UNIVERSITA’ DI CATANZARO «MAGNA GRÆCIA», 1 RICERCATORE 06/N1 – SCIENZE DELLE PROFESSIONI SANITARIE E DELLE TECNOLOGIE MEDICHE APPLICATE

concorsi pubblici e punteggio finale

Procedura di selezione per la copertura di un posto di ricercatore a tempo determinato, settore concorsuale 06/N1 – Scienze delle professioni sanitarie e delle tecnologie mediche applicate. (GU n.60 del 29-07-2022)

Requisiti: 

Possono partecipare alla procedura selettiva i candidati in possesso dei seguenti requisiti:


• titolo di dottore di ricerca o titolo equivalente, conseguito in Italia o all’estero ovvero diploma di specializzazione medica;


• aver usufruito dei contratti di cui alla lettera a) dell’art. 24, comma 3, della Legge n. 240/2010 ovvero aver conseguito l’abilitazione scientifica nazionale alle funzioni di professore di prima o seconda fascia di cui all’art. 16 della Legge n. 240/2010, ovvero essere in possesso del titolo di specializzazione medica, ovvero aver usufruito, per almeno tre anni anche non consecutivi, di assegni di ricerca ai sensi dell’art. 51, comma 6, della Legge 27.12.1997, n. 449 e ss.mm.ii. o di borse post – dottorato ai sensi dell’art. 4 della Legge 30.11.1989, n. 398, ovvero di analoghi contratti, assegni o borse in atenei stranieri ovvero aver usufruito per almeno tre anni dei contratti stipulati ai sensi dell’art. 1, comma 14, della Legge n. 230/2005.

Dove va spedita la domanda: 

protocollo@cert.unicz.it

Contatta l’ente: 

Responsabile del procedimento: dott.ssa Angela Fiorentino, area risorse umane, tel. +390961 – 3696124 +390961 – 3696042 e-mail uffpers@unicz.it – fiorentino@unicz.it

Prove d’esame: 

Discussione pubblica

https://mobilitanelpubblicoimpiego.it/mobilita-con-interscambio/

Incompatibilità nel pubblico impiego

prelazione nella vendita di terreni agricoli consulenza giuridica

Sempre annosa la situazione delle incompatibilità del dipendente pubblico che vuole svolgere seppure per una sola volta un’attività esterna alla propria amministrazione e che tuttavia non può per blocchi ed ostacoli normativi e regolamentari che a volte non trovano fondamento o giustifica nella seguente circostanza: il dipendente pubblico non può esercitare il commercio, l’industria, le professioni, assumere impieghi alle dipendenze di privati o accettare cariche in società costituite a fine di lucro, tranne che si tratti di cariche in società o enti per le quali la nomina è riservata allo Stato.

Consulenza giuridica richiesta

Buon pomeriggio, vi scrivo perché volevo un consiglio. Sto cercando di farmi autorizzare un’attività dal mio Ente, ma con esito negativo.
Vorrei fare una piccola attività autorizzativa con una pratica da presentare alla provincia di ….., che consiste nel redigere degli elaborati grafici e descrittivi per
la sistemazione di accesso al fondo di proprietà del committente, comprensivo della presentazione delle istanze autorizzative.

Il mio Ente non lo autorizza perché il Regolamento prevede che “Il personale dipendente della Città metropolitana a tempo pieno oppure parziale superiore al 50% non può esercitare la libera professione o attività lavorative libero – professionali, da intendersi come attività di lavoro autonomo ai sensi dell’articolo 2222 del codice civile, per le quali è prevista l’iscrizione in appositi albi o registri o l’appartenenza ad ordini professionali.

Non è consentita in particolare l’assunzione di incarichi di progettazione o direzione lavori o supporto tecnico-amministrativo o collaudo da parte di dipendenti della Città metropolitana a favore di soggetti terzi privati o pubblici, a meno che la prestazione sia riferita all’amministrazione di appartenenza e, dunque, resa nell’ordinario espletamento dei doveri d’ufficio”. 

Il comma 3 del medesimo articolo precisa che “le ipotesi d’incompatibilità assoluta previste nel presente articolo non sono autorizzabili in alcun caso da parte della Città metropolitana, anche se svolte a titolo gratuito. Sto cercando di studiare la questione e non mi pare che l’art. 53 del TUPI preveda che il dipendente pubblico non possa fare attività professionale qualora non ci siano dei conflitti di interesse, quindi trovo il regolamento troppo restrittivo.
Per questi motivi chiedo una consulenza online giuridica.

Risposta al quesito proposto

Gent.ma Sig…..,
alla luce delle considerazioni fatte telefonicamente purtroppo non posso confermare il contrario circa l’orientamento della Città Metropolitana di ….. suffragato dal Regolamento sull’Ordinamento degli Uffici e dei Servizi del medesimo ente.

