola in modo flessibile, individuando le soluzioni più idonee per il migliore impiego delle risorse disponibili.
Il modello del tempo scuola definito in 24 ore settimanali può essere attivato solo in presenza di un numero di richieste tale da consentire la costituzione di una classe. Nulla è innovato per quanto riguarda il tempo pieno. Restano, pertanto, confermati l’orario di 40 ore settimanali per classe, comprensive del tempo dedicato alla mensa, l’assegnazione di due docenti per classe e l’obbligo dei rientri pomeridiani. L’attivazione del tempo pieno è effettuata nei limiti della dotazione organica complessiva autorizzata nell’ambito dell’organico dell’autonomia.
Si prevede l’utilizzo, anche nella scuola primaria, degli “spezzoni orario”, che, unitamente alle ore residuate dalla costituzione di altri posti (compresi quelli riguardanti l’insegnamento dell’inglese), concorrono alla formazione di posti interi (organico di diritto) nell’ambito della stessa istituzione scolastica.

Una volta effettuata tale operazione, qualora nell’istituzione scolastica residuino almeno 12 ore, le stesse possono essere ricondotte a posto intero, per riassorbire l’eventuale soprannumero nell’ambito dell’organico dell’autonomia, sempre rimanendo nel limite della dotazione regionale assegnata.

Ovviamente, le risorse di organico devono essere utilizzate prioritariamente per il mantenimentodei modelli orari in atto nella scuola e per assicurare a tutti gli alunni la continuità dell’orario delle lezioni seguite nell’anno precedente.
L’insegnamento della lingua inglese è impartito in maniera generalizzata, nell’ambito delle classi loro assegnate, dai docenti in possesso dei requisiti richiesti. Il dPR 89/2010 ha esplicitamente abrogato la distribuzione oraria dell’insegnamento di lingua inglese, in quanto non in linea con le evoluzioni del dibattito didattico-pedagogico, che hanno rilevato come l’apprendimento in L2 sia migliore in età precoce, potendosi ovviamente avvalere di risorse professionali adeguate.

A tal fine il Dirigente scolastico, sentito il collegio dei docenti, adotta le soluzioni organizzative utili a garantire in tutte le classi l’assegnazione di risorse professionali in possesso dei titoli per tale insegnamento. Solo per le ore di insegnamento di lingua
inglese che non sia stato possibile coprire attraverso l’equa distribuzione dei carichi orario, sono istituiti posti per docenti specialisti, nel limite del contingente regionale, ed evitando un eccessivo frazionamento del posto, non superando il tetto di un posto ogni 8 classi.
In conformità dell’Accordo modificativo del Concordato lateranense e del relativo Protocollo addizionale, reso esecutivo con legge 25 marzo 1985, n. 121 e delle conseguenti intese, l’insegnamento della religione cattolica è impartito da docenti in possesso dei requisiti richiesti.
Si evidenzia che le pluriclassi devono essere attivate solo in caso di assoluta necessità, in zone particolarmente disagiate; per evidenti ragioni di carattere didattico e per evitare oggettive difficoltà negli apprendimenti, è opportuno che le stesse, per quanto possibile, non comprendano tutte e cinque le classi del corso. In tal senso, la dotazione di potenziamento dell’offerta formativa potrà essere utilizzata anche per lo sdoppiamento di singoli insegnamenti curriculari.

Disposizioni comuni per la scuola secondaria

L’organico della scuola secondaria è determinato sulla base delle aggiornate classi di concorso definite dal dPR 14 febbraio 2016, n. 19 e dal DM 259/2017. L’attribuzione delle ore sviluppate dall’organico di ogni singola autonomia alle classi di concorso deve avere come fine prioritario la tutela della titolarità dei docenti presenti nell’istituzione scolastica, l’ottimale formazione delle cattedre e la continuità didattica. In tale ottica, le scuole opereranno avvalendosi della procedura prevista dal sistema informativo (funzione “classi su classi di concorso”).

Ovviamente, nella scelta della classe di concorso dovrà farsi riferimento all’indirizzo, all’articolazione, all’opzione, nonché al curricolo presente nell’istituzione scolastica.

In presenza, nella stessa istituzione scolastica, di soprannumerari si darà precedenza a colui o a coloro che, in relazione al numero dei posti, risulteranno collocati con il maggior punteggio nella graduatoria di istituto unificata, secondo quanto previsto dall’articolo 21 del CCNI triennale sulla mobilità, sottoscritto in data 6 marzo 2019, nel rispetto delle precedenze, di cui all’articolo 13 del medesimo.

Le SS.LL. avranno poi cura di attivare tempestivamente le procedure di mobilità, a domanda e d’ufficio, del personale risultato definitivamente soprannumerario.
In assenza di titolari, l’attribuzione delle ore alle classi di concorso da parte dei Dirigenti scolastici, dovrà avvenire, previa intesa con l’Ufficio scolastico territoriale, attingendo prioritariamente dalle classi di concorso in esubero a livello provinciale e ove vi sia capienza delle graduatorie per le immissioni in ruolo.
In mancanza delle citate situazioni, il Dirigente scolastico, d’intesa con l’Ufficio scolastico territoriale e sulla base del parere del Collegio dei docenti reso in coerenza con il Piano dell’Offerta Formativa triennale e in analogia con le procedure di delibera dello stesso, individuerà la classe di concorso alla quale assegnare l’insegnamento.
Nel rispetto dei limiti complessivi dell’organico regionale, ai sensi dell’articolo 4 del DM
259/2017, si ribadisce, come per l’anno scorso, che il personale a tempo indeterminato, assegnato a insegnamenti attribuiti ad una diversa classe di concorso, mantenga le attuali sedi e cattedre finché permane in servizio nella medesima istituzione scolastica. In caso di impossibilità di conferimento di altri insegnamenti o di introduzione di posti di potenziamento afferenti alla classe di concorso di detto personale, si applicano le disposizioni, di cui all’articolo 14, commi 17 e ss., del D.L. 95/2012, convertito
con modificazioni dalla legge 135/2012, relative al personale in esubero. Nel caso in cui detto personale abbia già presentato domanda di trasferimento, salvo i casi di domanda condizionata al rientro nella sede di attuale titolarità, si ricorda che è comunque consentita la revoca della domanda entro i termini previsti dall’Ordinanza Ministeriale 182 del 23 marzo 2020.

Ai sensi dell’articolo 21 del decreto del Presidente della Repubblica 20 marzo 2009, n. 81, le cattedre costituite con orario inferiore all’orario obbligatorio di insegnamento dei docenti, definito dal contratto collettivo nazionale di lavoro, sono ricondotte a 18 ore settimanali. Per garantire l’unitarietà dell’insegnamento di una disciplina all’interno della stessa sezione, possono essere costituite cattedre superiori alle 18 ore. In tal caso il contributo orario eccedente viene considerato utile ai fini contrattuali per l’intero anno scolastico.
Per l’ottimale utilizzo delle risorse, in ciascuna autonomia scolastica è stata individuata, sin dall’anno scorso, ai sensi della legge 107/15, una sola sede di organico di scuola secondaria di primo o secondo grado. Le cattedre che si costituiscono in tali sedi considerano tutti i contributi orari della medesima classe di concorso presenti nell’intera autonomia, compresi quelli reperibili nei plessi associati anche se collocati in diverso comune. Il personale è poi assegnato alle diverse sedi secondo quanto previsto dal CCNI sulla mobilità e può in ogni caso rinunciare alle ore assegnate su sede diversa, laddove
nell’adeguamento alle situazioni di fatto vengano a crearsi ulteriori disponibilità orarie all’interno di un’unica sede.

Le cattedre definite secondo tale procedimento sono calcolate direttamente dal sistema e considerate interne all’istituto; nel caso in cui le cattedre definite dal sistema producano ore residue non abbinabili ai contributi orari dei singoli insegnamenti, andrà rideterminato il relativo totale sia delle cattedre interne che delle ore residue agendo sull’apposita funzione di rettifica, le eventuali ore residue nelle sedi di organico possono essere ricondotte a cattedra tra istituzioni scolastiche anche su diverso comune.
I percorsi di secondo livello del sistema di istruzione degli adulti delle scuole secondarie di secondo grado costituiscono, a oggi, una sede di organico separata da quella diurna; eventuali posti orario sono costituiti prioritariamente utilizzando ore disponibili nei corsi diurni della medesima istituzione scolastica.

Istruzione secondaria di I grado

Come è noto, la scuola secondaria di I grado è regolata dall’articolo 5 del dPR 89/2009.
Sono previsti due modelli di articolazione oraria nella scuola secondaria di I grado: quello relativo al tempo scuola ordinario, corrispondente a 30 ore settimanali e quello relativo al tempo prolungato (36 ore settimanali, elevabili eccezionalmente fino a 40).
Le classi a tempo prolungato possono essere autorizzate nei limiti della dotazione organica assegnata e tenendo conto delle esigenze formative globalmente accertate, per un orario settimanale di insegnamento e di attività di 36 ore, comprensive della mensa, fermo restando che la consistenza oraria di organico è di 38 ore settimanali. Sulla base delle richieste delle scuole, effettuate tenendo conto delle esigenze espresse dalle famiglie, tale consistenza oraria è elevabile fino ad un massimo di 40 ore, utilizzando le due ore di approfondimento delle discipline a disposizione della scuola.

A livello regionale possono, altresì, essere individuate ulteriori modalità organizzative e gestionali, anche a livello di singola istituzione scolastica, al fine di un pieno utilizzo delle ore a qualunque titolo disponibili all’interno dell’organico dell’autonomia.
Mentre il quadro orario delle discipline è previsto dall’articolo 5 del dPR 89/2009, l’assetto organico della scuola secondaria di I grado, sia per le classi a tempo normale che per le classi a tempo prolungato, è definito secondo i criteri fissati dal DM 26 marzo 2009, n. 37.

Fermo restando che le ore di approfondimento concorrono alla costituzione delle cattedre, va evitato che le cattedre stesse siano costituite con il solo contributo orario relativo all’approfondimento in materie letterarie, come precisato nella nota prot. n. 9583 del 27/10/2010. Possono essere attivate classi a tempo prolungato solo in presenza di strutture e servizi idonei, che consentano lo svolgimento obbligatorio delle attività anche in fasce orarie pomeridiane, assicurando almeno due o tre rientri settimanali, e sempreché si preveda, in progressione, la formazione di almeno un corso intero, fatta salva l’esigenza, ricorrendone le condizioni, di assicurare comunque il funzionamento
delle classi già attivate.
Nelle more dell’adozione del decreto previsto dall’articolo12 del D.lgs 60/2017 con riferimento all’insegnamento dello Strumento musicale, rimangono confermati per l’a.s. 2020/21 i criteri fissati dalla normativa vigente (DM 6 agosto 1999, n. 201). ai fini della costituzione delle cattedre e dei posti.

Al fine di assicurare il mantenimento dell’insegnamento dello strumento musicale per i tre anni del corso, in classe prima, il numero degli alunni, per ciascuno dei quattro strumenti musicali, non può essere inferiore a tre. Anche i corsi di strumento vanno assoggettati alle stesse regole di tutti gli altri corsi ordinari e la prevista conferma in organico di diritto dei corsi attivati negli anni precedenti è autorizzata purché il numero dei frequentanti lo consenta; la eventuale istituzione di nuovi corsi deve avvenire in
organico di diritto, in quanto i relativi posti debbono rientrare nelle complessive risorse di organico individuate ed assegnate con l’allegato decreto interministeriale. Nel caso in cui l’insegnamento dello strumento sia stato attivato in scuole in cui funzionino solo corsi a tempo prolungato, le due ore (da 38 a 40 ore) di approfondimento, che normalmente le scuole possono scegliere nella loro autonomia, vanno
destinate, in un corso completo, allo strumento musicale.
L’offerta della seconda lingua comunitaria deve tener conto della presenza di docenti con contratto a tempo indeterminato nell’istituzione scolastica; eventuali richieste di trasformazione delle cattedre della seconda lingua comunitaria sono accolte dagli Uffici scolastici regionali qualora risultino prive di titolare, non comportino a regime la trasformazione della cattedre interna in cattedra esterna, non vi siano nella provincia docenti con contratto di lavoro a tempo indeterminato in attesa di sede definitiva
o in soprannumero e, comunque, non si determinino situazioni di soprannumero.
Istruzione secondaria di II grado.

Nelle istituzioni scolastiche in cui sono presenti percorsi di diversa tipologia (es. percorsi di istituto tecnico e di istituto professionale e di licei: istituti di istruzione superiore) o sezioni di liceo musicale e coreutico, le classi prime si determinano separatamente per ogni percorso o sezione di liceo musicale e coreutico. Negli altri casi, il numero delle classi prime si ricava tenendo conto del numero complessivo degli alunni iscritti, indipendentemente dai diversi indirizzi presenti nell’istruzione tecnica, nell’istruzione
professionale e nei diversi percorsi liceali.
Le classi prime di sezioni staccate e scuole coordinate, funzionanti con un solo corso, sono costituite con un numero di alunni di norma non inferiore a 25. È consentita la costituzione di classi iniziali articolate in gruppi di diversi indirizzi di studio, purché tali classi siano formate con un numero di alunni complessivamente non inferiore a 27 e il gruppo di minore consistenza consti di almeno 12 alunni.
Per le classi iniziali del secondo biennio (classe terza del liceo classico, dei licei scientifici, dei licei artistici, linguistici, musicali e coreutici, delle scienze umane, sportivi e per le classi terze degli istituti tecnici, degli istituti professionali alle quali si acceda da un biennio) continua ad applicarsi l’attuale normativa, sicché il numero delle classi è definito tenendo conto del numero complessivo degli alunni iscritti, indipendentemente dalla distribuzione degli stessi tra i diversi indirizzi e/o articolazioni/opzioni.
Le classi intermedie sono costituite in numero pari a quello delle classi di provenienza degli alunni, purché il numero medio di alunni per classe non sia inferiore a 22; in caso contrario, si procede alla ricomposizione delle classi secondo i criteri indicati all’articolo 16 del dPR 81/2009.

 

Bonus baby-sitter anche per i dipendenti pubblici

I Requisiti del soggetto richiedente

Per far fronte alla grave epidemia derivante dal contagio COVID-19, con il decreto-legge 17 marzo 2020, n. 18, sono state varate una serie di misure per il potenziamento del Servizio sanitario nazionale e di sostegno economico per famiglie, lavoratori e imprese connesse all’emergenza epidemiologica.

In particolare, per effetto della chiusura dei servizi educativi dell’infanzia e delle scuole di ogni ordine e grado, stabilita con decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri del 4 marzo 2020 a decorrere dal 5 marzo 2020, è sorta l’esigenza di sostenere i lavoratori e le famiglie con iniziative quali l’ampliamento del congedo parentale, dei permessi per i portatori di handicap, nonché con la possibilità di fruizione di un bonus specificamente finalizzato all’acquisto di servizi di baby-sitting.

In tale prospettiva, si collocano le previsioni degli articoli 23 e 25 del decreto-legge citato, che riguardano il comparto dei lavoratori del settore privato, gli iscritti alla Gestione separata e gli autonomi. Inoltre, le medesime misure di sostegno sono estese al comparto dei lavoratori impiegati nel settore sanitario pubblico e privato accreditato e per il personale addetto alla sicurezza, difesa e soccorso pubblico, attualmente impiegato per le esigenze connesse all’emergenza epidemiologica da COVID-19.

Per tutti i soggetti sopra menzionati è stabilito il diritto a fruire, per i figli di età non superiore a 12 anni e in alternativa allo specifico congedo di quindici giorni, di un bonus per l’assistenza e la sorveglianza dei minori. Il beneficio spetta, con importi complessivi fino a 600 euro ovvero fino a 1.000 euro a seconda dei casi, sulla base delle modalità operative stabilite dall’INPS, a cui deve essere presentata apposita domanda.

Sulla base delle domande che saranno pervenute in ordine cronologico, l’INPS attiva il monitoraggio e comunica l’accoglimento dell’istanza fino all’esaurimento dei fondi complessivamente stanziati e destinati alla misura agevolativa.

Con successivo messaggio dell’Istituto sarà resa nota la tempistica di rilascio della procedura per l’acquisizione delle domande di bonus da parte dei cittadini e per il tramite degli intermediari abilitati.

Nell’ambito delle speciali norme dettate in materia di riduzione dell’orario di lavoro e di sostegno ai lavoratori per fronteggiare l’emergenza COVID-19, all’articolo 23 del decreto-legge, sono disciplinati specifici congedi e indennità che, sotto il profilo dei soggetti, sono destinati ai lavoratori dipendenti del settore privato, ai lavoratori iscritti alla Gestione separata di cui all’articolo 2, comma 26, della legge 8 agosto 1995, n. 335, nonché ai lavoratori autonomi iscritti all’INPS.

Le misure trovano applicazione, limitatamente all’anno 2020 e con effetto retroattivo a decorrere dal 5 marzo, data in cui è stata disposta la sospensione dei servizi educativi per l’infanzia e delle attività didattiche nelle scuole di ogni ordine e grado, ad opera del D.P.C.M. del 4 marzo 2020.

Al comma 8, l’articolo 23 del D. L. n. 18/2020 introduce una agevolazione alternativa al congedo destinata a sostenere le famiglie che scelgano di avvalersi, a decorrere dall’entrata in vigore della presente disposizione, per i periodi di sospensione delle attività educative e di istruzione, di un bonus per i servizi di assistenza e sorveglianza dei minori fino a 12 anni.

Tale prestazione spetta a condizione che nel nucleo familiare non vi sia altro genitore beneficiario di strumenti di sostegno al reddito in caso di sospensione o cessazione dell’attività lavorativa (ad esempio, NASPI, CIGO, indennità di mobilità, ecc.) o altro genitore disoccupato o non lavoratore, con i quali, dunque, sussiste incompatibilità e divieto di cumulo.

La misura riguarda le medesime tipologie di soggetti destinatari del congedo e pertanto trova applicazione in favore delle seguenti tipologie di lavoratori:

  • dipendenti del settore privato;
  • iscritti alla Gestione separata di cui all’articolo 2, comma 26, della legge 8 agosto 1995, n. 335;
  • autonomi iscritti all’INPS.

Il bonus di cui al comma 8, sotto forma di bonus per servizi di baby-sitting, è altresì riconosciuto ai lavoratori autonomi non iscritti all’INPS; al comma 9, infatti, l’articolo 23 prevede che tale agevolazione possa essere riconosciuta anche agli iscritti a casse non gestite dall’INPS (quali, ad esempio, le casse professionali), subordinatamente alla comunicazione, da parte delle rispettive casse previdenziali, del numero dei beneficiari.  Ad ogni modo, i soggetti interessati potranno utilizzare il modello di domanda predisposto dall’INPS, per effettuare la richiesta della prestazione, prenotando il relativo budget.

Ai sensi dell’articolo 25 del decreto-legge in esame sono estese ai dipendenti del settore pubblico le medesime agevolazioni, legate all’emergenza COVID-19, disposte dal decreto-legge in favore delle famiglie del settore privato di cui al citato articolo 23 del decreto-legge.

Per quanto concerne il bonus per i servizi di baby-sitting per i lavoratori pubblici, ai sensi dell’articolo 25, comma 3, la platea dei soggetti potenziali beneficiari della misura comprende i lavoratori dipendenti del settore sanitario, pubblico e privato accreditato, appartenenti alle seguenti categorie:

  • medici;
  • infermieri;
  • tecnici di laboratorio biomedico;
  • tecnici di radiologia medica;
  • operatori sociosanitari.

La disposizione di cui al presente comma si applica anche al personale del comparto:

  • sicurezza
  • difesa
  • soccorso pubblico

impiegato per le esigenze connesse all’emergenza epidemiologica da COVID-19.

Il bonus per l’acquisto di servizi di baby-sitting per l’assistenza e la sorveglianza spetta anche in questo caso, in linea generale, per l’accudimento dei figli minori fino a 12 anni di età ed è previsto, analogamente a quanto stabilito per le altre tipologie di lavoratori, in alternativa alla prestazione sotto forma di congedo specifico per un massimo complessivo di quindici giorni, rispetto alla quale, pertanto, è incumulabile.

 

Modalità di compilazione della domanda

Al comma 10, dell’articolo 23 del decreto-legge, è disposto che le modalità operative per accedere al bonus per i servizi di baby-sitting sono stabilite dall’INPS.

Al riguardo, si fa presente che la domanda potrà essere presentata avvalendosi di una delle seguenti tre modalità:

 

APPLICAZIONE WEB online disponibile su portale istituzionale  www.inps.it  al seguente percorso: “Prestazioni e servizi” > “Tutti i servizi” > “Domande per Prestazioni a sostegno del reddito” > “Bonus servizi di baby sitting”;

 

CONTACT CENTER INTEGRATO – numero verde 803.164 (gratuito da rete fissa) o numero 06 164.164 (da rete mobile con tariffazione a carico dell’utenza chiamante);
PATRONATI – attraverso i servizi offerti gratuitamente dagli stessi.

 

Erogazione del bonus mediante Libretto Famiglia

Per poter fruire del bonus, tramite il Libretto Famiglia di cui all’articolo 54-bis del decreto-legge 24 aprile 2017, n. 50, convertito, con modificazioni, dalla legge 21 giugno 2017, n. 96, il genitore beneficiario (utilizzatore) e il prestatore devono preliminarmente registrarsi sulla piattaforma delle prestazioni occasionali, accessibile sul sito www.inps.it.