Anche la Cassazione ribadisce che l’ordinamento delle professioni di ingegnere e d’architetto, consente ai predetti professionisti che siano impiegati dello Stato e di altre pubbliche amministrazioni, di iscriversi all’albo del loro Ordine ma che sia in ogni caso ad essi inibito l’esercizio della libera professione  – come peraltro dispone l’articolo 49 comma 3 del Regolamento sull’Ordinamento degli Uffici e dei Servizi  della Città Metropolitana di (omissis).

In ogni caso: l’eventuale diniego dell’autorizzazione deve essere formalizzato con apposita determinazione motivata del segretario generale o del coordinatore interarea competente, dopo valutazione:
a. delle esigenze di servizio;
b. di concrete ragioni di inammissibile interferenza o incompatibilità tra l’incarico e le funzioni che attengono all’impiego con l’ente pubblico ed ai compiti assegnati.

Cordialmente

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Assenza dal lavoro: scuola e docenti

I docenti, salvo legittimo impedimento, devono comunicare l’assenza e la continuazione di malattia (con un nuovo certificato) a scuola entro l’inizio del proprio orario di lavoro specificando anche quanti giorni di assenza si prevedono.

La comunicazione deve avvenire per lettera o telegramma, fax o altro mezzo riscontrabile e deve indicare il luogo di domicilio durante l’assenza, se diverso da quello conosciuto dalla scuola.

Il Dipartimento della Funzione Pubblica ha fornito informazioni e indicazioni operative in materia di trasmissione per via telematica dei certificati di malattia. Infatti il certificato medico attestante l’assenza per malattia del dipendete pubblico dovrà essere inviato per via telematica all’INPS direttamente dal medico o dalla struttura sanitaria che lo rilascia.

Una volta completata la procedura di compilazione e di invio del certificato di malattia all’INPS, il medico rilascia al lavoratore copia cartacea del certificato e dell’attestato di malattia ovvero, anche in alternativa inoltra alla casella di posta elettronica o di posta elettronica certificata del lavoratore una copia di tali documenti in formato pdf.

In caso di impossibilità da parte del medico di provvedere alla stampa di copia cartacea del certificato e dell’attestato di malattia ovvero di inoltro alla casella di posta elettronica o certificata del lavoratore di una copia di tali documenti, il medico provvede comunque a comunicare al lavoratore il numero di protocollo identificativo del certificato emesso.

L’invio telematico assolve il lavoratore dall’invio tramite raccomandata A/R del certificato alla propria amministrazione entro i due giorni successivi all’inizio del malattia, ma resta fermo il suo obbligo di segnalare tempestivamente la propria assenza e l’indirizzo di reperibilità, qualora diverso dalla residenza o dal domicilio abituale, per i successivi controlli medico fiscali.

Durante la malattia il docente è soggetto all’obbligo di reperibilità dalle 09:00 alle 13:00 e dalle 15:00 alle 18:00 e l’Amministrazione ha l’obbligo di procedere agli accertamenti fiscali anche per un solo giorno, salvo impedimenti organizzativi e funzionali.

Cosa fa l’ispezione del medico fiscale INPS in caso di malattia del docente?

Il medico che effettua la visita fiscale, una volta constata l’assenza del docente dal proprio domicilio, lascia una comunicazione con l’invito a sottoporsi a visita ambulatoriale per il giorno successivo, non festivo, e a giustificare l’assenza dal domicilio alla scuola di appartenenza entro quindici giorni.

Se il docente non giustifica o se la giustificazione fosse ritenuta inidonea, l’amministrazione deve procedere alla trattenuta dello stipendio.

L’assenza ingiustificata diminuisce la retribuzione di 1/30 per ogni giorno e non viene calcolata né per l’anzianità pensionistica e previdenziale, né per carriera, ferie o tredicesima. Un’assenza ingiustificata ed arbitraria dal servizio per un periodo superiore a dieci giorni conscutivi lavorativi prevede la sanzione disciplinare del licenziamento con preavviso ex articolo 95 del CCNL.

In ogni caso il docente potrà assentarsi per visite mediche, prestazioni o accertamenti specialistici o per altri giustificati motivi, previa comunicazione alla scuola della diversa fascia oraria di reperibilità da osservare.

Infine, per ogni singolo periodo di malattia nei primi dieci giorni di assenza sarà corrisposto solo il trattamento economico fondamentale con esclusione di ogni indennità o emolumento, comunque denominati, aventi carattere fisso e continuativo, nonché di ogni altro trattamento accessorio.

Dipendenti Pubblici per assenze per malattia da Covid

Trattamento economico

Il Ministero della Giustizia, con la circolare interna allegata, richiamando testualmente un parere acquisito dal DFP (indubbiamente valido per tutte le pubbliche amministrazioni), ha chiarito che la disposizione di cui all’art. 87, comma 1, del decreto legge 17 marzo 2020, n. 18, convertito, con modificazioni, con legge dalla legge 24 aprile 2020, n. 27 è ancora vigente “in quanto non abrogata o modificata dal citato decreto legge n. 24, né da altre fonti normative”.