L’utilizzatore e il prestatore possono accedere alla procedura:

 

  • direttamente con l’utilizzo delle proprie credenziali;
  • avvalendosi dei servizi di contact center INPS, che gestiranno, per conto dell’utente (utilizzatore/prestatore), lo svolgimento delle attività di registrazione e/o degli adempimenti di comunicazione della prestazione lavorativa. Anche in tal caso è necessario il possesso delle credenziali personali;
  • tramite intermediari di cui alla legge 11 gennaio 1979, n. 12, o enti di patronato di cui alla legge 30 marzo 2001, n. 152, e ss.mm.ii.

 

All’atto della registrazione, gli utilizzatori e i prestatori dovranno fornire le informazioni identificative necessarie per la gestione del rapporto di lavoro e degli adempimenti contributivi connessi.

In particolare, è necessario che il prestatore compili correttamente i campi relativi alle modalità di pagamento delle prestazioni. In proposito, si ricorda che l’INPS è esente da qualsiasi responsabilità nel caso in cui il pagamento non vada a buon fine a causa di eventuali errori nell’indicazione dell’IBAN.

Il genitore beneficiario dovrà procedere alla c.d. appropriazione telematica del bonus per l’acquisto dei servizi di baby-sitting, entro e non oltre 15 giorni solari dalla ricevuta comunicazione di accoglimento della domanda tramite i canali telematici indicati nella domanda stessa (sms, indirizzo mail o PEC).

La mancata appropriazione telematica del bonus baby-sitting, entro e non oltre gli indicati 15 giorni solari dalla ricevuta comunicazione di accoglimento della domanda tramite canali telematici, equivale alla rinuncia tacita al beneficio stesso.

La c.d. appropriazione del bonus consentirà al beneficiario di visualizzare nel “portafoglio elettronico” l’importo concessogli e di disporne per la remunerazione delle prestazioni lavorative, che devono essere comunicate in procedura dopo il loro svolgimento (tramite la piattaforma telematica INPS o avvalendosi dei servizi di contact center messi a disposizione dall’INPS).

Le prestazioni inserite entro il 3 del mese successivo a quello in cui si sono svolte andranno in pagamento il 15 del mese stesso, tramite accredito delle somme sullo strumento di pagamento indicato dal prestatore all’atto della registrazione.

In conformità alle regole dettate per la fruizione dei servizi legati al Libretto Famiglia, si ricorda che le prestazioni vengono remunerate con titoli di valore pari a 10 euro l’ora (o suoi multipli), per cui l’importo richiesto a titolo di bonus deve essere necessariamente pari a 10 euro o multipli di 10 (fino ad un massimo rispettivamente di 600/1.000 euro, a seconda della categoria di appartenenza del genitore richiedente il bonus).

Potranno essere remunerate tramite Libretto Famiglia le prestazioni lavorative di baby-sitting svolte a decorrere dal 5 marzo 2020, per tutto il periodo di chiusura dei servizi educativi scolastici.

Al momento dell’inserimento della prestazione l’utilizzatore dovrà indicare l’intenzione di usufruire del “Bonus Covid 19” per il pagamento della prestazione e, inoltre, verificare che la procedura riporti correttamente i dati della domanda accolta e la tipologia di attività “Acquisto di servizi di baby-sitting (DL 18/2020 – Misure COVID 19)”.

Le prestazioni svolte nel periodo sopra indicato potranno essere comunicate dal genitore beneficiario sulla piattaforma delle prestazioni occasionali entro la data del 31 dicembre 2020.

Quanto alle istruzioni generali per l’utilizzo del Libretto Famiglia si rinvia alla circolare n. 107 del 5 luglio 2017.

Di seguito un esempio sulle modalità di fruizione del bonus tramite Libretto Famiglia.

Il beneficiario riceve la comunicazione dell’accoglimento del bonus pari all’importo richiesto il giorno 5 aprile; effettua l’appropriazione il 6 aprile; per garantire il tempestivo pagamento del compenso al lavoratore, inserisce entro il giorno 3 maggio le prestazioni lavorative già svolte, per un importo pari alla somma da corrispondere al lavoratore per le giornate di lavoro svolte; il lavoratore riceve il compenso entro il giorno 15 maggio. L’inserimento delle prestazioni in procedura successivamente alla data del 3 maggio non ne pregiudica il pagamento, che viene solo posticipato al mese successivo (il prestatore riceverà il compenso non il 15 maggio ma il 15 giugno).

In ogni caso l’INPS erogherà entro il 15 di ogni mese i compensi delle prestazioni di lavoro inserite in procedura entro il 3 di ogni mese.

Il termine ultimo per l’inserimento delle prestazioni in procedura viene fissato al 31 dicembre 2020.

Tenuto conto della ratio dell’istituto introdotto dagli articoli 23 e 25 del D.L. n. 18/2020, volto ad offrire sostegno alle famiglie per la grave emergenza generata dal virus Covid-19, e della difficoltà per le stesse famiglie ad individuare un diverso lavoratore, nel caso di specie, non trova applicazione il limite di carattere generale previsto dall’articolo 54-bis, comma 5, del D.L. n. 50/2017.

Pertanto, limitatamente al presente bonus, il prestatore di lavoro occasionale remunerato con il Libretto Famiglia potrà anche essere lo stesso soggetto con il quale l’utilizzatore abbia già in corso o abbia cessato da meno di sei mesi un rapporto di lavoro subordinato. In tal caso, l’utilizzatore potrà avvalersi del bonus per la remunerazione delle ore aggiuntive svolte dal medesimo lavoratore già assunto con mansioni di lavoro domestico e per l’assistenza e sorveglianza dei minori.

 

carta docente aggiornamenti codvid 19

Bonus Carta Docente: aggiornamenti

Come si può utilizzare La Carta del Docente consente “l’acquisto di libri e di testi, anche in formato
digitale, di pubblicazioni e di riviste comunque utili all’aggiornamento professionale” (legge 107/2015, art. 1, comma 121).

Questi acquisti devono essere attinenti alle discipline insegnate dal docente (ad esempio: un docente di matematica può utilizzare il bonus per l’acquisto di un romanzo) ?

L’acquisto di libri, pubblicazioni e riviste, anche in formato digitale, non deve essere necessariamente attinente alla disciplina insegnata, così come previsto dalla legge 107/2015 (art. 1,
comma 7), che riconosce fondamentale la formazione professionale del docente nel quadro degli
obiettivi formativi, che riguardano competenze disciplinari e trasversali, scelte educative e metodologie laboratoriali, non riconducibili a una sola e specifica professionalità.

La Carta del Docente consente “l’acquisto di hardware”. In particolare quali sono i dispositivi che si possono acquistare?

La Carta del Docente permette “di sostenere la formazione continua dei docenti e di valorizzarne le
competenze professionali” (art. 1, comma 121, legge 107/2015). Di conseguenza, personal computer, computer portatili o notebook, computer palmari, e-book reader, tablet, strumenti di
robotica educativa rientrano nella categoria degli strumenti informatici che sostengono la
formazione continua dei docenti.

Altri dispositivi elettronici che hanno come principale finalità le comunicazioni elettroniche, come ad esempio gli smartphone, non sono da considerarsi prevalentemente funzionali ai fini promossi dalla Carta del Docente, come non vi rientrano le componenti parziali dei dispositivi elettronici, come toner cartucce, stampanti, pennette USB, videocamere, fotocamere e videoproiettori.

Dal 11 marzo 2020 al 31 luglio 2020 è ammesso comunque l’acquisto di dispositivi hardware finalizzati all’aggiornamento professionale anche per organizzare una didattica a distanza come webcam e microfoni, penne touch screen, scanner e hotspot portatili.

Quali sono i software acquistabili con il Carta del Docente?

Vi rientrano tutti i programmi e le applicazioni, (disponibili in formato elettronico, disponibili in
cloud, scaricabili online o incorporati in supporti quali memorie esterne, CD, DVD, Blue Ray),
destinati alle specifiche esigenze formative di un docente, come ad esempio programmi che
permettono di consultare enciclopedie, vocabolari, repertori culturali o di progettare modelli
matematici o di realizzare disegni tecnici, di videoscrittura, di editing e di calcolo (strumenti di
office automation). Questi programmi sono quindi compresi nella Carta del Docente.

Rientra nella Carta del Docente anche un abbonamento per la linea di trasmissione dati ADSL?


No, in quanto l’ADSL è una tecnologia di trasmissione dati utilizzata per l’accesso alla rete
Internet. Non è quindi un software destinato alle specifiche esigenze formative di un docente.

Non vi rientrano neppure il pagamento del canone RAI o la Pay tv.

La Carta del Docente può essere usata per “l’iscrizione a corsi per attività di aggiornamento e di qualificazione delle competenze professionali, svolti da enti accreditati/qualificati presso il Ministero dell’istruzione, dell’università e della ricerca, a corsi di laurea, di laurea magistrale, specialistica o a ciclo unico, inerenti al profilo professionale, ovvero a corsi post lauream o a master universitari inerenti al profilo professionale”.

Dove posso trovare l’elenco degli enti accreditati/qualificati per la formazione personale docente aggiornato?

L’elenco degli enti accreditati/qualificati per la formazione del personale docente è consultabile
sul sito internet del MIUR al seguente link:
http://archivio.pubblica.istruzione.it/dg_pers_scolastico/enti_accreditati.shtml

E’ inoltre possibile utilizzare la Carta del Docente anche per l’acquisto di corsi riconosciuti ai sensi
della Direttiva 90/2003.

Con la Carta del Docente si può seguire un corso on line?

Si, purché svolto dagli enti accreditati o qualificati Miur ai sensi degli articoli 2 e 3 della
direttiva 90/2003, e dai soggetti di cui all’articolo 1 commi 2 e 3 della medesima Direttiva.

Posso utilizzare il bonus o parte di esso per seguire un corso di laurea o un master
universitario, o corsi universitari destinati alla formazione dei docenti?


Sì. Posso seguire ogni tipologia di corso organizzato da Università o da Consorzi universitari e
interuniversitari (corsi di laurea, di laurea magistrale, specialistica o a ciclo unico, corsi post
lauream o master), come anche un corso destinato specificamente alla formazione degli insegnanti,
purché inerente al mio profilo professionale, in quanto la Direttiva del Miur 90/2003 considera le
Università, i Consorzi universitari e interuniversitari e gli Istituti pubblici di ricerca “Soggetti di per
sé qualificati per la formazione del personale della scuola” (art. 1, comma 2).

Posso usare il bonus o parte di esso per un corso per lo studio di una lingua
straniera all’estero?


Sì, purché il corso venga erogato da uno dei soggetti di per sé qualificati per la formazione nella
scuola, ovvero dagli “Enti culturali rappresentanti i Paesi membri dell’Unione Europea, le cui lingue
siano incluse nei curricoli scolastici italiani”, ai sensi della Direttiva del Miur 90/2003, art. 1,
comma 2.

Con la Carta del Docente posso sostenere l’esame di certificazione di una
lingua straniera?