“Pertanto, per i dipendenti delle pubbliche amministrazioni, in caso di accertata positività al Covid-19, l’assenza per malattia è equiparata, sotto il profilo della retribuzione, al ricovero ospedaliero come disciplinato nei relativi CCNL di Comparto e non è ricompresa nel computo del periodo di comporto”.

OGGETTO: Trattamento economico e giuridico da applicare alle assenze per malattia dovuta a COVID: vigenza articolo 87, comma 1 del decreto legge 17 marzo
2020, n. 18, convertito, con modificazioni, con legge dalla legge 24 aprile 2020, n. 27.


In merito alla problematica indicata in oggetto alcuni Uffici giudiziari, stante la cessazione dello stato di emergenza epidemiologica da COVID-19 per effetto del decreto
legge 24 marzo 2022, n. 24, convertito, con modificazioni, dalla legge 19 maggio 2022, n. 2 52, hanno chiesto se sia ancora applicabile la disciplina dettata dall’articolo 87, comma 1 del decreto legge 17 marzo 2020, n. 18, convertito, con modificazioni, dalla legge 24 aprile 2020, n. 27.
Al fine di fornire univoche indicazioni agli Uffici è stato posto specifico quesito al Dipartimento della Funzione Pubblica – Ufficio per l’organizzazione ed il lavoro pubblico

  • Servizio per il trattamento del personale pubblico.
    A tal proposito il Dipartimento interessato ha chiarito che la disposizione di cui all’art. 87, comma 1, del decreto legge 17 marzo 2020, n. 18, convertito, con modificazioni, con legge dalla legge 24 aprile 2020, n. 27 è ancora vigente “in quanto non abrogata o modificata dal citato decreto legge n. 24, né da altre fonti normative”.
    “Pertanto, per i dipendenti delle pubbliche amministrazioni, in caso di accertata positività al Covid-19, l’assenza per malattia è equiparata, sotto il profilo della retribuzione, al ricovero ospedaliero come disciplinato nei relativi CCNL di Comparto e non è ricompresa nel computo del periodo di comporto”.
    Considerati gli interessi sottesi alla problematica analizzata si prega di diramare la presente nota al personale in servizio presso i rispettivi Uffici.
  • IL DIRETTORE GENERALE
    Alessandro Leopizzi
    LEOPIZZI ALESSANDRO
    MINISTERO DELLA GIUSTIZIA
    04.07.2022 16:52:40 UTC

2022/2024 Indizione mobilità volontaria esterna ex art. 30 d.lgs. n. 165/2001 per la copertura di n. 1 posto di assistente sociale, cat. d e n. 1 posto di funzionario specialista tecnico, cat. d

È indetta procedura di mobilità volontaria esterna ai sensi dell’art. 30 del D.Lgs. n. 165/2001 e successive modifiche ed integrazioni per la copertura a tempo pieno e indeterminato di n. 2 posti di cui n. 1 posto di Assistente sociale di categoria D1 e n. 1 posto di Funzionario specialista tecnico categoria D1 così distinti:
profilo A N. 1 POSTI DI ASSISTENTE SOCIALE FAMIGLIA PROFESSIONALE SOCIALE CATEGORIA D


Profilo B N. 1 POSTO DI FUNZIONARIO SPECIALISTA TECNICO FAMIGLIA PROFESSIONALE TECNICA CATEGORIA D

  1. È garantita la pari opportunità tra uomini e donne per l’accesso al lavoro e il trattamento sul lavoro così come previsto dal D.Lgs. n. 198/2006 s.m.i. e dagli artt. 35 e 57 del D.Lgs. n. 165/2001 s.m.i..

  2. ARTICOLO 1 – PROFILI PROFESSIONALI E REQUISITI DI PARTECIPAZIONE
  3. Alla procedura di mobilità possono partecipare i candidati dell’uno o dell’altro sesso che, alla data di
    scadenza del presente Avviso, siano in possesso dei seguenti requisiti

a) essere in servizio con rapporto di lavoro a tempo pieno e indeterminato presso una pubblica amministrazione tra quelle indicate nell’art. 1, comma 2, del D.Lgs. n. 165/2001 s.m.i.;
b) essere inquadrato nella categoria richiesta del CCNL Funzioni Locali con il profilo professionale corrispondente al posto da ricoprire, ovvero in caso di provenienza da altri comparti del pubblico impiego con inquadramento e profilo professionale corrispondenti al posto da ricoprire ex DPCM 26.06.2015 pubblicato sulla G.U. n.216 del 17.09.2015;
c) aver superato positivamente il periodo di prova come prescritto dal CCNL di appartenenza;
d) essere in possesso dei seguenti requisiti culturali di accesso al profilo professionale da ricoprire:

Qualora il titolo sia stato conseguito all’estero dovranno essere indicati gli estremi del provvedimento attestante l’equipollenza al corrispondente titolo di studio italiano;
e) di non aver riportato condanne penali;
f) di non aver riportato sanzioni disciplinari nel biennio precedente l’indizione della procedura di mobilità e di non avere procedimenti disciplinari in corso con sanzione prevista superiore al rimprovero verbale;
g) assenza di controversie di lavoro pendenti connesse alla categoria posseduta, al profilo professionale di inquadramento o alla mansione ricoperta;
h) maturazione dei requisiti ordinamentali per il pensionamento d’ufficio ai sensi della normativa pensionistica vigente dopo almeno 5 anni dalla data di scadenza dell’Avviso;
i) nulla osta al trasferimento rilasciato dall’amministrazione di appartenenza nel corrente anno (ove richiesto dall’art. 30 del d.lgs. n. 165/2001 s.m.i. nel testo vigente alla data di pubblicazione dell’Avviso di mobilità nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica Italiana IV Serie speciale, Concorsi ed esami).

  1. Tutti i requisiti sopra richiesti devono essere posseduti alla data di scadenza del termine utile per la presentazione delle domande di ammissione alla procedura di mobilità e mantenuti fino al momento del trasferimento presso la Città Metropolitana di Bari.
  2. Per carenza dei requisiti prescritti, l’Amministrazione può disporre, in ogni momento, l’esclusione dalla procedura di mobilità con motivato provvedimento.
    ARTICOLO 2 – DOMANDA DI PARTECIPAZIONE
  3. Per concorrere alla procedura di mobilità gli interessati devono presentare alla Città Metropolitana di Bari apposita domanda redatta in carta libera utilizzando esclusivamente lo schema allegato al presente Avviso.
  4. La domanda di partecipazione alla procedura di mobilità, sottoscritta per esteso e in forma autografa dal candidato, a pena di esclusione, deve essere presentata entro 30 giorni decorrenti dal giorno successivo a quello di pubblicazione dell’estratto dell’Avviso sulla Gazzetta Ufficiale – 4^ Serie Speciale Concorsi
    ed Esami – non oltre il termine perentorio del ………………….…., esclusivamente a mezzo posta elettronica certificata (PEC) all’indirizzo concorsi.cittametropolitana.bari@pec.rupar.puglia.it dalla casella di posta elettronica certificata intestata al candidato, con le modalità previste dall’art. 65 del d.lgs. n. 82/2005 s.m.i., avendo cura di specificare nell’oggetto della pec il cognome e il nome del candidato e il profilo professionale del posto per il quale il candidato intende concorrere con relativa categoria d’inquadramento.
  5. Nel caso in cui il termine ultimo coincida con un giorno festivo o giorno non lavorativo (sabato), lo stesso s’intende prorogato al primo giorno feriale immediatamente successivo.
  6. L’Amministrazione non assume responsabilità per la dispersione di comunicazioni dipendenti da inesatte indicazioni del recapito da parte del concorrente oppure da mancata o tardiva comunicazione del cambiamento dell’indirizzo indicato nella domanda né per eventuali disguidi postali o comunque imputabili
    a fatto di terzi, a caso fortuito o forza maggiore.
  7. E’ escluso qualsiasi altro mezzo di presentazione della domanda diverso da quello indicato al comma 2 del presente articolo.
  8. La firma in calce alla domanda non necessita di autenticazione ai sensi del D.P.R. 28.12.2000, n. 445 s.m.i..
  9. Nella domanda di partecipazione alla procedura di mobilità debitamente datata, sottoscritta dal candidato e redatta in carta libera con caratteri chiari e leggibili, gli aspiranti devono dichiarare, sotto la propria responsabilità ai sensi degli artt. 46 e 47 del D.P.R. 445/2000 s.m.i.:
    a) cognome, nome, data, luogo di nascita, residenza e codice fiscale ed eventuale domicilio;
    b) la pubblica amministrazione presso la quale prestano servizio a tempo pieno e indeterminato;