Sì, purché l’esame sia promosso da uno degli Enti certificatori delle competenze in lingua straniera del personale scolastico, che è possibile consultare al seguente link:
http://hubmiur.pubblica.istruzione.it/web/istruzione/dgpersonale-scolastico/enti-certificatori-lingue-straniere

La Carta del Docente può essere usata per assistere a “rappresentazioni teatrali e cinematografiche, per l’ingresso a musei, mostre ed eventi culturali e spettacoli dal vivo”. Queste manifestazioni culturali sono generiche o devono essere attinenti alla materia insegnata? (ad esempio: un docente di italiano può utilizzare il bonus per visitare un museo scientifico?)


Le rappresentazioni cinematografiche, l’ingresso a musei, mostre ed eventi culturali e spettacoli dal
vivo non devono essere necessariamente attinenti alla disciplina insegnata, in quanto la formazione
professionale del docente riguarda competenze disciplinari e trasversali, scelte educative e
metodologie laboratoriali, non riconducibili a una sola e specifica professionalità.

Si può utilizzare il bonus o parte di esso per l’acquisto di titoli di viaggio
per la partecipazione a eventi o per viaggi culturali?


No, potranno essere rimborsati solo i biglietti per le “rappresentazioni teatrali e cinematografiche” e quelli per “l’ingresso a musei, mostre ed eventi culturali e spettacoli dal vivo”.

Con la Carta del Docente posso seguire un corso di formazione organizzato dalla
mia o da altre scuole?

Sì, purché coerente “con le attività individuate nell’ambito del piano triennale dell’offerta formativa
delle scuole e del Piano nazionale di formazione” (legge 107/2015, art. 1, comma 121), in quanto
“Le istituzioni scolastiche singole o in rete e/o in consorzio possono […] proporsi come Soggetti
che offrono formazione sulla base di specifiche competenze e di adeguate Infrastrutture” (Direttiva
del Miur 90/2003, art. 1, comma 3).

Posso contribuire con una parte o con l’intero bonus della mia Carta del Docente all’acquisto di strumentazioni elettroniche digitali che migliorino la sperimentazione didattica multimediale della mia scuola, come per esempio una LIM, o la sperimentazione didattica in generale, come ad esempio libri, riviste o materiale didattico per la biblioteca scolastica?


Sì.

Anche l’impiego diretto del bonus o di parte di esso per la sperimentazione didattica rientra
nell’organizzazione delle “attività individuate nell’ambito del piano triennale dell’offerta formativa
delle scuole e del Piano nazionale di formazione”.

Posso contribuire con una parte o con l’intero bonus della mia Carta del Docente a realizzare un corso insieme ad altri docenti esterno al piano di formazione della mia scuola?


Sì.

Anche in questo caso si ricorda che va valorizzata la formazione professionale del docente, non
solo in rapporto al piano dell’offerta formativa della singola scuola, ma anche in riferimento a
competenze disciplinari e trasversali, scelte educative e metodologie laboratoriali, non riconducibili
a una sola e specifica professionalità, che saranno descritte e individuate nel prossimo piano
nazionale per la formazione.

Un insegnante di laboratorio di informatica che voglia utilizzare una stampante 3D per
migliorare il suo insegnamento, può utilizzare il bonus della carta del docente?
Si, in quanto il dispositivo consente di sperimentare modelli didattici innovativi, in linea con le
finalità della formazione e dell’aggiornamento professionali.

Un insegnante di musica può utilizzare il bonus o parte di esso per l’acquisto di uno strumento musicale?

Si, purchè lo strumento musicale sia strettamente correlato alle iniziative individuate nell’ambito
del piano triennale dell’offerta formativa e del piano nazionale di formazione di cui all’art.1 comma
121 della Legge n.107/2015. In questo caso infatti l’acquisto dello strumento è finalizzato a
migliorare le competenze specifiche del docente in relazione all’indirizzo della scuola e rientra
pertanto nelle finalità formative previste dalla norma.

Il bonus di 500 euro può essere utilizzato da un docente di scienze motorie per pagare la quota associativa ad associazioni sportive per corsi inerenti attività sportive federali?

Non è possibile utilizzare il bonus per la quota associativa ma è possibile per i corsi inerenti attività sportive federali che sono finalizzati alla formazione e all’aggiornamento delle professionalità del docente.

E’ possibile utilizzare il bonus per acquistare le componenti hardware necessarie
ad assemblare un PC completo?


Si, è possibile.

la-misura-delle-pensioni

Bonus di 100 Euro ai dipendenti pubblici

Lo prevede l’articolo 83 del decreto 20 c.d. Cura Italia e trattasi di un premio ai lavoratori dipendenti pubblici e privati.

Ecco i requisiti per ottenere il premio di 100 euro per chi lavora nel pubblico impiego:

 un reddito complessivo non superiore a € 40.000;
 per il mese di marzo 2020, da rapportare al numero di giorni di lavoro svolti nella
propria sede di lavoro nel predetto mese.

Il premio è attribuito in via automatica dal datore di lavoro che lo eroga, già nella retribuzione
relativa al mese di aprile, se possibile, e comunque entro i termini previsti per le operazioni di
conguaglio. Tale bonus non concorre alla formazione della base imponibile ai fini delle imposte
dirette ed è ragguagliato ai giorni in cui il lavoro è prestato nella sede ordinaria.


I sostituti di imposta recuperano il premio erogato attraverso l’istituto della compensazione.

Premio ai lavoratori dipendenti – Ulteriori Chiarimenti – Articolo 63 del decreto legge 17 marzo 2020, n. 18

Sono pervenuti alla Scrivente richieste di chiarimenti in merito a quanto previsto dall’articolo 63 del decreto legge 17 marzo 2020, n. 18, relativo al “premio ai lavoratori dipendenti”, con particolare riferimento a quanto indicato alle risposte ai quesiti 4.1. e 4.4 della circolare 3 aprile 2020, n. 8/E, in relazione ai quali si ritiene utile fornire ulteriori delucidazioni, anche attraverso esemplificazioni. In base all’articolo 63, comma 1, sopra citato «ai titolari di redditi di lavoro dipendente di cui all’articolo 49, comma 1, del testo unico delle imposte sui redditi approvato con decreto del Presidente della Repubblica 22 dicembre 1986, n. 917, che possiedono un reddito complessivo da lavoro dipendente dell’anno precedente di importo non superiore a 40.000 euro spetta un premio, per il mese di marzo 2020, che non concorre alla formazione del reddito, pari a 100 euro da rapportare al numero di giorni di lavoro svolti nella propria sede di lavoro nel predetto mese».

Il successivo comma 2 prevede che «I sostituti d’imposta di cui agli articoli 23 e 29 del decreto del Presidente della Repubblica 29 settembre 1973, n. 600 riconoscono, in via automatica, l’incentivo di cui al comma 1 a partire dalla retribuzione corrisposta nel mese di aprile e comunque entro il termine di effettuazione delle operazioni di conguaglio di fine anno».

Al fine di consentire il recupero da parte dei sostituti d’imposta dell’incentivo erogato, il comma 3, prevede che gli stessi possono utilizzare l’istituto della compensazione di cui all’articolo 17 del decreto legislativo 9 luglio 1997, n. 241. La norma prevede che il premio di 100 euro deve essere rapportato «al numero di giorni di lavoro svolti nella propria sede di lavoro nel predetto mese» di marzo. In sostanza, il premio non spetta per i giorni in cui il lavoratore non ha svolto la propria attività lavorativa presso la sede di lavoro, in quanto ha espletato l’attività lavorativa in telelavoro o in smart working, ovvero è stato assente per qualsiasi altro motivo (ferie, malattia, permessi retribuiti o non retribuiti, congedi, ecc.).

Ai fini della determinazione dell’importo del bonus spettante, per esigenze di semplificazione negli interventi di adeguamento software dei sistemi gestionali delle imprese, in alternativa al criterio indicato al predetto punto 4.1. della Circolare n. 8/E del 2020 (basato in sostanza sul rapporto tra ore ordinarie lavorate e ore ordinarie lavorabili), può essere utilizzato anche il rapporto tra i giorni di presenza in sede (indipendentemente dal numero di ore prestate) effettivamente lavorati nel mese di marzo e quelli lavorabili come previsto dal contratto collettivo, ovvero individuale qualora stipulato in deroga allo stesso.

Pertanto, il bonus erogabile al lavoratore è dato dall’importo di 100 euro moltiplicato per il suddetto rapporto. Tenuto conto della ratio della disposizione in esame e dell’importo di cui trattasi, si ritiene che il premio di 100 euro spetti al lavoratore qualora abbia svolto la propria prestazione lavorativa in presenza in tutti i giorni previsti dal contratto, indipendentemente se in full time o part time.

Anche qualora il lavoratore abbia un contratto part time, ai fini del calcolo del quantum erogabile, il rapporto deve tener conto dei giorni effettivamente lavorati presso la sede di lavoro e di quelli lavorabili.

Fermo restando il limite massimo di 100 euro, qualora il lavoratore abbia più contratti part time in essere, il premio sarà erogato dal sostituto d’imposta individuato dal lavoratore.

A tal fine, il lavoratore deve dichiarare al sostituto i giorni di lavoro svolti presso la sede dell’altro datore e i giorni lavorabili ai fini del calcolo della quota spettante. Tanto premesso, si forniscono nel seguito alcune esemplificazioni utili ai fini dell’applicazione della norma in esame.

Esempio 1 contratto full time Un lavoratore, per effetto del suo contratto, lavora dal lunedì al venerdì, quindi, per il mese di marzo avrebbe dovuto lavorare 22 giorni (“giorni lavorabili”). Supponiamo che il lavoratore abbia goduto di 9 giorni di ferie dal 9 al 13 marzo e dal 16 al 19 marzo, mentre nei giorni 30 e 31 marzo abbia lavorato in smart working. Ai fini del calcolo del premio spettante si dovrà, pertanto, tener conto che il soggetto ha lavorato presso la propria sede di lavoro 11 giorni sui 22 previsti. Al lavoratore spetteranno, pertanto, 11/22 di 100, vale a dire euro 50.

Esempio 2: contratto di part time orizzontale Un lavoratore, per effetto del suo contratto, lavora dal lunedì al venerdì. In tale ipotesi, ancorché per un numero di ore inferiore all’orario di lavoro ordinario, per il mese di marzo i giorni lavorabili sono 22. Supponiamo che il lavoratore abbia lavorato presso la propria sede di lavoro per metà del periodo previsto (11 giorni), allo stesso spetterà l’importo di euro 50.

Esempio 3: contratto di part time verticale
Un lavoratore, per effetto del suo contratto, lavora dal lunedì al giovedì, quindi, per il mese di marzo i giorni lavorabili sono 18 giorni. Supponiamo che il lavoratore abbia lavorato presso la propria sede di lavoro per tutto il periodo previsto (18 giorni), allo stesso spetterà il premio di 100 euro.

Esempio 4: due contratti di part time orizzontale Un lavoratore, per effetto di un contratto, lavora dal lunedì al venerdì, dalle 8 alle 12 e per effetto di un altro contratto lavora negli stessi giorni dalle 15 alle 18. Quindi per il mese di marzo i giorni lavorabili sono 22.