) di essere inquadrati con il profilo professionale e la categoria richiesta dal presente Avviso del CCNL Funzioni Locali per la copertura del posto per il quale intendono concorrere (nella domanda i candidati – dichiareranno quale) e di svolgere le mansioni proprie del profilo posseduto ovvero, in caso di provenienza da altri comparti del pubblico impiego, di possedere in base al CCNL di appartenenza, inquadramento e profilo professionale corrispondenti al posto da ricoprire ex lege;
d) il positivo superamento del periodo di prova previsto dal CCNL di appartenenza;
e) il possesso del titolo di studio richiesto per la partecipazione alla presente procedura di mobilità con l’esatta denominazione, l’indicazione della data di conseguimento, della votazione ottenuta, della facoltà universitaria presso cui è stato conseguito e la relativa sede;
f) (solo per il profilo di Assistente sociale ) Iscrizione all’albo degli Assistenti sociali;
g) il possesso dei requisiti professionali, ove richiesti, per l’accesso al profilo da coprire;
h) di non aver riportato condanne penali;
i) di non aver riportato sanzioni disciplinari nel biennio precedente l’indizione della procedura di mobilità e di non avere procedimenti disciplinari in corso con sanzione prevista superiore al rimprovero verbale;
j) assenza di controversie di lavoro pendenti connesse alla categoria posseduta, al profilo professionale di inquadramento o alla mansione ricoperta;
k) situazione familiare e sociale (benefici L. n.104/92; ricongiungimento al coniuge; figli minorenni;
ecc… );
l)di maturare i requisiti ordinamentali per il pensionamento d’ufficio ai sensi della normativa pensionistica vigente dopo almeno 5 anni dalla data di scadenza dell’Avviso;
m) di autorizzare la pubblicazione del proprio nominativo sul sito internet della Città Metropolitana di Bari per tutte le comunicazioni inerenti il presente Avviso di mobilità volontaria.

Le istanze di mobilità già pervenute o che dovessero pervenire prima della pubblicazione dell’Avviso non concorreranno alla procedura di mobilità. Pertanto coloro che avessero già presentato domanda di trasferimento anteriormente alla data di pubblicazione dell’Avviso di mobilità dovranno ripresentare la domanda nel predetto termine perentorio.

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Mobilità compensativa nelle Città Metropolitane

interscambio nel pubblico impiego

Quando si può chiedere la mobilità volontaria?

Tutti i dipendenti, che lavorino da oltre 5 anni dal concorso, possono comunque chiedere la mobilità. Se per caso detti dipendenti siano stati assunti (anche per precedenti mobilità) da meno di 3 anni, l’ente di appartenenza dovrà esprimersi concedendo o meno il nulla osta

La mobilità di compensazione (o interscambio) di cui all’art. 7 D.P.C.M. n. 325 del 5.08.1988, tra i dipendenti della Città metropolitane e delle altre Pubbliche Amministrazioni, anche di diverso comparto, è ammessa nei casi di domanda congiunta dei dipendenti interessati nel rispetto della categoria e del profilo professionale di appartenenza, previo nulla osta dell’Amministrazione di provenienza e dell’Amministrazione di destinazione.

La mobilità compensativa o per interscambio può essere attivata a parità di categoria e profilo professionale, nonché con posizione economica equivalente o inferiore a condizione che sia salvaguardato il principio di contenimento della spesa complessiva del personale, ferma restando la necessità dell’accordo tra le Amministrazioni interessate.

Le Città metropolitane accertata l’assenza di controinteressati all’interscambio mediante interpello interno finalizzato a verificare l’eventuale contestuale interesse alla mobilità di altri dipendenti.

Qualora in esito all’interpello interno vi siano più dipendenti dell’Ente (di pari categoria, profilo professionale e posizione economica) interessati alla mobilità per interscambio, viene data precedenza nell’ordine:

a) al familiare che assiste persone portatrici di handicap non inferiore al 70% o persone in particolari condizioni psicofisiche;

b) al genitore di figli minori, in relazione al loro numero;

c) al dipendente più anziano di età.

Per il perfezionamento della mobilità per interscambio è necessario, da un lato, il parere favorevole alla mobilità da parte del Dirigente del Servizio di appartenenza del dipendente della Città metropolitana, espresso con motivata determinazione dirigenziale, dall’altro, il nulla osta dell’Amministrazione di provenienza dell’altro dipendente richiedente l’interscambio.

L’accoglimento della domanda di mobilità per interscambio da parte della Città Metropolitane è subordinata alla valutazione positiva della professionalità e delle competenze acquisite dal dipendente dell’altra Pubblica Amministrazione rispetto al posto da ricoprire nella Città metropolitana, da effettuarsi mediante colloquio conoscitivo con la Commissione Selezionatrice nominata per questo.