Supponiamo che il lavoratore abbia lavorato presso la sede di lavoro di mattina, per tutto il periodo previsto e di pomeriggio solo 15 giorni su 22. Allo stesso spetterà l’importo di 100 euro in quanto il lavoratore ha svolto la propria attività lavorativa in presenza per tutto il periodo di marzo almeno su un contratto. Il bonus sarà erogato dal sostituto individuato dal lavoratore.

Esempio 5: due contratti di part time verticale Un lavoratore, per effetto di un contratto, lavora da lunedì al mercoledì, e per effetto di un altro contratto lavora giovedì e venerdì.

Quindi per il mese di marzo i giorni lavorabili sono 22, così ripartiti: 14 presso il primo datore di lavoro e 8 presso il secondo.

Supponiamo che il lavoratore abbia lavorato presso la prima sede di lavoro per tutto il periodo previsto (14 giorni) e presso l’altra sede solo 4 giorni su 8. Allo stesso spetterà l’importo di 100 euro in quanto il lavoratore ha svolto la propria attività lavorativa in presenza per tutto il periodo di marzo almeno su un contratto. Il bonus sarà erogato dal sostituto d’imposta individuato dal lavoratore.

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telelavoro ai tempi del coronavirus nelle pubbliche amministrazioni

No allo straordinario durante lo smart working o lavoro agile nelle pubbliche amministrazioni

Le persone costituiscono la più importante risorsa delle organizzazioni, senza di loro le organizzazioni non possono raggiungere i loro obiettivi.

Per questo motivi i dipendenti pubblici all’interno delle organizzazioni vanno valorizzate e motivate perchè possono fare la differenza in termini di livello di raggiungimento dei risultati attesi. E’ fondamentale e importante sviluppare tra i membri delle organizzazioni amministrative, enti locali, ministeri, scuola ecc, senso di appartenenza e una forte motivazione all’attività svolta.

Anche il concetto di flessibilità nei pubblici uffici va rivisto, il Coronavirus ha dato una mano in questo a tutti i dipendenti pubblici in quanto ha obbligato il datore di lavoro ad attuare forme di impiego pubblico agili, smart.

Bene, in ambito economico la flessibilità è rappresentata dalla capacità della P.A. di adattarsi ai mutamenti della realtà – in ambito lavorativo invece va intesa come una deregolamentazione del mercato del lavoro perché riduce i vincoli assunti dalle pubbliche amministrazioni nei confronti dei dipendenti e limita la tutela del posto di lavoro.

La flessibilità va intesa in termini di orario, sede di lavoro e mansioni, disponibilità, rispetto delle esigenze e richieste dell’amministrazione. In Italia la flessibilità sul posto di lavoro è stata introdotta dalla legge Treu del 1997 con il lavoro interinale e la successiva legge Biagi del 2003.

E’ l’articolo 36 del decreto legislativo numero 165 del 2001 modificato dal d.lgs. n. 75/2017 che consente espressamente alle pubbliche amministrazioni, compresi gli enti locali, di ricorrere a forme contrattuali flessibili di assunzione del personale

Anche il ministro Madia sul telelavoro ha osservato che un lavoro flessibile posso migliorare la qualità dei servizi ai cittadini, favorire il superamento della cultura della procedura e l’affermazione della cultura dell’obiettivo e del risultato. Il lavoro smart è quello che riesce a coniugare i tempi con la vita pratica consentendo al dipendente di prestare la sua attività anche da casa.

In pratica già del 2017, due anni fa, le amministrazioni pubbliche nei limiti delle risorse di bilancio disponibili a legislazione vigente e senza nuovi o maggiori oneri per la finanza pubblica, potevano adottare misure organizzate volte a fissare obiettivi annuali per l’attuazione del telelavoro, sperimentare anche al fine di tutelare le cure parentali, nuove modalità spazio-temporali di svolgimento della prestazione lavorativa volte all’introduzione dello smart working.

Dal 2017 ad oggi, prima del Coronavirus, sono pochissime le amministrazioni pubbliche che hanno dato attuazione allo smart working, nonostante le risorse in bilancio. Addirittura in tante amministrazioni, come i Comuni, nel bilancio non hanno neanche previsto tale obiettivo inteso come impegno da spesa da utilizzare per il lavoro agile. Un vero peccato, considerato che oggi grazie Covid 19 le amministrazioni, per garantire la salute pubblica, sono state costrette a farlo.

Che dire un altro fallimento amministrativo, miracolato da una pandemia con l’attuazione costretta, per fortuna aggiungo del telelavoro.

Durante lo smart working naturalmente lo straordinario non è previsto.

Assumono rilievo le politiche di ciascuna amministrazione in merito a valorizzazione delle risorse umane e razionalizzazione delle risorse strumentali disponibili nell’ottica di una maggiore produttività ed efficienza, responsabilizzazione del personale dirigente e non, riprogettazione dello spazio lavoro e promozione e diffusione sempre più ampia dell’utilizzo delle tecnologie.

Il lavoro agile sin dal 2017 è un approccio innovativo all’organizzazione del lavoro che si caratterizza per la flessibilità e autonomia nella scelta degli spazi, degli orari di lavoro e degli strumenti da utilizzare a fronte di una maggiore responsabilizzazione sui risultati.

Ormai le nuove tecnologie di produzione consentono di superare il concetto della timbratura del cartellino e della presenza fisica in ufficio e quindi di una prestazione lavorativa svolta in una sede e in orario di lavoro definiti.

Infatti un’attenta analisi, rileva come molte attività delle pubbliche amministrazioni, indipendentemente dal Coronavirus, possono essere svolte al di fuori della propria sede di lavoro e in orari non necessariamente prestabiliti.

Sta ai direttori generali, ai segretari comunali, ai dirigenti soprattutto attuare lo smart working

CONCORSI NEGLI ENTI LOCALI

A chi spetta la presidenza delle commissioni di gara e di concorso nel pubblico impiego?

La presidenza della commissione di gara di un concorsi pubblici spetta per legge ai Dirigenti dell’Ente.

L’articolo 35 del decreto legislativo numero 165 del 2001 prevede la composizione delle commissioni di concorso esclusivamente con esperti di provata competenza nelle materie di concorso, scelti tra funzionari delle amministrazioni, docenti ed estranei alle medesime, escludendo i componenti dell’organo di direzione politica dell’amministrazione, come pure chi ricopra cariche politiche e i rappresentanti sindacali o dalle associazioni professionali.

Nei Comuni, dove sovente il Segretario fa da padrone, la presidenza delle commissioni di gara di concorso può essere affidata a lui oltre alle competenze tipiche dei segretari comunali. Infatti il conferimento della presidenza non intacca il riparto tra poteri gestionali e quelli di indirizzo e programmazione.

Relativamente agli enti locali la nomina di Presidente di una commissione concorsuale, come dei rispettivi componenti spetta alla dirigenza e non anche alla Giunta, atteso che la stessa non è in alcun modo riconducibile all’attuazione degli obiettivi di natura politica assegnati alla competenza degli organi di governo, al contrario trattandosi di un’attività di mera gestione amministrativa spettante ai dirigenti.

https://google.com/covid19-map/?hl=en

Gli atti di amministrazione e gestione del personale: dipendenti pubblici e statali

Ai dirigenti è attribuita la gestione delle risorse mediante determinazioni assunte con le capacità e i poteri del privato datore di lavoro nel rispetto delle regole dai contratti collettivi di lavoro.

Queste sono alcune delle competenze rientrati nella materia della gestione del personale nel pubblico impiego:

la concessione di ferie, permessi e aspettative;
l’attribuzione del trattamento economico accessorio;
la gestione dell’area delle posizioni organizzative;
la verifica e l’organizzazione del lavoro;
l’individuazione dei responsabili del procedimento;
l’articolazione degli orari di servizio e di lavoro;
la gestione degli istituti relativi alla flessibilità;
gli atti relativi all’instaurazione e alla cessazione del rapporto, mobilità;
la partecipazione alla contrattazione decentrata di settore.

I nuovi poteri dirigenziali nella gestione del personale oggi giorno riguardano la valutazione del personale in piena autonomia fino all’erogazione dei trattamenti accessori premiali ed incentivanti e della progressione verticale ed orizzontale.

Inoltre esprime il parere vincolante circa la mobilità del personale in entrata ed in uscita all’interno di un ufficio, secondo criteri oggettivi e di trasparenza nelle scelte.

Nel caso di colpevole mancata vigilanza sul rispetto da parte del personale assegnato ai propri uffici degli standard qualitativi e quantitativi di produttività è responsabile il dirigente del personale – anche nel caso di mancato avvio del procedimento disciplinare o per valutazioni irragionevoli o manifestatamente infondate che impediscano l’avvio del procedimento disciplinare nei termini di decadenza previsti.

posizioni di comando o distacco in ufficio

Concorsi pubblici e mobilità dei dipendenti pubblici: emergenza

Il Governo con l’articolo 87 sospende lo svolgimento delle procedure concorsuali per l’accesso al pubblico impiego per sessanta giorni, ad esclusione delle procedure che prevedono unicamente la valutazione su basi curriculari o per via telematica

Per favorire la continuità occupazionale dei docenti titolari di contratti di supplenza breve e saltuaria, nei periodi di chiusura o di sospensione delle attività didattiche disposti in relazione all’emergenza sanitaria, il Ministero dell’istruzione assegna alle scuole le risorse finanziarie per stipulare/prorogare i contratti di supplenza.

Una nota del Ministero dell’Istruzione ha poi chiarito che per i docenti le proroghe sono previste anche in caso di rientro del titolare

Coronavirus – La sospensione dei termini per il nulla osta ai dipendenti in disponibilità «rallenta» le assunzioni. Non c’è un vero e proprio blocco ma la possibilità di assunzioni nel tempo dell’emergenza sanitaria a seguito del Covid-19 è estremamente limitata.

Tra la sospensione delle procedure concorsuali prevista all’articolo 87 del Dl 18/2020 e quella dei procedimenti amministrativi del successivo articolo 103 tutto appare rallentato. E pensare che il 20 aprile 2020 dovrebbe entrare in vigore il Dpcm attuativo del decreto Crescita con più assunzioni per tanti enti. …

codvid 19

L’Ultimo modulo di autocertificazione previsto dal Governo per il Coronavirus

Il Ministero degli interni ha pubblicato un nuovo modello di autocertificazione in caso di spostamenti. In particolare è stata inserita una nuova voce in cui si dichiara di non essere sottoposto alla misura della quarantena e di non essere risultato positivo al virus COVID-19.

Emergenza Coronavirus: notizie e provvedimenti

In caso di controllo si prevede che l’operatore di polizia controfirmi l’autodichiarazione, attestando che essa viene resa in sua presenza e previa identificazione del dichiarante. Non vi è più l’onere di allegare alla dichiarazione copia del documento di identità.