Guida all’uso del taglio del cuneo fiscale:

In attuazione del D.L. 5 febbraio 2020, n. 3 convertito con Legge del 2 aprile 2020, n. 21, è riconosciuta una somma a titolo di trattamento integrativo di importo pari a 600 euro nel 2020 e di 1.200 a decorrere dal 2021, se il reddito annuo complessivo individuale non supera i 28.000 euro. Calcolo del diritto Per la definizione del diritto al bonus viene considerata la proiezione del reddito annuo 2020, sulla base delle informazioni note al sistema NoiPA. Il bonus viene erogato se il valore risulta non superiore alla soglia di 28.000 €. Il reddito complessivo annuo effettivo sarà indicato al punto 1) della Certificazione unica 2021 per i redditi 2020. Qualora tale importo dovesse risultare superiore alla somma di 28.000, le somme erogate saranno recuperate in sede di conguaglio fiscale. Modalità di erogazione Il bonus viene erogato a partire dalla mensilità di luglio 2020, a tutto il personale che si trovi nelle condizioni reddituali sopra specificate e che non abbia precedentemente effettuato la rinuncia al bonus utilizzando il self service disponibile nell’area riservata, già in uso per la gestione del Bonus Irpef di cui al Decreto Legge n. 66/2014. Ripristino del diritto In virtù dei più elevati limiti di reddito che danno accesso al nuovo beneficio, è possibile annullare la rinuncia al diritto, accedendo alla funzionalità self service per la gestione del Bonus Irpef. In questo caso il bonus sarà liquidato a partire dalla prima mensilità utile, mentre le somme spettanti a partire dal 1° luglio 2020 e non liquidate, saranno considerate ai fini del calcolo del conguaglio fiscale. La funzionalità self service è sempre disponibile, ad eccezione dei periodi mensili nei quali vengono elaborati gli stipendi della mensilità successiva. Detrazione fiscale per i redditi fino a 40.000 euro La norma citata prevede, fino al 31 dicembre 2020, anche una ulteriore detrazione fiscale per redditi di lavoro dipendente e assimilati, di importo decrescente a beneficio di titolari di reddito annuo complessivo compreso tra 28.000 e 40.000 euro. Per tale ulteriore detrazione non è possibile gestire la rinuncia in modalità self service. L’ulteriore detrazione, ferma restando la decorrenza 1° luglio, sarà applicata sulla mensilità di agosto.

Il taglio del cuneo fiscale spiegato nei dettagli: come si calcola, quando viene erogato, come si usa il self service per la gestione del bonus.

In attuazione del D.L. 5 febbraio 2020, n. 3 convertito con Legge del 2 aprile 2020, n. 21, è riconosciuta una somma a titolo di trattamento integrativo di importo pari a 600 euro nel 2020 e di 1.200 a decorrere dal 2021, se il reddito annuo complessivo individuale non supera i 28.000 euro.

Calcolo del diritto

Per la definizione del diritto al bonus viene considerata la proiezione del reddito annuo 2020, sulla base delle informazioni note al sistema NoiPA. Il bonus viene erogato se il valore risulta non superiore alla soglia di 28.000 €.

Il reddito complessivo annuo effettivo sarà indicato al punto 1) della Certificazione unica 2021 per i redditi 2020. Qualora tale importo dovesse risultare superiore alla somma di 28.000, le somme erogate saranno recuperate in sede di conguaglio fiscale.

Modalità di erogazione

Il bonus viene erogato a partire dalla mensilità di luglio 2020, a tutto il personale che si trovi nelle condizioni reddituali sopra specificate e che non abbia precedentemente effettuato la rinuncia al bonus utilizzando il self service disponibile nell’area riservata, già in uso per la gestione del Bonus Irpef di cui al Decreto Legge n. 66/2014.

Ripristino del diritto

In virtù dei più elevati limiti di reddito che danno accesso al nuovo beneficio, è possibile annullare la rinuncia al diritto, accedendo alla funzionalità self service per la gestione del Bonus Irpef. In questo caso il bonus sarà liquidato a partire dalla prima mensilità utile, mentre le somme spettanti a partire dal 1° luglio 2020 e non liquidate, saranno considerate ai fini del calcolo del conguaglio fiscale.

La funzionalità self service è sempre disponibile, ad eccezione dei periodi mensili nei quali vengono elaborati gli stipendi della mensilità successiva.

Detrazione fiscale per i redditi fino a 40.000 euro

La norma citata prevede, fino al 31 dicembre 2020, anche una ulteriore detrazione fiscale per redditi di lavoro dipendente e assimilati, di importo decrescente a beneficio di titolari di reddito annuo complessivo compreso tra 28.000 e 40.000 euro. Per tale ulteriore detrazione non è possibile gestire la rinuncia in modalità self service.

L’ulteriore detrazione, ferma restando la decorrenza 1° luglio, sarà applicata sulla mensilità di agosto.

Differenza tra la responsabilità civile ed amministrativa dei pubblici dipendenti

responsabilità dei dipendenti pubblici

La responsabilità civile tutela il terzo contro la pubblica amministrazione, invece se un funzionario o impiegato arreca ad un terzo estraneo alla pubblica amministrazione un danno ex art. 28 Cost. sia la pubblica amministrazione che il funzionario risarciranno insieme il terzo pregiudicato, questo perché la pubblica amministrazione deve sempre rispondere per i danni cagionati dai propri dipendenti.