104-trasferimento-sede-vicina

Legge 104 e Coronavirus

L’aumento dei 12 giorni di permesso è complessivo, e va spalmato nei mesi di marzo e aprile

In merito all’aumento dei permessi da legge 104per i lavoratori che assistono una familiare con disabilità grave (previsti dall’articolo 33, comma 3, della legge 5 febbraio 1992, n. 104), l’articolo 23 del Decreto Cura Italia cita:

1. Il numero di giorni di permesso retribuito coperto da contribuzione figurativa di cui all’articolo 33, comma 3, della legge 5 febbraio 1992, n. 104, è incrementato di ulteriori complessive dodici giornate usufruibili nei mesi di marzo e aprile 2020.

2. Il beneficio di cui al comma 1 è riconosciuto al personale sanitario compatibilmente con le esigenze organizzative delle aziende ed enti del Servizio sanitario nazionale impegnati nell’emergenza COVID-19 e del comparto sanità.

3. Alla copertura degli oneri previsti dal presente articolo si provvede ai sensi dell’articolo 126.

dubbi interpretativi sono stati sciolti dalla indicazione contenuta nella pagina dell’Ufficio per le politiche in favore delle persone con disabilità del Governo, che  nelle sue FAQ chiarisce:

Sono estesi i giorni di permesso della legge 104/1994?Sì. I lavoratori che assistono una persona con disabilità e quelli cui è riconosciuta disabilità grave hanno a disposizione, complessivamente per i mesi di marzo e aprile 2020, 18 giorni di permesso retribuito coperto da contribuzione figurativa.
Le persone che hanno diritto a tali permessi possono scegliere come distribuire i 18 giorni nei due mesi (i giorni di permesso non “scadono” a fine mese).

I giorni TOTALI sono quindi 18 utilizzabili tra marzo e aprile 2020. Si tratta quindi degli ordinari 3 di marzo + 3 di aprile, +12 aggiuntivi TOTALI da usare fino alla fine di aprile.

Qui sotto, lo screenshot della pagina

screenshot con spiegazione della norma

I permessi per la legge 104 spettano ai lavoratori dipendenti pubblici e privati con grave disabilità, oppure ai genitori di lavoratori dipendenti con figli in situazione di disabilità grave. Risultano fruibili anche da genitori, coniugi o parenti e affini entro il secondo grado. Restano esclusi i lavoratori a domicilio, gli addetti ai lavori domestici e familiari, i lavoratori agricoli a tempo determinato ed occupati a giornata oltre ai lavoratori autonomi e parasubordinati.

Aggiornamenti Covid-19 – pandemia da Coronavirus

Il virus sta colpendo le persone dai 4 ai 97 anni, ma il picco si trova nella fascia d’età tra i 60 e i 69 anni. Il 62% dei colpiti sono uomini, il 38% donne. Il 7% dei pazienti sono deceduti, il 3% sono pazienti critici, il 19% sono pazienti severi, i pazienti pauci-asintomatici sono il 24%, mentre il 7% gli asintomatici.

L’1% rappresenta i pazienti guariti.

progressione economica orizzontale nel pubblico impiego

L’uso della bicicletta, divieti e limitazioni in tempi di coronavirus

Il Governo ribadisce che si deve evitare di uscire di casa. Si può uscire per andare al lavoro o per ragioni di salute o per altre necessità, quali, per esempio, l’acquisto di beni necessari. Si deve comunque essere in grado di provarlo, anche mediante autocertificazione. I divieti e le raccomandazioni valgono ovviamente, come ribadito, anche per gli spostamenti all’interno del proprio comune.

immagine di una persona da sola in bicicletta

L’utilizzo della bicicletta, nel rispetto della distanza interpersonale di almeno un metro, è soggetto alle misure restrittive del Decreto del 9 marzo 2020 definito #Iorestoacasa. Tale provvedimento limita gli spostamenti delle persone in entrata e in uscita dai territori nonché all’interno dei medesimi salvo che per gli spostamenti motivati da comprovate esigenze lavorative o situazioni di necessità ovvero spostamenti per motivi di salute. In caso di eventuali controlli dovrà essere fornita autocertificazione.

Non è giustificato l’utilizzo del mezzo per diletto o per allenamento oltre i confini del proprio territorio di domicilio, abitazione o residenza.

In caso di sportivi, professionisti o non professionisti, riconosciuti di interesse nazionale dal CONI e dalle rispettive Federazioni, in vista della loro partecipazione ai giochi olimpici o a manifestazioni nazionali o internazionali, sono utilizzabili gli impianti sportivi a porte chiuse  per le sedute di allenamento. È consentito esclusivamente lo svolgimento degli eventi e delle competizioni sportive organizzati da organismi sportivi internazionali, all’interno di impianti sportivi utilizzati a porte chiuse, ovvero all’aperto senza la presenza di pubblico.

Decreto “Cura Italia”: misure straordinarie per sanità, famiglie e lavoro

Il Consiglio dei ministri, su proposta del Presidente Giuseppe Conte, del Ministro dell’economia e delle finanze, Roberto Gualtieri, del Ministro dello sviluppo economico, Stefano Patuanelli, del Ministro del lavoro e delle politiche sociali, Nunzia Catalfo e del Ministro della salute, Roberto Speranza, ha approvato un decreto-legge che introduce misure di potenziamento del servizio sanitario nazionale e di sostegno economico per famiglie, lavoratori e imprese connesse all’emergenza epidemiologica da Covid-19.

Il decreto interviene con provvedimenti su quattro fronti principali e altre misure settoriali:

1. finanziamento e altre misure per il potenziamento del Sistema sanitario nazionale, della Protezione civile e degli altri soggetti pubblici impegnati sul fronte dell’emergenza;

immagine decreto legge

2. sostegno all’occupazione e ai lavoratori per la difesa del lavoro e del reddito;

3. supporto al credito per famiglie e micro, piccole e medie imprese, tramite il sistema bancario e l’utilizzo del fondo centrale di garanzia;

4. sospensione degli obblighi di versamento per tributi e contributi nonché di altri adempimenti fiscali ed incentivi fiscali per la sanificazione dei luoghi di lavoro e premi ai dipendenti che restano in servizio.

Tali provvedimenti si aggiungono a quelli già adottati d’urgenza dal Governo per evitare che la crisi transitoria delle attività economiche indotta dall’epidemia di Covid-19 produca effetti permanenti, come la scomparsa definitiva di imprese nei settori maggiormente colpiti. In particolare, con i precedenti interventi, sono stati sospesi adempimenti tributari e pagamenti di contributi e mutui per gli abitanti della ex “zona rossa”, sono stati aperti gli ammortizzatori sociali a soggetti che in condizioni ordinarie non ne beneficiano, sono state potenziate le modalità di lavoro a distanza ed è stato garantito sostegno al settore del turismo.

Di seguito, le misure stabilite per potenziare la capacità di intervento del Sistema sanitario, della Protezione civile e degli altri soggetti pubblici impegnati a fronteggiare l’emergenza sanitaria:

– vengono individuate le coperture per le 20.000 assunzioni già deliberate per il Sistema sanitario nazionale;

– il Fondo emergenze nazionali viene incrementato complessivamente di 1,65 miliardi;

– lo stanziamento di risorse per gli straordinari del personale sanitario viene incrementato di 150 milioni di euro per il 2020;

– il finanziamento dell’aumento dei posti letto in terapia intensiva e nelle unità di pneumologia e malattie infettive (anche in deroga ai limiti di spesa) mentre le strutture private devono mettere a disposizione il personale sanitario in servizio, i locali e le proprie apparecchiature (per un costo di 340 milioni);

– l’autorizzazione a Invitalia a erogare finanziamenti agevolati o contributi a fondo perduto alle imprese produttrici di dispositivi medici e dispositivi di protezione individuale (50 milioni);

– la previsione che la Protezione civile possa disporre la requisizione da soggetti pubblici o privati di presidi sanitari e medico-chirurgici e di beni mobili necessari per fronteggiare l’emergenza sanitaria. I Prefetti potranno disporre la requisizione di alberghi o altri immobili aventi analoghe caratteristiche per ospitarvi le persone in sorveglianza sanitaria (150 milioni);

– la possibilità di incrementare il personale medico e infermieristico militare con una ferma eccezionale di un anno, mentre vengono potenziati i servizi sanitari militari. L’Inail potrà assumere a tempo determinato 200 medici specialisti e 100 infermieri, mentre viene incrementato lo stanziamento a favore dell’Istituto Superiore di Sanità per far fronte alle esigenze di sorveglianza epidemiologica (il totale di questi interventi assomma a 64 milioni);

– la possibilità, ove non sia possibile reclutare nuovo personale, di trattenere in servizio il personale del Sistema Sanitario Nazionale che avrebbe i requisiti per la pensione;

– una deroga alle norme di riconoscimento delle qualifiche professionali sanitarie, per consentire l’esercizio temporaneo sul territorio nazionale a chi ha conseguito una professione sanitaria all’estero, regolata da specifiche direttive dell’Unione Europea;

– disposizioni sull’abilitazione all’esercizio della professione di medico-chirurgo, con la previsione che il conseguimento della laurea magistrale a ciclo unico in Medicina e chirurgia, abiliti all’esercizio della professione di medico chirurgo previo giudizio di idoneità sui risultati relativi alle competenze dimostrate nel corso del tirocinio pratico-valutativo svolto all’interno del corso di studi;

– l’introduzione di disposizioni in merito all’anticipazione del prezzo nei contratti pubblici, volte a velocizzare le procedure d’acquisto e di pagamento di materiali e strumentazioni sanitari;

– lo stanziamento di fondi per il pagamento degli straordinari dovuti ai maggiori compiti connessi all’emergenza per le Forze di polizia, le Forze armate, il Corpo di polizia penitenziaria, il Corpo nazionale dei Vigili del Fuoco, il personale della carriera prefettizia, quello dei ruoli dell’Amministrazione civile dell’interno e quello delle polizie locali, nonché per la sanificazione e la disinfezione straordinaria degli uffici, degli ambienti e dei mezzi in uso alle medesime Forze, e per assicurare l’adeguata dotazione di dispositivi di protezione individuale;

– lo stanziamento di fondi per la pulizia straordinaria degli ambienti scolastici;

– l’istituzione del Fondo per la sanificazione degli ambienti di Province, Città metropolitane e Comuni;

– la previsione che, nella vigenza dello stato di emergenza e, in ogni caso, sino al 31 luglio 2020, l’acquisizione di forniture e servizi da parte delle aziende, agenzie e degli enti del Servizio sanitario nazionale da utilizzare nelle attività di contrasto alla diffusione del Covid-19, qualora sia finanziata in via esclusiva tramite donazioni di persone fisiche o giuridiche private, avviene mediante affidamento diretto, senza previa consultazione di due o più operatori economici, per importi non superiori alle soglie già previste, a condizione che l’affidamento sia conforme al motivo delle liberalità;

– la disciplina relativa alla nomina con apposito decreto del Presidente del Consiglio dei ministri del Commissario straordinario per l’attuazione e il coordinamento delle misure occorrenti per il contenimento e il contrasto dell’emergenza epidemiologica Covid-19.

diritti del lavoratore pubblico dipendente del pubblico impiego o della pubblica amministrazione

Congedi, ferie forzate o smart working per i pubblici dipendenti?

Naturalmente lo smart working, poi se un dipendente pubblico preferisce prendersi le ferie o altri istituti giuridici per giustificare l’assenza forzata dal lavoro, causa Coronavirus, sarà pure una sua libera scelta, comunque autorizzata dal preposto dirigente o dal responsabile apicale titolare di posizione organizzativa.

Pertanto, già il fatto che molti enti pubblici, soprattutto quelli locali, non abbiano attuato lo smart working o il lavoro agile, a dir la verità è grave nel 2020, si evidenza il mancato operato da parte della Pubblica Amministrazione e il pubblico impiegato rimane svantaggiato.

In questi giorni poi che c’è il Coronavirus, grazie alla diffusione partita dalla Cina, come è ormai ben noto a tutti, si stanno forzando i lavoratori pubblici a restare a casa obbligandoli però a ferie forzate.

Il decreto sul coronavirus permette però ad alcuni lavoratori lo smart working e non quindi le ferie obbligatorie o forzate. Infatti molti liberi professionisti, ma anche dipendenti cui la tipologia di impiego lo permette, potranno comodamente lavorare da casa sfruttando i vantaggi della tecnologia.

Il DPCM stabilisce che lo smart working o lavoro agile possa essere svolto fino al 31 luglio 2020, quando si prevede dovremmo essere fuori dall’emergenza, senza accordo scritto tra le parti.

Si raccomanda ai datori di lavoro pubblici e privati di promuovere, durante il periodo di efficacia del presente decreto, la fruizione da parte dei lavoratori dipendenti dei periodi di congedo ordinario e di ferie.

Inoltre , fatte salve le attività strettamente funzionali alla gestione dell’emergenza, le pubbliche amministrazioni assicurano lo svolgimento in via ordinaria delle prestazioni lavorative in forma agile del proprio personale dipendente, anche in deroga agli accordi individuali e agli obblighi informativi di cui agli articoli da 18 a 23 della legge 22 maggio 2017, n. 81 e individuano le attività indifferibili da rendere in presenza”.

Ciascun dipendente, se proprio deve recarsi a lavoro, per motivi di servizio, deve rimanere nel proprio ufficio e comunicare con gli altri solo per via telefonica o a mezzo mail, salvi i casi di assoluta e conclamata necessità.

Quindi se un dipendente pubblico, che soffre già di suo di problemi respiratori:

  • bcpo;
  • insufficienza respiratoria;
  • asma bronchiale;
  • enfisemi polmonari;
  • fibrosi polmonari, ecc…

che chiede al proprio Dirigente o al responsabile apicale titolare di posizione organizzativa, di restare a casa a causa del coronavirus, usufruendo dello smart working, dovrà a tutti gli effetti essere accontentato e soprattutto in questi casi, non dovrà mai obbligarlo a ferie forzate.

Se nonostante la richiesta del dipendente pubblico, di usufruire dello smart working in questo contesto di pandemia, il Dirigente o al responsabile apicale titolare di posizione organizzativa, invece di concederlo, autonomamente ritengono di mettere in ferie forzata il proprio dipendente, commettono un abuso di ufficio valutabile in sede giudiziale.

Inoltre si paventa anche il reato di omissione di atti di ufficio , in quanto invece di rispondere alla richiesta sullo smart working, il dirigente in pratica fa l’indiano e obbliga alle ferie.

Le ferie possono essere interrotte per fruire dei tre giorni di permesso per assistenza a portatori di handicap, ai sensi dell’art. 33 della legge n. 104/1992?

In proposito, occorre evidenziare che l’art. 16 del CCNL del 16 maggio 1995, prevede espressamente che le ferie possono essere interrotte soltanto in due casi:

a)   per motivi di servizio, che implicano la ripresa dell’attività lavorativa (art. 16 comma 11);

b)   per le malattie adeguatamente e debitamente documentate che abbiano dato luogo a ricovero ospedaliero o che si siano protratte per più di 3 giorni (art. 16, comma 14).

Pertanto, in considerazione delle previsioni contenute nelle citate disposizioni contrattuali ed in assenza di una specifica deroga, si ritiene che le ferie non possano essere interrotte dai suddetti permessi.

Dal sito dell’Ansa si legge che oggi in Puglia sono stati effettuati 336 test: 288 sono risultati negativi e 48 positivi. Con questo aggiornamento sale a 248 il numero delle persone contagiate in Puglia. Nella regione, oggi, altre quattro persone positive al Coronavirus sono morte, per un totale di 16 decessi complessivamente accertati. I nuovi casi positivi sono così suddivisi: 13 in provincia di Bari; 5 nella BAT; 14 in provincia di Brindisi; 14 in provincia di Lecce; 2 in provincia di Taranto. I decessi sono avvenuti uno in provincia di Bari, a Turi; due in provincia di Lecce e uno nella BAT.

“Siamo pronti a fronteggiare la prossima fase di questa epidemia che, secondo le previsioni degli esperti, vedrà aumentare anche in Puglia in maniera rilevante il numero dei contagi. Quello che ancora non si può prevedere è l’impatto delle migliaia di persone che stanno tornando dal nord in Puglia”. Lo ha scritto su Facebook il governatore pugliese, Michele Emiliano, annunciando che la “complessa riorganizzazione della rete ospedaliera mira a distinguere interi padiglioni dedicati al Covid-19 isolandoli dagli ambienti dedicati al no-Covid”. Al momento in Puglia si registrano 200 casi e 12 decessi. “Capite bene – evidenzia Emiliano – in questo contesto quanto sia importante stare il più possibile a casa e rispettare le regole”.

Emiliano chiede 200 ventilatori, e 100mila mascherine al mese” per fronteggiare l’emergenza Coronavirus.

Afferma che in Puglia sono in grado di gestire duemila contagi conclamati: 1.000-1.200 finiscono in ospedale, 200-219 possono andare in intensiva. Se i numeri fossero questi possiamo farcela, altrimenti se non avremo i ventilatori non riusciremo a salvare tutti quelli che potremmo salvare”.

concorsi interni ed esterni con riserva nella pubblica amministrazione

Concorsi pubblici nella sanità: nuove assunzioni in arrivo in Puglia

ASL BARI
L’Asl di Bari sta procedendo all’assunzione di: 70 infermieri, 47 rianimatori, 10 pneumologi, 31 biologi, 6 infettivologi, 25 medici di Pronto soccorso, 16 specialisti di Medicina Interna e 16 specialisti di chirurgia generale.

Oggi sono state avviate le procedure per l’assunzione di 70 infermieri e sono in corso di reclutamento da parte dell’Area gestione risorse umane altre 40 unità, con l’obiettivo di arrivare all’organico completo.

Sono stati contattati per l’assunzione inoltre 47 specialisti di Anestesia e Rianimazione con procedura rapida e con contratto a tempo determinato per supportare il lavoro delle Terapie intensive. Qualora il numero di specialisti non dovesse essere sufficiente per far fronte al fabbisogno delle strutture sanitarie, saranno reclutati anche gli specializzandi del quarto e quinto anno. A questi professionisti si aggiungeranno poi 10 nuovi specialisti di Pneumologia e 6 infettivologi, figure necessarie per garantire la migliore attività assistenziale.

Per rinforzare gli organici dei Pronto soccorso, la ASL sta contattando altre 25 unità di medici, 16 specialisti di Chirurgia generale e 16 medici di Medicina Interna. Sono intanto già operativi i 31 nuovi biologi assunti con contratto a tempo indeterminato nei giorni scorsi per potenziare la rete dei laboratori di Patologia clinica, i servizi Immuno-trasfusionali (SIT) e gli screening della ASL Bari. Le assunzioni verranno effettuate con le modalità più rapide.

POLICLINICO DI BARI
Sono 37 i professionisti che da oggi prenderanno servizio in corsia al Policlinico di Bari. I nuovi assunti chiamati a fronteggiare l’emergenza Covid-19 copriranno le esigenze dei reparti di Anestesia e Rianimazione, Malattie infettive, Pneumologia e Medicina d’Urgenza.

A firmare il contratto sono stati 6 infermieri e 31 medici (17 per Anestesia e Rianimazione, 5 per Pneumologia, 4 per Malattie infettive, 5 per Medicina d’urgenza).

ASL BT
Sono partite ieri le procedure concorsuali per l’assunzione di 14 dirigenti medici di anestesia e rianimazione. Nei giorni scorsi la Asl ha già assunto 72 infermieri che andranno a rafforzare i servizi territoriali e ospedalieri: 27 sono destinati al servizio 118, 24 andranno in supporto nelle tende pre-triage del carcere di Trani e dei presidi ospedalieri mentre gli altri sono riservati agli altri servizi. A questi dati si aggiungono quelli relativi alle procedure per l’assunzione di 25 dirigenti medici di Pronto Soccorso, di cui 9 a tempo indeterminato e 16 a tempo determinato. Sono attive anche le procedure per l’assunzione di igienisti. Sono stati già assunti anche 18 operatori socio sanitari.

ASL TARANTO
Alla Asl di Taranto sono stati assunti per l’emergenza coronavirus 7 operatori sanitari per l’ospedale Moscati, e altri 3 per gli ospedale SS. Annunziata, Castellaneta e Manduria. In arrivo anche 8 infermieri che dal 16 marzo prenderanno servizio al SS. Annunziata e al Moscati.

Per coprire tutti gli altri posti sono state inviate più di 500 inviti sia agli infermieri che agli operatori sanitari (complessivamente più di 1.000 inviti). Si conta dal 17 marzo di soddisfare tutte le richieste di operatori sanitari e infermieri arrivate dalle strutture.

Le altre assunzioni in corso riguardano: 1 tecnico di radiologia, 1 cardiologo e 1 anestesista per Castellaneta, 1 pneumologo per il Moscati. Domani andranno in servizio due medici militari per la pediatria e due ginecologi per il SS. Annunziata. 1 tecnico di radiologia sarà in servizio da aprile.

ASL BRINDISI
La Asl di Brindisi sta procedendo all’assunzione di medici e infermieri e si trova già in fase di chiamata dalle graduatorie in essere. In particolare sono stati già assunti 25 infermieri (150 telegrammi di invito alla volta per avere circa 10 disponibilità alla volta, che sono assunti subito). Dieci medici di medicina generale sono stati già convocati ieri. Infine dall’ultima graduatoria sono stati convocati 20 cardiologi.

ASL LECCE
Sono in corso gli avvisi per il reclutamento di dirigenti medici per numerose discipline: 1 unità per anestesia e rianimazione, un’altra convocata per sottoscrizione contratto. 3 unità per chirurgia generale, 2 unità per medicina generale, una unità per cardiologia. È in corso un avviso per il reclutamento di medici per malattie dell’apparato respiratorio. Sono stati già assunti a tempo determinato 8 medici di chirurgia d’urgenza e accettazione e 2 a tempo determinato per mobilità. 30 sono gli infermieri assunti nei giorni scorsi e 40 sono in fase di reclutamento. In via di reclutamento anche 25 unità di OSS per le esigenze di Malattie Infettive e Pronto soccorso.