Inoltre c’è da dire che la pubblica amministrazione può coprire solo le ipotesi di propria responsabilità diretta e non per fatto altrui: quindi qualora un danneggiato decida – a norma della prima parte dell’art. 28 della Costituzione – di chiamare in giudizio un dipendente pubblico per chiedere un risarcimento del danno ingiusto subito attraverso il cosiddetto rapporto di immedesimazione organica, anche l’apparato pubblico potrà essere chiamato a risarcire tale danno.

La responsabilità per gli atti di un dipendente è quindi per lo Stato e per gli Enti pubblici una responsabilità diretta ex art. 2043 c.c., in tal caso non offrendosi una garanzia per il fatto altrui, ma per fatto proprio alla luce del disposto di cui all’art. 28 della Costituzione.

Pertanto la Cassazione Civile, nella sentenza n. 10803 del 2000 stabilisce che la pubblica amministrazione quindi risponde direttamente ed immediatamente non per rapporto institorio, per i fatti illeciti dei suoi funzionari e dipendenti, secondo una eccezione omnicomprensiva quali che siano le mansioni espletate.

Non dimentichiamo il D.P.R. N. 3/1957 dove afferma che l’impiegato statale che “nell’esercizio delle attribuzioni ad esso conferite dalla legge o dai regolamenti cagioni ad altri un danno ingiusto” è personalmente obbligato a risarcirlo.

In sintesi, il dipendente pubblico anche se agisce in nome e per conto dell’amministrazione di appartenenza non potrà sfuggire alle proprie responsabilità personali in tema di responsabilità amministrativa e penale non trasferibile a terzi.

Generalmente la responsabilità della pubblica amministrazione si sviluppa in responsabilità erariale a carico di amministratori e funzionari.

Il danno erariale si produce quando si produce un impoverimento del pubblico erario e quindi delle risorse finanziarie e patrimoniali in genere dello Stato e degli enti ed amministrazioni ad opera della condotta attiva od omissiva di un soggetto ad essi legato da un rapporto di pubblico servizio o comunque inserito nel plesso organizzativo
della pubblica amministrazione.

Nell’ambito della giurisprudenza contabile si rinvengono particolari fattispecie di danno
patrimoniale, quali:
• il danno da disservizio,
• il danno da tangente,
• il danno da perdita di chance
• il danno all’immagine (la cui natura è controversa).

Alla luce di queste considerazioni, se un cittadino intende denunciare un dipendente pubblico, può decidere di citare in giudizio sia il dipendente pubblico che l’amministrazione di appartenenza; il caso più frequente è la citazione in giudizio dell’amministrazione in quanto soggetto “più solvibile” rispetto al suo dipendente.

In conseguenza se viene accertata la responsabilità, a seguito della sentenza di condanna, è chiaro che l’amministrazione di appartenenza dovrà recuperare l’importo denunciando alla Corte dei Conti l’autore materiale dell’illecito.

Attenzione però, nel caso in cui il rischio sia per colpa lieve per amministratori e dirigenti è privo di ragione perché essi ai sensi dell’art. 28 della Costituzione e degli artt.22 e 23 del T.U. P.I. rispondono solo per colpa grave e quindi le polizze che prevedono copertura per colpa lieve egli amministratori e dipendenti determinerebbero un esborso inutile per la pa trattandosi di un rischio cd nullo.

Sistema contributivo: riforma Monti Fornero

L’introduzione del contributivo per tutti e i nuovi requisiti aggiornati alla longevità:
• Riduce le differenze,
• Favorisce l’equilibrio finanziario del sistema
ripristinando l’equità: tra generazioni, perché non viene più accumulato un debito implicito a carico dei giovani e tra individui della stessa generazione, perché garantiscono un trattamento uguale a prescindere dall’età di pensionamento e dalle dinamiche di
carriera.

Il vecchio sistema era più generoso con le generazioni più anziane a carico di quelle future però.

LE NUOVE REGOLE NON SI APPLICANO


• A coloro che entro il 31 dicembre 2011 hanno maturato i requisiti (anzianità contributiva e/o età) secondo la vecchia normativa;
• Ai lavoratori anziani che hanno perso il lavoro e sono stati collocati in mobilità (mobilità ordinaria e cosiddetta mobilità lunga) sulla base di accordi sindacali stipulati prima del 4 dicembre 2011;

A coloro che sono coinvolti, alla data del 4 dicembre 2011, in piani di esubero e sono titolari di sussidi a carico di fondi di solidarietà di
settore, anche se raggiungono i requisiti dopo il 31 dicembre;

• A coloro che sono stati autorizzati alla prosecuzione volontaria della contribuzione prima del 4 dicembre 2011;

Ai lavoratori che hanno risolto il rapporto di lavoro entro il 31/12/2011 sulla base di accordi individuali o di accordi collettivi di incentivo all’esodo e che avrebbero potuto andare in pensione, sulla scorta delle vecchie regole, entro i 24 mesi successivi al 31/12/2011;
• Ai lavoratori in congedo alla data del 31 ottobre 2011 per assistere i figli con disabilità grave e che avrebbero maturato i requisiti per il
pensionamento di anzianità a prescindere dall’età entro i 24 mesi successivi.

Calcolo contributivo

Il sistema contributivo funziona ad accumulo infatti alla data del pensionamento al montante contributivo, ossia la somma rivalutata dei versamenti effettuati, si applica un coefficiente di conversione che cresce con l’aumentare dell’età.
Con riferimento al 2021, ad esempio, il coefficiente è pari al 4,515%, per chi chiede la rendita a 60 anni, sale al 5,220% per chi resiste fino a 65 anni e al 6,215% se si decide di arrivare fino a 70 anni.

Coefficienti di trasformazione a decorrere dal 1° gennaio 2010
Età Divisori Valori
57 22,627 4,419%
58 22,035 4,538%
59 21,441 4,664%
60 20,843 4,798%
61 20,241 4,940%
62 19,635 5,093%
63 19,024 5,257%
64 18,409 5,432%
65 17,792 5,620%
MC 10.000.000 : 22,627 x 4,419% = P.A. 19.529,76
MC 10.000.000 : 17,792 x 5,620% = P.A. 31.587,2

La riforma definisce, sia per il sistema retributivo misto che per quello contributivo, i requisiti minimi
di età anagrafica e di anzianità contributiva per il diritto a pensione.

Pensione anticipata

La pensione anticipata è il trattamento di pensione che consente ai lavoratori che hanno maturato un determinato requisito contributivo di conseguire l’assegno pensionistico prima di aver compiuto l’età
prevista per la pensione di vecchiaia.

La pensione anticipata è in vigore dal 1° gennaio 2012 e ha sostituito la precedente Pensione di anzianità che è rimasta accessibile per coloro che hanno maturato i relativi requisiti entro il 31 dicembre 2011, ovvero, per i destinatari delle cd. norme di salvaguardia.

Per chi è prevista e quali sono i requisiti?

La pensione anticipata è prevista per gli iscritti:
• all’Assicurazione Generale Obbligatoria (AGO), che include il Fondo Pensioni Lavoratori Dipendenti, le Gestioni speciali per i lavoratori autonomi;
• alla Gestione Separata INPS;
• alle forme sostitutive dell’AGO, come ad esempio il Fondo Volo e la Gestione sport e spettacolo;
• alle forme esclusive dell’AGO, come ad esempio le Gestioni dei dipendenti pubblici

Possono richiedere la pensione anticipata i soggetti in possesso del requisito contributivo di 41 anni e 10
mesi (pari a 2.175 settimane) se donne, 42 anni e 10 mesi (pari a 2.227 settimane) se uomini.
In base alle norme vigenti, tale requisito (in vigore dal 1° gennaio 2016) è previsto fino al 31 dicembre
2026.
• lavoratori che hanno iniziato a versare la contribuzione prima del 1°/1/1996 (42 anni e 10 o 41 anni e 10
mesi);
• per i lavoratori che hanno iniziato a versare la contribuzione dal 1° gennaio 1996, non è valutabile la contribuzione derivante dalla prosecuzione volontaria, mentre quella accreditata per periodi di lavoro precedenti il raggiungimento del diciottesimo anno di età è moltiplicata per 1,5.

Aspettativa retribuita e non retribuita: questione giuridica e consulenza online

aspettativa retribuita e non

Salve. Sono impiegato presso il Ministero della Giustizia e chiedo cortesemente consulenza legale per prosecuzione assenza da lavoro. Dal 20..omissis ho fruito di n. omissis anni retribuiti (senza interruzione), ai sensi all’art. 42 comma 5 del Decreto Legislativo n.151/2001 per assistenza alla propria madre, portatrice di handicap ai sensi art. 33 comma 3 della Legge 104/1992.
Attualmente sono in aspettativa per motivi personali e familiari, senza retribuzione, ai sensi dell’art. 40 del C.C.N.L. comparto Funzioni Centrali sottoscritto il 2018
L’aspettativa è stata concessa per mesi 12 dal omissis   Ringrazia anticipatamente.

Risposta online

 Buona sera sig……,  visto il provvedimento si spiega quanto segue:
 Al dipendente con rapporto di lavoro a tempo indeterminato possono essere concessi periodi di aspettativa per esigenze personali o di famiglia, ogni triennio e senza retribuzione e senza decorrenza dell’anzianità, per una durata complessiva di dodici mesi da fruirsi al massimo in due periodi.


 Può sospendere il periodo di aspettativa, riprendere servizio per almeno 4 mesi e ripresentare l’istanza per godere del restante periodo (cioè omissis).
 Purtroppo altre strade non ci sono, se non la malattia protratta fino al giorno in cui matura i contributi previsti per legge per andare in pensione.

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