ASL FOGGIA
Sono stati assunti 8 assistenti sanitari da dedicare alle attività di sorveglianza attiva delle persone che si trovano in isolamento nelle proprie abitazioni.

Debitamente formato, tale personale ha anche il compito di dare informazioni certe e chiare sul Covid-19.

Sono stati appena assunti 30 infermieri da graduatoria di avviso pubblico, attualmente esaurita. Si stima un ulteriore fabbisogno di 35 unità.

POLICLINICO RIUNITI FOGGIA
Il Policlinico Riuniti di Foggia ha assunto per emergenza Covid-19: 85 infermieri già operativi e altri 20 che saranno in servizio da lunedì 16 marzo; 6 medici del reparto Malattie respiratorie e 2 Malattie Infettive; 2 tecnici laboratorio e 2 biologi (per microbiologia esecuzione test Covid-19); 4 ostetriche; 30 Oss a tempo determinato per due mesi che si aggiungono ai 226 Oss che saranno assunti con urgenza dalla graduatoria approvata oggi.

parere legale online

Dipendenti pubblici: il rimborso delle spese legali

La materia dei rimborsi delle spese legali eventualmente sostenute dai dipendenti pubblici è disciplinata dall’articolo 28 del CCNL per il personale del Comparto delle Regioni e delle Autonomie locali.

Infatti l’ente a tutela dei propri diritti e interessi, quando si verifica l’apertura di un procedimento di responsabilità civile o penale nei confronti del suo dipendente per fatti o atti direttamente connessi all’espletamento del servizio e all’adempimento dei compiti di ufficio, può assumere come proprio caso, a condizione che però non sussista un conflitto di interessi, ogni onere di difesa sin dall’apertura del procedimento, facendo assistere il dipendente pubblico da un legale di comune gradimento.

Al di là delle diverse fattispecie e a prescindere dei casi specifici, l’ente pubblico prima di farsi carico dell’onere delle spese legali, è chiamato a procedere ad attente e rigorose valutazioni delle istanze di rimborso, al fine di assicurare una buona, ragionevole ed imparziale amministrazione delle risorse pubbliche.

Considerato che stiamo parlando di denaro pubblico, occorre considerare che tali erogazioni vanno contenute al massimo, anche per evitare facili ed ingiustificati esborsi, valutando le attività difensive svolte nel procedimento giudiziario e verificando la conformità della parcella presentata dal difensore alla tariffa professionale.

Il parere del Consiglio dell’Ordine degli Avvocati è vincolante?

L’autonomia del rapporto tra dipendente ed amministrazione di appartenenza rispetto a quello tra dipendente e suo legale è motivo sufficiente per ritenere che la misura del rimborso al dipendente non deve necessariamente corrispondere a quanto pagato da questi al proprio avvocato.

Nel caso in cui, l’avvocato, per avvalorare il suo lavoro, la sua parcella, chiede ed ottiene dal Consiglio dell’Ordine degli Avvocati del foro a cui appartiene, parere sulla propria parcella, questo non è da considerarsi vincolante, come molti professionisti credono.

Il parere del Consiglio degli Avvocati non assume potere d’imperio ma è solo uno strumento di controllo sulla rispondenza delle voci indicate in parcella a quelle previste dalla tariffa, pertanto non avvalora in alcun modo i criteri assunti dal professionista per individuare il valore della controversia e determinarne l’importanza.

Ragione per cui gli Enti Pubblici, dovranno fare riferimento ai fini della verifica della congruità della parcella da rimborsare, al decreto ministeriale con cui è stato approvato il regolamento per la determinazione degli onorari, dei diritti e delle indennità spettanti agli avvocati per le prestazioni giudiziali in materia civile, penale ed amministrativa, entro il limite di quanto strettamente necessario, e tenuto conto delle effettive e certificate attività legali espletate nel relativo procedimento.

La mail e' inviata dal Sistema di Interscambio per la fatturazione elettronica (L. 244/2007).

Truffa nel pubblico impiego: SDI sistema di fatturazione

Attenzione alla email truffa che chiede di scaricare un software.

E’ una truffa a tutti gli effetti. L’indirizzo email dal quale viene spedita la PEC è il seguente
<posta-certificata@pcert.sogei.it>

Riporto il testo della email truffa:

“Invio file IT02162920645_40158.xml, con identificativo 2676486678.In allegato il file contenente la fattura ed il file contenente i metadati.
La mail e’ inviata dal Sistema di Interscambio per la fatturazione elettronica (L. 244/2007).
Se il file allegato presenta estensione .xml.p7m vuol dire che e’ stato firmato digitalmente con firma Cades; per aprirlo e’ necessario installare sul proprio computer un apposito software.
Tali software sono facilmente reperibili sul web sia a pagamento che gratuitamente (licenza open source). Il file xml ottenuto dopo aver ‘decifrato’ la firma puo’ essere agevolmente visualizzato
in formato PDF utilizzando la funzionalità ‘Visualizza PDF Fattura’ dell’area ‘Fatturazione elettronica’ del sito Fatture e Corrispettivi.

Per qualsiasi necessita’ di chiarimenti non rispondere a questa mail, ma utilizzare i tradizionali canali di assistenza presenti sul sito www.fatturapa.gov.it.

Il nuovo indirizzo da utilizzare per inviare le prossime fatture al Sistema di Interscambio, fino ad un eventuale nuovo avviso, e’ sdi30@pec.fatturapa.it. L’utilizzo di un indirizzo diverso non garantisce il buon esito del recapito al destinatario.

If you need any clarification do not reply to this email, but use traditional support channels on the site www.fatturapa.gov.it.

The file IT02162920645_40158.xml has been sent with ID 2676486678.The file containing the invoice and the file containing the metadata are attached.
This mail is sent by the Exchange System for electronic invoicing (Law 244/2007).
If the attached file has the extension .xml.p7m, it means that the file has been signed with Cades signature; to be able to read it, you need to install a specific software on your computer.
These software can be easily found on the web, both paid and free (open source license). The xml file obtained after signature decoding can be easily displayed in PDF format,
using the ‘Visualizza PDF Fattura’ in the ‘Fatturazione elettronica’ area of the Fatture e Corrispettivi website.

If you want to send other files to the Exchange System, please use the address: sdi30@pec.fatturapa.it.Using a different address does not guarantee delivery. “

Telelavoro al Comune di Bari

Il Comune di Bari tutela i propri dipendenti pubblici

In applicazione a quanto disposto dal dipartimento della Funzione Pubblica con riferimento alle misure urgenti di contenimento del contagio da COVID 19 fuori dalle “zone rosse” e “zone gialle” ad elevata diffusione locale, la giunta ha approvato una normativa transitoria e urgente che consentirà a particolari categorie di dipendenti di passare a una modalità di lavoro “agile”. Come previsto dal paragrafo 3 della direttiva 1/2020 “Emergenza epidemiologica COVID-2019”, si tratta di dipendenti portatori di patologie che li rendono maggiormente esposti al contagio, di coloro che si avvalgono di servizi pubblici di trasporto per raggiungere la sede lavorativa o di lavoratori sui quali grava la cura dei figli a seguito dell’eventuale contrazione dei servizi di asilo nido e scuola dell’infanzia.

Quanti siano interessati ad avvalersi di questa opportunità potranno inoltrare domanda motivata al direttore della ripartizione di appartenenza, che entro 24 ore fornirà loro riscontro sulla possibilità di passare alla modalità di lavoro flessibile, verificate la compatibilità con le mansioni da svolgere e l’adeguatezza della strumentazione disponibile.

Ottenuta l’autorizzazione, i dipendenti comunali potranno quindi lavorare da casa, collegandosi con i propri dispositivi informatici (pc portatili, tablet, smartphone o quant’altro ritenuto opportuno) alle piattaforme in uso nel Comune di Bari per espletare la prestazione lavorativa, assicurando la reperibilità nella fascia oraria di compresenza lavorativa, vale a dire dalle ore 9 alle 14 e dalle ore 16 alle 18 per il solo giorno di rientro.

L’attestazione della presenza in servizio sarà effettuata attraverso l’utilizzo di apposita App per smartphone da installare sul dispositivo messo a disposizione del dipendente secondo le indicazioni contenute nell’accordo individuale.

I dipendenti che usufruiranno della modalità di lavoro “agile” saranno comunque soggetti a tutti i vincoli relativi alla riservatezza sui dati trattati e tenuti ad assumere un comportamento a maggior ragione diligente al fine di assicurare la corretta funzionalità delle attrezzature e dei collegamenti.

Questa misura sarà applicabile per un mese, fatta salva la possibilità di proroga in relazione all’evolversi della situazione epidemiologica: il Comune si riserva infatti la possibilità di prorogare la durata della prestazione lavorativa in modalità agile, sulla base delle indicazioni degli organi competenti al monitoraggio della situazione sanitaria e delle eventuali direttive impartire dagli organi competenti.

“Questo regolamento rappresenta uno strumento di prevenzione in caso ci dovessero essere situazioni di difficoltà da parte di alcuni dipendenti comunali legati alla propria condizione o a restrizioni di altri enti che complicherebbero la gestione della vita familiare – commenta l’assessore al Personale Vito Lacoppola -.

Stiamo parlando di una modalità di lavoro che, seppur introdotta in una situazione di difficoltà come quella che il Paese sta vivendo in questi giorni, può rappresentare un valore e uno strumento utile per l’amministrazione pubblica e per alcuni lavoratori, anche in altre situazioni.

È bene ribadire che i dipendenti che potranno aderire a questa forma flessibile di impiego sono esclusivamente coloro che non gestiscono situazioni in cui si richieda la presenza fisica per il tipo di prestazione offerta, così come è giusto assicurare che i loro doveri e diritti saranno garantiti e controllati dall’amministrazione, in modo che non si possa mai scambiare il lavoro flessibile con eventuali privilegi o permessi di alcun genere.

L’amministrazione comunale in questo modo sta facendo tutto quello che è nelle sue possibilità per aderire alle misure nazionali indicateci in merito alla prevenzione e al contenimento del virus in circolazione”.

Il diritto ad un ambiente salubre

L’ambiente rappresenta un problema che nel tempo ha destato un interesse crescente al punto da condizionare in modo sempre più decisivo le politiche nazionali e internazionali. Dal punto di vista costituzionale l’ambiente non è stato trattato, ma dalla combinata lettura degli articoli 2 e 32 della Costituzione si desume che un diritto all’ambiente salubre da intendersi come protezione e preservazione delle condizioni indispensabili alla salute dell’uomo e in generale alla libera espressione della sua personalità.

D’altronde l’articolo 9 della Costituzione dispone che la Repubblica promuove lo sviluppo della cultura e la ricerca scientifica e tecnica.